giovedì, Novembre 14

Conoscenza dell’inglese: Francia e Spagna superano l’Italia Secondo la nona edizione dell’EF EPI, il livello di diffusione dell’inglese in Europa è tendenzialmente alto, ma alcune delle economie più forti sembrano le più 'deboli' in ambito linguistico

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I livelli di conoscenza dell’inglese nel nostro paese sono ben lontani dalla media europea. Secondo quando riporta la nona edizione dell’EF EPI, il rapporto internazionale sulla padronanza della lingua, l’Italia è fanalino di coda in UE, dietro Francia e Spagna. La ricerca è stata portata avanti su un’ampia fascia di popolazione (2.3 milioni di persone) distribuita su tutto il globo (100 paesi) e mira a mettere in luce le tendenze a livello mondiale per ciò che concerne la dimestichezza con la lingua inglese e l’impatto che la stessa può avere in termini di sviluppo economico.

In testa al gruppo troviamo l’Olanda, seguita da Svezia, Norvegia e Danimarca. L’Italia, come detto, continua a perdere terreno e rispetto al 2018 scala alla 36ma posizione per far posto alla Francia e si piazza anche dietro la Spagna. Più in generale, il livello di diffusione dell’inglese in Europa è tendenzialmente alto, grazie agli investimenti da parte dei singoli paesi e dell’UE nel multilinguismo. Quest’ultimo è infatti visto come canale d’unione sociale ed economico e reso ancora più evidente dai sempre più frequenti scambi studenteschi, viaggi di studio e libertà di movimento per gli adulti lavoratori.

Il paradosso più grande è invece quello che vede le economie più forti come le più ‘deboli’ in ambito linguistico. Delle quattro principali economie dell’eurozona soltanto in Germania il livello di conoscenza dell’inglese è alto. Francia, Spagna e Italia sono decisamente in ritardo rispetto a quasi tutti gli altri stati membri. Nell’ultimo anno solo la Francia ha dato segnali di miglioramento, superando proprio l’Italia, forse più per demeriti nostri che per deciso salto in avanti dei ‘cugini’. In Spagna, invece, la conoscenza dell’inglese è in calo dal 2014: il 60% degli adulti non lo parla, da qui il tentativo di convertire le scuole pubbliche primarie e secondarie in scuole bilingue, con il 30% del programma scolastico trattato in inglese. E con risultati al momento non ancora misurabili.

Seguendo il trend degli anni precedenti, inoltre, le donne europee conoscono l’inglese più degli uomini, anche se la forbice di genere negli ultimi tempi si è ridotta fino alla (quasi) parità. Se nel 2018 tre punti dividevano le due categorie, ad oggi il divario è inferiore ad un punto. Questo perché in alcuni paesi gli uomini hanno superato le donne, nello specifico in Danimarca e Romania.

Situazione più o meno stabile anche per quanto riguarda le fasce d’età, ad eccezione del segmento che abbraccia i giovani con età compresa tra i 18 ed i 20 anni, per i quali si è registrato un lieve peggioramento. I giovani adulti compresi tra i 20 ed i 30 anni, invece, sono quelli che vantano il miglior livello di conoscenza dell’inglese nel vecchio continente. Valori ampiamente bilanciati dal rendimento disastroso della fascia d’età sotto i 40 anni, la minore a livello globale.

Qual è invece la situazione specifica del nostro Paese? In Italia il divario di conoscenza dell’inglese tra nord e sud è ancora piuttosto netto e rimane sostanzialmente invariato rispetto al 2018. La tendenza però è quella di un – seppur leggero – avvicinamento tra le due parti della penisola. Prima tra le regioni è l’Emilia-Romagna, seguita da Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. Fanalino di coda sono invece Molise, Puglia e Basilicata. Con quest’ultima in leggera crescita rispetto allo scorso anno (passa da un livello di competenza molto basso ad un livello basso). Il miglioramento più evidente si registra a Napoli che cresce di +1,17 punti rispetto al rapporto precedente, ben sopra la media delle altre città italiane. La fascia d’età più preparata è quella che include gli adulti italiani tra i 26 e i 30 anni: segmento di popolazione che raggiunge un livello di conoscenza della lingua superiore alla media mondiale, seppur di poco. Gli adulti sopra i quarant’anni confermano invece il pessimo trend europeo. Quali sono le prospettive per il futuro prossimo? Se l’Olanda è ad oggi inarrivabile, certamente il modello scandinavo è quello da seguire: strategie mirate a migliorare le abilità comunicative, esposizione quotidiana all’inglese sia in ambito scolastico che all’esterno, nel tempo libero, nei momenti ricreativi e d’aggregazione.

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