mercoledì, Agosto 21

Congo: Tshisekedi si avvicina a Rwanda e Uganda e guarda a Washington Il nuovo corso delle relazioni estere del Congo, concordato con Kabila, volto a stabilizzare la regione evitando conflitti che potrebbero portare alla balcanizzazione del Paese

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Lunedì 25 marzo il Presidente congolese Félix Tshisekedi ha partecipato alla cerimonia commemorativa presso il memoriale del Genocidio a Gisozi Kigali, in Rwanda, in occasione del 25simo anniversario dell’Olocausto del 1994, nel corso del quale furono uccisi, in 100 giorni, 1 milione di persone, per la maggior parte tutsi e hutu moderati, con la complicità della Chiesa cattolica e della Francia. Presso il memoriale del Genocidio, a Gisozi, sono seppelliti i resti di 250.000 vittime del 1994.  
«Questo genocidio è un dramma e un orrore inaccettabili. Dobbiamo condannare l’atto e prendere l’impegno di non accettare l’ideologia ispiratrice affinché un altro genocidio non si ripeta in ogni parte del pianeta», ha affermato il Presidente congolese. «La visita del Presidente Tshisekedi e il suo discorso sono stati gesti apprezzati», ha dichiarato la controparte ruandese.

Il gesto compiuto da Tshisekedi è stato inusuale e coraggioso. Il Congo è strettamente collegato al genocidio del 1994. L’allora Zaire, sotto il ferreo controllo del dittatore Mobutu Sese Seko, era un alleato politico militare del regime razial-nazista del Presidente hutu Juvenal Habyarimana. Nel 1991, quando il Fronte Patriottico Ruandese (FPR), guidato da Paul Kagame, invase il Rwanda per liberarlo dalla dittatura razziale, supportato da Uganda, Stati Uniti e Gran Bretagna, Mobutu inviò reparti della Guardia Repubblicana che, assieme ai soldati francesi, fermarono l’avanzata dei ribelli.

Nel luglio-agosto 1994 Mobutu permise a quello che rimaneva dell’Esercito hutu e delle milizie genocidarie, sconfitte dal FPR, di entrare con armi e bagagli in territorio zairese. Anche lo sconfitto Governo Hutupower, dopo aver ucciso 1 milione di persone, si rifugiò nello Zaire, organizzando un Governo in esilio. Dal 1994 al 1996 Mobutu permise alle forze ruandesi Hutupower di gestire milioni di dollari destinati ai profughi ruandesi che si trovavano nelle province del Kivu, est del Congo e di riorganizzarsi militarmente per riconquistare il Rwanda. Durante questo periodo furono tentate tre invasioni per riconquistare il potere e terminare lo sterminio dei tutsi in Ruanda.

La presenza degli Hutupower ruandesi nello Zaire fu la causa determinante alla base della Prima Guerra Pan-Africana del 1996, quando le truppe di Angola, Etiopia, Rwanda, Uganda e Zimbabwe entrarono per destituire il dittatore congolese. Durante questa prima guerra vi è il sospetto che le truppe ruandesi abbiano compiuto dei massacri contro i profughi hutu nello Zaire. Sospetto mai confermato dai fatti. Dopo una debole resistenza nei campi profughi, le milizie Hutupower e i civili si ritirarono verso le province interne dello Zaire.

Negli anni successivi, grazie alla complicità delle autorità congolesi, centinaia di migliaia di hutu ruandesi furono naturalizzati. Secondo alcune accuse mosse contro Kagame, durante la Prima Guerra furono uccisi oltre 400.000 Hutu nel Kivu. Dato non verificabile e fin troppo legato alla teoria del doppio genocidio inventata da missionari italiani e belgi con l’avvallo del Vaticano. La teoria del doppio genocidio fu rigettata dalla Comunità Internazionale e dalle Nazioni Unite in quanto pura fantasia di propaganda politica.

Le forze Hutupower ruandesi non hanno solo rappresentato la fine del regno di Mobutu, bensì anche una destabilizzazione e un mancato sviluppo socio economico all’est del Congo. Situazione che dura tutt’ora.

Nel 2000 la Francia riorganizza quello che rimaneva delle forze razziali ruandesi formando il gruppo terroristico Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda  (FDLR), che ben presto diventarono importanti alleati militari di Kinshasa e soci in affari. Durante al Seconda Guerra-Pan Africana (1998 – 2004), le FDLR furono utilizzate per contrastare le truppe di occupazione burundesi, ruandesi e ugandesi nel Nord Kivu,  nel Sud Kivu, nel Ituri e nella provincia di Manema.

