lunedì, Ottobre 14

Congo: un potenziale di ricchezza ingabbiato Il voto di domenica 23 dicembre poteva essere l’occasione per affrancarsi dal clan Kabila che controlla le enormi ricchezze del Paese, così non sarà

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La Repubblica Democratica del Congo va alle urne domenica 23 dicembre -a meno di ennesimo rinvio all’ultimo momento, causa l’incidente alle macchine per il voto elettronico-, elezioni che vedranno l’uscita dal palazzo presidenziale, dopo 17 anni, del Presidente Joseph Kabila. Uscita dal palazzo che non significa per nulla  -e questo è già largamente acclarato- uscita di scena delrais’ dallo scenario politico nazionale, visto che il candidato da lui proposto, per conto del partito, e favoritissimo dalle previsioni sul voto, è un suo fedelissimo collaboratore, Emmanuel Ramazani Shadary, Ministro degli Interni durante le violente repressioni contro i dimostranti che protestavano contro Kabila. Ventuno candidati corrono per sostituire Kabila, ma il successore già dato per scontato è proprio Ramazani, che sarà solo un Presidente di prestanome, Kabila deterrà davvero il potere dietro le quinte. 

La posta in gioco è la gestione politica di un Paese ricco di minerali che non ha mai conosciuto una transizione pacifica del potere dopo l’indipendenza dal Belgio, nel 1960.
Più di 40 milioni di elettori saranno chiamati a sancire il cambio ai vertici fasullo decretato, dopo due anni di rinvii del voto, dal 47enne Kabila, che ha governato la Nazione dall’assassinio di suo padre, nel 2001. 
Il rischio di violenze durante ma soprattutto dopo il voto è altissimo; Venerdì gli Stati Uniti hanno ordinato al proprio personale non essenziale di lasciare la propria ambasciata nella capitale Kinshasa. 
La campagna elettorale è stata segnata dalle violenze, ma per lo più passate quasi inosservate dalle centrali internazionali fino a scorsa settimana, quando almeno sei persone sono state uccise in scontri a in due manifestazioni dell’opposizione controllate con il pugno duro della Polizia. 
In una dichiarazione congiunta la scorsa settimana, le ambasciate di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Svizzera a Kinshasa hanno affermato di essere profondamente preoccupate per le violenze.  Dopo le elezioni del 2006 e del 2011 -vinte da Kabila- le violenze hanno sconvolto il Paese.

Kabila avrebbe dovuto dimettersi da Presidente alla fine del 2016, è rimasto in carica in forza del rinvio continuo del voto, scatenando le proteste che sono state severamente represse. 
Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno emesso sanzioni contro i principali funzionari congolesi. 
Per la prima volta, in questa tornata elettorale si procederà con il voto elettronico,  utilizzando macchine per il voto prodotte in …… –i terminali includono un touch screen per gli elettori per fare clic sul loro candidato scelto- e molto contestate dall’opposizione, sostenendo che il voto potrebbe così essere manipolato. Secondo il Governo il voto elettronico ridurrà i costi della tornata elettorale e le frodi  -esattamente l’opposto di quanto sostenuto dall’opposizione. Macchine per il voto che potrebbero essere il pretesto per un nuovo rinvio, visto che un incendio la scorsa settimana ha distrutto circa 8.000 (su 10mila) macchine per il voto. Non bastasse, oggi l’Esercito ha respinto a Beni, nella regione nord-orientale del Nord Kivu, un attacco ad un deposito dov’è conservato il materiale elettorale per le elezioni. Malgrado tutto, fino a questo momento, il Governo e la Commissione Elettorale hanno assicurato che non vi saranno rinvii.

