martedì, Ottobre 27

Congo: Tshisekedi-Kabila, un matrimonio difficile Il futuro della coalizione Tshisekedi-Kabila dipenderà dall’atteggiamento che ogni campo adotterà nelle settimane e nei mesi a venire

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Domenica 20 settembre 2020 si è tenuto un incontro particolarmente atteso presso la residenza presidenziale di N’Sele tra i due capi della coalizione al potere, Félix Tshisekedi e Joseph Kabila. Nel menu delle discussioni, diversi argomenti che infastidiscono e che rischiano di spezzare l’alleanza di governo. Pochi giorni prima del tête-à-tête tra i due uomini, Néhémie Mwilanya Wilondja, la coordinatrice del FCC (Fronte Comune per il Congo, la coalizione di partiti che supportano Kabila), il Clan dei Mobutisti e la famiglia Kabila, avevano notificato che era giunto il momento che le due piattaforme smettano di utilizzare continue astuzie e furbizie. Il momento attuale richiederebbe di giocare a carte scoperte sul tavolo e chiarire le proprie intenzioni.

Questa affermazione a sorpresa conteneva anche una diretta minaccia di rivelare il contenuto del famoso ‘accordo’ concluso tra Tshisekedi e Kabila il giorno dopo le elezioni di dicembre 2018. Secondo fonti riservate, l’accordo prevedeva, in sintesi, che Tshisekedi scaldasse la poltrona per 5 anni, assicurando gli interessi del Clan dei Mobutisti e della Famiglia Kabila, mantenendo lo status quo trovato. Il FCC e Kabila si impegnavano a sostenere l’Amministrazione Tshisekedi. Un altro compito affidato a Felix era quello di preparare tutte le condizioni affinché Jospeh Kabila si potesse candidare e ottenere la presidenza nel 2023.

Le ultime elezioni presidenziali si dovevano tenere nel dicembre 2016. Furono indette due anni dopo a seguito dell’ultimatum ricevuto dagli Stati Uniti. I rinvii erano causati dalla volontà di Kabila di accedere ad un terzo mandato. Impossibilitato ad ottenerlo, scelse un delfino poco popolare, Emmanuel Ramazani Shadary.  Le elezioni presidenziali e legislative congolesi del dicembre 2018 sono state caratterizzate da numerose irregolarità, che hanno spinto la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO) a mettere in discussione i risultati proclamati dalla CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente). Secondo questa istituzione incaricata di organizzare e supervisionare il ballottaggio (grazie a 40.000 osservatori nei seggi sparsi sul territorio nazionale), il vincitore delle elezioni era Martin Fayulu, candidato della coalizione di opposizione LAMUKA.

La perdita di documenti scaricati dai server della CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) confermarono la tesi della CENCO. Secondo i dati trapelati a cui hanno avuto accesso il ‘Financial Times’ e ‘Radio France Internationale’ (RFI), sarebbe stato l’avversario Martin Fayulu a vincere il ballottaggio con il 59,4% dei voti, molto più avanti di Emmanuel Shadary e Felix Tshisekedi che avrebbe flirtato rispettivamente con il 16 e il 15% dei voti.

 Tuttavia, la Corte costituzionale confermò i risultati provvisori della CENI, proclamando Felix Tshisekedi il vincitore delle elezioni presidenziali. Nella capitale, Kinshasa, gli osservatori più perspicaci non si facevano illusioni sui giochi di prestigio appena compiuti. La presidenza di Felix era la diretta conseguenza del patto tra gentiluomini.

Anche se il famigerato ‘accordo’ non è mai stato reso pubblico, resta il fatto che c’era un accordo tra il presidente uscente e il suo successore. Durante la sua visita a Windhoek, in Namibia, il nuovo Capo di Stato ha ammesso di aver raggiunto un accordo con il suo predecessore, ma per un governo di coalizione, che un’inchiesta di un quotidiano belga aveva smentito svelando il dietro le quinte della nomina di Tshisekedi da parte di Kabila.

Se quest’ultimo ha deciso, a malincuore, di attingere dall’opposizione per scegliere il suo successore, è perché temeva una rivolta popolare e soprattutto un intervento diretto dell’Occidente nel caso in cui avesse imposto il suo delfino Emmanuel Shadary . Si e’ verificato sotto gli occhi degli elettori un ‘compromesso in stile africano’, voluta da Tshisekedi e Kabila per guidare insieme il Paese.

