venerdì, Maggio 24

Congo: Tshisekedi riuscirà ad impedire l’invasione del Rwanda? Kinshasa teme che Kigali possa mettersi alla testa di una coalizione regionale anti-Kabila Tshisekedi supportando le milizie Nande e quelle dei due potenti leader dell’opposizione esclusi dalla gara elettorale

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Félix Tshisekedi, eletto Presidente della Repubblica Democratica del Congo in circostanze assai dubbie e poco trasparenti, come prima atto in politica estera ha contattato la missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, chiedendo l’appoggio militare dei caschi blu per impedire un’invasione del Rwanda a partire dall’est del Congo in procinto di essere lanciata dal gruppo terrorista ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR), stazionate nel Nord e Sud Kivu. Questo gruppo terroristico creato dai francesi nel 2000 è formato dagli ex soldati e miliziani hutu che nel 1994 attuarono il genocidio in Rwanda che fece un milione di morti.

La richiesta è stata sottoposta mercoledì 30 gennaio al responsabile della MONUSCO, Leila Zerrougui, dal Ministro congolese della Difesa, Crisping Atama Thabe, nominato dalla precedente amministrazione Kabila. Il ministro Thabe ha informato i Caschi Blu di spostamenti di colonne di ribelli hutu FDLR nelle due Province del Kivu ed ha anche segnalato la presenza all’est del Congo del Luogotenente Generale Faustin Kayumba Nyamwasa, Capo dell’esercito ruandese e dei servizi segreti dal 1998 al 2002 e tra gli ideatori della seconda guerra panafricana in Congo. Dopo aver ricoperto la carica di Ambasciatore in India dal 2004 al 2010, è stato accusato di altro tradimento e costretto a fuggire in Sudafrica dove i servizi segreti hanno tentato di ucciderlo a Johannesburg, creando una crisi diplomatica con Pretoria che dura tutt’ora.

«La Repubblica Democratica del Congo non può accettare che il suo territorio venga utilizzato come base militare da gruppi ribelli stranieri per lanciare operazioni militari contro un Paese vicino. Il governo congolese chiede il sostegno delle forze della MONUSCO per neutralizzare questi atti eversivi tesi a destabilizzare la pace nella regione» recita un breve comunicato del governo di Kinshasa. La richiesta di intervento dei Caschi Blu è datata 18 gennaio, prima della nomina di Tshisekedi alla Presidenza, ma è stata sostenuta con forza dal nuovo governo.

Dinanzi a tale richiesta e dopo aver preso dettagliate informazioni che confermano grossi movimenti di miliziani FDLR alla frontiera con il Rwanda, la MONUSCO ha allertato le autorità di Kigali giudicando l’azione intrapresa dal governo Tshisekedi un atto positivo e responsabile. Lunedì 28 gennaio il governo congolese ha reso noto di avere in custodia due alti ufficiali delle FDLR, tra cui il Generale Bazeye Fils la Forge, e la sua intenzione di estradarli in Rwanda affinché possano venir giudicati per i loro crimini contro l’umanità.

Questo significativo atto di politica estera verso un Paese che ha sempre avuto relazioni contrastanti e conflittuali con il Congo sembra essere teso a scongiurare la minaccia di un’invasione militare contro il Presidente ‘nominato’ dal dittatore Joseph Kabila. Il Rwanda è stato uno dei principali artefici della caduta nel 1996 del regime di Mobutu Sese Seko, sostituito dal padre del Rais: Désiré Laurent Kabila. Per disaccordi con il nuovo Maitre del Congo sullo sfruttamento dei minerali, il Rwanda, assieme a Burundi e Uganda si impegnarono in una lunga guerra panafricana iniziata nel 1998 e terminata nel 2004. Ha finanziato ribellioni Banyarwanda nel 2009 e nel 2012: la prima, capeggiata dal Colonnello Laurent Nkunda, e, la seconda, dal Movimento 23 Marzo (M23). Nell’estate del 2018, il Rwanda ha poi aderito assieme a Congo Brazzaville, Angola e Uganda all’ iniziativa militare ideata dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo, un piano di invasione del Congo qualora Kabila si fosse presentato come candidato alla Presidenza o avesse nuovamente rinviato le elezioni.

