sabato, Dicembre 7

Congo: procede il piano Hutuland contro i Nande I terroristi ruandesi FDLR intendono creare un vasta zona di influenza che dal Nord Kivu che si estenda in Burundi per poi lanciare l’assalto finale al Rwanda, un territorio vasto quanto Francia e Spagna

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Per le popolazioni Yira del Nord Kivu il neoeletto Presidente Félix Tshisekedi non è interessato a invertire la rotta e interrompere il piano, dell’ex Presidente Joseph Kabila, di costringere una intera etnia, i Nande, a ritornare nelle loro terre ancestrali in Uganda. Il loro territorio, ricco in risorse agricole e minerarie, è stato destinato ai terroristi ruandesi, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda – FDLR, per dare vita a una Hutuland ai confini con Uganda e Rwanda.  

Lo scorso 24 febbraio 2019 sono stati attaccati diversi villaggi nella zona di Mamove. Gli aggressori hanno seminato morte e distruzione.
I colpevoli per le autorità e il contingente ONU di pace MONUSCO, sono sempre i soliti: il gruppo fantasmaADF – Alliance of Democratic Forces.  Gruppo ribelle ugandese di ispirazione mussulmana, ADF  combatté il Governo di Museveni verso la fine degli anni Novanta, debellato dall’Uganda nel 2004 i superstiti si sono rifugiati in Congo, lì sono stati definitivamente annientati nel 2014,  durante l’operazione militare congiunta congo-ugandese comandata dal generale Lucien Bauma.

Come per gli altri massacri, che dal 2015 proseguono senza sosta nelle zone di Beni, Bunia, Butembo e Lubero, anche quello recente nella zona di Mamove vede ben altri attori. Si tratta dei miliziani FDLR e soldati del’lEesercito regolare congolese, le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC).
Le testimonianze raccolte dai sopravvissuti non lasciano dubbi. Miliziani hutu ruandesi hanno attaccato i villaggi di Mamove, dopo aver effettuato una pulizia etnica nella zona di Oicha, costringendo l’intera popolazione ad abbandonare le loro case e campi coltivati per rifugiarsi a Butembo e Lubero, città divenute dei campi profughi informali, non riconosciuti e quindi privi di assistenza umanitaria internazionale.

Alcune testimonianze ritenute credibili dalla società civile del Nord Kivu, riferiscono di soldati della FARDC intervenuti dopo la prima ondata di attacchi perpetrati dai terroristi ruandesi.  Affermando di aver respinto le ADF (di fatto le FDLR) i soldati hanno invitato la popolazione a ritornare nei loro villaggi garantendo protezione. Le persone che si sono affidate alla protezione delle truppe governative sono state massacrate dai soldati un volta rientrati nei loro villaggi e la colpa è stata nuovamente addossata alle inesistenti ADF, come da copione ormai consunto e non credibile.

Il piano relativo alla creazione della Hutuland, uno Stato nello Stato, sarebbe il frutto di un accordo stipulato nel 2012 tra i dirigenti delle FDLR, lo Stato Maggiore delle FARDC e il Presidente Kabila. La Hutuland sarebbe il giusto ricompenso offerto alle FDLR per i loro servizi in difesa del regime di Kinshasa, servizi resi durante la seconda guerra panafricana contro le truppe di occupazione ugandesi e ruandesi (1998 – 2004) e durante le due ribellioni Banyarwanda   -quella del Colonnello Laurent Nkunda nel 2009 e quella del Movimento 23 Marzo – M23 nel 2012.

Accordo incrinatosi nel 2017, quando Kabila, per mantenersi al potere e per evitare una invasione militare, siglò un patto con Kampala e Kigali per una diversa gestione del traffico illegale dei minerali a favore dei due bellicosi Paesi vicini, patto che prevedeva l’annientamento del vecchio socio in affari, le FDLR. Dopo alcune operazioni militari compiute dall’Esercito ugandese, tra il dicrembre 2017  e il gennaio 2018, l’accordo con Uganda e Rwanda fu ritenuto superfluo da Kabila e abbandonato. Le FDLR ritornarono ad essere l’affidabile e prezioso alleato economico, politico e militare del regime di Kinshasa.

