sabato, Agosto 15

Congo: polemiche sulla gestione della pandemia Covid-19 Il famoso dottore congolese, Denis Mukwege, avrebbe gettato la spugna nella lotta contro la pandemia da Covid-19 informando l’opinione pubblica

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«Ho deciso di dimettermi dalla Presidenza della Commissione Sanitaria Nazionale e Vicepresidenza della Commissione Multisettoriale della Provincia del Sud Kivu in quanto vi sono fin troppe disfunzioni che mi impedivano di controllare l’avanzamento della pandemia nel Paese. Tra esse l’impossibilità di effettuare i test RT-PCR nella nostra provincia che consentono di confermare rapidamente la diagnosi di Covid-19». Questo sarebbe il comunicato stampa del Professore Denis Mukwege, vincitore del premio Nobel per la pace 2018 e Direttore dell’Ospedale protestante di Panziubicato nel quartiere Kadutu a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, est della Repubblica Democratica del Congo.

Il famoso dottore congolese avrebbe gettato la spugna nella lotta contro la pandemia da Covid-19 informando l’opinione pubblica attraverso un comunicato stampa pubblicato sul sito dell’Ospedale di Panzi, come riferisce, tra gli innumerevoli quotidiani internazionali, anche quello francese di orientamento cattolico, ‘La Croix’.

Secondo il Dr. Mukwege, i medici sul campo convivierebbero i loro risultati sulla pandemia ma si registrerebbero forti ritardi nel supporto da parte del Ministero della Sanità a Kinshasa. Fino all’inizio di giugno, i risultati dei test inviati presso il laboratorio specializzato presso la capitale del Congo venivano comunicati con tre settimane di ritardo. Informazione confermata anche dal dottor Innocent Kunywana, coordinatore di Médecin Sans frontières (MSF) in Spagna. La tempistica diagnostica è ora migliorata con l’apertura di un laboratorio a Goma capoluogo della provincia del Nord Kivu e del centro analisi a Bukavu.

Si lamenta anche della scarsità dei test diagnostici. Nelle 26 province della RDC sono distribuiti 600 test Covid-19 al giorno. Una quantità insufficiente che costringe il personale medico a fare delle scelte sulle persone da sottoporre a screening. Secondo il Dr. Mukwege gli attuali casi registrati sarebbero solo “l’inizio di una curva epidemiologica esponenziale”. Secondo il rapporto OMS del 30 giugno in Congo si registrerebbero 6.938 casi e 166 decessi.

Finora, il 90% dei casi positivi rilevati si trova a Kinshasa, la capitale del Paese. Ma i dottori Mukwege e Innocent Kunywana, avvertono che “il numero di pazienti aumenterà, come sappiamo, stiamo iniziando a vederli in campagna. C’è un certo rilassamento nella popolazione. Dobbiamo svolgere attività di prevenzione e sensibilizzazione per contrastare le voci e la disinformazione. Molti congolesi non credono nell’esistenza della malattia.

Le osservazioni di Mukwege sono giuste e condivisibili ma hanno fatto sorgere forti perplessità e dubbi di strumentalizzazione politica tra la comunità scientifica continentale e i donors occidentali. Le sue dimissioni e forti critiche sembrano rivolte al governo di Felix Tshisekedi e non terrebbero conto della difficile situazione che il Ministero della Sanità sta affrontando. Oltre alla pandemia di Coronavirus in Congo sono in atto altre due epidemie,  di Ebola e di Morbillo.

Lo scorso 18 luglio sulla sua pagina twitter ufficiale Mukwegeha ritrattato ogni accusa rivolta al governo affermando di non aver fatto alcuna dichiarazione sul tema. Ora, sul sito dell’ospedale di Panzi non si trova più il comunicato stampa di cui anche il quotidiano cattolico francese La Croix citava…

Denis Mukwege oltre che medico è anche un  Pastore Pentecostale e direttore sanitario dell’ospedale di Panzi dal 1999. Nell’ottobre 2012 scampò per miracolo ad un tentativo di esecuzione presso la sua residenza a Bukavu. Forti sospetti cadettero sull’ex Presidente Joseph Kabila anche se non furono mai provati. Dopo l’incidente Mukwege e la sua famiglia trascorse vari mesi in esilio in Europa per ritornare a Bukavunel gennaio 2013.

È diventato famoso a livello internazionale per le sue cure gratuite alle donne stuprate dalle varie bande armate che infestano l’est del Congo. Un impegno che gli ha valso il Premio Nobel della Pace e ingenti finanziamenti al suo ospedali di Panzi.  Per gestire tutti questi finanziamenti (soprattutto provenienti dai Paesi scandinavi e Stati Uniti) Mukwege ha creato la Fondazione Panzi specializzata nell’assistenza legale, supporto psicosociale e reinserimento socio-economico delle vittime di stupri per guerra. Dal 2016 la fondazione promuove a livello internazionale la lotta contro le violenze sessuali durante i vari conflitti sparsi nel mondo.

Nonostante la sua fama il Dr. Mukwege nasconderebbe un dark side: un odio viscerale verso le etnie tutsi congolesi, il Ruanda e l’Uganda da lui accusati di tutti i mali e gli orrori avvenuti nel Sud e Nord Kivu dalla Prima Guerra Pan Africana (1996) in poi. La sua denuncia politica si fonda sui crimini di guerra commessi dalle truppe di occupazione ugandese e ruandese durante la seconda guerra panafricana (1998 -2004) a cui era associata l’etnia tutsi congolese Banyamulenge.

La giusta denuncia di questi crimini però lo porta ad assumere atteggiamenti unilaterali che sembrano minimizzare i crimini e le sofferenze inflitte alla popolazione congolese dell’est dalla Famiglia Kabila e dai vari gruppi armati, in primis il gruppo terroristico ruandese FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) responsabili del genocidio avvenuto nel 1994. Una unilateralità che spinse l’Amministrazione Obama a ritirare il supporto politico e sostegno finanziario alla candidatura alle presidenziali del 2015, successivamente rinviate al 2018.

Gli attacchi (successivamente negati) al governo di Felix Tshisekedi sopraggiungono in un difficile momento in cui vari intrighi di palazzo orchestrati dalla Famiglia Kabila tentano di creare le condizioni idonee per un colpo di Stato contro il Presidente congolese e un suo impeachment. Dallo scorso aprile Mukwege partecipa ad una campagna internazionale di denuncia dei crimini perpetuati nell’est del Congo da Ruanda e Uganda cercando di portare i due Paesi davanti alla giustizia internazionale. Un nobile intento ma purtroppo offuscato dalla presenza nel comitato promotore della campagna di ex membri del governo genocidario ruandese, negazionisti del genocidio 1994 e politici congolesi e ruandesi in esilio in Europa sospettati di avere stretti legami con il gruppo terroristico FDLR.

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