giovedì, Giugno 20

Congo: ufficiali i candidati in corsa per la Presidenza, Kabila in gioco L’ufficializzazione della lista dei candidati conferma che Kabila potrebbe mantenere quasi inalterato il suo potere se il suo candidato Shadary vincesse: ma il rischio è che le elezioni appicchino un incendio

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I funzionari elettorali della Repubblica Democratica del Congo hanno rilasciato, mercoledì 19 settembre, la lista ufficiale dei candidati ammessi alle elezioni presidenziali di dicembre, escludendo formalmente due pesi massimi dell’opposizione: Jean-Pierre Bemba e Moise Katumbi. La diffusione della lista è stata accompagnata da proteste da parte dei sostenitori dei candidati esclusi.

La Commissione ha dato il via libera alle figure dell’opposizione Felix Tshisekedi e Vital Kamerhe, così come a Emmanuel Ramazani Shadary, ex Ministro degli Interni dal Presidente Joseph Kabila
La lista, dunque, ha confermato l’esclusione –già assodata a fine agosto– dell’ex signore della guerra Jean-Pierre Bemba e dell’ex governatore della provincia ricca di minerali del Katanga Moise Katumbi -anche questa esclusione già evidente un mese fa.   
Bemba ha parlato di ‘parodia di un’elezione’ e ha accusato Kabila di tirare le fila per garantire che il candidato del Governo non abbia un serio sfidante.

L’ufficializzazione dei candidati da parte della Commissione Elettorale (CENI) mette fine a mesi di speculazioni sui piani di Kabila, segnate da proteste che sono state represse con sangue, e al febbrile lavoro di alcune cancellerie occidentali che hanno operato perché Kabila non si ripresentasse candidato e per individuare tra i suoi oppositori un profilo adatto agli interessi occidentali.
Circa 500 persone si sono riunite nella cattedrale cattolica di Kinshasa nella tarda giornata di mercoledì per una messa per commemorare i ‘martiri’ che sono morti nelle proteste anti-Kabila nel 2016.

Nei giorni precedenti il pronunciamento della CENI, i vescovi avevano espresso ufficialmente la loro preoccupazione circa lo stato del processo elettorale in un appello inviato al Presidente dello Zambia, Edgard Lungu, nella sua qualità di Presidente della Troika della Southern African Development Community (SADC)  sulla Politica, la Sicurezza e la Difesa, preoccupazioni già espresse a a fine agosto, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Pur riconoscendo che sono stati fatti passi positivi per la preparazione del voto (lista elettorale verificata; rispetto delle date chiave del calendario elettorale; pubblicazione di elenchi provvisori dei candidati dei deputati locali e nazionali e di quelli presidenziali; nomina del candidato del Fronte comune per il Congo, la piattaforma elettorale del Presidente della Repubblica in carica; finanziamento progressivo del processo elettorale da parte del governo congolese), i Vescovi sottolineano l’esistenza di questioni fondamentali da risolvere, come la situazione di milioni di elettori iscritti nelle liste elettorali senza impronte digitali, la mancanza di consenso sull’uso delle macchine elettorali elettroniche, la mancata liberazione dei prigionieri politici e l’esclusione dal processo elettorale di alcuni candidati come Katumbi, oltre alle gravi condizioni di insicurezza nell’est del Paese
I Vescovi hanno chiesto, quindi, al Presidente Lungu di cercare di persuadere il Governo di Kinshasa a trovare una soluzione a tali problematiche. Se non si trovano le risposte giuste a queste questioni, secondo i Vescovi, si corre il rischio sia che non si tengano le elezioni il 23 dicembre sia che queste siano elezioni di parte. In entrambi i casi, in assenza di elezioni credibili, inclusive e pacifiche, la Repubblica Democratica del Congo rischia di sprofondare nella violenza o addirittura nel caos che può dar fuoco a tutta la subregione dei Grandi Laghi.

