mercoledì, Ottobre 28

Considerate se questo è un uomo A Bruxelles per il recovery con una pochette a quattro punte e un uomo che marcisce in mare da 15 giorni! Questa è l’Italia, anzi, era l’Italia, prima di Autostrade, della boria degli ignoranti, di Giggino e tutto il resto

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È troppo presto per cantare vittoria, si legge oggi su vari quotidiani. Ciò che non si capisce è perché cantare e su quale vittoria. Cantare per l’acquisizione allo Stato di una azienda per la gestione complicata e costosa di migliaia di km di autostrade? E la vittoria? La vittoria del pubblico sul privato? Siamo poi tanto sicuri che sia una vittoria e non una sconfitta del Paese … forse qualcuno al Governo, tipo Giuseppe Conte o Alfonso Bonafede o Danilo Toninelli (un ex di annata, per lo meno sempre uguale a sé stesso), o Giggino, che, felice, lancia a Conte messaggi al curaro, ma poi, che vittoria è la cacciata (come dicono con finezza estrema gli stellini) degli odiati Benetton? Un Governo, dei governanti che si gloriano di avere ‘sconfitto’ un cittadino, benché definito un ‘potente’ da Di Maio? E lo stato di diritto? e sei innocente fino alla sentenza definitiva? e il rispetto dei contratti? … a proposito, quello coi Benetton era un contratto capestro, dice Giggino che si iscrisse all’Università, ma perché i Benetton lo avevano imposto con i cacciabombardieri?

E poi, quali sono i termini di questa ‘vittoria’, oltre i quattro miliardi che Cassa Depositi e Prestiti dovrà investire nell’azienda, non si è ben capito come, per aumentarne il capitale? Insomma, chi, come, dove, quando, quanto, cosa ha vinto?

L’altra sera Enrico Mentana, ossequioso quanto mai, o meglio, sopraffatto dalla verve di Paola De Micheli, ha cercato di fare qualche domanda, alla quale la medesima non ha mai risposto, salvo dire che si è trattato di una trattativa ‘difficilissima’ e lasciar capire che la cosa è ancora lungi dall’essere finita. Già, la De Micheli, l’unica, penso, insieme a Roberto Gualtieri, che abbia capito cosa stava accadendo, mentre i bambini si strappavano le caramelle di bocca (o meglio, addentavano pizze pre-tagliate e cornetti caldi caldi, portati dal Ministro Spadafora, non so se col tovagliolo sul braccio) ‘ho vinto io, no ho vinto io, no ha vinto lui’. Mentana, dicevo, cercava di interrogarla, la De Micheli, e la sua verve, e lei, rapida, aggressiva, loquace, parlava delle difficoltà e della raffinatezza della trattativa, ma sul merito, silenzio; anzi, per la precisione, è tutto da discutere. Bella vittoria!
Dirò una cosa che non vi aspettate.
Brava la De Micheli, se non avesse quel marcato accento, sarebbe perfetta come Presidente del Consiglio, purché con la collaborazione di Gualtieri: forse lo è addirittura, ma sembra proprio intelligente assai.
In questi mesi, in sostanziale silenzio, ha operato e secondo me bene: ha operato perché, certo, l’azienda venisse tolta ai Benetton (che secondo me, oggi, hanno acceso un cero alla Madonna dell’Arco per ringraziarla), ma senza traumi eccessivi e stupidi. Ripeto, chi, come ecc., ecc., non si sa, e forse non si saprà a lungo, ma
si è evitato il trauma (certamente perdente) della revoca e l’altro pericolosissimo di una causa annosa e devastante, che avrebbe tenuto il tutto sulle prime pagine dei giornali per mesi.
De Micheli cercato di evitare la nazionalizzazione brutale con esproprio ai Benetton, secondo me, e, sempre secondo me, alla fine ci è riuscita, certo non poteva impedire che si arrivasse a questo, ma ha cercato di ridurre i danni, i danni di immagine. Perché, a ben vedere, alla fine credo di capire, si vedrà che gli stessi Benetton ne escono senza troppi danni (salvo quelli immensi di immagine e quelli conseguenti sulle loro altre attività, che essendo italiane comporteranno forse licenziamenti o altro) e anche gli altri soci importanti tutto sommato se la cavano. Un po’ meno i piccoli, che, al solito, sono quelli che pagano il massimo. Ma, ripeto, ha saputo evitare lo scontro apocalittico, aiutata anche dal clamoroso autogol di pochette e del suo consigliere oscuro, che per fregare gli altri sono rimasti incastrati. Poco importa che il foglio ufficiale degli stellini, sempre più pieno di odio e disprezzo, dica che il PD ha perso, ha perso cosa? se qualcuno ha perso è lo Stato, cioè i cittadini, se qualcuno ha vinto è lo stato e i cittadini. Il resto è chiacchiera.