Nel 2009 e nel 2012 furono nuovamente utilizzate per contrastare le ribellioni Banyarwanda (tutsi congolesi), del Colonnello Laurent Nkunda e del Movimento 23 Marzo (M23).

Sotto mentite spoglie delle ADF, le FDLR sono i principali attori delle pulizie etniche contro i Nande nel Nord Kivu che sono iniziate tra il 2012 e il 2014 di cui dal 2018 assistiamo ad una vera e propria escalation. Le FDLR sono diventate il primo socio d’affari della famiglia Kabila nella colossale rapina delle risorse naturali del Congo. Al gruppo è permesso di controllare vasti territori ricchi di minerali e ora, addirittura, di creare un HutuLand, uno Stato hutu che dovrebbe andare dal Nord Kivu al Burundi, in attesa di riconquistare il Ruanda.

Il gesto compiuto da Tshisekedi di rendere omaggio alle vittime ruandesi del genocidio ha sollevato varie critiche da parte dei media e della società civile congolese. Si afferma che vengono dimenticate le vittime congolesi di questo turbolento periodo storico che va dall’inizio del genocidio, il 6 aprile 1994, fino alla fine della Seconda Guerra Pan Africana, nel 2004. Durante questo periodo sarebbero morti circa 8 milioni di civili congolesi. Come nel caso del doppio genocidio, anche le vittime congolesi delle due guerre panafricane sarebbero state aumentate di molto, in proposito, per rafforzare la propaganda anti-ruandese e anti -utsi dei Vescovi congolesi e missionari italiani e belgi che hanno sempre appoggiato le FDLR. Negli anni il totale delle vittime congolesi ha subito variazioni sostanziali. Si è passati dagli 8 milioni a 4 per poi divenire 5 e successivamente 6 milioni.

Indipendentemente dalla critiche ricevute il Presidente Tshisekedi, partecipando alla cerimonia commemorativa del memoriale del Genocidio, ha voluto rappresentare la nuova politica di distensione tra Congo e Rwanda. I due Paesi dal 2016 hanno sfiorato varie volte il conflitto armato.  L’Amministrazione Tshisekedi intende privilegiare la cooperazione politica ed economica tra i due Paesi confinanti e nemici storici, Rwanda e Uganda. Le tensioni con il Rwanda nel 2018 si sono estese all’Uganda.

Il Presidente congolese intende promuovere politiche estere distensive e sviluppare le relazioni commerciali a livello regionale. «Piccole guerre e dispute sono una perdita di tempo. Il nostro tempo sarebbe meglio speso a realizzare le aspirazioni dei nostri due popoli», assicura il Presidente Tshisekedi.  L’indirizzo che il nuovo Capo di Stato congolese vuole imporre è basato sul superamento delle ideologie entiche che creano conflitti per privilegiare il commercio e lo sviluppo regionale.
Tshisekedi parla di sfruttamento delle risorse comuni, per esempio il petrolio del Lago Alberto diviso tra Congo e Uganda, e i giacimenti di gas metano del Lago Kivu, provincia del Sud Kivu, tra Congo e Rwanda.
Tshisekedi nutre anche aspirazioni molto ambiziose di diventare il Paese fornitore di energia elettrica della regione. Si sta terminando il potenziamento della diga Inga sul fiume Congo che dovrebbe produrre 44.000 megawatts di elettricità. Ci sarebbe la possibilità di costruire sul vasto territorio congolese (grande come l’Europa occidentale) altre 100 dighe di medie dimensioni che potrebbero generare 16.000 megawatts aggiuntivi.

Il tentativo di riallacciare buoni rapporti con Rwanda e Uganda è stato sicuramente concordato con Joseph Kabila e il clan dei Mobutisti, i veri detentori del potere in Congo.
Questa iniziativa è destinata a rafforzare le accuse di molti congolesi che raffigurano Kabila un traditore e agente di Kagame. Le stesse accuse ora sono mosse contro Tshisekedi. Queste accuse si basano su una ostilità etnica che negli anni passati fu alimentata anche dalla Chiesa cattolica.

Il nuovo corso delle relazioni estere del Congo nella regione si scontrano su due tematiche assai delicate e collegate tra loro: la gestione delle risorse naturali e le FDLR.
La gestione delle risorse naturali è, fino ad ora, stata gestita illegalmente dalla famiglia Kabila, socia proprio delle FDLR. Tra il 2017 e il 2018 Kabila aveva firmato degli accordi segreti con i Presidenti Museveni e Kagame per la gestione comune di queste risorse naturali e l’eliminazione delle FDRL. Accordi che non furono mai messi in pratica, ritornando a consolidare l’alleanza politica, militare ed economica tra Kinshasa e le FDLR.

