giovedì, Marzo 21

Congo: venti di ribellione nella Guardia Repubblicana Rinviata la parata militare del 30 giugno, febbre tra i militari corteggiati dall’opposizione

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Da due settimane il Governo di Kinshasa e lo Stato Maggiore delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo) stavano preparando nei minimi dettagli una maestosa parata militare presso la capitale per celebrare il 58simo anniversario della indipendenza: 30 giugno. Alla parata militare dovevano sfilare i migliori reparti dell’Esercito con in testa la temuta Guardia Repubblicana, un corpo d’élite addestratissimo e ben equipaggiato. Reparti carrozzati, batterie mobili di lanciamissili multipli (katuscha o Organo di Stalin), batterie mobili di missili terra-aria, aviazione. La parata militare era stata concepita per offrire una dimostrazione di forza all’Angola, al Rwanda e Uganda, lanciando ai Paesi vicini un chiaro messaggio che il Congo era pronto a respingere qualsiasi aggressione militare. Un avvertimento inserito nel complicato contesto creatosi dopo la inaspettata alleanza  Parigi-Kigali-Luanda che ha come obiettivo abbattere il regime di Joseph Kabila per vie diplomatiche o militari.

Era dal 2014 che non si festeggiava il giorno dell’Indipendenza con una sfilata militare a Kinshasa. Dal 2015 al 2017 il Presidente Kabila ha preferito celebrare la commemorazione in diverse città del Paese con cerimonie civili. Quest’anno si era deciso di dimostrare la forza militare del Paese. Prove generali erano state fatte la scorsa settimana, presso l’aerodromo di Ndolo – Kinshasa. All’ultimo momento la parata militare è stata annullata. Ad annunciarlo, il 28 giugno, è stato  il Comandante della Prima zona di difesa della FARDC (est del Congo) il Generale Maggiore Gabriel Amisi Kumba. «La parata militare prevista per il 30 giugno 2018 per commemorare il 58simo anniversario della indipendenza della Repubblica Democratica del Congo e la sua sovranità nazionale è stata annullata e sostituita da una marcia pacifica e da attività sportive»,  ha dichiarato il Generale Kumba. Parate militari minori erano previste anche nelle principali città. Il Governo ha ordinato ai vari Governatori di provincia e ai reparti dell’Esercito di annullare le parate sostituendole con delle messe celebrative e feste pubbliche.

Perché questa dimostrazione di forza rivolta ai Paesi vicini e alle potenze occidentali è stata annullata all’ultimo minuto?
Jean-Pierre Kambilla, vice direttore del gabinetto del Capo di Stato, ha spiegato ai media nazionali che la parata è stata annullata per problemi logistici legati ai rifornimenti di carburante. Una risposta alternativa e più credibile ci viene  offerta da Jean-Jacques Wondo un ricercatore congolese di fama internazionale e primo esperto di questioni militari del suo Paese. «Nelle ultime settimane qualcosa di grosso bolle in pentola all’interno delle Forze Armate. Vi sono state diverse riunioni segrete tra lo Stato Maggiore e il Presidente Joseph Kabila per discutere sulla coesione, la lealtà e la sicurezza all’interno dell’Esercito e i corpi speciali. Il più potente corpo di difesa, la Guardia Repubblicana, composto da 15.000 uomini ben armati e addestrati, sta manifestando un pericoloso malcontento verso il Capo di Stato. La maggioranza di questi soldati d’élite provengono dal Sud Katanga, regione che ha dato i natali al ex governatore del Katanga e leader dell’opposizione Moise Katumbi.

L’attentato contro il Presidente zimbabwano Emmerson Mnangagwa e l’attacco con granate  durante il comizio tenuto dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmedele ad Addis Abeba, sabato 23 giugno, hanno fatto riflettere lo Stato Maggiore e i più stretti collaboratori del Presidente Kabila. Dopo una valutazione dei rischi è stata presa la decisione di annullare la parata militare. In minor misura ha pesato la volontà di offrire un segnale di distensione ai Paesi vicini considerati ostili»,  spiega Jean-Jacques Wondo.

