giovedì, Novembre 14

Congo: ucciso il Comandante Supremo FDLR, Sylvestre Mudacumura, e ora? Per 13 anni ha seminato terrore e morte tra Congo, Burundi e Rwanda, oltre assicurarsi il controllo delle risorse naturali congolesi. Pare una svolta determinata dal Presidente congolese Félix Tshisekedi

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Notte tra martedì 17 e mercoledì 18 settembre. Due ore all’alba. Località Bwito, territorio del Rutshuru, provincia del Nord Kivu, in Congo. L’Esercito congolese (FARDC – Forze Armate della Republica Democratica del Congo) attacca un campo militare del gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), riportando schiacciante vittoria. Non è una attacco qualsiasi. I soldati congolesi hanno ricevuto un chiaro ordine. Eliminare Sylvestre Mudacumura

Colto di sorpresa nella sua tenda, il miliziano si arrende, ma viene abbattuto sul posto. Il suo corpo sarà appoggiato ad un vicino albero per le fotografie di circostanze, fatte sapientemente circolare sui social network a titolo di monito. Alcuni miliziani FDLR fatti prigionieri sono stati presentati in catene ai media nazionali il 20 settembre

Perché questo miliziano non è strato fatto prigioniero? Troppi i crimini da lui perpetuati contro civili inermi per non meritarsi una giustizia sommaria. Un comunicato stampa dell’Esercito FARDC, redatto ad operazione militare appena conclusa, il 18 settembre, lo conferma. «Si tratta di una grande operazione militare e di una grande vittoria per l’esercito congolese»,  dichiara il Generale Léon-Richard Kasongo. 

Chi è questo miliziano? Niente meno che il comandante supremo delle FOCA: le Force Combattenti Abacunguzi, l’ala militare delle FDLR istallata all’est del Congo. Tramite le FOCA il gruppo terroristico ruandese controlla immensi territori pieni di oro, diamanti e coltan nel Nord Kivu, nel Sud Kivu e nelle aree nord della Provincia del Katanga. Sylvestre Mudacumura (nato nel 1954 a Gisenyi, Rwanda) era il vice comandante della Guardia Presidenziale di Juvenal Habyarimana e delle Forze Armate Ruandesi (FAR) durante il genocidio del 1994, in Rwanda che coordinava le milizie genocidarie Interahamwe e Impuzamugambi. nel massacro di 1 milione di persone.
Compito meno riuscito: fermare l’avanzata dei ribelli tutsi del Fronte Patriottico Ruandese (FPR) guidati da Paul Kagame.
Sulla sua testa pendeva un mandato internazionale di arresto per crimini contro l’umanità commessi contro i civili congolesi emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI).

Alla fine del luglio 1994, FAR, Interahamwe e Impuzamugambi sono in fuga dopo la conquista della capitale, Kigali, da parte delle forze ribelli di Paul Kagame, aiutate dall’Esercito ugandese e da consiglieri militari americani. Le forze d’élite del regime HutuPower ruandese sono state in grado di massacrare, in 100 giorni, 1 milione di civili inermi, ma non in grado di contrastare la ribellione venuta dall’Uganda. Quello che rimane di queste forze è concentrato nella zona ‘umanitaria’ (Bisesero, Nyarushishi, Gikongoro Gyangugu e Gisenyi, est del Ruanda) istituita dai soldati francesi delle Operazione Turchese

La Francia sta tentando l’ultimo disperato tentativo per salvare il Governo genocidario, nonostante la mattanza compiuta. La zona ‘umanitaria’ nel nord est del Rwanda non è altro che una zona occupata militarmente dalle forze HutuPower. L’obiettivo è quello di creare una divisione territoriale del Paese, far entrare la guerra civile in una situazione di stallo, avviare negoziati di pace. L’obiettivo: il rispetto degli accordi di Arusha (Tanzania) di divisione del potere tra il regime e la ribellione FPR guidato, tramite un governo di unità nazionale. La Francia, stabilizzato il fronte nord est, avanza a Paul Kagame la proposta, ricevendo una secca risposta: «Nessuna trattativa con i genocidari che hanno massacrato il popolo ruandese»

Dopo alcuni tentativi di fermare l’offensiva del FPR con scontri diretti tra militari francesi e ribelli, Parigi abbandona il piano di occupazione territoriale e sposta le forze genocidarie nel vicino Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo), costringendo circa 1,5 milioni di ruandesi a rifugiarsi nello Zaire. Nel 2000 la Francia riorganizza quello che rimane delle FAR, Interahamwe e Impuzamugambi formando le FDLR. Il Generale Mudacumura riceve il comando delle unità FDLR nel settore orientale dei due Kivu, est del Congo. Nel 2003 inizierà la sua ascesa al potere

