martedì, Aprile 7

Congo: niente soldi per le elezioni, ma solo agli amici di Kabila «I finanziamenti sono disponibili ma l’accordo non è stato ancora firmato dal governo»

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Le Nazioni Unite lunedì 7 maggio hanno reso pubblico un rapporto sulle elezioni in Congo (previste per il prossimo 23 dicembre) che di fatto rafforzano l’allarme lanciato  dalla Chiesa Cattolica attraverso il Comitato Laico di Coordinazione (CLC). Tra i due scenari individuati dalla Chiesa Cattolica, il primo prevede la possibilità che la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) rinvii nuovamente  all’ultimo minuto la data delle elezioni adducendo pretesti classici: mancanza di fondi necessari e problematiche logistiche per organizzare i seggi.

Il rapporto ONU parla della totale assenza di un piano di finanziamento chiaro della CENI. «Uno dei principali problemi per rispettare il calendario elettorale è il ritardo che stanno subendo i finanziamenti che potrebbe portare ad un ennesimo rinvio e al nascere di nuove tensioni politiche» informa il Segretario Generale Antonio Guterres. Il governo di Kinshasa rispetto alle precedenti elezioni ha deciso di contare solo sui finanziamenti nazionali per prevenire possibili ingerenze straniere. Le elezioni dovrebbero costare attorno ai 120 milioni di dollari.

A seguito di questa decisione il governo ha congelato il piano di finanziamento di 67 milioni di dollari offerto dal PNUD (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo). «I finanziamenti sono disponibili ma l’accordo quadro non è stato ancora firmato dal governo. Una grande parte di questi fondi messi a disposizione dal PNUD sono destinati a delle organizzazioni in difesa di diritti civili al fine di permettere loro un corretto ed efficace monitoraggio delle procedure di voto. Il governo congolese è in palese disaccordo nel finanziare queste associazioni della società civile. Questo è il principale motivo del rifiuto del finanziamento. Il governo difende molto gelosamente le sue prerogative di sovranità», spiega il Segretario Generale Guterres.

Una fonte diplomatica ha riferito alle Nazioni Unite che a fine marzo il Ministero delle Finanze aveva versato alla CENI solo 22,6 milioni di dollari sui 120 milioni necessari. Una somma modesta visto le entrare derivanti dalle attività estrattive dei metalli preziosi. L’associazione Agire per le Elezioni Trasparenti e Pacifiche (AETA) ha denunciato che dopo aver optato per l’autofinanziamento delle elezioni, il governo non sta rispettando le scadenze finanziarie previste. Vi è il serio rischio che il Rais, Joseph Kabila, intenda nuovamente spostare la data delle elezioni.

Rumori  di corridoio a Kinshasa informano che il dittatore non ha trovato ancora l’uomo di paglia da candidare alla Presidenza per un solo mandato. Il suo compito sarebbe quello di “scaldare” la poltrona per 5 anni permettendo a Kabila di comandare il Paese per procura e ripresentarsi legalmente alle prossime elezioni. Questi rumori sono confermati dalla giornalista belga esperta di questioni dei Grandi Laghi Colette Braekman. Secondo la giornalista dinnanzi alla difficoltà di trovare un “delfino” affidabile si starebbe configurando uno scenario alla burundese. Il regime avrebbe contattato dei giuristi per trasformare i due mandati presidenziali previsti dalla Costituzione (2006 e 2011) in un mandato permettendo a Kabila di presentarsi nuovamente, come ha fatto il dittatore burundese Pierre Nkurunziza.

Il regime di Kinshasa sembra andare nella direzione di rinviare le elezioni per l’ennesima volta. Se sul piano finanziario si notano colossali carenze, su quello logistico la situazione è catastrofica. Le macchine per il voto elettronico acquistate dalla ditta sud coreana non solo al momento state distribuite nei vari seggi. La missione ONU di pace MONUSCO, di cui mandato annuale è stato rinnovato lo scorso marzo, non è stata contatta dal governo per chiedere un supporto logistico. Una situazione insolita visto che nelle precedenti elezioni è stata proprio la MONUSCO a garantire la quasi totalità del supporto logistico ai vari seggi sparsi nel Paese. Florence Marcha, porta parola della MONUSCO, ha denunciato che il governo non sta permettendo alla CENI di avere a disposizione i mezzi necessari per assicurare le elezioni né sembra voler affrontare il grosso problema del trasporto del materiale elettorale in un Paese vasto come l’Europa occidentale ma privo di una moderna rete stradale.

Per finire il governo congolese sembra orientato a non permettere la presenza di osservatori internazionali durante le elezioni. «Il governo congolese deve prendere tutte le misure necessarie per instaurare un clima di fiducia nel processo elettorale e preparare la strada per un passaggio di potere democratico» afferma Antonio Guterres. L’unico atto importante che la CENI ha fatto in questi ultime settimane è stato quello di eliminare dalle liste elettorali 6 milioni di elettori adducendo la scusa di doppia registrazione o di nazionalità dubbia. Secondo l’opposizione questa selezione non è stata fatta su basi obiettive ed ha penalizzato i seggi delle province del Kasai Occidentale ed Equatore, dove il partito al potere è storicamente debole mentre gli elettori delle province feudi di Kabila sono misteriosamente aumentati.