Le elezioni si svolgeranno nel mezzo di un’epidemia di Ebola nella regione nord-orientale di Beni, che ha causato almeno 285 vittime da quando è stata dichiarata il 1 ° agosto, secondo un aggiornamento del Ministero della Salute all’inizio di dicembre. 
Un’epidemia di colera ha provocato la morte di 857 persone dall’inizio dell’anno, secondo quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità il mese scorso. 
Le violenze interetniche dilagano nel Paese, e a queste si sono aggiunti gli attacchi attribuiti al gruppo islamista ADF, un gruppo che di fatto non esiste più, usato come schermo per le operazioni da parte del Governo, o meglio del clan Kabila, per coprire la guerra per il controllo delle risorse preziose, mercato controllato da Kabila, appunto. 

Secondo Paese più grande dell’Africa, il Congo ha la fortuna, divenuta disgrazia, di essere ricco di materie prime e minerali, e per questo trafitto da violenza, insurrezioni, povertà. 
Ottanta volte più grande del suo ex padrone coloniale, il Belgio, la RDC copre 2,3 milioni di chilometri quadrati nel cuore dell’Africa.  La maggior parte della sua popolazione di 81,3 milioni di persone (secondo i dati della Banca Mondiale, riferiti al 2017) è cattolica. La , lo Chiesa cattolica da decenni ha un ruolo determinante nella vita politica del Paese di continui rinvii del voto, con l’attivismo (anche pagato a caro prezzo) della Chiesa congolese, ma anche direttamente dal Vaticano.
Oltre ad avere accesso all’Oceano Atlantico, condivide i suoi confini con altri nove Paesi: Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Congo- Brazzaville, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. 
La lingua ufficiale è il francese, ma ha quattro lingue nazionali indigene e 200 lingue vernacolari, elementi che, secondo alcuni osservatori, ha ostacolato la creazione di un’identità nazionale dopo l’indipendenza, ottenuta nel 1960. 
Il primo primo ministro democraticamente eletto, l’eroe dell’indipendenza Patrice Lumumba, fu assassinato nel 1961. L’uomo  forte dell’esercito, Mobutu Sese Seko, prese il potere in un colpo di Stato nel 1965, impose il nome Zaire e istituì una cleptocrazia dittatoriale che durò 32 anni. Rebel Laurent-Desire Kabila lanciò una campagna armata per rovesciare Mobutu riuscendo a prendere il potere nel 1997, e ribattezzando il Paese Congo . 
Kabila espulse le forze dei suoi alleati ruandesi e ugandesi, scatenando un conflitto nella regione di confine del Kivu in cui furono coinvolti diversi Paesi africani. 
Il conflitto del 1998-2003 ha causato milioni di morti per violenza, malattie e fame. 

Molti gruppi di miliziani rimangono attivi nel Kivu, l’area che continua a subire massacri, stupri diffusi e altre atrocità.
La Provincia del Kasai è un altro punto caldo, con circa 3.000 persone uccise in meno di un anno di disordini scoppiati dopo che i soldati hanno ucciso un capo tribale nel 2016. 
Le  agenzie internazionali hanno accusato tutte le parti in conflitto in Congo di usare lo stupro come arma di guerra per terrorizzare le popolazioni locali.
Il ginecologo del Sud Kivu, Denis Mukwege, ha vinto il Nobel per la pace 2018 per il suo lavoro con donne vittime di abusi sessuali.

La RDC ha il potenziale per essere uno dei Paesi più ricchi dell’Africa «se riuscirà a superare la sua instabilità politica», afferma la Banca Mondiale. È il principale produttore mondiale di cobalto, un ingrediente chiave nelle batterie di fascia alta, compresi gli smartphone e le auto elettriche, e un fornitore leader di coltan, un altro minerale utilizzato per i prodotti elettronici.  È anche il principale produttore africano di rame e il sottosuolo è ricco idrocarburi, per non parlare del patrimonio rappresentato dal legname tropicale, e poi oro, diamanti e altri minerali. 
Ma la competizione per la ricchezza ha generato conflitti e cattiva gestione. 
Il Congo è al 176° posto, su 188, nella classifica che monitora lo sviluppo umano.  Nel 2017 la sua economia è cresciuta del 3,7 percento, secondo la Banca Mondiale. 

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