lunedì, Maggio 20

Congo: Thsisekedi accucciato al rais Kabila, l’Occidente è felice Un Governo di coalizione frutto di brogli elettorali fa fessi i congolesi e felici Bruxelles e l’Unione Europea, che sotterrano l’ascia di guerra per continuare a mantenere le mani in pasta sulle ricchezze naturali congolesi, dai minerali al petrolio

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Uscito vincitore di elezioni i cui risultati non truccati gli attribuivano solo un 20% di voti, Félix Tshisekedi ha tentato di convincere tutte le cancellerie africane e internazionali che lui è un Presidente a tutti gli effetti. Dichiarazioni che tentano di contrastare le notizie di un accordo segreto tra lui e il dittatore Joseph Kabila per permettere a quest’ultimo di mantenere il potere grazie a un prestanome e gestire il Paese (e i suoi interessi) dietro le quinte.

Tshisekedi ha tentato di imporre il Primo Ministro mentre Kabila gli aveva proposto una rosa di tre nominativi, tra loro l’ex Ministro degli Interni Emmanuel Ramazani, ex delfino del rais abbandonato a favore di Tshisekedi. Il tentativo di Félix è stato neutralizzato presso l’Assemblea Nazionale (il Parlamento congolese), dove il partito di Kabila, il Common Front for Congo (FCC) detiene 342 sui 485 seggi. Mentre la coalizione di Tshisekedi (CACH) ne possiede solo 50. Per Costituzione la nomina del Primo Ministro viene decisa in accordo con l’Assemblea Nazionale, la tana del lupo del rais.

Dopo vari tentativi, Fèlix si è arreso. La vicenda del Primo Ministro gli ha impedito di formare il Governo, rischiando di perdere la poca reputazione internazionale che resta, dopo le rivelazioni sul vero vincitore dell’ex Vescovo di Kinshasa. Mercoledì 6 febbraio Félix Tshisekedi e Joseph Kabila hanno redatto un comunicato stampa annunciando la nascita di coalizione di governo tra FCC e CACH. La motivazione data dal Presidente rasenta il ridicolo:  «Il Fronte Comune per il Congo ha la maggioranza assoluta nell’Assemblea Nazionale, quindi riflette la volontà popolare espressa nelle urne. È necessario governare assieme per il bene della Repubblica Democratica del Congo» . Peccato che Fèlix si è dimenticato che la vittoria del FCC alle elezioni politiche (tenutesi lo stesso giorno di quelle presidenziali) è frutto di una colossale frode organizzata dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI).

Gli osservatori regionali sottolineano che era l’unica opzione per Tshisekedi che si ritrova Presidente solo grazie alle frodi elettorali volute da Kabila.
Sul piano politico interno non si prevedono particolari problemi sociali. Il vero vincitore, Martin Fayulu, sta perdendo consensi. Sono state fatte abilmente girare voci che ora tutto sarà perfetto, gireranno soldi e benessere per tutti. Queste voci hanno fatto facile breccia nelle menti del congolese comune che detiene una particolare tendenza psicologica a crearsi illusorie realtà per poter affrontare la quotidianità fatta di fame e sofferenze.
Ovviamente, alleandosi con il rais, Félix sarà costretto a non mantenere le sue promesse di lotta contro la corruzione, rispetto dei diritti umani e grandi riforme socio-economiche. Dovrà accontentarsi di scaldare la poltrona presidenziale fino al 2023, quando il vero inquilino del Palazzo Presidenziale, Joseph Kabila, ritornerà a sedersi sul trono.

Sul fronte dell’opposizione, la piattaforma politica di Fayulu si è frantumata nei fatti. I grandi padrini politici lo hanno abbandonato. Moise Katumbi ha preferito avvicinarsi a Tshisekedi, riconoscendo la sua Presidenza per riavere la cittadinanza congolese, toltagli dal rais dopo aver scoperto che da anni Katumbi aveva ottenuto la cittadinanza italiana. Un cittadinanza ottenuta in circostanze assai strane su cui il Governo e la Magistratura italiana pare non abbiano mai voluto indagare. Jean Pierre Bemba, ex Vice Presidente e Signore della Guerra, preferisce il silenzio.

In questa ennesima rappresentazione del drammatico e surreale teatrino congolese, l’unico personaggio che ne esce dignitosamente è il vero Presidente senza Presidenza. Martin Fayulu ha rifiutato il posto di parlamentare offertogli da Tshisekedi e Kabila.  Sono stato eletto Presidente della Repubblica, non Parlamentare», ha risposto Fayuly, personaggio politico assai competente e potente uomo d’affari a livello internazionale sembra destinato a rientrare negli annuali della storia nazionale nella triste categoria degli uomini che potevano salvare il Congo ma sono stati fermati, in compagnia del Primo Ministro dell’Indipendenza Patrice Lumumba.

