venerdì, Maggio 24

Congo: Martin Fayulu ha le carte in regola per accedere al potere, ma ci riuscirà? Ha vinto le elezioni, è un capace manager, gode di potenti amicizie straniere, oltre a quelle di Bemba e Katumbi che possiedono eserciti privati, ma ora tutto o quasi dipende da USA, UE, Unione Africana

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Martin Fayulu, candidato della coalizione Lamuka, sostenuto da Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba, vero vincitore delle elezioni presidenziali in Congo del 30 dicembre 2018, non demorde dinnanzi al golpe elettorale orchestrato dal dittatore Joseph Kabila e il neoeletto Presidente fantoccio Fèlix Tshisekedi. Sabato 2 febbraio Fayulu ha tenuto un comizio presso la piazza di Santa Teresa nel Comune di Ndjili a Kinshasa. Ad ascoltarlo vi erano 20.000 persone che hanno partecipato a questa manifestazione politica non autorizzata dalle autorità che, per fortuna, si è conclusa senza incidenti. Una presenza nutrita a testimonianza che Martin Fayulu non è ancora stato messo fuori gioco dal duo Kabila-Tshisekedi. Vari i cartelli dei suoi sostenitori con scritte significative: ‘Martin Fayuly vero Presidente eletto’, ‘Fayuly è la verità delle urne’, ‘Kabila, Tshisekedi non è bello essere dei ladri’.

Fayulu ha lanciato l’appello alla resistenza, pacifica ma ad oltranza, denunciando il putsch elettorale orchestrato dal rais e dal occulto Clan dei Mobutisti.  «Non ho nessun problema con Félix Tshisekedi. È mio fratello. Non ce l’ho con lui, ma con chi lo ha nominato illegalmente Presidente contro la verità delle urne e la volontà del popolo. Una riconciliazione nazionale è possibile solo dopo che i veri risultati elettorali saranno rispettati. La Corte Costizionale in mano a Kabila ha rigettato le nostre richieste. Continueremo ad insistere presso le istituzioni internazionali»  dichiara alla folle in estasi.

Fayulu ha reso pubblico i motivi del mancato incontro con il rais Kabila e i contenuti dell’incontro con il Rappresentante speciale del Segretariato Generale delle Nazioni Unite per il Congo, Leila Zerrougui.  «Ho tentato di incontrare Joseph Kabila, ma non alle condizioni che lui ha dettato. Per noi della Lamuka il potere deve essere basato sul rispetto della Costituzione e della volontà popolare, non merce di scambio. Kabila può rimanere senatore a vita. Non cerco vendetta perché dobbiamo concentrarci a ricostruire il Paese. È quello che ho detto anche a Leila Zerrougui che aveva accettato di essere la mediatrice dell’incontro tra me e Kabila. Al posto di incontrarmi Kabila ha inviato due persone che conosco bene a dirmi che tutti sanno che ho vinto le elezioni, ma che non posso accedere alla Presidenza in quanto dietro a me ci sono nemici giurati di Kabila: Bemba, Katumbi, Muzito, Mbusa che Kabila teme moltissimo» .

Tra la folla molti suoi sostenitori alcuni hanno reclamato che la disputa elettorale sia risolta con le armi in pugno, soluzione rifiutata da Fayulu. Un rifiuto che potrebbe essere solo dettato dalla violenza. Si è a conoscenza di intense discussioni con Katumbi e Bemba per analizzare questa opzione. In questo contesto va analizzata la decisione di Tshisekedi e Kabila di voler annientare i terroristi ruandesi delle FDLR  e la conseguente richiesta alla MONUSCO di supporto militare per non dare un pretesto al Rwanda di intervenire militarmente al fianco delle milizie che Katumbi e Bemba possono mettere in cambio.

Martin Fayulu è poco conosciuto all’estero, ma un ‘poux lourde’ in Congo. Nato il 21 novembre 1956 a Leopoldville (Kinshasa), ha frequentato l’Università di Parigi, ottenendo il diploma di economia generale. Ha inoltre acquisito un Master in Economia presso l’Università Europea dell’America a San Francesco. Nel 1984 lo troviamo ai vertici del gruppo petrolifero Mobil, a Kinshasa, per poi essere nominato Direttore generale della ExxonMobil in Etiopia assumendo in seguito cariche di top manager presso la sede Mobil Africa a Parigi e in diverse sedi della ExxonMobil in Costa d’Avorio, Kenya, Nigeria e Mali. Durante la sua carriera professionale ha raddrizzato i bilanci in crisi delle società petrolifere, mettendo fine agli sprechi interni e aumentando notevolmente i profitti.

La sua carriera professionale gli ha garantito importanti amicizie all’interno del establishment americano che da diversi anni tenta di rovesciare il regime di Kabila, considerato antitetico agli interessi economici degli Stati Uniti in Congo.
Oltre le amicizie nel mondo dei petrolieri americani, è amico del Premio Nobel della Pace Denis Mukwege   direttore dell’Ospedale di Panzi a Bukavu. Un prezioso alleato che può trovare supporti internazionali necessari per Fayulu.

