giovedì, Dicembre 12

Conseguenze da trauma cranico: i benefici del CBD Grazie alle sue proprietà antidolorifiche e calmanti, può contribuire all’attenuazione di fenomeni come la comparsa di stati d’ansia o di dolore cronico

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Le conseguenze da trauma cranico più importanti sono le disfunzioni neurologiche, che in alcuni casi possono anche diventare persistenti. Non vi sono cure specifiche per il trattamento del trauma cranico, ma negli ultimi anni si stanno indagando diverse strade con studi incentrati anche sui benefici apportati dall’assunzione di CBD in maniera regolare e controllata.

I benefici del CBD

Secondo recenti studi, grazie alle sue proprietà antidolorifiche e calmanti, il CBD potrebbe generare benefici anche nel trattamento del trauma cranico, contribuendo all’attenuazione di fenomeni come la comparsa di stati d’ansia o di dolore cronico. Non dimentichiamo che a lungo termine il trauma cranico può generare nei pazienti anche aggressività, insonnia, stress e sfociare nella depressione. Sono tutte conseguenze che se non vengono curate possono generare patologie lesive dell’organismo. Qui sta la vera sfida del cannabidiolo: portare effetti positivi all’organismo a lungo termine.

Sul sito www.enecta.it, azienda che si dedica costantemente non solo alla distribuzione di CBD ma anche all’informazione sugli effetti positivi che produce, sono presenti delle sezioni dedicate al contatto con i clienti ed un’area blog. Grazie a questi strumenti, si può interagire direttamente con l’azienda per confronti e consigli e si può rimanere costantemente informati sugli avanzamenti accademici che si stanno facendo sul CBD e sulle testimonianze dirette del suo utilizzo. Enecta è molto impegnata nella promozione di studi che vadano ad indagare le enormi potenzialità che il cannabidiolo ha in ambito terapeutico.  

Gli studi

Le esperienze positive di alcuni pazienti nel trattamento del trauma cranico, ha determinato un crescente interesse da parte della comunità scientifica nell’analizzarne i possibili impieghi in maniera sistematica. Verificando l’effetto del CBD al 10% su topi da laboratorio, la Seconda Università di Napoli ha notato non solo un immediato effetto benefico sulle disfunzioni comportamentali ma ha anche evidenziato l’assenza di effetti collaterali.

Il cannabidiolo è stato somministrato oralmente, con un effetto quasi immediato di annullamento dell’aggressività generata dal trauma che avevano rilevato prima della somministrazione. I sintomi post traumatici segnalati prima del trattamento sistematico sono definitivamente scomparsi dopo 30 giorni, certificando un’azione immediata ed efficace in tempi davvero interessanti. Gli studi, tuttavi, hanno ancora molta strada da fare e vanno verificati in particolar modo sugli umani, ma le risposte iniziali sono davvero incoraggianti e aprono orizzonti importanti sull’utilizzo del CBD.  

Future Applicazioni

La capacità del CBD di intervenire sia al momento del trauma con l’alleviamento del dolore sia agendo sulle conseguenze post traumatiche, è un aspetto che fan ben sperare su uno spettro di cure molto ampio. Dimostrare che il cannabidiolo riesce ad aiutare il recupero post-traumatico risolverebbe problemi diffusi che attualmente non conoscono cure, se non quella del tempo.

Bisogna andare certamente molto cauti, anche perché il sistema endocannabinoide del nostro organismo è stato scoperto da poco e quindi deve essere analizzato nel dettaglio per poterne conoscere il funzionamento e valutarne le capacità di connessione con l’utilizzo del CBD.

I risultati positivi però nelle prime ricerche in laboratorio e nei test in università straniere di tutto il mondo fanno ben sperare in un potenziale enorme del CBD che potrebbe cambiare il corso della medicina contemporanea.

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