Per le FDLR la creazione di una Hutuland sotto la loro gestione è di estrema importanza. Il movimento terroristico si basa sull’ideologia genocidaria HutuPower che determinò l’Olocausto in Rwanda, nel 1994, e su di una arcaica gestione del potere assoluto e incontrastato, nel contesto della quale la popolazione sono sudditi. Nel piano di costringere oltre 3 milioni di Nande ad abbandonare le loro terre per essere sostituiti da hutu ruandesi, le FDLR, oltre ad impossessarsi di estese zone ricche in termini di agricoltura e di minerali, intendono creare un vasta zona di influenza che dal Nord Kivu si estende in Burundi.

Consolidata la loro influenza territoriale, le FDLR intendono lanciare l’assalto finale al Rwanda. Secondo il loro piano, le zone Nande del Nord Kivu, il Burundi e il Rwanda devono diventare la patria degli Hutu, patria dalla quale gli Hima (Tutsi) sono stati cacciati o, meglio, sterminati. I Nande, pur non essendo Hima, hanno culture simili e molti di essi hanno sangue Hima. Ma la principale colpa dei Nande non sono le lontane parentele con i tutsi, bensì il fatto che occupano le terre destinate alla HutuLand delle FDLR.

«Il piano di occupazione territoriale sta progredendo velocemente», spiega il giornalista congolese Talangai Katchelewa. «La città di Beni è praticamente assediata e ogni giorno decine di civili Nande vengono uccisi per il semplice fatto che non vogliono abbandonare la loro città natale. L’aeroporto, costruito dai commercianti Nande, a Mavivi (7 kn da Beni) è praticamente irraggiungibile, in quanto la strada è controllata dai miliziani. La maggior parte delle zone di Oicha sono sotto il controllo delle presunte ADF. Le zone di Manzanzaba, Ahili, Kengele e Pongopongo a nord est di Oicha e i villaggi di Kasono, Boikene, Kipriani, Ngadi, Matembo,  sono state completamente ripulite e i Nande sostituiti con civili hutu ruandesi ex profughi del 1994 sotto influenza e controllo delle FDLR. Ora è in atto la pulizia etnica nelle zone di Masiani, Bel-air, Ggwado, Kasabi, Paida, Kasanga, Rwangoma, Kalongo, Manziko e Buleyi. In tutto il Nord Kivu regna un clima di terrore e massacri impuniti che hanno l’obiettivo di indurre la popolazione Nande all’esilio per non essere sterminata. Tutti quelli che resistono rischiano quotidianamente la loro vita», prosegue Katchelewa.

«Secondo informazioni ricevuti e verificate, l’intenzione dei presunti miliziani ADF è di controllare il più presto possibile l’intera zona Beni – Eringeti. Il Governo di Kinshasa favorisce questo piano e i soldati della FARDC partecipano attivamente ai massacri di civili. Quello che è più allarmante è la reazione del nuovo Presidente Félix Tshisekedi. Una reazione basata sulla totale indifferenza ai crimini contro l’umanità commessi e alle minacce di integrità territoriale nel Nord Kivu. Un atteggiamento che fa comprendere che la politica di Tshisekedi nei confronti dei Nande non sarà differente da quella di Kabila. Interrompere violenze e massacri e ristabilire pace e ordine nel Nord Kivu sono obiettivi che non rientrano nel programma politico di urgenza ideato da Tshisekedi per i primi 100 giorni del suo mandato».

Non solo le popolazioni Nande sono costrette ad abbandonare le loro terre con la violenza, e sostituite da hutu ruandesi, ma viene smantellata la struttura amministrativa statale per sostituirla con una amministrazione diretta e informale gestita dai terroristi ruandesi che controllano il lucroso traffico di minerali, in stretta collaborazione con la famiglia Kabila, che  controlla ancora le sorti del Congo grazie al burattino Félix.

«La storia della ADF non regge. Nessuno riesce a spiegare come un insignificante gruppo poco numeroso e male armato riesca a tenere in scacco 16.000 soldati congolesi e 3.000 cachi blu presente nella zona. È ormai chiaro che le ADF non sono i responsabili di questi crimini», afferma Katchelewa.