L’astuto piano ideato da Kabila e dalla banda dei Mobutisti per mantenere il potere, trovando una soluzione che potesse placare le ostilità regionali e internazionali contro il regime cleptomane, ha funzionato in pieno. Ufficialmente la Presidenza è in mano all’opposizione e la coalizione di Governo con Kabila una libera scelta politica. Questo ha permesso di evitare l’invasione militare (eventualità presa in considerazione dagli Stati Uniti), sanzioni, isolamento economico e politico. La marionetta Tshisekedi accomoda anche molte potenze occidentali desiderose di continuare la rapina delle risorse naturali congolesi ma non a loro agio con un regime che aveva oltrepassato ogni limite, arrivando a profanare e bruciare chiese per fermare l’organizzazione delle proteste popolari da parte della Chiesa cattolica.

Il 22 febbraio i governi congolese e belga hanno raggiunto un accordo per riaprire la Maison Schengen chiusa dal regime di Kinshasa 13 mesi fa. Ribattezzata Centro Europeo per i Visa CEV, la Maison Shengen, sotto direzione della diplomazia belga, ha ripreso ad emettere visti per l’Europa anche a nome degli altri Stati europei. Seguirà la riapertura del consolato congolese ad Anversa, chiuso per volontà di Kabila durante la guerra fredda con il Belgio. Anche l’Ambasciatore europeo, espulso nel dicembre 2018,  si appresta a riprendere le sue funzioni a Kinshasa. Il Belgio è stato uno tra i più attivi oppositori al regime. Ora, con una figura di comodo alla Presidenza, Bruxelles e l’Unione Europea sotterrano l’ascia di guerra per continuare a mantenere le mani in pasta sulle ricchezze naturali congolesi.

Anche le Nazioni Unite sono state accontentate. La missione di pace MONUSCO, la più importante e finanziata missione dei Caschi Blu al mondo, eviterà di essere chiusa, come aveva preannunciato il regime di Kinshasa, nel novembre 2018. Il mandato scade a fine marzo. Considerato che il nuovo Governo non è ancora insediato, il mandato sarà rinnovato di altri 7 mesi. Il rinnovo definitivo dovrebbe essere garantito dal Presidente Tshisekedi, ma il regime ha posto delle condizioni: tra le quali la riduzione degli effettivi e la chiusura di alcune basi militari all’ovest ma soprattutto all’est del Congo. A medio termine le autorità delle Nazioni Unite apriranno la discussione per la fine della missione, probabilmente tentando di evitarla ancora per qualche anno.

Sulla richiesta del Presidente Tshisekedi di aiuto militare per debellare il gruppo terroristico ruandese FDLR ed evitare una invasione del Rwanda, sembra essere calato il più assoluto silenzio. Le FDLR sono un partner politico economico e militare storico della famiglia Kabila. Oltre a dichiarazioni di rito Félix non potrà andare, in quanto ogni decisione di debellare questi terroristi che controllano gran parte dei territori est, non sarà presa se si configura il rischio che gli interessi del rais sui minerali del Kivu possano correre essere compromessi.

All’orizzonte del disgelo da parte dell’Occidente, oltre ai minerali vi è la possibilità di partecipare alla futura industria petrolifera. Si stima che il Congo possa avere riserve di greggio per 20 miliardi di barili. Con questo potenziale il Congo può diventare il secondo Paese subsahariano produttore di petrolio dopo la Nigeria (37 miliardi di barili), sorpassando di gran misura l’Angola (9 miliardi di barili di riserva).

Nel frattempo che il regime Kabila si rafforza attraverso l’accettazione di comodo del Presidente marionetta da parte della comunità internazionale, l’olocausto Nande continua. La prima settimana di marzo è stata caratterizzata da una serie di violenti attacchi contro la città di Butembo, Nord Kivu da parte di un nuovo gruppo ribelle congolese appartenente al circuito Mai Mai. In realtà, come nel caso dei precedenti attacchi attribuiti al gruppo fantasma ugandese ADF di ispirazione islamica, anche questo nuovo gruppo Mai Mai altro non è che le FDLR, i terroristi ruandesi che Tshisekedi ha promesso di annientare. Questi terroristici proseguono il piano di pulizia etnica contro i Nande con l’obiettivo di instaurare una Hutuland all’est del Congo, da poter controllare assieme al Burundi, dove di fatto le FDLR controllano la vita politica, economica e militare.

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