lunedì, Gennaio 27

Congo: Operazione Corridoio Est e Olocausto Banyamulenge La Rinascita della Regione dei Grandi Laghi /5 La liberazione dell’est fa parte del piano di Rinascita del Congo ideato da Tshisekedi

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Due Presidenti associati allo stesso obiettivo strategico: ripulire l’est del Congo dai vari gruppi ribelli che impediscono integrazione e sviluppo regionali e mettono a continuo repentaglio la sicurezza e la pace. L’osso duro: le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) il gruppo terroristico responsabile del genocidio del 1994.

Alla luce di questo comune obiettivo, apparenaturale la recente alleanza tra Felix Tshisekedi e Paul Kagame. Un’alleanza ufficializzata lo scorso maggio tramite accordi di cooperazione militare tra i due Paesi. Accordi che sono serviti per offrire un quadro giuridico a quanto stava avvenendo sul terreno. Gli accordi furono firmati quando l’Operazione Corridoio Est era già iniziata e i due eserciti collaboravano attivamente all’est del Congo.

Agli inizi di maggio reparti di fanteria ruandese e unità delle forze speciali avevano oltrepassato in forze il confine dalle città ruandesi di frontiera di Gyangugu vicino a Bukavu, Sud Kivu e Gisenyi vicino a Goma, Nord Kivu. I reparti ruandesi si erano congiunti con l’Esercito congolese (FARDC) lanciando una offensiva miliare su larga scala nelle province est del Congo con l’obiettivo di sterminare i terroristi delle FDLR.

L’Operazione Corridoio Est non si fermerebbe alla liberazione delle province est del Congo. Il secondo obiettivo sarebbe quello di liberare il Burundi dalla dittatura HutuPower di Pierre Nkurunziza. La presenza di militari ruandesi in Congo non è mai stata ufficializzata. Le truppe straniere si sono fatte più discrete, indossando divise della FARDC. Sono comandante da un veterano delle guerre in Congo, il generale James Kabarebe, ex Ministro della Difesa. Kabarebe fece da giovane una rapida carriera militare grazie alle sue doti di stratega dimostrate durante la prima e seconda guerre panafricane combattute nel Congo 1996 e 1998.

I successi dell’Operazione Corridoio Est sono strabilianti, nonostante il rifiuto del contingente di pace ONU, MONUSCO, di offrire supporto logistico e di intelligence. Nel settembre le forze congiunte congoruandesi uccidono il Comandante Supremo delle FDLR, il generale Sylvestre Mudacumura. Nel novembre viene intercettato e ucciso il generale  Juvenal Musabyimana, alias Jean-Michel Africa, che aveva appena preso il comando delle FDLR, succedendo al Generale Mudacumara. Ora lo Stato Maggiore delle FDLR è nel caos e si è spostato da Goma (dove non si sente più sicuro) a Bujumbura.

Anche molti ufficiali di gruppi minori ribelli ruandesi sono stati uccisi o catturati. Gruppi che si sono uniti ai terroristi FDLR, formando un’opposizione armata ruandese denominata P5con l’obiettivo di spodestare con le armi Paul Kagame dalla Presidenza. La scorsa settimana le autorità di Kinshasa hanno deportato (secondo le fonti ufficiali) in Rwanda quasi 900 ribelli ruandesi. Se la cifra fosse vera e non soggetta a logiche di propaganda, dimostrerebbe l’efficacia militare dell’offensiva congiunta in atto.

Dieci giorni fa una colonna di terroristi ruandesi FDLR, proveniente dal Burundi, è stata intercettaa Fizi, nel Sud Kivu. Dopo un breve ma intenso scontro i miliziani FDLR non sono stati sterminati (come di prassi), ma fatti prigionieri. Dinnanzi alle telecamere installate nel tribunale militare i terroristi hanno spiegato i legami forti tra le FDLR e il regime di Pierre Nkurunziza, affermando di avere delle basi militari in Burundi e di controllare Esercito e Polizia. Queste testimonianze aprono un caso diplomatico internazionale. Il Burundi diventa giuridicamente uno Stato Fuori Legge in quanto ospita e protegge un’organizzazione terroristica. Ottimo pretesto se vi sarà la nessità di risolvere la crisi burundese con l’uso della forza.

