giovedì, Settembre 19

Congo, Tshisekedi: Presidente, si, ma al guinzaglio di Kabila Felix Tshisekedi ha ufficialmente prestato giuramento come nuovo Presidente della Repubblica democratica del Congo: governerà Kabila

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Ieri 24 gennaio l’ex leader dell’opposizione Felix Tshisekedi ha ufficialmente prestato giuramento come nuovo Presidente della Repubblica democratica del Congo, alla presenza del suo predecessore, Joseph Kabila, tutt’altro che uscito dalla scena congolese, considerato che oramai appare fuor di dubbio l’accordo tra i due per falsificare il risultato elettorale e mettere fuori gioco il vero vincitore di queste elezioni, Martin Fayulu.

Il quinto Presidente governerà, secondo gli osservatori più attenti e secondo testimonianze di ex funzionari congolesi molto vicini a Kabila e fuggiti all’estero dopo il voto, a nome e per conto del rais Kabila, in attesa della prossima tornata elettorale, quando Kabila sarà nuovamente ricandidabile e dunque candidato e, con tutta probabilità, sesto Presidente. Anche la Chiesa cattolica (molto ‘potente’ nel Paese) è convinta di ciò, avendo in mano i risultati del monitoraggio di molte migliaia di seggi in tutto il Paese attraverso i loro osservatori. Tanto convinta che ieri si è spinta a denunciare la cosa pubblicamente, per nulla diplomaticamente.  L’arcivescovo di Kinshasa, monsignor Fridolin Ambongo, ha fatto sapere di temere che Kabila e il suo entourage eserciteranno uncontrollo indirettosu Tshisekedi e sul suo Governo, mantenendo di fatto gli equilibri di potere invariati.

Si consideri che in Parlamento la maggioranza è in mano al partito di Kabila (secondo quanto ci ha testimoniato uno dei funzionari fuggiti all’estero, anche in questo caso grazie a frodi palesi),   350 dei 500 seggi parlamentari sono stati assegnati al partito di Kabila. Il partito di Tshisekedi -per la Démocratie et le Progrès Social (UDPS)- ha  49 seggi, o meno del 10% del totale. La FCC, il partito di Kabila, ha anche vinto il maggior numero di seggi in tutti i 26 consigli provinciali. Ciò significa che può eleggere tutti i governatori del Paese, come sottolinea ‘African Arguments’, dandole il monopolio sul processo decisionale e l’accesso alle risorse finanziarie.  Tshisekedi sarà blindato, da una parte il Parlamento dall’altra l’accordo segreto, per non parlare delle Forze Armate, composte da fedelissimi di Kabila, in pratica è nelle mani di Kabila, che attraverso di lui proseguirà a governare.

Nel suo discorso di insediamento, Tshisekedi ha invocato la riconciliazione nazionale, tendendo anche una mano ai due candidati sconfitti  -Martin Fayulu e Emmanuel Ramazani Shadary, il candidato scelto dal Presidente Kabila e poi scartato perché impossibile da difendere come vincitore, la frode sarebbe stata impossibile. Tshisekedi ha promesso riforme in economia per sconfiggere la povertà, e interventi per migliorare il sistema sanitario e educativo. Poi ha dichiarato: «Durante il nostro mandato, faremo in modo che il rispetto per i diritti fondamentali sia garantito per tutti i cittadini. Ci impegniamo a bandire ogni forma di discriminazione». Quindi ha annunciato che il Governo «avvierà una campagna di sensibilizzazione per tutti i dipendenti dello Stato in merito alle loro responsabilità nei confronti dei cittadini», nonchè la stesura «di un registro nazionale dei prigionieri politici, di opinione o simili, al fine di rilasciarli al più presto». L’incarico sarà affidato al Ministero della Giustizia.

Presenti alla cerimonia di Kinshasa solo il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta. Gli altri Paesi della regione -come Angola, Tanzania e Repubblica del Congo- hanno inviato rappresentanti di Governo. Stati Uniti e Francia hanno assunto posizioni apertamente critiche nei confronti della nomina di Tshisekedi, mentre Unione europea e Unione africana, dopo una iniziale incertezza, si sono dette pronte a sostenere il nuovo Esecutivo. L’Unione Africana, secondo alcuni analisti africani, è di fatto impossibilitata a intervenire, considerato che i suoi membri si sono sempre rifiutati di intervenire nelle vicende interne ai diversi Paesi.

