venerdì, Aprile 10

Congo: odio etnico e fake news contro Tishekedi e Rwanda Attacchi via WhatsApp per fermare l’inaspettato e imprevedibile nuovo corso del Presidente Felix Tishekedi; dietro ci sarebbe Joseph Kabila e il Clan dei Mobutisti

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Dal luglio 2019 in Congo si sta assistendo a unproliferare di fake news e odio etnico rivolto contro il Presidente Felix Tishekedi la sua etnia di appartenenza, i Baluba, e i tutsi ruandesi, utilizzando come mezzo di veicolazione WhatsApp. Questo fenomeno, avviato da un pugno di attivisti anonimi, che probabilmente usano numeri di telefono di carte sim non registrate a cui abbinare falsi profili di WhatsApp, ha raggiunto dimensioni tali che fanno ritenere che vi sia in atto una programmata e ben organizzata campagna contro il Presidente Tishekedi. Anche se non vi sono al momento prove, la campagna potrebbe essere orchestrata dal suo predecessore Joseph Kabila e dal Clan dei Mobutisti, una lobby politica ed economica di ‘dinosauri’ dell’epoca mobututista, sopravvissuti alla caduta del dittatore, Mobutu Sese Seko, avvenuta nel 1996, che progressivamente hanno preso il controllo del Paese, assassinando Laurent Desire Kabila e ponendo al potere il figlio, Joseph.

Questa campagna si basa sulla disinformazione, fake news e promozione dell’odio etnico. Anche l’utilizzo della applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp, che permette ai suoi utenti di scambiare messaggi sia di testo che multimediali (come foto, video, note audio e documenti), sembra essere stata studiata nei minimi particolari per evitare censure e chiusure degli account. La messaggeria istantanea, utilizzata anche per telefonate intercontinentali gratuite, in molti Paesi (anche europei) si sta trasformando in una specie di social media che sfugge dai rigorosi controlli applicati da Twitter, da YouTube, e recentemente anche da Facebook. Su WhatsApp si può trasmettere qualsiasi messaggio, anche di odio etnico e incitamento alla violenza, in quanto l’applicazione è priva di filtri. Il numero elevato di utenti di WhatsApp (si contano a milioni), rende difficile anche il monitoraggio da parte dei reparti di Polizia addetti.

Abilmente, sfruttando il fenomeno di messagimania che questa applicazione ha creato in tutto il mondo, gli autori di questa campagna utilizzano utenti congolesi della diaspora in Europa, o residenti all’interno del Paese, per diffondere video e notizie allarmanti, ma completamente false. Il numero dei diffusori di fake news è modesto, per impedire che il piano di destabilizzazione sociale venga scoperto. Pochi e coscienti individui formati in rudimentali tecniche di disinformazione bastano per propagare una montagna di notizie false, con l’obiettivo di raggiungere la popolazione congolese che conta 99,3 milioni di persone.
I promotori della campagna si basano sul
principio di replicazione delle notizie e sullincapacità della maggioranza degli utenti congolesi di WhatsApp di riconoscere una notizia falsa, causa il basso livello culturale. Il sistemo educativo in Congo (una volta tra i migliori nella regione) è da ormai un decennio allo sbando.

Il secondo principio applicato è quello della informazione dal basso, un fenomeno mondiale nato con il diffondersi dei social network. Partendo dal presupposto che i media ufficiali siano controllati da governi, gruppi di potere economico e politico, l’informazione popolare ha come obiettivo diffondere notizie non censurate permettendo una democratizzazione dell’informazione. Di fatto,l’informazione popolare si è trasformata in disinformazione, in quanto le notizie non vengono controllate e verificate, permettendo ai gruppi economici e di potere di diffonderle a loro piacimento per influenzare l’opinione pubblica.