L’offensiva militare è rude. Forti i sospetti che i rispettivi eserciti impegnati nella Operazione Corridoio Est non vadino per il sottile nel liberare i territori controllati dalle bande armate, con scarsa attenzione alle vittime civili. Il modus operandi che si delinea nell’offensiva e la tattica ‘senza quartiere’, termine medioevale che impone il divieto di far prigionieri. I miliziani intercettati vengono abbattuti, compresi i feriti. Anche i loro Capi Supremi, generali, comandanti non hanno diritto ad un processo. Sono tutti destinati a subire la morte tramite esecuzioni extra giudiziarie.

Sullo sfondo di questa guerra non dichiarata(oggetto solo di un breve accenno del Presidente Tshisekedi durante gli auguri natalizi alla Nazione) si sta svolgendo il dramma della etnia tutsi Banyamulenge che risiede sull’altopiano Mulenge, Sud Kivu. I Banyamulenge sono tutsi ruandesi immigrati nell’est del Congo nel Diciannovesimo Secolo. Sotto il dominio belga i Banyamulenge furono gli unici a non essere considerati un gruppo etnico. La persecuzione etnica durò anche sotto il dittatore Mobutu Sese Seko.

I Banyamulenge videro nella crisi Zaire – Rwanda del 1995, un’ottima occasione di rivalsa.  Nella prima guerra pan africana del 1996, i Banyamulenge si unirono ai ribelli di Laurent Desire Kabila e al Rwanda. Stesso apporto militare fu dato al Rwanda anche durante la seconda guerra panafricana del 1998. Purtroppo la lealtà dimostrata dai Banyamulenge non impedì a Paul Kagame di utilizzare in modo strumentale l’alleanza per abbandonare i suoi cugini congolesi. Un tradimento che nascondeva le stesse convenienze politiche ed economiche che porteranno il Presidente Kagame a tradire all’ultimo momento le successive ribellioni Banyarwanda di Lauren Nkunda (2009) e del Movimento 23 Marzo – M23 (2012). Dopo la pace che mise fine al secondo conflitto regionale, i Banyamulenge furono perseguitati dal regime di Joseph Kabila, mentre il Rwanda osservava inerme.

Il tradimento subito ha spinto i Banyamulenge a formare gruppi di autodifesa che si sono recentemente alleati alla piattaforma dell’opposizione armata ruandese P5. Dallo scorso giugno le milizie Banyamulenge combattono nel Sud Kivu a fianco delle FDLR, RNC, esercito lealista burundese, Imbonerakure contro i soldati congolesi, ruandesi i ribelli burundesi RED Tabara, FOREBU e milizie locali Mai Mai loro alleati comandate dal Colonnello Njwapa. Queste milizie locali sono formate giovani provenienti dalle etnie del Sud Kivu: Babembe, Bafuliru, e Banyindu.

Il coinvolgimento dei ribelli burundesi è spiegabile se si comprende appieno il secondo obiettivo della Operazione Corridoio Est: Pierre Nkurunziza. Il Rwanda necessita di rendere sicure le zone di frontiera con il Burundi al fine di creare una buffer zone sicura per i ribelli burundesi per lanciare un’offensiva nel loro Paese. A capo delle forze ribelli RED Tabara vi è il politico Alexis Sinduhijie, amico personale di Kagame, Bill Clinton e Barak Obama. 

La società civile del Sud Kivu denuncia vari crimini di guerra perpetuati dalla FARDC, soldati ruandesi e miliziani Mai Mai contro la popolazione inerme Banyamulenge. Massacri di civili sono stati denunciati presso i villaggi di Mibunda, Tulambo e Malunde. Le accuse di violenze sui civili sono state riprese dalla associazione americana in difesa dei diritti umani Human Rights Watch, accusando il Rwanda Patriotic Army (l’esercito ruandese) di effettuare uccisioni di massa di civili Banyamulenge e di altre violazioni dei diritti umani. L’accanimento sui civili farebbe parte di una strategia per piegare la resistenza dell’etnia tutsi congolese in quanto i soldati congolesi e ruandesi riscontrerebbero una forte resistenza.

Lo scorso giugno il Luogotenente Colonnello Pierre Karasira, delle Forze Speciali Ruandesi, è stato catturato dai miliziani Banyamulenge dopo un duro e cruento scontro ai confini con il Burundi, dove sarebbe stato abbattuto anche un elicottero congolese che stava giungendo con i rinforzi. La resistenza dei Banyamulenge ha avuto come risposta un piano di sterminio ideato dall’Esercito congolese e ruandese. Mentre la FARDC e le forze speciali ruandesi incalzano da ovest le milizie Banyamulenge, i Mai Mai e i ribelli burundesi RED Tabara ingaggiano le milizie Banyamulenge lungo il confine con il Burundi. Una letale morsa tesa all’annientamento completo.

