giovedì, Ottobre 29

Congo: Tshisekedi appoggia l’Egitto nella disputa sulle acque del Nilo Questa imprevista ‘alleanza’ mette in seria difficoltà l’Etiopia che ha sempre presentato la disputa come una problematica tra gli arabi e gli africani

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Il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha ricevuto il 19 settembre una lettera dal Presidente della Repubblica Democratica del Congo (DRC), Felix Tshisekedi, contenente «l’espressione di sostegno della RDC per le preoccupazioni degli egiziani sulla diga Rinascimentale della Grande Etiopia (GERD)».

Il Generale Sisi ha espresso il suo apprezzamento per la posizione della RDC a sostegno dell’Egitto sulla questione della diga sul Nilo e ha aggiunto: «La mano dell’Egitto è tesa alla RDC e a tutti i paesi del continente per la cooperazione, la costruzione, lo sviluppo e la pace per beneficiare delle enormi capacità e delle ricche risorse della RDC e di altri Stati africani amici, per svilupparli e capitalizzare economicamente nel miglior modo possibile per le generazioni africane attuali e future».

La notizia è stata diffusa dal giornale arabo ‘Al Monitor‘ e mai smentita dalle autorità congolesi. Fondato da Jamal Daniel nel 2012, ‘Al Monitor’ è ritenuto il più prestigioso giornale arabo capace di offrire reportage e analisi sul Medio Oriente e Nord Africa. ‘Al Monitor’ ha inviati a Washington e Mosca che esaminano l’impatto delle politiche americane e russe sulla regione Medio Orientale Nord Africana.

L’appoggio politico offerto da Tshisekedi irrompe sulla geopolitica continentale, mettendo in discussione dogmi passati. Per la prima volta nella disputa sulle acque del Nilo (che dura da undici anni), un Paese dell’Africa ‘nera’ si allea ad un Paese Nord Africano / Arabo. Questa imprevista ‘alleanza’ mette in seria difficoltà l’Etiopia che ha sempre presentato la disputa come una problematica tra gli arabi e gli africani. Secondo il parere fornito da Hatem Bashat, membro della Commissione parlamentare per gli affari africani del governo egiziano, il sostegno della RDC alla posizione egiziana sulla GERD sarebbe il frutto delle mosse politiche del Generale Sisi per cementare i legami con i Paesi africani dopo anni di indifferenza, da quando è entrato in carica nel 2014.

«Questa posizione non è nuova per la RDC, che da anni ha legami speciali con l’Egitto, rispetto alle sue controparti africane. Ci auguriamo che l’impatto sia positivo per mobilitare l’opinione pubblica africana e convincere le persone sulla visione dell’Egitto per i negoziati GERD. Ci aspettiamo di più dai restanti paesi africani, che conoscono le reali intenzioni dell’Egitto verso questo problema. L’Egitto ha lavorato su diverse linee d’azione per spiegare la sua posizione di fronte alla crisi del GERD, in mezzo alla continua ostinazione etiope nel corso degli anni di negoziati. Queste linee di azione includevano le visite del ministro degli Esteri Sameh Shoukry in diversi paesi africani, arabi ed europei per avere un’idea della posizione araba. Credo che uno dei risultati sia stato il sostegno della Repubblica Democratica del Congo alla nostra posizione nella crisi», osserva Bashat.

In effetti a marzo, Shoukry ha intrapreso un tour regionale per raccogliere sostegno per il Cairo nei negoziati, durante il quale ha informato diversi leader statali africani, tra cui Tshisekedi e il presidente del Rwanda, Paul Kagame, degli sviluppi dei negoziati GERD. Una missione fatta in piena pandemia Covid-19 fa comprendere quale grado di priorità il Cairo ha dato alla questione della diga etiope.

Abbas Sharaky, capo del dipartimento delle risorse naturali presso l’Istituto per la ricerca e gli studi africani del governo egiziano, ha dichiarato ad ‘Al-Monitor’: «L’interesse dell’Egitto per la RDC e i Paesi del bacino del Nilo in particolare contribuisce ad aumentare la posizione dell’Egitto quando si discute di questioni relative al fiume e alle quote d’acqua storiche dei paesi interessati. L’Egitto ha un interesse speciale nello spiegare la questione del GERD ai Paesi del bacino del Nilo per stabilire una posizione di sostegno generale durante il corso dei negoziati tripartiti con l’Etiopia e il Sudan. Attualmente le relazioni tese con i Paesi africani si stanno ricucendo per ottenere un guadagno comune tra l’Egitto e il resto del continente. La RDC è un grande stato nel bacino del Nilo e i legami con esso sono forti. Inoltre, è uno dei Paesi che non hanno ancora firmato l’accordo di Entebbe. Questo è positivo per la RDC, poiché è anche tra i Paesi che hanno enormi risorse naturali e necessita della cooperazione egiziana in tutti i campi, in particolare il settore idrico».