I primi giorni del regime di Tshisekedi sono stati caratterizzati da abbracci e altre espressioni di affetto tra i membri della coalizione FCC-CACH, ma ben presto si comprese che Felix Tshisekedi considerava l’accordo solo come uno strumento per giungere alla presidenza, agognata da suo padre Etienne Tshisekedi per 40 anni e concretizzatasi con suo figlio. Nascondendo l’enorme divario che separa le due famiglie politiche, sia politicamente che ideologicamente, Tshisekedi ha evitato ogni crisi plateale, ogni confronto pubblico, preferendo atti concreti.

Sapendo che i Mobutisti e Kabila avevano trasformato il Paese in uno Stato ‘mafioso’ basandosi su due capisaldi del piano: la collaborazione delle bande armate all’est per lo sfruttamento delle materie prime e sulla diffusa corruzione a tutti i livelli dello Stato, forze di difesa e pubblica amministrazione. Tshisekedi non ha esitato a demolire questi due capisaldi per far crollare l’impero Kabila. L’operazione Corridoio Est, in concerto con le forze armate ruandesi, mira a ripulire le province orientali del Congo dai gruppi ribelli che controllano le miniere e sono in affari con Kabila.

Non e’ un caso che le FARDC (esercito congolese) supportato da unità speciali ruandesi, abbia picchiato duro il gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile del genocidio 1994 in Rwanda. Questo gruppo rappresentava un socio di primo ordine per la Famiglia Kabila, capace da solo di far guadagnare 4 milioni di dollari al mese con la vendita di oro e coltan. Tshisekedi, colpendo le FDLR, ha voluto colpire al cuore di Kabila, senza che quest’ultimo possa protestare: chi oserebbe opporsi ad un’operazione militare contro dei terroristi?

L’Operazione Corridoio Est era necessaria, ma discutibili sono stati i metodi scelti da Felix. Nessuna pietà. Tutti i terroristi eliminati. All’interno di questa operazione sono sorti due altri conflitti. Quello dei Banyamulenge (Tutsi congolesi dell’altopiano di Mulenge) contro il Rwanda e quello tra i ribelli e il regime burundese. Ottimi successi sono stati raggiunti. Due Comandanti Supremi uccisi, unità di ribelli annientate. Ora i terroristi FDLR hanno perso gran parte del territorio controllato e la maggioranza delle fonti di reddito provenienti dalla vendita illegale di minerali. Le FDLR ora si trovano in Burundi e lanciano sporadici attacchi nel tentativo di indebolire le FARDC e riconquistare i territori (e le miniere) perduti.

Il Rwanda traeva profitto dal caos all’est potendosi intrufolarsi nel mercato nero dei minerali. Quelli comprati da Kigali venivano subito riciclati facendoli passare come minerali estratti da ‘fantomatiche’ miniere ruandesi. Anche i terroristi FDLR sono stati loro fornitori di coltan nonostante che il gruppo sia il nemico numero uno nazionale. Tshisekedi ha convinto Kagame a sostenere l’Operazione Corridoio Est trasformando le attività illegali ruandesi in Congo in attività legali tramite concezione dei diritti di sfruttamento di importanti depositi di coltan.

Il secondo colpo è stato inflitto tramite la lotta alla corruzione. Una lotta portata avanti con estremo zelo che non ha risparmiato il principale alleato politico di Tshisekedi, Vital Kamere. Arresti e sentenze stanno fioccando senza pietà con l’obiettivo di rimettere ordine nelle istituzioni dello Stato e nella pubblica amministrazione. Sgretolando il sistema endemico di corruzione, Tshisekedi sgretola l’omertà e la connivenza tra Kabila e le strutture dello stato in quanto il Rais non è in grado di proteggere i suoi compari.