In meno di cinque anni diventerà l’uomo forte delle FDLR. Per 13 anni seminerà terrore e morte tra Congo, Burundi e Rwanda, oltre ad assicurarsi il controllo delle risorse naturali congolesi nei territori occupati all’est del Paese, aventi dimensioni pari a quelle della Francia. Dal 2003 ad oggi il generale Mudacumura costruirà un impero economico regionale grazie al traffico illecito di minerali, organizzato in società con la famiglia del Presidente congolese Joseph Kabila, e molti generali dell’esercito FARDC.
Stringe rapporti di stretta collaborazione con i Caschi Blu ONU della missione di pace MONUSCO, e gli esperti militari francesi di stanza a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu. Sarà il principale attore del tentato olocausto della etnia Nande nel Nord Kivu. Addestrerà militarmente le milizie burundesi Imbonerakure e diventerà socio politico del dittatore Pierre Nkurunziza assumendo un ruolo di primo ordine nella crisi politica iniziata in Burundi nell’aprile 2015.
Lo scorso agosto, Mudacumura lancia il più serio attacco al Rwanda, invadendolo su due fronti: Congo e Burundi. Le milizie FDLR saranno respinte oltre frontiera dall’Esercito ruandese solo dopo aspri combattimenti. 

Vi sono due versioni sulla presenza del generale nel territorio del Rutshuru. La prima giustifica la presenza di Mudacumura con l’obiettivo di organizzare la difesa dei territori sotto controllo nel Nord Kivu. La seconda afferma, invece, che Mudacumura stesse per lanciare una nuova invasione del Rwanda dopo quella fallita in agosto. Secondo fonti credibili, l’intercettazione di Muducamura è stata resa possibile grazie ad un lavoro di equipe tra i servizi segreti congolesi, ruandesi e ugandesi con il supporto logistico e satellitare degli Stati Uniti

Tutti gli autori dell’operazione avrebbero concordato sulla eliminazione fisica sul campo del generale, detentore di troppi segreti imbarazzanti per vari governi africani e per gli Stati Uniti. Segreti che ruoterebbero sul traffico illegale di minerali che avrebbe coinvolto anche Rwanda, Uganda e multinazionali americane, oltre ad imprenditori francesi e belgi. I morti non parlano. L’assassinio si giustifica in quanto avvenuto durante un’operazione militare che ha portato alla eliminazione di un pericoloso criminale. L’esecuzione extra-giudiziaria verrà esentata da qualsiasi inchiesta tesa a comprendere i motivi del suo mancato arresto

Corre voce che preziose informazioni sugli spostamenti del generale siano stati forniti da Callixte Nsanimana, leader del neonato gruppo ribelle ruandese National Liberation Front  (NLF), conosciuto con il nome di battaglia Sankara. Arresto avvenuto il 30 aprile presso l’aeroporto internazionale delle Isole Comore.

Le circostanze della morte di Mudacumura non lasciano dubbi. É stata una esecuzione extra giudiziaria. Il portavoce delle FARDC ha spiegato che Mudacumura e le sue truppe sono stati localizzati e sorpresi prima di essere definitivamente annientati senza offrire ulteriori spiegazioni. I reparti delle FARD avrebbero agito assieme alle milizie del Generale Guidon, ricercato dalla giustizia congolese. Guidon avrebbe accettato di partecipare agli scontri per regolare vecchi conti in sospeso con le FDLR su dispute minerarie. Così quanto asserisce la società civile del Nord Kivu. Notizia smentita da Kinshasa che afferma: «I militari hanno agito da soli»

«L’operazione è stata condotta in modo professionale e l’obiettivo raggiunto. Il risultato finale è la neutralizzazione definitiva di Mudacumura e dei suoi luogotenenti. La FARD ha condotta l’operazione in piena autonomia. D’ora in poi il nostro obiettivo è quello di ‘Zero Gruppi Armati’ sull’intero territorio delle province est», ha dichiarato il generale Kosonga.
Nello stesso giorno dell’eliminazione di Mudacumura, l’Esercito congolese ha ucciso, uno dei leader militari del gruppo terroristico ugandese Alliate Democratic Forces (ADF) che ha stretto  contatti con il Daesh, permettendo l’infiltrazione in Congo di questi pericolosi terroristi islamici. 

L’esecuzione di Mudacumura è un sollievo per gli abitanti della regione. Noella Muliwavyo, rappresentante della società civile del Nord Kivu afferma che i civili erano fino ad ora sotto costante minaccia e vittime delle violenze e dei sopprusi del generale ruandese: “Muducamura seminava solo morte e terrore. Dove si installava veniva a mancare l’autorità dello Stato. I territori da lui conquistati diventavano non congolesi”. Omar Kavota, Vice Presidente del CEPADHO (Centro di Studi per la Promozione della Pace, Democrazia e Diritti Umani), ha richiesto ufficialmente all’Esercito congolese di prendere le necessarie misure per garantire la protezione dei civili di Bwito da eventuali rappresaglie delle FDLR. 