Riprendendo la vecchia teoria che il Presidente ruandese Paul Kagame sarebbe in grado di influenzare e controllare i massimi vertici dello Stato congolese (teoria nata nel 2006, quando si iniziò ad accusare senza prove il Presidente Kabila di essere un burattino in mano a Kigali), la campagna di disinformazione tende a diffondere una rudimentale teoria del complotto: Tishekedi sarebbe sotto il controllo del governo ruandese e verrebbe utilizzato dal Presidente Paul Kagame per distruggere la sovranità politica, economica e territoriale del Congo, attraverso un processo di balcanizzazione, con l’obiettivo di annettere al Rwanda le province del Sud e Nord Kivu.
Inizialmente la campagna di fake news si concentrava sui tutsi e Tishekedi. Ora ha coinvolto l’intera etnia dei Baluba, considerata complice del Presidente, e asservita a Kigali.
Vi è da notare che i Baluba sono una tra le etnie più colte del Paese.

I Baluba sono un popolo di etnia Bantu, stanziato nelle province del Kasai-Occidental, Kasai-Oriental e del Katanga, in un’area compresa fra il corso del fiume Kasai e il lago Tanganica. La popolazione, di10 milioni e mezzo di individui, rappresenta il maggior gruppo etnico del Congo, con il 18% della popolazione complessiva. Parlano le lingue luba, la lingua tshiluba e la lingua kiluba.

In questi giorni si sta diffondendo la falsa notizia che anche Papa Francesco sia coinvolto nel progetto di distruzione del Congo, appoggiando il Presidente Tishekedi e nominandolo profeta sorretto da Dio. Su WhatsApp si stanno diffondendo false lettere attribuite al Pontefice, che darebbero consigli a Tishekedi su come distruggere il suo proprio Paese a vantaggio del Rwanda che, secondo i delatori, sarebbe stato eretto da Papa Francesco come popolo eletto da Dio nella Regione dei Grandi Laghi.

Per sostenere questa assurda e completamente falsa notizia i detrattori si rifanno all’incontro tra Papa Francesco e il Presidente Paul Kagame, avvenuto a Roma nel marzo 2017. Un incontro storico, nel corso del quale la Chiesa Cattolica ha riconosciuto le sue pesanti responsabilità durante il genocidio del 1994, inaugurando una nuova politica di riconciliazione e di integrazione etnica, sociale, politica ed economica nei Grandi Laghi, tesa a rafforzare la pace e la sicurezza regionali non senza pagarne il prezzo.
Il nuovo corso della politica estera del Vaticano ha dato il via all’opposizione della Chiesa Cattolica ai regimi dei dittatori Joseph Kabila e Pierre Nkurunziza in Burundi. Ha inoltre sensibilmente indebolito il clero locale e i missionari italiani e belgi che vivono nella regione sposando senza riserve l’ideologia di sterminio razziale HutuPower.

Dopo mesi di intensa disinformazione, ora la campagna è passata al suo stadio più pericoloso. Centinaia di messaggi WhatsApp incitano da uccidere il Presidente Felix Tishekedi,sterminare i Baluba e a massacrare tutti i tutsi presenti in Congo.
Questa nuova fase è considerata estremamente pericolosa, in quanto ha come
obiettivo creare le condizioni per una terribile pulizia etnica che coinvolgerebbe circa 12 milioni di personecreando i presupposti per violenze generalizzate e caos nazionale.

Le migliaia di congolesi che negli anni del terrore di Joseph Kabila hanno subito un grave processo di distruzione mentale, morale, economica e fisica, vengono abilmente strumentalizzati per diffondere una irreale conquista del Congo, ideata da Paul Kagame, e subita passivamente da Tishekedi.Secondo i fautori di questa teoria del complotto, il Rwanda controllerebbe già vaste zone all’est del Congo: Kalemie, Uvira, Minembwe, Goma, Rutshuru, Masisi, Bukavu, Lubero, Beni, Ituri, Isiro, Dungu.

La campagna di fake news è riuscita anche a conquistare la maggioranza dei Banande, vittime di un premeditato piano di sterminio, ideato da Kabila utilizzando il gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR). Il Presidente Tishekedi, dal maggio 2019, ha lanciato una offensiva militare su tutte le province del est per liberarle dalle FDLR e altri 139 gruppi armati. Sta inoltre canalizzando ingenti risorse finanziarie e militari per la protezione dei Banande nel Nord Kivu.