Dal 2018 la comunità Nande e la società civile del Nord Kivu chiedono alla comunità internazionale di avviare una inchiesta indipendente e la protezione dei caschi blu della MONUSCO. Richieste inascoltate perfino dalle Nazioni Unite.

Tutti si comportano come se il genocidio in atto contro i Nande non esistesse, nonostante le drammatiche prove video, fotografiche e le migliaia di testimonianze dei sopravvissuti agli orrori. I tentativi di creare dei gruppi di autodifesa Nande non stanno andando in porto in quanto non ricevono il sostegno dell’Uganda. Per il Presidente Museveni è più conveniente accogliere i Nande naturalizzandoli ugandesi che aiutarli a mantenere il controllo delle loro terre nel Nord Kivu. In Uganda vivono già oltre 600.000 Nande, politicamente fedeli a Museveni. Un bacino di volti non indifferente. Questa è la spiegazione fornitaci dalla giornalista Jasmine Kahambu.

La comunità Nande – Yira è sempre stata considerata da Kinshasa come una comunità ostile da reprimere. Tra l’Esercito vi è la convinzione che i Nande siano stranieri (ugandesi) da non tollerare in Congo. Alla prima occasione devono essere sterminati. Queste convinzioni razziali spingono ufficiali e soldati della FARDC a partecipare ai massacri perpetuati dai ruandesi FDLR, forti della immunità garantita da Kinshasa. Le FDLR in realtà stanno ottenendo la pulizia etnica con sforzi minimi di uomini e risorse finanziarie. Per la maggior parte dei massacri si affidano a milizie locali male armate utilizzate per decimare i Nande sotto gli ordini dei Leader FDLR e di Kabila. Esiste un preciso piano volto a indurre i Nande a emigrare in Uganda attraverso violenze quotidiane, una costante guerra psicologica, l’asfissia economica, e la negazione dei diritti civili, non ultima l’esclusione dei Nande dalle elezioni in quanto avrebbero votato compatti Martin Fayulu.” Spiega Jasmine.

Anche la confinante regione del Ituri è rientrata nel mirino delle FDLR con l’obiettivo di attuare pulizie etniche contro l’etnia Hema. Le violenze estese nel Ituri vedono, come nel Nord Kivu, la partecipazione attiva dell’Esercito congolese al fianco dei genocidari FDLR e milizie locali.
Se il piano della Hutuland si realizzasse i terroristi ruandesi FDLR gestirebbero un immenso territorio dall’Ituri al Burundi, con una estensione territoriale uguale a quella della Francia e Spagna. Un piano promosso da Kinshsasa che potrebbe portare ulteriore instabilità in Congo.

La scorsa settimana il Presidente Tshisekedi ha ammesso le responsabilità del Governo nel massacro di Yumbi, avvenuto nel dicembre 2018. È la prima ammissione di responsabilità governative nella escalation di conflitti etnici in Congo, che dura dal 1996. Questo coraggioso e importante gesto politico è però confinato al solo massacro di Yumbi. Le pulizie etniche nel Nord Kivu contro i Nande che durano dal 2012 non sono nemmeno prese in considerazione dal nuovo Presidente congolese, evidentemente fedele alla politica eversiva di Joseph Kabila per l’est del Paese.

Grazie a questo sostegno politico e militare, alquanto irrazionale e miope, il regime di Kabila e il burattino Félix stanno offrendo la possibilità alle FDLR di ottenere un regno e diventare finanziariamente autonomi grazie al potenziale agricolo e minerario delle zone che dovrebbero formare la Hutuland. Come molti esperti regionali fanno osservare, le FDLR sono spinte da politiche di morte e interessi finanziari ormai estesi a livello internazionale. Sono incontrollabili. Una futura Hutuland potrebbe trasformarsi in un serio problema di sicurezza nazionale per il Congo. Questi pericoli non vengono però presi in considerazione da Kabila e Tshisekedi. L’importante è cacciare via dal Congo i Nande.

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