Il Governo ruandese reagisce positivamente tramite il Segretario di Stato della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciatore Olivier Nduhungirehe. «Questa è una buona notizia per la pace e la sicurezza nella regione», ha affermato il Ministro che si trova in visita in Congo. 

La morte di Muducamura è un duro colpo per le FDLR, in quanto ora si ritrovano decapitati dalla dirigenza e devono sostituire il generale con persone altrettante valide. Secondo fonti credibili, la FARDC non intende offrire una tregua alle FDLR per permettere la loro riorganizzazione e starebbe studiando altre offensive approfittando del caos prodottosi nella catena di comando. 

Sarebbero, inoltre, compromessi tutti i piani di difesa dei territori est del Congo sotto controllo dei terroristi e i piani di invasione del Rwanda, grazie al ritrovamento, tra gli effetti personali del generale, di una chiavetta USB contenente gli archivi criptati delle FDLR. Una notizia giunta dal giornalista tedesco Simone Schilindwein. Notizia riportata sul quotidiano ruandese filo-governativo ’Newtimes’. 

Indispensabile l’immediata soluzione al vuoto di comando che si è venuto a creare, pena la non tenuta del gruppo terroristico, che conta dia 15.000 ai 20.000 uomini. Si potrebbero creare scissioni che compromettono la sua forza militare. Tra i nomi dei probabili successori spicca quello del generale Victor Byiringiro Rumuli, noto per la sua ferocia e l’odio che nutre verso il Rwanda e le popolazioni tutsi dell’est del Congo, Burundi e Uganda. 

L’assassinio di Muducamura pone serie difficoltà anche al dittatore burundese Pierre Nkurunziza. Ora l’apparato di difesa garantito dalle FDLR si trova privo di comando.
Il Presidente Paul Kagame esulta. Con l’esecuzione di Mudacumura il Rwanda si rafforza sul suo nemico, le FDLR, e comprende che il Presidente Tshisekedi è un uomo capace di mantenere le sue promesse.
Vedremo nei prossimi mesi le ripercussioni regionali della morte del Comandante Supremo Sylvestre Mudacumura.

L’eliminazione del pericoloso terrorista evidenzia anche quanto sia concreto il nuovo corso di politica estera del Presidente congolese Félix Tshisekedi. Dopo aver gettato le basi per un avvicinamento a Rwanda e Uganda, promuovendo l’integrazione economica e dei popoli della Regione dei Grandi Laghi, e dopo aver stretto un trattato di cooperazione militare con il Rwanda, Tshisekedi aveva dimostrato la volontà di neutralizzare le FDLR con l’arresto e l’estradizione di due alti generali: il portavoce delle FDLR, Colonnello Ignace Nkaka, e il Vice responsabile dei servizi segreti FDLR, il Colonnello Jean Pierre Nsekanabo, di ritorno dall’Uganda. 

I successi militari ottenuti contro le FDLR e ADF sono stati interpretati come un segnale di una nuova politica estera e di un nuovo atteggiamento verso la sicurezza nazionale congolese.
Il Governo di Tshisekedi e le forze armate sembrano seriamente intenzionate a porre fine la caos provocato dalla miriade di gruppi armati presenti nell’est del Congo. Gruppi che erano soci in affari nella precedente Amministrazione Kabila.
In un comunicato stampa le FARDC hanno lanciato un appello a tutti i gruppi armati congolesi e stranieri nel quale si chiede vengano deposte le armi, sottolineando la loro ferma volontà di pacificare e stabilizzare la parte orientale del Congo. 

Tshisekedi sta ponendo l’accento sul rimpatrio dei rifugiati hutu del 1994. A suo parere questi rifugiati non hanno alcuna ragione di rimanere in Congo. Li considera terreno di reclutamento per le FDLR, e fattore di forte instabilità sociale, in quanto molti di essi diffonderebbero tra la popolazione congolese odio razziale ed etnico.
Lo scorso 12 settembre, a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, è comparso  in tribunale Fréderic Masudi Alimasi, alias Koko di Koko, leader militare dei miliziani Raïa Mutomboki. Deve rispondere di vari crimini commessi contro i civili nel Sud Kivu, tra il 2010 e il 2018. La Fondazione dell’Ospedale di Panzi, guidata dal ginecologo Denis Mukwege, si è presentata come parte civile, presentando ai giudici le testimonianze di due donne, rispettivamente di 19 e 36 anni violentate dai miliziani di Alimasi nel 2018. Altri testimoni si stanno apprestando a deporre per l’accusa.

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