Vi è un preciso piano di radicale pulizia etnica rivolto contro i Banyamulenge. Cento villaggi sono stati dati alle fiamme. Si stima che le vittime tra i civili ammontino a circa 3.000, mentre 35.000 Banyamulenge sono stati costretti a fuggire, diventando dei rifugiati. Particolarmente intenso il furto di bestiame teso a distruggere l’economia della tribù, basata sull’allevamento di bovini, e a cancellare l’identità etnica culturale. Vi è in atto una vera e propria campagna etnica. Gli eserciti congolese e ruandese costringono le popolazioni Banyamulenge ad abbandonare i loro villaggi. Il messaggio è drammaticamente chiaro: Tshisekedi e Kagame non vogliono i Banyamulenge nei loro territori.

Dallo scorso settembre i combattimenti si sono concentrati sugli altopiani di Minembwe e Itombwe, dove era sorta anche una base militare del Rwanda National Congress, guidato dal generale tutsi rinnegato Kayumba Nyamwasa. Da quella base il RNC aveva iniziato lo scorso luglio a lanciare una serie di attacchi in territorio ruandese. I combattimenti a Minembwe e Itombwe hanno costretto il RNC a spostare la base militare più all’interno, nella zona Bdondo-Bijabo, Nord Kivu.

Il massacro dei Banyamulenge inizia a turbare anche la società ruandese. Si tratta sempre di fratelli, anche se in torto. L’opinione pubblica interna si interroga sul contrasto tra la reputazione dei reparti ruandesi presso i Caschi Blu ONU nel rispetto dei diritti umani e protezione dei civili, e i massacri generalizzati compiuti sempre da soldati ruandesi ignorando i loro stessi principi. L’Esercito ruandese è per natura violento. Una caratteristica che trae origini storiche dei reami ruandesi precoloniali monoetnici tutsi e in continua guerra tra di loro. Il moderno esercito ruandese è uno tra i meglio addestrati e più disciplinati dell’Africa, ma l’atavica violenza cova sotto le ceneri. Gli ufficiali hanno il compito di aprire o chiudere il rubinetto della violenza primordiale a seconda delle circostanze del momento.

Il dibattito pubblico ha costretto il Presidente Paul Kagame ad intervenire. Un intervento assai discutibile. Condannando gli attacchi contro i civili Banyamulenge ha imputato la colpa all’Esercito congolese, forte del fatto che la presenza di soldati ruandesi in Congo non è mai stata ufficializzata. Nel breve discorso Kagame accenna velatamente all’Operazione Corridio Est. «Il problema di Minembwe implica diversi gruppi da diversi Paesi. Ogni Paese ha il dovere di sentirsi coinvolto e di lavorare in cooperazione su ogni singolo problema. Se continueremo a lavorare da soli sui nostri problemi, non risolveremo mai niente».

L’Operazione Corridoio Est è anche una proxy war tra Uganda e Rwanda. Il Presidente Yoweri Kaguta Museveni sostiene apertamente le FDLR e il RNC in chiave anti ruandese. Sostiene anche il dittatore burundese Pierre Nkurunziza, grazie ad una innaturale alleanza tra forze genocidarie HutuPower e tutsi ugandesi.

La guerra fredda riaperta da Museveni contro il Rwanda non è solo il frutto della storica concorrenza per l’accaparramento delle risorse naturali del est del Congo. Vi sono anche motivi di gelosia personale, nutrita da Museveni nei confronti di Kagame. Sostenendo i ruppi ribelli ruandesi del P5 e il dittatore Nkurunziza, Museveni intende destabilizzare il Rwanda nella speranza che il governo Kagame venga rovesciato e sostituito da un governo controllabile da Kampala.

Con le FDLR e il RNC, Museveni ha stretto anche accordi di affari assai illegali che coinvolgono oro e coltan congolesi. Tribert Rujugiro, amministratore del RNC, è in affari con il generale Salim Saleh, fratello di Museveni, mentre le FDLR forniscono di oro rubato la raffineria ad Entebbe. I successi militari riportati dai soldati congolesi e ruandesi all’est del Congo stanno mettendo Museveni in una difficile posizione, destinata ad aggravarsi in caso che le forze ribelli dell’Esercito Repubblicano del Burundi riescano a deporre il dittatore burundese Nkurunziza. Museveni è soggetto di innumerevoli incontri diplomatici con Congo e Ruanda. L’obiettivo è di convincerlo a interrompere questa illogica politica estera e a raggiungere l’asse CongoAngolaRwanda partecipando al progetto di supremazia regionale.

