sabato, Luglio 4

Congo: oltre al Covid-19, ricompare l’Ebola La ricomparsa dell’Ebola è fonte di forti preoccupazioni per l’OMS e per le autorità sanitarie congolesi e regionali in quanto si inserisce nel difficile contesto del contenimento della pandemia da coronavirus

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma l’allarme lanciato due giorni fa dal Ministero della Sanità congolese: nella Repubblica Democratica del Congo è ritornato il rischio di epidemia da Ebola, dopo l’annuncio della fine dell’epidemia scoppiata nell’agosto 2018 fatto agli inizi di marzo.

Tedros Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS di origine etiope, in un comunicato ufficiale informa che nella provincia est del Nord Kivu sono stati registrati 3 nuovi casi di contagio da Ebola. Due di essi hanno avuto esito mortale. «Le origini del contagio non sono ancora chiare e sono soggetto di accurate indagini. Non si esclude che vi possano essere altri casi di infezione non ancora identificati» afferma il Dr. Tedros.

I nuovi casi sono stati identificati presso la città di Beni (Nord Kivu), prossima alla frontiera con l’Uganda. Il periodo di incubazione del virus è di 21 giorni. Beni è stata l’epicentro dell’epidemia di Ebola dal dicembre 2018. Una epidemia bloccata con fatica che ha contaminato decine di migliaia di persone, uccidendone 2.274. La più grave epidemia registratasi nel paese dal 1976 che, grazie agli sforzi congiunti del Ministero Sanità congolese e OMS, non è riuscita a propagarsi a livello regionale. Circa 320.000 persone hanno ricevuto dosi di due vaccini anti Ebola utilizzati a titolo sperimentale con risultati positivi.

Beni, dal 2016 è anche l’epicentro di violenze inaudite attuate dal gruppo terroristico ruandese FDLR contro la popolazione civile rientranti in un progetto di sterminio della etnia Nande ideato dal ex Presidente Joseph Kabila. Il tentato genocidio è ora stato fermato dal nuovo Presidente Felix Tshisekedi grazie alla cooperazione militare dell’esercito ruandese e da offensive congiunte rientranti nella Operazione Corridoio Est.

La ricomparsa dell’Ebola è fonte di forti preoccupazioni all’OMS e delle autorità sanitarie congolesi e regionali in quanto si inserisce nel difficile contesto del contenimento della pandemia da Covid-19. Il Congo. Dal 10 marzo sono stati confermati 241 casi di contagio con un totale di 20 decessi e 20 persone guarite. Seppur l’epicentro rimanga la capitale: Kinshasa, il contagio sta apparendo anche in altre province. All’est si contano 4 casi nel Sud Kivu, 5 nel Nord Kivu e 2 casi nel Ituri. Come per altri Paesi africani le misure di confinamento adottate in Italia, Cina e in altri Stati occidentali non sono possibili per l’estrema povertà e precarietà lavorativa che porterebbero all’insorgere di rivolte di massa, come l’esperienza di Kinshasa insegna. Durante le prime settimane di contagio si è constatato che i casi ‘zero’ provenivano dall’Europa. Questo ha portato da gravi violenze xenofobe contro i bianchi tra esse quella avvenuta presso la capitale lo scorso 3 aprile.

In questa difficile fase, dove OMS e Ministero della Sanità, si trovano a dover contenere due epidemia in contemporanea, il ruolo della società civile all’est del Paese ritorna ad assumere connotati nefasti e dannosi alla salute pubblica. Kizito Bin Hangi, Presidente della società civile di Beni ha messo in discussione la notizia dei 3 nuovi casi di Ebola data dal OMS. «La popolazione non comprende come dopo 50 giorni il contagio è riapparso. Esigiamo una nuova autopsia riesumando il cadavere del defunto sospetto di essere morto da Ebola per ulteriore conferma».

La richiesta della società civile di Beni è in primo luogo del tutto inaccettabile in quanto non si può correre il rischio di espandere il contagio riesumando la salma della vittima. Come il Coronavirus anche l’Ebola ha una velocità di contagio impressionante.

