lunedì, Settembre 21

Congo: passaporti biometrici, uno scandaloso business della famiglia Kabila

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La Repubblica Democratica del Congo è stata costretta dalla comunità internazionale a standardizzare i suoi passaporti sul sistema biometrico a causa delle numerosi frodi legate a questo fondamentale documento di viaggio. Fin dai tempi del dittatore Mobutu Sese Seko, il passaporto congolese (all’epoca zairese) era strettamente legato ad un commercio gestito dalla stessa amministrazione pubblica del Paese. I proventi di questo traffico illegale avevano varie fonti: corruzione per accelerare le lunghe pratiche burocratiche per ottenere il documento di identità, rilascio del passaporto (quindi della cittadinanza) a non aventi diritto, rilascio di passaporti falsi difficili da distinguerli da quelli veri in quanto passaporti vergini sottratti dalla pubblica amministrazione e venduti al mercato nero con tanto di timbri e firme ufficiali necessarie per la loro convalida. Il mercato dei Fake Passport congolesi divenne un fenomeno così ampio che qualsiasi persona indipendentemente dalla nazionalità poteva ottenere per la modica somma di 3.000 dollari addirittura un passaporto diplomatico del tutto valido.

Il passaporto biometrico «rappresenta l’evoluzione del tradizionale documento di viaggio. Una nuova versione elettronica che prevede un chip collocato sul retro della copertina del passaporto e finalizzato ad immagazzinare una serie di dati relativi alla persona. Questi dati sono strettamente personali, quali per esempio l’impronta digitale e la forma della mano, difficilmente alterabili riducendo i margini per scambi di identità e contraffazione», ci spiega Giovanni Lattanzi su GuidaConsumatore. Il passaporto biometrico (denominato anche e-passport) è stato introdotto in Italia nel 2006. A livello mondiale pochi sono ancora i Paesi che non lo hanno introdotto. Si prevede che entro il 2020 tutte le Nazioni del pianeta avranno il passaporto biomedico in quanto è sempre più difficile viaggiare se dotati del passaporto ‘classico’.

La Repubblica Democratica del Congo ha introdotto il e-passport nel 2016. Mentre i nuovi passaporti emessi saranno biometrici, i vecchi verranno sostituiti alla loro scadenza. Vi è la possibilità per un detentore di un vecchio passaporto valido di scambiarlo con uno nuovo prima della scadenza tramite annullamento del documento di viaggio detenuto. Il costo ufficiale per ottenere il passaporto è di 300 dollari. Un costo che posizione il passaporto biometrico congolese il più costoso al mondo che abbondantemente supera gli e-passport più cari nei Paesi occidentali: Gran Bretagna” 92 dollari, Stati Uniti:  110 dollari. In Italia un passaporto biometrico viene a costare al cittadino circa 78 dollari.

Il governo di Kinshasa ha affidato la produzione dei suoi e-passport ad una ditta registrata nella città di Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti, la LRPS, e ad una ditta belga denominata Semlex. Le due ditte hanno ottenuto un lucroso affare di svariati milioni di dollari annui grazie ad una trattativa diretta. Nessuna gara d’appalto internazionale è stata lanciata. Secondo una recente indagine condotta dal un giornalista della Reuters in collaborazione con il settimanale dell’Africa Orientale The East African il costo unitario che il governo congolese si è impegnato a pagare per ogni documento prodotto è di 185 dollari mentre il costo medio per la produzione di un e-passport accettabile a livello internazionale non supera i 30 dollari. L’indagine rivela che tra governo e le due ditte che hanno ricevuto il mercato dei passaporti congolesi si è creato un artificiale meccanismo per creare ulteriori profitti. Il passaporto biometrico è venduto a 300 dollari ma il governo (dopo aver pagato per inter il costo di 185 dollari per singolo documento) si trattiene solo 65 dollari versando il resto ai due fornitori  LRPS 60%, Semlex: 40%, percentuale stabilita nell’accordo di partenariato tra le due ditte.

Su una popolazione totale di 81.33 milioni di persone vi sono 28,52 milioni di congolesi compresi tra i 18 e i 55 anni secondo la statistiche Index Mundi aggiornate al 2016. Questa fascia d’età è normalmente presa in considerazione a livello internazionale per calcolare il bacino d’utenza dei passaporti biometrici in quanto difficilmente una persona oltre i 54 anni non in possesso di un passaporto fa richiesta per ottenerlo. Sui 28.52 milioni di potenziali detentori del e-passport in Congo normalmente il 22% ne va richiesta dovendo curare i propri interessi a livello continentale o internazionale o desiderando stabilirsi per motivi di studio o lavoro in Europa, Stati Uniti, Canada, Cina, India, Russia. Non esistendo una carta d’identità nazionale vera e propria il passaporto in Congo rappresenta anche l’unico documento d’identità valido, anche se per le pratiche correnti viene accettata la ‘carta degli elettori’ criticata a più riprese dal 2006 per essere un documento vago e rilasciato con dubbie procedure.

Il settimanale The East African calcola che il giro d’affari sul e-passport congolese sia tarato su 6,27 milioni di nuovi passaporti che al governo di Kinshasa costeranno 1,16 miliardi di dollari. Dalla vendita al pubblico il governo riuscirà a recuperare solo 407 milioni di dollari (pari al 35,14% della spesa pubblica sostenuta). LRPS incasserà profitti  generati dalla vendita dei passaporti al governo e dalle royalities concesse sul prezzo di vendita al pubblico (dopo aver decurtato i costi di produzione) per 884,07 milioni di dollari, mentre la Semlex 589,38 milioni di dollari.

Questo esercizio di calcolo evidenzia che nell’intera operazione di aggiornamento dei passaporti lo Stato Congolese rischia un perdita secca di 753 milioni di dollari mentre tutti gli altri Paesi a livello mondiale sono capaci di recuperare le spese di produzione e i costi amministrativi legati alla emissione del documento grazie alla vendita ai propri cittadini dei passaporto biometrico. Il Congo è l’unico Paese al mondo dove il passaporto biomedico crea un deficit pubblico.

La spiegazione di questa assurdità ai danni di una popolazione tra le più povere del Continente ci viene data dalla accurata indagine condotta dal settimanale The East African in collaborazione con il giornalista della Reuters: David Lewis. Una indagine che si concentra sui proprietari delle due ditte che sono gli unici beneficiari di questa operazione. La LRPS è di proprietà di una cittadina congolese: Makie Makolo Wangoi. Una cittadina privilegiata essendo una delle tante sorelle del Presidente Joseph Kabila. Madame Wangoi è una vera e propria potenza in Congo proprietaria di varie aziende tra cui la Shaba Impex, ditta di esportazione minerali preziosi.

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