Ma, come scrive Carlo Cottarelli (e come, nel mio piccolo, avevo accennato anche io) testualmente: «chi vorrà trattare con lo Stato italiano in futuro di fronte a questo comportamento?», appunto, chi? Ora lo Stato italiano ha un problema di più e grosso come un grattacielo, un problema che la De Micheli forse ha attenuato, ma non più di tanto: chi vorrà mai da domani fare un contratto con uno Stato che prima ti fa fare delle cose a certe condizioni e poi cambia le carte in tavola durante la partita? Posto, insomma, che lo Stato abbia tutte le ragioni più una, sta in fatto che pervincere’, ha stravolto e cambiato leggi, imposto comportamenti e scelte, eccetera. Anzi, peggio (e lo dissi scandalizzato a suo tempo): ha condannato e infamato una persona, senza processo, peggio del peggior giustizialismo. Lo dissi e lo ripeto: sono cose da regime fascista, come piace a Giggino forse, ma nell’economia di mercato moderna ciò è pericolosissimo, suicida. Poi, figuriamoci, che Briatore si stracci le vesti è del tutto irrilevante, ma il problema c’è ed è grosso come una casa.
Anzi, come due case.

Eh sì, perché oggi pochette è a Bruxelles a incontrarsi con gli altri Presidenti, gli altri 26 della UE. E si presenta con queste due cose: la vicenda Autostrade, ancora oscura, appena sommariamente raccontata, e la deliberazione, se possibile ancora più oscura, delle Camere, dove, per evidente amor di Patria, due, anzi, tre forze geniali della politica italiana hanno contribuito a mostrare al colto e all’inclita, non solo che il Parlamento italiano è diviso sul MES, ma che, specialmente non ha nulla di nulla da proporre, non ha idee, salvo una, semplice e devastante: ‘dei soldi che mi date faccio quello che voglio’.
Bel modo di presentarsi ad un consesso al quale vai a chiedere un mucchio di soldi, in cambio di nulla. Nemmeno, che so, dire ‘me li dovete dare perché sono bello e ho lo sguardo spermatozoico’, niente. E badate bene, nemmeno, ‘per favore datemeli perché rischio di affondare’, ma il contrario, ‘me li dovete dare perché io sono io e poi sono io che ho inventato questa idea per la quale voi date un sacco di soldi a me, senza alcuna condizione’. Ci vuole una faccia, che manco Rutte!

Avrebbero, Conte e il Parlamento, potuto e dovuto dire: abbiamo in progetto di fare cinquemila asili nido a tempo pieno entro Dicembre in tutta Italia; abbiamo un progetto per riparare tutti i tetti di tutte le scuole italiane entro Novembre e di aumentarne il numero entro tre anni; vogliamo ripulire tutte le fogne e canali fognari eccetera esistenti in Italia, Sicilia inclusa e Palermo in particolare, entro Gennaio; abbiamo un progetto omnicomprensivo per evitare slavine e smottamenti appena inizieranno le piogge; abbiamo in mente di non dare più un centesimo a quei maiali in Libia e di occuparci seriamente dei migranti a rischio di affogare, salvo a darvene una parte, e anzi, già che ci siamo, alzatevi, alziamoci tutti in piedi in memoria di quel povero disgraziato abbandonato in mare quindici giorni dai nostrialleatidella Libia; abbiamo un progetto complessivo per ristrutturare tutte le ferrovie locali italiane a cominciare da quelle intorno a Roma e Milano che sono uno scandalo mondiale; abbiamo un progetto per costruire cinquanta ospedali nuovi di zecca per sopperire alla carenza terribile di medicina pubblica in Italia (virologi parlanti inclusi); abbiamo in programma una riforma strutturale della scuola che diventa da Settembre a tempo pieno a costo di fare venire gli insegnati dall’estero; abbiamo in mente una riforma profonda e seria dell’Università e della ricerca oggi da ridere, e magari rivalutare l’assurdo della laurea abilitante in medicina … nemmeno i laureati in Giurisprudenza possono fare subito gli avvocati senza un tirocinio triennale ed un esame; faremo un appalto europeo per tappare le buche di Roma; abbiamo un progetto avveniristico per fare pagare tutte le tasse a tutti entro Novembre. E potrei continuare per pagine e pagine. Ma potrebbe chiunque abbia in mente l’Italia, non pochette, né Giggino, né i fatti propri purché, magari per sbaglio, abbia letto almeno l’abbecedario.
Nulla di tutto ciò: me li dovete dare e basta.

E il bello, badate, è che ce li daranno! … a partire da Gennaio (sempre che ci prendiamo il MES), ma nel frattempo si compreranno, tanto saranno in svendita, le nostre poche attività economiche residue: dal parmigiano ai foulard, dai maglioni di Benetton alla FCA (già fuori entrambi, guarda caso), dai ricambi per la Mercedes a quelli per i trenini elettrici, ecc. E una volta che ci avranno spolpati ben bene, ci diranno, bravi, ora vivete in pensione o con un po’ di lavoro nero per farci venire in vacanza a poco prezzo, anche perché tra quarant’anni sarete ventotto milioni: cioè l’Italia non ci sarà più, ma Giggino sì, lì pimpante in attesa della pensione, anche lui, ma da deputato e Ministro e chi sa che altro, a sbraitare contro i ricchi che guadagnano i soldi e contro i poltronari in Parlamento.

Buon viaggio Presidente, e, nel trolley, ora lo può portare in cabina, non dimentichi la pochette a quattro punte, alla signora Merkel piace da morire!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.