Felix, 55 anni, è figlio di Etienne Tshisekedi -scomparso lo scorso anno- che ricopri’ per tre volte la carica di Primo Ministro dello Zaire. Come il padre, anche Felix è il Segretario dell’Upds, l’Unione per la democrazia e il progresso sociale, il più importante partito di opposizione.

Tshisekedi, soprannominato ‘Fatshi’, è cresciuto in una famiglia benestante a Kinshasa all’ombra del padre Etienne, una figura molto popolare, consapevole, fin da giovanissimo, di dover seguire la stessa carriera politica. Dopo che suo padre ha creato l’UDPS e  si è schierato contro l’allora Presidente Mobutu Sese Seko, Felix è stato costretto a vivere agli arresti domiciliari con la sua famiglia in un piccolo villaggio nella regione centrale del Kasai, il che lo ha costretto ad abbandonare gli studi.
Nel 1985, Mobutu gli concesse il permesso di lasciare il Paese e stabilirsi a Bruxelles, dove si guadagnò da vivere facendo, sostiene, i lavori più disparati e seguendo saltuariamente qualche studio. Ma la politica restò sempre il suo primo vero interesse. Nel 2008  venne nominato segretario nazionale dell’UDPS per le relazioni esterne. Come suo padre, era molto critico nei confronti dei regimi Mobutu e Kabila. Riuscì ottenere un seggio in Parlamento nelle elezioni del novembre 2011, ma non lo prese, causa frodi elettorali.

Uno dei rilievi che vengono sollevati a Tshisekedi è la mancanza di competenze. Sebbene affermi di possedere un diploma belga in marketing e comunicazione (e sono in molti a metterlo in dubbio), i suoi detrattori spesso sottolineano che non ha esperienza nella pubblica amministrazione, né capacità di gestione del potere. La grande sfida sarà per Felix  sbarazzarsi dall’ombra di suo padre, sostengono alcuni osservatori locali, e, fatto ciò dovrà modernizzare il partito UDPS. La maggior parte dei membri dell’UDPS sono anziani, coetanei di Etienne Tschisekedi, i giovani del partito “stanno aspettando il loro tempo per brillare e per farsi avanti con qualcosa di nuovo”. Altro capitolo sul quale secondo alcuni osservatori il nuovo Presidente sarà chiamato misurarsi è il rapporto con alcune potenze vicine, a partire da quelli che hanno criticato il processo elettorale o che non hanno preso posizione alcune, a partire dall’Angola, considerato un ‘giocatore’ importante in Congo, fino all’Uganda e Rwanda, e qui entrano in gioco i grandi interessi della famiglia Kabila -i minerali preziosi illegali.

Etienne Tshisekedi è scomparso nel febbraio 2017 all’età di 84 anni, permettendo al figlio di assumere la sua posizione di leader dell’UDPS. I sostenitori riuniti fuori dalla residenza di Etienne Tshisekedi all’inizio di questo mese piangevano lacrime di gioia dopo che era stato annunciato che suo figlio aveva vinto le elezioni, ottenendo in tal modo ciò che suo padre non aveva mai ottenuto.

Uno dei primi compiti di Tshisekedi sarà nominare un Primo Ministro ed è quasi scontato che sarà un uomo indicato da Kabila. «Lascio il posto a Tshisekedi senza rimpianti», ha detto Joseph Kabila, e ha invocato «una grande coalizione di tutte le forze progressiste» e sottolineando, quasi a fugare ogni dubbio, che lui resterà sempre accanto al nuovo Presidente.

Dopo 18 anni di presidenza Kabila, una presidenza profondamente impopolare, il Congo ha un nuovo Presidente. Tuttavia, scrive ‘African Arguments’, «sotto la superficie di questo cambiamento monumentale, molto non è cambiato. La FCC mantiene salda la sua presa sul potere». «Una vittoria truccata di Shadary avrebbe portato a spargimenti di sangue. Una vittoria di Fayulu non sarebbe mai stata autorizzata dal regime. Tshisekedi con Kabila-broker è il male minore», conclude ‘African Arguments’. «Non sorprende quindi che le istituzioni multilaterali africane abbiano appoggiato le elezioni e abbiano accolto favorevolmente il nuovo ‘Presidente al Guinzaglio’ del Congo, Félix Tshisekedi».

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