L’Accordo di Entebbe è un accordo quadro che i Paesi a monte del bacino del Nilo – Etiopia, Kenya, Uganda, Rwanda e Tanzania – hanno firmato nel 2010 per richiedere un’ulteriore quota di acqua del Nilo. Egitto e Sudan (Paesi a valle) si sono opposti all’accordo perché incideva sulla loro quota storica di acqua del Nilo stimata in 55,5 miliardi di metri cubi per il primo e 18,5 miliardi di metri cubi per il secondo. Secondo la posizione assunta dal ex Presidente Mubarak e dall’attuale, il Generale Sisi, l’accordo di Entebbe minaccerebbe i diritti storici dell’Egitto sulle acque del Nilo poiché l’accordo afferma che le quote dell’acqua devono essere ridistribuite tra i Paesi.

«Si prevede che l’Egitto coopererà con la Repubblica Democratica del Congo al progetto della diga di Grand Inga, oltre alla cooperazione economica nelle questioni dell’acqua, dell’agricoltura e della ricchezza animale. L’Egitto non aspetterà che arrivi l’acqua, ma adotterà misure preventive per garantire la sua sicurezza alimentare e idrica», conclude Sharaky.

Il 21 settembre, il Ministro egiziano dell’elettricità, Mohamed Shaker, ha incontrato una delegazione di alto livello della RDC, dove il consigliere speciale per gli investimenti del presidente della RDC, Jean-Claude Kabongo, ha espresso il desiderio di utilizzare l’esperienza egiziana per sviluppare il settore energetico nel suo Paese e discutere i modi per facilitare la partnership egiziana nelle dighe di Inga attraverso società del settore privato egiziano e il sostegno del governo egiziano.

Sharaky ha concluso: «Se avessimo avuto forti legami con altri Paesi africani, non avremmo raggiunto questa fase vacillante dei negoziati sulla GERD. Ci auguriamo che il riavvicinamento dell’Egitto al bacino del Nilo metta fine alla crisi e apra nuovi orizzonti di cooperazione».

La disputa tra Egitto, Etiopia e Sudan sul riempimento e il funzionamento del GERD continua la sua scia di fallimenti, mentre il rischio di guerra si fa sempre più intravvedere. L’ultimo ciclo di negoziati tripartiti è iniziato sotto gli auspici dell’Unione africana il 28 agosto, ma non è riuscito a combinare i suggerimenti di Egitto, Etiopia e Sudan per quanto riguarda un accordo vincolante. I fallimenti sono dovuti dal gioco sporco dell’Etiopia che ha iniziato a riempire il bacino idrico della diga lo scorso luglio.  Da una parte Addis Abeba partecipa ai colloqui regionali per trovare una soluzione giusta per tutti i Paesi coinvolti, dall’altra prosegue il suo piano idrico, consapevole che danneggerà l’ambiente e la produzione agricola di Egitto e Sudan.

Dopo i bellicosi discorsi del Primo Ministro Abij Hamed contro l’Egitto, Addis Abeba è consapevole che la sua doppia strategia sta portando dritta al conflitto militare. Invece di cambiare rotta, il governo etiope rafforza le misure militari per sostenere il conflitto. Una decisone presa nel momento più delicato della storia del Paese: conflitti inter etnici con Oromo e rischio di secessione del Tigray.

Dalla scorsa settimana, l’Etiopia ha vietato tutti i voli che entrano nello spazio aereo della diga che sta costruendo sul fiume Nilo Azzurro per motivi di sicurezza.

«Tutti i voli sono stati vietati per mettere in sicurezza la diga», ha detto lunedì al telefono all’agenzia di stampa Reuters il direttore generale dell’Autorità per l’aviazione civile etiope, Wesenyeleh Hunegnaw. Ha rifiutato di fornire maggiori dettagli sui motivi alla base della mossa, il che potrebbe peggiorare la disputa di lunga data.

Il governo etiope intende iniziare la produzione di energia elettrica entro il 2022. Questo significa che il bacino idrico della diga dovrà essere riempito nei prossimi 12 mesi, una manovra per accorciare i tempi destinata a creare una disastrosa situazione per i contadini e le popolazioni sudanesi ed egiziane. La diga si trova a circa 15 km dal confine etiope con il Sudan sul Nilo Azzurro, un affluente del fiume Nilo, che fornisce ai 100 milioni di abitanti dell’Egitto circa il 90% della loro acqua dolce.

Questo blitz (bacino idrico riempito in 1,5 anni) contraddice le parole pronunciate il mese scorso dal Primo Ministro Abiy Ahmed alla Nazioni Unite: «L’Etiopia non ha alcuna intenzionedi danneggiare il Sudan e l’Egitto con la diga». Una contraddizione spiegata dalla vitale necessità del governo di Addis Abeba di esportare energia in Africa per avere la necessaria valuta pregiata attualmente scarsa presso la Banca Centrale.

Il sostegno offerto al Generale Sisi dal presidente congolese Felix Tshisekedi assume maggior importanza in quanto avvenimento di rilievo successivo alla decisione presa dagli Stati Uniti di tagliare 100 milioni di dollari in aiuti all’Etiopia al fine di convincerla a partecipare seriamente ai negoziati sulle acque del Nilo. Decisione vista come una presa di posizione della Casa Bianca a favore dell’Egitto.  Un anonimo funzionario del Dipartimento di Stato americano ha riferito a ‘Al Monitor’: «La decisione di sospendere alcuni finanziamenti all’Etiopia è stata innescata dalle preoccupazioni per la decisione unilaterale dell’Etiopia ad iniziare a riempire la diga prima di aver raggiunto un accordo».

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