Il Rwanda rappresenta il principale pericolo per la stabilità del regime della Famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti: Kinshasa teme che Kigali possa mettersi alla testa di una coalizione regionale anti-Kabila Tshisekedi supportando le milizie Nande e quelle dei due potenti leader dell’opposizione esclusi dalla gara elettorale, Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba, tesa a mettere alla Presidenza il vero vincitore delle elezioni del 30 dicembre 2018, Martin Fayulu.

I piani di invasione delle FDLR non sono fantasie. Dopo aver preso totale controllo militare e politico in Burundi, dove le FDLR controllano di fatto ogni mossa politica del dittatore Pierre Nkurunziza, questo gruppo terroristico ha tentato una serie di invasioni tra il luglio e il settembre 2018 respinte dalle forze armate ruandesi in associazione con il gruppo armato Rwanda National Congress (RNC), un partito politico ruandese fondato negli Stati Uniti il 12 dicembre 2010 dal Generale Kayumba, Theogene Rudasingwa e i Generali Gerald Gahima e Patrick Karegeya, ucciso dai servizi segreti ruandesi nel 2014. Nel dicembre 2017 il quotidiano ugandese ‘Red Pepper‘ denunciò un piano eversivo dell’Uganda contro il Rwanda oltre all’addestramento e al supporto militare offerto dai servizi segreti e dall’esercito ugandese ai miliziani RNC ospitati in segreto in Uganda.

La richiesta di aiuto dei caschi blu della MONUSCO per debellare le FDLR e i suoi alleati del RNC non ha sorpreso gli osservatori regionali. Il Rwanda rappresenta l’unico vero pericolo mortale per la continuazione del regime di Kabila. Kigali si trova impegnato in una spietata guerra fredda con l’Uganda delle cui attività di spionaggio attuate da Top Manager della multinazionale sudafricana di telecomunicazioni MTN è l’esempio più lampante. In queste attività di spionaggio era coinvolta anche una nostra connazionale: Elisa Mussolini, Amministratrice della MTN Uganda, dipartimento del servizio finanziario denominato Mobile Money. Nonostante questa guerra fredda in atto dai contorni molto oscuri, l’Uganda può facilmente dimenticare le divergenze e allearsi con Rwanda, Angola e Congo Brazzaville per abbattere il regime Kabila – Tshisekedi e assicurarsi il controllo delle risorse naturali all’est del Congo.

Secondo un osservatore politico dell’Università ugandese della Mekerere, la richiesta di aiuto militare contro le FLDR rivolta alla MONUSCO rappresenta un passo indietro del regime di Kabila teso a riattivare il patto segreto tra Kinshasa, Kampala e Kigali per un radicale cambiamento nella gestione del traffico illegale dei minarli congolesi. Un patto siglato nel novembre 2017 che prevedeva la fine della collaborazione militare ed economica tra Kinshasa e le FDLR, la loro distruzione all’est del Paese tesa a sostituirli con nuovi patner economici; Rwanda e Uganda offrivano un tacito supporto e la promessa di non effettuare un intervento militare contro il regime di Kabila. Un accordo che permise l’invasione militare ugandese del Nord Kivu nel dicembre 2017, ma abbandonato nel luglio 2018 da Kabila al sorgere della coalizione africana contro di lui creata dagli Stati Uniti di cui Rwanda e Uganda facevano parte. La rottura del patto segreto aveva donato nuovamente alle FDLR lo statuto di alleati e soci in affari della Famiglia Kabila.

«Il regime di Kinshasa è consapevole del rischio che Moise e Bemba possano prendere il potere con le armi appoggiati da Angola, Uganda e Rwanda. È conscio anche che le motivazioni delle tre potenze confinanti sono puramente economiche: lo sfruttamento dei minerali e idrocarburi congolesi. Se ciò avvenisse, il Congo non avrebbe alcuna possibilità di vittoria, quindi si cerca di tener a bada i bellicosi vicini dandogli quello che vogliono: le risorse naturali. Al Rwanda, Thsisekedi e Kabila intendono offrire la distruzione delle FDLR all’est del Congo per evitare che i loro piani eversivi di riconquista possano essere presi come scusa per un intervento militare ruandese che comprometterebbe seriamente la stabilità del regime Kabila» osserva la nostra fonte alla Makerere.