Ora le dichiarazioni ufficiali del Presidente Tshisekedi inducono a ipotizzare che vi sia, da parte del regime Kabila, la volontà di rivitalizzare gli accordi segreti stipulati con Kampala e Kigali e di eliminare le FDLR, ormai sempre più soci in affari assai imbarazzanti. «Le milizie bloccano lo sviluppo del Congo e della regione in quanto fattore di instabilità e di rapina delle risorse naturali. Trovano sempre nuove reclute a causa dell’alto tasso di disoccupazione. Noi intendiamo debellare queste milizie, se è possibile con la integrazione dei miliziani nell’esercito e nel tessuto socio economico del Congo», ha ffermato Tshisekedi a  Kigali.

La visita in Rwanda è stata preceduta da una visita di Tshisekedi al Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni venerdì 22 marzo. Non si sanno i termini precisi della lunga discussione tra i due Capi di Stato. Le scarne fughe di notizie non ufficiali parlano di accordi commerciali e sulla sicurezza regionale. La proposta di allacciare serie collaborazioni commerciali è supportata da primi fatti concreti, come la firma dell’accordo sul trasporto aereo tra Congo e Rwanda durante un incontro tra il Presidente congolese e la Direttrice Generale di Rwandair Yvonne Makolo. L’accordo prevede la reciprocità dello sfruttamento dello spazio areo dei due Paesi e una joint venute tra Ruandair e Congo Airways. L’accordo entrerà in vigore in aprile. Tshisekedi ha promesso di supportare il Rwanda nella realizzazione dell’African Continental Free Trade Area (AFCTA), definita l’unica salvaguardia per evitare conflitti regionale e promuovere un robusto sviluppo socio economico nel Continente.

In aprile Tshisekedi si recherà a Washington per incontrare il Presidente Donald Trump. Dopo aver ideato una campagna di invasione militare (il piano di Mike Pompeo) e attuato, dal 2014, una serie di azioni eversive contro il regime di Kabila, ora gli Stati Uniti, pur accettando malvolentieri la nomina presidenziale di Tshisekedi, hanno imposto nuove sanzioni a dirigenti della CENI, commissione elettorale, affermando che hanno manipolato i risultati a favore di Kabila e Tshisekedi. Con queste scansioni la Casa Bianca vuole mantenere una forte pressione su Tshisekedi, ricordandogli costantemente che ha raggiunto la Presidenza grazie a frodi elettorali. Una politica assai opportunista, visto che Trump sembra non voler supportare il vero vincitore delle elezioni, Martin Fayulu, nonostante il leader dell’opposizione congolese goda di ottimi supporti dei magnati americani del petrolio.

Tshisekedi durante la visita a Washington, prevista dal 2 al 3 aprile, incontrerà di sicuro Mike Pompeo, colui che nel luglio agosto del 2018 aveva orchestrato l’invasione militare di una coalizione di Stati africani, qualora fossero nuovamente rinviate le elezioni o se Kabila avesse deciso di ottenere il terzo e non costituzionale mandato presidenziale. Tshisekedi cercherà di convincere Trump a sostenere senza riserve il suo Governo, nonostante dietro vi sia Kabila e i suoi soci.

Secondo un professore dell’Università Makerere, Uganda, questa politica di distensione con Rwanda e Uganda e il tentativo di ottenere il sostegno degli Stati Uniti sono necessarie per il neoeletto Presidente congolese per evitare rischi di conflitti a cui l’esercito nazionale FARDC non sarebbe in grado di sostenere. Forse anche Kabila e i Mobutusti, che per 17 anni hanno fatto affari d’oro con le FDLR e altre milizie congolesi e straniere, hanno compreso che questa logica di instabilità permanente prima o poi potrebbe portare alla fine del regime e ad un spaventoso conflitto da cui il Congo potrebbe uscire distrutto e balcanizzato come la ex Iugoslavia.

Forse è giunto il momento di abbandonare le ideologie che guardano alla supremazia razziale e gli odi etnici che covano nella regione, per creare una stabilità necessaria per lo sviluppo economico. Qualcuno a Kinshasa inizia a comprendere che le FDLR, il terrorismo permanente contro la popolazione, le pulizie etniche contro i Nande, la creazione della HutuLand e la rapina delle risorse naturali congolesi, sono tattiche che in passato hanno fatto guadagnare milioni di dollari ma che ora sono diventate controproducenti e future fonti di conflitti regionali.

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