La campagna di fake news è riuscita a far credere alla maggioranza dei Banande che la liberazione del Nord Kivu, voluta da Tishekedi, sia in realtà un complesso piano ideato da Paul Kagame per la conquista dei territori. Tishekedi starebbe distruggendo le uniche forze in grado di opporsi alla minaccia militare tutsi, per permettere all’Esercito ruandese una facile conquista del Sud e Nord Kivu, già regalate al Rwanda dal Capo di Stato congolese. Quali sono queste forze in grado di opporsi alle orde genocidarie di Kigali? Le FDLR, cioè gli esecutori materiali del tentato sterminio dei Banande.
V
ari osservatori regionali sono giunti alla conclusione che le disperate condizioni dei congolesi hanno creato una follia collettiva,rafforzata da rabbia e frustrazione, che li rende incapaci di senso critico e di riconoscimento della realtà. Un pericoloso stato psichico, aggravato da un incomprensibile senso di inferiorità che i congolesi nutrono da decenni verso il Rwanda.

La campagna di fake news e odio etnico ha come obiettivo principale quello di fermare l’inaspettato e imprevedibile nuovo corso del Presidente Felix Tishekedi, che ha come obiettivo di rafforzare la sovranità nazionale, liberando il Paese da ben 140 gruppi armati, lottando contro la corruzione endemica e rafforzando le istituzioni. Il nuovo corso non rientra nei patti segreti tra Kabila e Tishekedi, siglati durante le elezioni presidenziali del dicembre 2018. Tishekedi, per portare avanti la politica di normalizzazione del Congo, sta lottando contro il suo predecessore,che ancora controlla la maggioranza dell’Assemblea Nazionale e dei Governatori di Provincia, governando a forza di decreti presidenziali. È questo conflitto di potere che porta a indicare Kabila e il Clan dei Mobutisti come i probabili ideatori della pericolosa campagna di fake news.

Per raggiungere i suoi obiettivi, Tishekedi sta promuovendo una politica di integrazione sociale ed economica a livello regionale che vede come principali partner Angola e Rwanda. L’integrazione regionale ideata da Tishekedi si basa su precisi obiettivi. Rafforzamento scambi commerciali con Angola, Rwanda e Uganda. Cooperazione militare con Angola e Rwanda per distruggere i gruppi armati presenti nelle province est. Asse politico, militare ed economico regionale Angola, Congo,Rwanda. Convivenza dei popoli e lotta contro ogni estremismo etnico o razziale. Politiche migratorie transfrontaliere tese a permettere alla popolazione ruandese di emigrare nei due Kivu,per diminuire la densità demografica e territoriale del Rwanda, come forma di prevenzione per futuri conflitti etnici in Rwanda, che inevitabilmente si espanderebbero in Congo, come fu nel periodo postgenocidio, dal settembre 1994 al settembre 1996.

Questa politica, perseguita da Tishekedi in modo logico, razionale e coerente, di cui il primo beneficiario è proprio il Congo e la sua popolazione, si scontra direttamente con gli interessi economici della Famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti, visto che Tishekedi non ha rispettato i patti che prevedevano una Presidenza di comodo fino al 2023, quando Kabila si sarebbe ripresentato alle elezioni presidenziali, la guardia dell’Ancien Regime ha tentato di assassinare il Presidente, senza riuscirci. Tishekedi ha rafforzato il controllo sulle forze armate e parzialmente limitato i poteri dell’Assemblea Nazionale, governando per decreti presidenziali. L’alleanza con i vicini Rwanda e Angola sono considerati di vitale importanza per spezzare l’infernale ciclo di guerre e avviare la rinascita del Congo.

Dopo i falliti tentativi di assassinare Tishekedi,l’Ancien Regime sta ora sfruttando la ruandafobia e l’odio etnico contro i tutsi come armi contro il Presidente. La strategia e’ identica a quella adottata dal 2001 al 2019: caos assoluto e ripresa del conflitto, per creare condizioni di ingovernabilità e ostilità popolare contro Tishekedi, al fine di destituirlo ed eleggere un Presidente ad Interim.

[La seconda parte di questo servizio sarà pubblicata il 22 gennaio 2020]

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