giovedì, Aprile 25

Consegnare a Lucetta Scaraffia la guida dell’‘Osservatore Romano’ Occorrono atti di vero coraggio; la Chiesa si salva solo se si lascia salvare dalle donne. Se rinuncia sigillerà per sempre il suo sepolcro

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Dopo un periodo di decantazione, che ci è sembrato necessario, vista la rilevanza culturale e civile del tema sottostante, affrontiamo la questione delle dimissioni di massa delle collaboratrici della rivista Donne chiesa mondo’.

Non sappiamo se i motivi addotti siano quelli resi pubblici e ripresi dalla stampa, tuttavia si tratta di un capitolo, uno dei tanti, che consegnano la Chiesa ad un’immagine retrograda, non sappiamo quanto ingiusta, difficile da smontare.

Gli effetti di tale autoritratto sono i templi vuoti, anzi semivuoti, frequentati per lo più da persone anziane che forse cercano il gettone per un posto tranquillo, quando sarà il momento. Poco altro. Giovani quasi non pervenuti. Bambini, sempre meno e quando presenti solo per obbligo sacramentale.

Mercoledì scorso un giovane sacerdote del bresciano mi riferiva, con una certa amarezza, che nell’attuale parrocchia, i gruppi per la preparazione alla comunione, che dieci anni fa erano formati da circa 150 bambini, oggi sono più che dimezzati. Non si tratta solo di denatalità. Anche le vocazioni sono picchiata e intere generazioni di preti scontano complesse crisi esistenziali.

Un quadro da libri contabili in tribunale unito a un brodo culturale dove parole come ‘apertura’ e ‘progresso’ suscitano le stesse reazioni che provoca la ricotta in una persona intollerante al lattosio, tuttavia nell’ammutinamento delle donne che lavoravano al supplemento dell’Osservatore Romano’, c’è tanto altro.

Un giudizio sul maschile che opera all’interno della Chiesa, qui il direttore del quotidiano vaticano non c’entra nulla, almeno così credo, mi riferisco della tipologia di uomo, consacrato o meno, che nuota in quello stagno, troppo sbilanciato verso il maschio, perpetuando l’asimmetria di genere che permette di conservare un primato agognato, non garantito nell’oceano della laicità.

Inutile illudersi, la donna, per la Chiesa cattolica, rimane una costola, un’appendice, poco più, e sono vane certe frasi a effetto, anche dello stesso pontefice, che somigliano sempre più a un rito consolatorio.

Perché il femminile trovi spazio in questi ambiti è necessaria la presenza di maschi evoluti, coraggiosi, capaci di non temere interlocuzioni paritarie, stimolanti, provocatorie, il fatto è che tanti si avvicinano alla vita consacrata proprio perché carenti di tali ingredienti. Finora sono stati proprio gli ostacoli frapposti scientemente da costoro, che dietro il paravento della Chiesa trovano tutela dai collaudi sociali più temuti, a rendere crudelmente ostico il cammino delle donne, nella Chiesa e fuori di essa.

Purtroppo, anche dopo questo episodio, alla rivolta non seguirà la rivoluzione, si aggiungerà a quelli che lo precedono e a quelli che, copiosi, seguiranno.
I maschi dei vertici non mollano la presa, niente donne e niente superamento del celibato, arriverebbero concorrenti temibili.
Così, il problema della Chiesa continuerà a essere quello di un maschile che imperversa ma che resta inadatto, perché selezionato con criteri che qualsiasi azienda troverebbe autolesivi.

La scotomizzazione del femminile all’interno della Chiesa è l’unica polizza di assicurazione disponibile per questi uomini, dunque causa non rimovibile dello stato dell’arte.
Spiace per le donne, ma la Chiesa, questa Chiesa, è un luogo inospitale per loro, malgrado Papa Francesco, che cerca di tenere buoni tutti, ma è costretto, pena deflagrazioni incontrollabili, a muoversi con enorme prudenza.

Occorrerebbero atti di vero coraggio, nel caso specifico consegnare alla stessa Lucetta Scaraffia la guida dell’Osservatore Romano’, con tutto il rispetto per l’attuale direttore, mi pare che essa non sfigurerebbe. Siamo di fronte ad una intellettuale stazzata e dalle solide fondamenta, ma forse il problema è proprio questo.

La Chiesa si salva solo se si lascia salvare dalle donne. Se, invece, rinuncia all’unica via possibile, affidarsi ad esse, sigillerà per sempre il suo sepolcro, e, salvo mutazioni oggi difficili da prevedere, si consegnerà all’oblio, dal quale certo non la metteranno al riparo il colonnato di San Pietro, le messe solenni e i paramenti, fondali di cartapesta che possono sciogliersi al primo temporale, magari palesando, finalmente, l’essenziale troppo spesso occultato da interpreti che non avevano letto il copione originale.

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