Gli scontri contro le ‘forze negative’ sono condotti contemporaneamente dagli eserciti congolese e ruandese nel Nord e Sud Kivu. Si sono registrati violente battaglie a Aru, Mahagi, Bunia, Beni, Butembo, Goma, Bukavu, Uvira, Kalemie, Fizi, Binza, Mweso, Rugali, Kibumba e Kamango. Le FDLR e RNC si sono attualmente posizionate sulla difensiva. Impossibilitate a lanciare un’offensiva contro il Rwanda, questi terroristi ruandesi ora stanno combattendo per la propria sopravvivenza. 

Combattimenti contro il fantomatico gruppo islamico ugandese ADF stanno avvenendo nel triangolo della morte formato dalle località di Kadowu, Vemba, Kdidiwe e Malolu presso il Parco Nazionale del Virunga. «È ancora presto di parlare del successo dell’operazione poichè le offensive sono ancora in corso per prestare fede alla promessa fatta dal Presidente Tshisekedi a Beni che questo sarà un tranquillo Natale e Felice Anno Nuovo», ha dichiarato Mark Hazukayi, il portavoce militare dell’Operazione Corridio Est.

Dall’ottobre 2019 i ribelli RED Tabara e FOREBU sono all’interno del Burundi, pronti a lanciare l’offensiva finale. La promessa del Presidente Tshisekedi di liberare le province est sembra sul punto di realizzarsi. Una liberazione a cui la popolazione partecipa passivamente, senza nemmeno aver la misura degli scontri militari in atto a pochi km dalle loro residenze. La liberazione delle province est del Congo è portata avanti nonostante il sottile boicottaggio dei responsabili dell’esercito rimasti fedeli a Jospeh Kabila. Per diminuire il loro nefasto ruolo, il Presidente Tshisekedi è stato costretto ad allontanare molti generali dall’est del Paese, sospettati di essere collusi con le FDLR e altre bande armate, partecipando ai proventi del commercio illecito di minerali. I loro sostituti sono tutti generali fedeli a Tshisekedi.

Dinnanzi al rifiuto della MONUSCO di partecipare all’Operazione Corridoio Est, Tshisekedi sta lavorando assieme al Presidente Donald Trump per smantellare la più importante (ma anche la piú contestata) missione di pace ONU in Africa. Lo scorso 20 dicembre, il Consiglio di Sicurezza ha votato per una estensione di un anno del mandato in Congo della MONUSCO, attuando però una riduzione degli effettivi e avviando una fase di chiusura della missione che dovrebbe durare tre anni. Come primo atto della fase di chiusura, Tshisekedi intende sostituire le forze tanzaniane e sudafricane della FIB Force Intevention Brigade che opera all’interno della MONUSCO. Al suo posto vuole istituire una brigata regionale, che di fatto già opera in modo autonomo nelle province est del Paese.

Per rafforzare l’integrazione regionale il Presidente Tshisekedi intende inoltrare domanda alla East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale) di adesione, sperando di diventare il settimo membro della EAC. Tutte queste manovre sono tese a rafforzarsi e riequilibrare i rapporti nella costretta alleanza di comodo con Joseph Kabila e la sua piattaforma politica, il FCC (Fronte Comune per il Congo), controllata dal Clan dei Mobutisti. Il FCC controlla la maggioranza della Assemblea Nazionale e delle istituzioni divenendo una spina al fianco di Tshisekedi.

La nuova politica di cooperazione voluta dal Presidente congolese sembra vincente. «Felix Tshisekedi è riuscito a portare i suoi omologhi regionali a giocare un ruolo costruttivo facilitato dalla congiuntura di interessi economici, antitetici a conflitti e politiche predatorie, tentando di superare i rancori e i ricordi del passato», afferma un diplomatico congolese al Washington Post. La liberazione dell’est fa parte del piano di Rinascita del Congo ideato da Tshisekedi. Una liberazione, però, condotta con furia devastatrice in grado di ottenere vittorie militari al prezzo di un numero di vittime civili che nessuno intende al momento calcolare. E che dire delle pulizie etniche contro i Banyamulenge? Crimini di guerra considerati ‘effetti collaterali’, quindi al riparo della giustizia.

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