Il neoeletto presidente Félix Tshisekedi, che ha promesso una giustizia imparziale e la promozione dei diritti umani in Congo, si trova subito costretto a coprire i crimini contro l’umanità di Kabila scoperti dalle Nazioni Unite. Nel nord est del Paese sono state scoperte 15 fosse comuni contenenti 890 vittime uccise durante le violenze pre elettorali dello scorso dicembre. «Mentre le indagini sono ancora in corso possiamo affermare che un elevato numero di civili comprese donne e bambini sono state trucidate a sangue freddo» afferma il portavoce della MONUSCO, Florence Marchal.

Il ritrovamento di queste fosse comuni rafforza il sospetto che il regime di Kabila sia coinvolto in un Olocausto della etnia Nande (originaria dell’Uganda) che è in atto dal 2014: prima la pulizia etnica economica dell’intera regione del Nord Kivu da decenni controllata dai Nande, poi la politica di sterminio attuata dietro il fantasma degli ormai inesistenti miliziani ugandesi delle Forze Democratiche Alleate (ADF). Il Presidente Tshisekedi non può di certo mantenere la sua promessa fatta durante la cerimonia di investitura e portare sul banco degli imputati il dittatore Kabila, nonostante le 15 fosse comuni ritrovate dalla MONUSCO.

Se gli obiettivi di Kabila dietro la richiesta di aiuto militare alla MONUSCO sembrano chiari, i risultati rimangono oscuri e indefiniti. Kabila e Tshisekedi hanno realmente intenzione di sbarazzarsi dello storico alleato FDRL che è anche la principale mano d’opera nell’Olocausto dei Nande? La MONUSCO accetterà di farsi coinvolgere in una guerra all’est del Congo contro le FDLR e gli alleati del RNC dopo le spaventose sconfitte che le FDLR hanno inflitto ai caschi blu nel dicembre 2017 ideate dallo stesso Joseph Kabila? Il Clan dei Mobutisti è veramente intenzionato ad abbandonare fedeli e utili alleati all’est del Congo per mettersi in affari con potenze regionali assai ingorde e con chiara tendenza imperialista per garantire la stabilità del regime? Lo Stato Maggiore dell’esercito congolese FARDC sarà intenzionato a rinunciare alla lucrosa collaborazione con le FDLR sul traffico illegale dei minerali?

Questa collaborazione ha portato al fallimento tutte le iniziative militari tese a distruggere le FDLR attuate negli ultimi 6 anni anche in collaborazione con la MONUSCO, non ultima quella dell’aprile 2018 dove la MONUSCO ha bombardato postazioni militari delle FDLR senza però indebolirle. Qualora le intenzioni del nuovo governo di Kinshasa fossero genuine e l’eventuale operazione militare contro le FDLR avesse successo, a questo gruppo terroristico rimarrebbe il Burundi, Paese sotto il loro pieno controllo. Alcuni osservatori regionali pensano che se le FDLR venissero realmente sconfitte all’est del Congo, si creerebbero le concrete possibilità per il Rwanda di invadere il Burundi, destituire il dittatore Nkurunziza e distruggere definitivamente le FDRL. Questi osservatori regionali pensano che la distruzione delle FDLR e la partecipazione al traffico illegale delle risorse naturali del Congo sarebbero offerte più che sufficienti per ottenere dal Rwanda un supporto tacito alla continuazione della dittatura di Kabila tramite il fantoccio Félix Tshisekedi. Il nuovo Presidente ha comunque riportato un piccolo successo a suo favore. Varie centinaia di miliziani Kamuina Nsapu operanti nella regione del Kasai hanno deposto le loro armi chiedendo di essere reintegrati nell’esercito regolare FARDC.

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