domenica, Novembre 17

Congo: Kabila prosegue l’attacco contro i cattolici 5 morti e 33 feriti è il bilancio provvisorio delle manifestazioni dei cattolici di ieri per chiedere le dimissioni del Presidente

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Almeno 5 persone sono state uccise e altre 33 ferite ieri nella Repubblica democratica del Congo durante la dispersione da parte delle forze di sicurezza delle marce contro il Presidente Joseph Kabila, secondo le informazioni pervenute dall’Onu. Ci sono stati anche 69 arresti, ha aggiunto la portavoce della Missione delle Nazioni unite in Congo (Monusco).
I decessi sono stati contati a Kinshasa, mentre i feriti e gli arresti sono stati registrati in tutto il Paese. Numeri che sono solo unbilancio provvisoriodella seconda manifestazione promossa dai cattolici congolesi in questo inizio 2018. La prima, tenutasi il 31 dicembre, aveva registrato 8 morti.

Papa Francesco, ieri, prima della preghiera dell’Angelus che ha guidato dal balcone dell’Arcivescovado di Lima, è intervenuto dicendo: «Notizie preoccupanti giungono dalla Repubblica Democratica del Congo: chiedo ai responsabili tutti che pongano il massimo sforzo a fermare ogni forma di violenza e trovare una soluzione improntata al dialogo». Lo ha detto Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus che ha guidato oggi dal balcone dell’Arcivescovado di Lima davanti a una piazza gremita di giovani.

I manifestanti sono scesi nelle strade di Kinshasa chiedendo le dimissioni del Presidente Joseph Kabila e, come previsto, come accaduto lo scorso 31 dicembre, la Polizia ha sparato munizioni e gas lacrimogeni contro i dimostranti che si erano messi in marcia dopo la messa domenicale.

Le proteste sono state organizzate oltre che nella capitale, anche a Goma, Lubumbashi e altre città del Paese.

Una ragazza di 16 anni è stata la prima vittima. È stata colpita a morte mentre usciva da una chiesa della capitale. «Un’auto blindata è passata davanti alla chiesa, dall’auto hanno iniziato a sparare e la ragazza, che era alla porta laterale sinistra della chiesa, è stata colpita da un proiettile», hanno raccontato testimoni alle agenzie presenti.

Il Governo, prima che le manifestazioni iniziassero, ha tagliato reti Internet, per tanto comunicazioni via e-mail e social media sono state bloccate e le forze di sicurezza hanno organizzato blocchi stradali e controlli sulle principali strade della capitale.

La Chiesa cattolica ha ricevuto sostegno dal capo della comunità musulmanaCheikh Ali Mwinyi M’Kuu ha sollecitato le autorità a consentire la manifestazione.

Alcuni osservatori hanno sottolineato che le proteste hanno rappresentato un incoraggiamento e un pretesto per i gruppi armati all’interno del Paese che suscita il timore che il Paese, ricco di risorse minerarie, possa scivolare di nuovo in una feroce guerra civile, simile a quella degli anni ’90, che ha fatto moltissimi morti. Di fatto, la strumentalizzazione delle proteste è più che altro una tattica di Kabila, visto che quanto sta accadendo nell’Est del Paese è una complessa operazione politica del Presidente in accordo con Rwanda e Uganda, proprio legata alla spartizione delle risorse minerarie, questione strettamente legata alla Presidenza a vita alla quale Kabila sta lavorando.

In tutto questo non è da sottovalutare la fuga dei congolesi, che oramai rappresentano un problema pensante per i Paesi vicini, a partire dallo Zambia, dove sono già oltre 13mila e si stima che a fine gennaio saranno 15mila almeno, mentre 35mila circa sono in Angola e non vogliono rientrare malgrado vi sia un accordo in tal senso tra i due governi.

Dopo i fatti di ieri si attende la reazione ufficiale dei vertici ecclesiastici, sulla quale inciderà quanto la diplomazia vaticana deciderà in termini di azioni da condurre sul Governo.

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