I finanziamenti del Congo, strapieno di minerali, petrolio e gas naturale, mancano per le elezioni ma non per gli amici di Kabila. La Banca Centrale è costretta dal Presidente Kabila ad autorizzare ingenti prelievi di valuta estera effettuati da amici e soci d’affari della Famiglia Kabila. Il 16 maggio 2016 la Banca Centrale ha autorizzato un prelievo di 7,5 milioni di dollari che sono stati immediatamente depositati sul conto intestato alla misteriosa società petrolifera Sud Oil Immo, presso la BGFIBank.

Le recenti indagini giornalistiche hanno rivelato che Gloria Mteyu possiede il 20% delle azioni della Sud Oil Immo. Mteyu è una cittadina congolese nata a Kampala, Uganda, sui 32 anni e fondatrice degli eventi di alta moda: Kinshasa Fashion Week. Madame Mteyu è soprattutto la sorellastra del Presidente Kabila. Coincidenza vuole che Madame Mteyu detiene anche il 40% dell’istituto bancario su cui sono stati versati i 7,5 milioni di dollari: la BGFIBank RDC.

Il secondo azionario della Sud Oil Immo è Madame Aneth Michael Lutale, una cittadina tanzaniana di 30 anni poco conosciuta nel mondo degli affari congolese ma parente lontana del Presidente. Madame Lutale, alla sua giovane età, detiene il 80% delle azioni della misteriosa compagnia petrolifera. Suo marito : Francis Selemani Mtwale, figlio adottivo di Kabila, é il direttore generale della BCFIBank RDC. Il direttore della Sud Oil è David William Ezekiel, un cittadino tanzaniano risiedente a Kinshasa e lontano parente di Kabila.

Questo intreccio di persone ai posti chiavi rende la compagnia petrolifera e l’istituto finanziario beneficiari del versamento dei 7,5 milioni uno stretto affare della Famiglia Kabila. Inutile dire che l’ordine di autorizzare il prelievo in contanti è stato fatto pervenire alla Banca Centrale dal Presidente. Nessuna Banca Centrale ha la prerogativa di finanziare compagnie o privati eppure quella congolese sembra essere stata trasformata in un bancomat. Tra l’aprile 2014 e il luglio 2016 la società Kwanza Capital SA sotto controllo della Sud Oil Immo e un amico intimo del Presidente: l’imprenditore Pascal Kinduelo hanno ritirato dalla Banca Centrale 2 milioni di dollari. David Ezekiel direttore della Sud Oil Immo ha ritirato 55.000 dollari tra il giugno e il luglio 2016 per rimborso missioni non ben definito. Anche uomini d’affari belgi vanno a batter cassa presso la Banca Centrale, preceduti da ordini presidenziali. Trattasi di Marc Piedboeuf (gestore della fattoria del Presidente Kabila Ferme Espoir vicina a Lumumbashi) e André Grégory (alias AAbdré Wan, gestore della MW Motors una filiale della azienda edile e lavori pubblici congolese MW Afritec gestita da suo padre: Alain Wan, socio di Marc Piedboeuf). Il primo ha prelevato 640.000 dollari mentre il secondo 1,1 milioni di dollari proprio quando la sua società stava per essere messa in liquidazione giudiziaria per fallimento dopo aver ottenuto numerosi contratti pubblici mai portati a termine.

Gli evidenti furti organizzati ai danni della Banca Centrale sono stati oggetto di una indagine del mensile francese Jeune Afrique. Un’indagine che ha trovato un muro di silenzio da parte delle persone coinvolte e dello stesso Governatore della Banca Centrale, Deogratias Mutombo. Dinnanzi alle insistenze di Jeune Afrique il governo ha comunicato al mensile francese che tutti questi prelievi non sono mai avvenuti e che le prove in possesso ai giornalisti sono false. Purtroppo un « traditore » interno : Jean-Jacques Lumumba ex vice direttore della BGFIBank ha fornito al quotidiano belga Le Soir ulteriori prove da cui si avvince che anche il Governatore Mutombo è abituato a fare prelievi presso la Banca Centrale anche se di entità ben più modesta: dai 5 ai 10 mila dollari, forse per coprire le spese di folli weekend nella Kinshasa da bere, improvvisamente vittima dei bambini di strada.

I “Shegues” o i “Kulunas”, come vengono chiamati i bambini di strada, sono accusati di essere gli autori dell’aumento della criminalità nella capitale. Gli abitanti di quartiere hanno organizzato dei comitati di difesa che, in collaborazione con la polizia, attaccano questi minori senza tetto e li uccidono selvaggiamente nel tentativo di eliminare la loro presenza nei quartieri per bene di Gombe, Victoire e Bandal. Queste barbarie, addirittura promosse dalle forze dell’ordine, sono il frutto di 18 anni di scellerata e cinica gestione del potere quando nel lontano gennaio 2001 il Rais fu posto alla Presidenza dopo l’assassinio di suo padre: Joseph Desiré Kabila. Diciotto anni di inferno per la popolazione congolese di cui i Paesi confinanti e l’Occidente condividono le responsabilità assieme al Rais Kabila.

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