La sua carriera politica inizia negli anni Novanta, quando diventa il Presidente del Forum per la Democrazia e lo Sviluppo. Nel 1991 viene eletto Vice Presidente della Commissione Economica dello Zaire. Nel 2009 partecipa alla fondazione del partito d’opposizione al dittatore Mobutu Sese Seko, il Partito di Impegno per la Cittadinanza e lo Sviluppo, ottenendo il posto di deputato a Kinshasa. Alle elezioni del 2011 viene eletto deputato alla Assemblea Nazionale, carica abbandonata nel 2017 come forma di protesta per i continui rinvii delle elezioni attuati da Kabila. Martin Fayulu è anche il coordinatore della FAC, Forze Acquisite per il Cambiamento, una piattaforma politica che raggruppa una ventina di partiti congolesi che è confluita nella piattaforma politica Lamuka di Bemba e Katumbi.
Durante la sua carriera politica ha sempre sostenuto che il Governo deve gestire il Congo con le logiche di una impresa privata, nominando ai posti chiave Ministri tecnocratici e non ‘compagni di merenda’ e fedeli servitori.

Fayulu è stato scelto da Bemba e Katumbi per assumere una posizione subalterna e temporanea. Nell’accordo di Bruxelles che ha dato vita alla coalizione Lumuka si era deciso che la presidenza di Fayulu durasse solo due anni, per poi accedere a libere elezioni dove Bemba e Katumbi potessero candidarsi. Un accordo successivamente modificato da Fayulu, che ha proposto le candidature di Bemba e Katumbi nel 2023, affermando la sua volontà di terminare regolarmente il suo mandato presidenziale senza interromperlo prematuramente, per poi passare il testimone ad uno dei due ‘potenti del Congo’.

Se Fayulu gode dell’appoggio dei petrolieri americani, la sua intenzione di modificare il Codice delle Miniere potrebbe aver attirato antipatie presso le multinazionali occidentali coinvolte nell’affare del mercato parallelo delle risorse naturali congolesi.  «Il Codice delle Miniere va rivisto radicalmente in quanto ora favorisce solo alcuni gruppi di interesse. Occorre stabilire rapporti paritari con le multinazionali straniere tramite accordi equi», dichiarò Fayulu durante la campagna elettorale.
La riforma di Fayulu del Codice delle Miniere prevede una riduzione delle tasse sui profitti dal 30 al 20% ma un aumento delle quote azionarie del Governo di Kinshasa. Una riforma considerata dalla Banca Mondiale accettabile e capace di rilanciare il settore minerario del Paese. La riforma è accompagnata da una impegnativa lotta alla corruzione e ad un vasto piano militare con l’aiuto anche di Angola,  Rwanda e Uganda, per distruggere i 140 gruppi paramilitari congolesi e stranieri che controllano le risorse naturali all’est del Congo diventando importanti soci della famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti nella colossale rapina delle ricchezze del Paese, che dura da 14 anni, impedendo un vero sviluppo alla popolazione.

Il comizio presso il Comune di Ndjili a Kinshasa ha dimostrato che Fayulu gode ancora di un forte sostegno elettorale e si hanno notizie di contatti con i potenti commercianti Nande del Nord Kivu, importante gruppo etnico vittima di un tentativo di genocidio attuato da Kabila, forse per creare un futuro fronte politico e forse militare.

Fayulu ha le carte in regola per accedere al potere. Ha vinto le elezioni, è un capace manager, gode di potenti amicizie straniere, oltre a quelle di Bemba e Katumbi che possiedono eserciti privati. Ma riuscirà a convincere Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana che con lui alla Presidenza la situazione cambierà in meglio per tutti?

Nel frattempo il Presidente fantoccio teme di essere spodestato a breve termine e sta cercando appoggi tra la FARDC, l’Esercito congolese mal addestrato e armato. Durante una riunione con lo Stato Maggiore della FARDC, avvenuto il primo febbraio, presso Mont-Ngaliema a Kinshasa, Tshisekedi ha esortato le forze armate alla disciplina e di impegnarsi nella sicurezza nazionale contro i vari gruppi ribelli e rischi esterni, promettendo finanziamenti consistenti per modernizzare l’Eesercito. Promessa recepita da Generale Maggiore Léon-Richar Kasonga, portavoce della FARDC, che ha evidenziato l’importanza di rafforzare le capacità e i mezzi di difesa nazionale. Tshisekedi ha inoltre promesso l’emissione dei nuovi passaporti biometrici e la riduzione dell’attuale costo da 400 a 50 dollari.

Nonostante queste prime misure di politica interna, Tshisekedi rimane impotente dinnanzi alle decisioni di Kabila e del Clan dei Mobutisti, i veri detentori del potere in Congo. Non ultima le nomine ad Ambasciatori di 23 fedelissimi del rais, che non possono essere incorporati nell’Amministrazione Tshisekedi per i loro innumerevoli scandali finanziari e crimini contro l’umanità. Nomina avvenuta il 25 gennaio scorso, 24 ore dopo la nomina a Presidente di Félix Tshisekedi.

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