La richiesta denota una totale sfiducia verso le autorità sanitarie congolesi e gli esperti del OMS. Una sfiducia che ha origine in assurde teorie del complotto dove si accusa il governo di Kinshasa e il OMS di essere complici di un complotto orchestrato dal Rwanda per sterminare la popolazione congolese all’est del paese attraverso armi biochimiche. Senza alcuna prova in merito la società civile e l’ex candidato alla Presidenza Martin Fauylu accusano il Rwanda di aver introdotto l’Ebola nel Nord Kivu per provocare un genocidio sanitario. Hanno inoltre accusato il OMS di sostenere questo diabolico piano ruandese, affermando che anche i vaccini sperimentali e i centri di cura erano in realtà strumenti pensati per uccidere gli abitanti delle province est del paese.

Queste accuse prive di prove e completamente fuori dalla realtà, sono diffuse tramite i social media, ricevendo l’appoggio di pastori di sette protestanti, veri e propri fanatici religiosi in crociata contro il Grande Satana, Paul Kagame, il presidente del Rwanda. Queste fakenews hanno impedito alle autorità sanitarie congolese e al OMS di vincere l’epidemia Ebola in tempo. Dai primi casi del 2018 si è dovuto combattere contro queste teorie del complotto che convincevano la popolazione a non collaborare con le autorità sanitarie. La pericolosità di queste campagne di disinformazione è giunta a far compiere atti di violenza cieca, tra essi l’incendio di numerosi centri di cure Ebola nel Nord Kivu. Gli esperti affermano che chi ha diffuso queste fakenews durante l’epidemia è responsabile dei tempi dilazionati del contenimento e di varie vite umane perdute in quanto convinte che le cure a loro riservate fossero in realtà delle politiche di eutanasia promosse dal Ruanda.

Ora le stesse accuse sono mosse contro il Ruanda anche per il Coronavirus. Secondo vari esponenti della società civile e fanatici religiosi anche il Covid-19 sarebbe stato introdotto per volontà del Presidente Kagame per sterminare il popolo congolese.

Queste teorie del complotto sanitario sono affiancate ad una intensa propaganda di fake news e odio razziale sempre rivolta al Rwanda. Sui social media circolano voci di una invasione del Congo da parte dei soldati ruandesi che avrebbero delle basi operative vicino a Goma (capoluogo della provincia del Nord Kivu). La teoria dell’invasione è supportata dal GEC (Gruppo di Studi sul Congo) e da Human Rights Watch. Due associazioni internazionali note per la loro ruandofobia.

La presenza di truppe ruandesi all’est del Congo è una notizia vera ma non rientra in nessun piano di invasione. Le RDF (Rwanda Defence Forces) sono presenti in virtù di accordi bilaterali di cooperazione militare firmati tra i governi di Kinshasa e Kigali per liberare l’est del Congo dai 140 gruppi armati che da oltre 20 anni sono responsabili del sottosviluppo delle province e di oltre 2 milioni di morte tra i civili. Tra esse il gruppo terroristico ruandese FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda) responsabile del genocidio del 1994.

Grazie alla Operazione Corridoio Est, la FARDC (esercito congolese) e le RDF stanno debellando questi gruppi armati. Operazioni monitorate dai caschi blu della MONUSCO. Le FDLR hanno subito una serie di importanti sconfitte e due Capi Supremi uccisi, provocando lo sbando dello Stato Maggiore. Ora la maggioranza dei miliziani FDLR sono in Burundi protetti dal dittatore Pierre Nkurunziza.

La società civile dell’est del Congo stranamente tace sui movimenti di truppe iniziati lunedì scorso nel Sud Kivu. Colonne di terroristi FDLR, miliziani del FDR e CNRD (due gruppi armati ruandesi minori) miliziani burundesi Imbonerakure e reparti lealisti al regime dell’esercito burundese hanno attraversato la frontiera congolese. L’obiettivo secondo fonti ben informati è quello di preparare una invasione del Rwanda.

La situazione sanitaria del Congo, (uno tra i più poveri e disastrati paesi africani) sta diventando allarmante. Si sta affiorando lo scenario di dover contenere contemporaneamente due pericolose e mortali epidemie: Coronavirus ed Ebola. Il tutto aggravato da manovre militari portate avanti dalle forze genocidarie HutuPower con l’obiettivo di far scatenare una guerra regionale. Le fake news e la propaganda di odio razziale promesse da certi settori della società civile congolese e da fanatici religiosi stanno assumendo la connotazione di un grave attentato alla sanità pubblica nazionale e alla pace della regione dei Grandi Laghi.

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