Le votazioni del 23 dicembre per la presidenza, il Parlamento e le Amministrazioni locali rappresentano una grande sfida logistica e tecnica alla CENI, in un Paese in cui le infrastrutture sono povere. E alla sfida logistica si assommano le sfide politiche: quella dell’opposizione e quella della sicurezza del voto.

La grande sfida per l’opposizione frammentata è quella di unirsi dietro un candidato credibile dopo la perdita del potere trainante di Bemba e Katumbi. 
Il 29 settembre si terrà una manifestazione a Kinshasa.  
In assenza di un candidato unitario, boicottare le elezioni, citando ad esempio le preoccupazioni per la sicurezza sulle macchine per il voto elettronico, potrebbe apparire come una strategia di opposizione, dicono alcuni analisti.
La scorsa settimana, Tshisekedi, Kamerhe, Bemba e Katumbi si erano incontrati per mettere in guardia il Governo, la CENI e Kabila perchè garantiscano elezioni giuste, in caso contrario potranno essere ritenuti responsabili per il caos e le conseguenze. 

La sfida sulla sicurezza e libertà del voto, che preoccupa l’opposizione, è una minaccia avvertita chiaramente dal confinante Rwanda. Kigali recentemente ha fatto sapere che potrebbe ritirarsi dalla Conferenza internazionale della regione dei Grandi Laghi ((Icglr -organizzazione intergovernativa dei Paesi dei Grandi Laghi) considerando la sua incapacità di fermare l’insicurezza ai confini tra Congo e Rwanda, dove continuano essere attivi i terroristi del  Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda(FDLR), prima alleate di Kabila e ora in aperto scontro.  Il Rwanda si starebbe preparando a tentare di annientare le FDLR, il che rende ancora più incandescente il clima preelettorale in Congo. Situazione particolarmente tesa anche sull’altro confine, quello con l’Uganda, dove proprio oggi è tornato inaspettatamente Bobi Wine, oppositore del potentissimo Yoweri Museveni, riparato in USA e oggi appena sbarcato a Kampala fermato dalla Polizia, sulla sua testa pesa l’accusa di tradimento per un presunto attacco al convoglio del Presidente durante una campagna elettorale. La sua uscita dal Paese era stata in qualche modo favorita da Museveni, il quale pensava in questo modo di allontanare un problema e sedare gli animi. Il suo ritorno rischia di far scoppiare altri disordini.

Come non bastasse, il Congo è nuovamente minacciato da Ebola, oltre 100 i casi registrati e il rischio del contagio sembra allargarsi.

In questo clima tutto può accadere, di certo Kabila si giocherà la partita Shadary.

 

Emmanuel Shadary è uno dei fondatori del Peoples’ Party for Reconciliation and Democracy  (Partito popolare per la riconciliazione e la democrazia), il partito di Kabila, e la carriera sua amministrativa è iniziata nel 1997, quando l’ex Presidente Laurent Désire Kabila, il padre di Joseph, lo nominò vice-governatore della provincia orientale di Maniema . Un anno dopo, divenne governatore. Maniema è un importante centro minerario nel Congo orientale anche se non è il più significativo in quanto contiene risorse di diamanti, rame, oro e cobalto. Dal 2012, Shadary è stato il Presidente del gruppo parlamentare del partito. Potentissimo a Kinshasa, fino a febbraio di quest’anno è stato determinante nell’organizzare la violenta repressione dei manifestanti nella capitale.

 

Gli Stati Uniti e l’UE hanno imposto sanzioni a Shadary per il suo coinvolgimento in attività repressive, per tanto nel caso fosse eletto Presidente non potrà mettere piede in America o in Europa, per quanto sia Washington  che Parigi non disdegnino affatto una sua presidenza, almeno allo stato attuale sarebbe forse considerato il male inevitabile ma minore.

La candidatura di Shadary significa che Kabila potrebbe ancora mantenere un buon potere se il suo delfino venisse eletto. Le ipotesi che stanno circolando sono molte: dalla possibilità che Kabila venga nominato Primo Ministro se Shadary diventasse Presidente,  fino all’ipotesi di una uscita di scena in attesa di una ricandidatura nel 2023.

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