domenica, Luglio 21

Congo sempre più ai ferri corti con il Belgio Chiuse rappresentanze diplomatiche congolesi in Belgio e belghe in Congo; colpita anche Bruxelles Airlines, costretta a ridurre i voli su Kinshasa

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Il Governo congolese accusa il Belgio di gravi interferenze nella politica interna e di appoggiare elementi eversivi dell’opposizione e della società civile. Il Governo belga accusa il Presidente Joseph Kabila di non rispettare gli accordi di San Silvestro del 2016 e di bloccare il processo elettorale. La crisi diplomatica tra Repubblica Democratica del Congo e il Belgio, iniziata lo scorso gennaio, si aggrava.
In risposta alla sospensione del programma di cooperazione bilaterale decisa dalle autorità belghe il 10 gennaio, il 24 gennaio  Kinshasa ordina la chiusura degli uffici della ENABEL (la nuova agenzia di sviluppo belga) e della Maison Shengen, l’ufficio consolare belga che gestisce le domande di visto anche per  Germania, Francia, Italia e Svezia; è una pesante escalation della crisi diplomatica iniziata nell’aprile 2017 quando il Governo di Kinshasa decise di sospendere la cooperazione militare.

Nonostante la cautela dimostrata dalla diplomazia belga,  Kabila, lo scorso 5 febbraio, ha ufficializzato la rottura dei rapporti diplomatici, ordinando la chiusura del Consolato congolese ad Anversa, invitando le autorità belghe a preparare la chiusura del loro consolato a Lumumbashi, importante città nel parte meridionale del Paese. «Siamo costretti a diminuire il livello di rappresentanza diplomatica con il Belgio. Per questo abbiamo deciso di chiudere il nostro consolato ad Aversa, invitando il Governo belga a chiudere il suo consolato a Lumumbashi», ha spiegato  il Ministro agli Esteri congolese al mensile ‘Jeune Afrique’. A rischio anche il consolato belga a Goma. ‘Jeune Afrique‘ riferisce che le autorità belghe starebbero predisponendo una drastica riduzione del personale diplomatico in Congo.

Anche la compagnia aerea Bruxelles Airlines è stata colpita dal Governo congolese che ha ridotto la frequenza delle autorizzazioni a decollo e atterraggio presso l’aeroporto di Kinshasa da sette settimanali a quattro. Questo attacco è volto a infliggere perdite economiche alla Brussels Airlines. «Il Belgio a continuato le sue azioni diplomatiche contro la Repubblica Democratica del Congo. Durante la recente riunione del comitato dell’Assemblea Parlamentare della Francofonia (APF), a Parigi, il rappresentante belga ha mosso pesanti e infondate accuse contro il nostro Paese davanti a Aubin Minaku, presidente uscente della APF e presidente del Parlamento congolese. Questo deplorevole atto rappresenta un casus belli che il Governo di Kinshasa non pò  ignorare», ha spiegato una fonte diplomatica congolese.

La guerra diplomatica che il Congo ha deciso sarebbe determinata dall’influenza negativa’ esercitata presso l’Unione Europea dal belga Bart Ouvry, l’Ambasciatore della UE a Kinshasa, secondo la versione di Kinshasa. In effetti Ouvry sta pressando affinché la UE decida pesanti sanzioni economiche in funzione del mancato rispetto degli accordi di San Silvestro, il blocco del processo democratico, i continui rinvii del calendario elettorale e le violazioni dei diritti umani compiuti da un Governo che sta progressivamente assumendo i connotati di regime instaurando una dittatura.

Mentre si consuma la rottura diplomatica con il Belgio, l’Ufficio di Controllo degli Stranieri del Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato quattro ufficiali dell’Esercito congolese: il generale Muhindo Akili Mundos, l’ex luogotenente Guidon Shimiray Mwissa, ora divenuto un capo di milizie alleate a Kinshasa, Gedeon Kyungu, ex capo ribelle ora ufficiale dell’Esercito congolese, e Lucien Nzambamwita, vice comandante del settore militare nell’est del Paese. Sono accusati di attività destabilizzatrici, di essere responsabili del conflitti a bassa intensità nell’est del Congo, di contribuire all’aumento della povertà, dell’insicurezza alimentare cronica e di costringere centinaia di migliaia di cittadini congolesi a sfollare. I loro beni negli Stati Uniti (conti bancari e immobili) sono stati bloccati e ogni transazione finanziaria con cittadini americani vietata. La Casa Bianca ha chiesto e ottenuto dal Comitato delle Sanzioni delle Nazioni Unite di aggiungere i nomi dei quattro ufficiali colpiti dal provvedimento sulla lista nera internazionale.

Anche altre potenze occidentali stanno tessendo trame finalizzate a un cambiamento di regime. Durante il Foro Economico Mondiale di Davos e il Summit dell’Unione Africana ad Addis Abeba, l’ex governatore del Katanga e imprenditore congolese, Moïse Katumbi, ha incontrato il Comandante delle missioni di pace ONU, il francese Jean-Pierre Lacroix. Secondo indiscrezioni, Lacroix avrebbe garantito a Katumbi (in esilio dopo essere stato accusato di corruzione dal Governo congolese) la protezione militare dei Caschi Blu della MONUSCO se decidesse di ritornare in patria e partecipare alle elezioni presidenziali.  L’ex Governatore del Katanga è considerato da Bruxelles, Parigi e Washington come il candidato ideale alla Presidenza in Congo, capace di garantire una democrazia accettabile e, soprattutto, un ambiente per gli investitori stranieri più ideale e meno corrotto. Come per l’opposizione democratica attuata dal Vaticano, anche le offensive diplomatiche occidentali sembrano poco efficaci.

 

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