«La parata militare è stata annullata per le ragioni spiegate vice direttore del gabinetto del Capo di Stato e per nessun altro motivo. I rumors promossi da pseudo esperti militari sono solo congetture e pure fantasie. La Repubblica Democratica del Congo non si sta preparando ad una guerra e il Governo intrattiene ottime e pacifiche relazioni con i Paesi vicini», ha  dichiarato ai media Herny Moya Sakanyi, Vice Primo Ministro incaricato degli Affari Interni e della Sicurezza. L’affermazione che il Governo congolese gode di ottime e pacifiche relazioni con i Paesi vicini sembra grottesca e contraddittoria. Da quando Paul Kagane e  João Lourenço si sono incontrati con il Presidente francese Emmanuel Macron e con il re del Belgio le relazioni tra Kinshasa, Luanda e Kigali sono diventate complicate e molto tese.

E’ opinione diffusa tra vari esperti regionali, tra cui Wondo, che il regime di Kabila teme un’invasione militare nell’est del Paese attuata da Rwanda e Uganda e una invasione militare al sud est del Paese da parte dell’Angola. Fonti diplomatiche informano che emissari inviati da Kigali e Luanda nelle scorse settimane hanno contattato il governo del Congo Brazzaville per convincerlo a partecipare all’azione militare tesa a spodestare Kabila e il suo regime. Non si conoscono gli esiti di questi contatti non ufficiali. Anche le altisonanti dichiarazioni di guerra  pronunciate dal portavoce del Governo nelle scorse settimane non sembrano certo segnali di ‘ottime e pacifiche relazioni con i Paesi vicini’.

Nel suo discorso alla Nazione pronunciato in occasione del 58simo anniversario dell’indipendenza il Presidente Joseph Kabila ha esternato una serie di preoccupazioni che sottolineano sia la debolezza e paura del regime dinnanzi ad una probabile invasione militare di una coalizione di potenze africane, sia la sua determinazione a restare al potere ad ogni costo. Senza toccare l’argomento della sua candidatura alle elezioni presidenziali previste per il prossimo 23 dicembre, Kabila ha denunciato le pesanti interferenze interne ed esterne negli affari interni del Congo invitando il popolo a difendere l’autodeterminazione e combattere contro il revisionismo e atti eversivi che mettono a rischio l’indipendenza ottenuta 58 anni fa.

«Alcuni partner internazionali: Nazioni Unite, Francia, Belgio e Stati Uniti, domandano il rispetto della Costituzione e dell’accordo politico firmato nel dicembre 2016», ha detto il Presidente. «Sono domande ovvie in quanto il Governo sta lavorando da mesi per assicurare libere elezioni come previsto dagli accordi del 2016. Esorto il popolo congolese a sostenere il processo elettorale per dimostrare che non si necessita di consigli di potenze straniere che non devono interferire negli affari interni del Paese o decidere al nostro posto. Solo il popolo congolese è sovrano e capace di decidere le sorti e l’avvenire della nostra cara e amata Repubblica. Nessun altro può arrogarsi il diritto di decidere per noi».

Il malcontento all’interno della Guardia Repubblicana rappresenta il principale fattore di rischio del regime di Kabila. Questo corpo di élite è di fatto l’unica difesa efficace del Paese. Nel 2013 il suo apporto fu fondamentale per fronteggiare la ribellione della guerriglia Banyarwanda Movimento 23 Marzo (M23). In una eventuale invasione di potenze regionali la Guardia Repubblicana sarebbe l’unica forza armata in grado di contrastare gli eserciti nemici in quanto la maggioranza dei reparti dell’Esercito sono mal armati, mal addestrati, poco motivati. Dinnanzi alla minaccia di Angola, Rwanda e Uganda i segnali di mancata volontà della FARD di difendere il Paese sono lampanti. L’esercito è pronto ad abbandonare Kabila.  La Guardia Repubblicana ha svolto anche un importante ruolo nella repressione del movimento popolare in difesa degli accordi di San Silvestro promosso dalla Chiesa cattolica, negli omicidi politici tra i quali va ricordato quello rivolto all’attivista della società civili di Goma Luc Nkulula avvenuto domenica 9 giugno 2018 e nel tentativo di assassinio del giudice Jacques Mbuyi avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 luglio 2017.

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