Durante la sua prima visita ufficiale negli Stati Uniti, Tshisekedi ha svelato le sue vere intenzioni, dichiarando che si sarebbe sbarazzato del sistema dittatoriale del suo predecessore. “Lo dico senza paura. Sono qui per sfatare il sistema dittatoriale che era in vigore “, ha detto in una conferenza al Council on Foreign Relations. Da allora, la coalizione si è evoluta in un contesto di colpi bassi e sfiducia reciproca …

 In effetti, Félix Tshisekedi non ha mai portato Joseph Kabila nel cuore – come dimostrano molti dei suoi interventi pubblici – ed è reciproco. Anche i sostenitori delle due piattaforme non si piacciono. Il ‘matrimonio di interesse’ tra i due uomini doveva permettere a Kabila di continuare a governare il paese alle spalle. Se Tshisekedi ha accettato di giocare, non intende permettere che vengano imposte alcune scelte politiche della FCC. Lo testimonia, ad esempio, il caso di Ronsard Malonda che la FCC ha voluto imporre alla guida del CENI prima di incontrare il veto di Felix Tshisekedi. Lo dimostra anche la polemica legata alle nomine di due giudici fatte dallo stesso Tshisekedi alla Corte costituzionale, con disappunto di Kabila.

 Meglio installato sulla sua poltrona e sostenuto dagli americani che lo esortano a sfuggire alla ‘tutela’ del suo predecessore, Felix Tshisekedi manovra come meglio può per posizionare i suoi uomini di fiducia in posizioni chiave nei servizi di sicurezza, nel magistratura così come il CENI, moltiplicando così gli ‘scontri’ con un FCC sempre più sui denti e che promette di reagire …

È in questo clima di tensione e sfiducia all’interno della coalizione che Joseph Kabila, diventato ‘senatore a vita’ come previsto dalla Costituzione, ha deciso di fare il suo ritorno sulla scena politica congolese. È stato in occasione della riapertura parlamentare, avvenuta il 15 settembre. Se è vero che quello che i congolesi hanno soprannominato ‘il Rais’ non ha mai veramente lasciato la vita politica in pratica, accontentandosi di tirare le fila da dietro le quinte tramite la FCC che ha tenuto il sopravvento su tutto Istituzioni del Paese, è anche vero che questo ‘ritorno’ compiuto con grande clamore segna una svolta importante nella vita politica congolese.

Con questo ‘ritorno’, infatti, Kabila intende ora influenzare direttamente il corso degli eventi in previsione delle prossime elezioni del 2023. “Il ritorno di Joseph Kabila non è uno slogan, è una realtà. Tornerà al potere e ci stiamo lavorando. L’intera popolazione sta aspettando con impazienza questo “, afferma il ministro dell’Ambiente Claude Nyamugabo.

Per ora, entrambe le parti sembrano aver optato per l’appeasement. Continuano le discussioni per armonizzare i punti di vista in un contesto di tensione, ma anche di interferenza silenziosa, sebbene sempre più pervasiva, degli Stati Uniti. Il che probabilmente non aiuterà le cose. La recente visita del Segretario di Stato Mike Pompeo nel Sud Kivu per incontrare i Banyamulenge non e’ stata compresa. Kigali e Kinshasa si preoccupano che non sia legata a qualche inchiesta su crimini di guerra. Per spezzare la resistenza dei Banyamulenge (alleatesi con i terroristi FDLR contro il Ruanda), FARDC e unita’ speciali ruandesi hanno usato la mano pesante. Varie fonti parlano di massacri di civili,

Una cosa sembra certa, è che vista l’attuale configurazione politica, la partita sarà particolarmente difficile per Félix Tshisekedi che ora dovrà fare i conti con una FCC più che mai rinvigorita dal ritorno al potere della sua autorità morale Joseph Kabila sulla scena politica. In caso di disaccordi o di una grande lite all’interno della coalizione FCC-CACH, la piattaforma di Joseph Kabila potrebbe attivare una delle tre leve seguenti per indebolire o addirittura neutralizzare Félix Tshisekedi e il suo partito, l’UDPS.

 – Sfruttare i dissensi all’interno del CACH (coalizione di Tshisekedi), scommettendo sull’UNC di Vital Kamerhe, anche se significa dissolutezza per renderlo un alleato, che isolerebbe ulteriormente Tshisekedi e lo metterebbe in minoranza;

Utilizzare la leva legislativa attraverso le due camere che Kabila controlla a maggioranza assoluta per incriminare Felix Tshisekedi (articolo 166 della Costituzione).

– Svelare il contenuto dell ‘’affare’, che avrebbe la principale conseguenza di mettere in discussione i risultati delle elezioni approvate dalla Corte costituzionale e, per questo stesso fatto, il potere stesso di Felix Tshisekedi. La partita si fa dura. Il futuro della coalizione Tshisekedi-Kabila dipenderà dall’atteggiamento che ogni campo adotterà nelle settimane e nei mesi a venire.

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