venerdì, Giugno 5

Congo: mandato d’arresto internazionale per Moïse Katumbi Il leader dell’ opposizione, ex governatore della Provincia del Katanga, è accusato di attentato alla sicurezza nazionale

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Il Tribunale Generale della Repubblica Democratica del Congo giovedì 16 agosto ha emesso un mandato d’arresto internazionale contro il leader dell’opposizione Moïse Katumbi accusato di attentato alla sicurezza nazionale avendo arruolato dei mercenari stranieri per abbattere il governo di Kinshasa e per essere sfuggito alla giustizia.  Il fatto risale all’aprile 2016 quando una ondata di arresti si abbatte sui collaboratori dell’ex Governatore della ricca Provincia del Katanga. Il 22 aprile viene arrestato Huit Mulongo, ex direttore del gabinetto del governatorato con l’accusa di detenzione illegale di arma da fuoco.

E vengono arrestati anche due figli di Pierre Lumbi, ex consigliere speciale del Presidente prossimo a Katumbi. Anche loro accusati di detenzione illegale di armi da fuoco. Le successive indagini dimostreranno che tutti gli arrestati avevano un regolare porto d’armi. Il 25 aprile Katumbi organizza una manifestazione popolare a Lubumbashi, capitale del Katanga, per far liberare i detenuti. I manifestanti vengono violentemente dispersi dalla polizia anti sommossa.

L’affare prende una piega internazionale con l’arresto di un cittadino americano, Darryl Lewis, durante la manifestazione organizzata dall’ex governatore. Lewis è un amico personale di Moïse Katumbi ma i servizi segreti lo sospettano di essere un esperto mercenario. Il 25 aprile viene trasferito a Kinshasa e il primo maggio il Procuratore Generale della Repubblica Flory Kagange Numbi arriva a Lubumbashi per aprire una inchiesta.

Secondo le prove raccolte Katumbi e Lewis erano coinvolti in un grave atto di destabilizzazione del Repubblica in stretta collaborazione con la CIA e il Pentagono. Katumbi e Lewis avrebbero creato un network di reclutamento di ex soldati americani tramite una società fantasma basata nello Stato della Virginia, negli Stati Uniti. Questi mercenari avrebbero avuto il compito di addestrare milizie congolesi e di partecipare ad un colpo di Stato o ad una ribellione. Gli Stati Uniti smentiscono immediatamente ogni coinvolgimento nell’affare e chiedono il rilascio del cittadino americano.

Moïse Katumbi riesce a scappare facilmente esiliandosi in Belgio. Due anni più tardi, aprile 2018, si scoprirà come l’ex governatore del Katanga è riuscito a raggiungere il Paese europeo semplicemente imbarcandosi sul primo volo e senza richiedere alcun visto. Dal 3 ottobre 2000 Moïse Katumbi è cittadino italiano grazie al particolare statuto di suo padre di presunta nazionalità italiana. Durante la Seconda Guerra Mondiale il padre di Katumbi si trova a Rodi, isola sotto l’occupazione fascista, dove è nato Moïse. Qualunque persona nata da genitori italiani  sull’isola di Rodi può tutt’ora richiedere la cittadinanza italiana sulla base di una delle tante leggi di epoca fascista dimenticate in Italia ma pur sempre in vigore.

Per sedici anni la residenza di Katumbi risulta presso un piccolo comune del sud Italia, San Vito dei Normanni, Provincia di Brindisi, Puglia. Le autorità municipali contattate dal mensile francese Jeune Afrique confermarono lo scorso aprile l’iscrizione di Moïse Katumbi presso l’anagrafe del comune. Un solo problema: l’ex governatore del Katanga non ha mai messo piede a San Vito dei Normanni, nemmeno per un giorno.

Sulla cittadinanza italiana acquisita da Katumbi aleggia un mistero che le autorità  sembrano restie a spiegare. Alcuni affermano che il padre era un greco, altri un italiano, altri uno spagnolo. Tutti concordano però che era un ebreo che viveva a Rodi durante l’occupazione fascista. Questo spiega l’appoggio che ha sempre goduto Katumbi da Israele e dalla lobby ebraica internazionale. Ancora più imbarazzante per il governo italiano è la rivelazione del prestigioso mensile ebraico americano Forward: Katumbi non sarebbe nato a Rodi ma nel Katanga.

Il padre di Katumbi, Nissim Soriano, soprannominato Nissim il Bello apparteneva agli Ebrei Sefarditi giunti  nell’isola di Rodi dopo la loro espulsione dalla Spagna nel 1492. Per generazioni i Sefarditi prosperarono a Rodi anche sotto il controllo italiano iniziato nel 1912. A seguito delle leggi razziali degli anni Trenta imposte da Mussolini, i Sefarditi furono costretti a immigrare, compreso Nissim, 26 anni prima della nascita di Katumbi.

Assieme a molti altri Sefarditi, Nissim il Bello scelse l’Africa e immigrò in Congo nel 1938 posizionandosi nella città di Kasenga, Katanga, che sorge sulle rive del lago Mweru. Soriano per assicurarsi il diritto di residenza e iniziare prosperosi affari, sposò la figlia del capo dei Bemba, Mwata Kasembe XIV Chinyata Nakula. Dall’unione nel 1964 nacque Moïse Katumbi. Alla morte del padre Katumbi ereditò un immenso impero commerciale e una forte influenza politica e tribale.

Storicamente gli ebrei sono ben informati sulle origini dei loro simili, di conseguenza si pone la domanda: se Katumbi non è nato a Rodi ma in Katanga come è possibile che il governo italiano abbia concesso la cittadinanza sulla base del decreto di nascita a Rodi? Come ha veramente ottenuto Katumbi la nostra cittadinanza quando molti altri africani riscontrano ostacoli nell’ottenerla nonostante che vivano e lavorino onestamente da decenni nel nostro Paese? Forse il diritto di cittadinanza era riconosciuto al padre ebreo italiano e di conseguenza ereditato dal figlio, ma la comunità ebraica sostiene che Nissim il Bello era un ebreo spagnolo…

Secondo alcuni esperti di politica internazionale congolesi Katumbi avrebbe ottenuto la cittadinanza italiana grazie alla sua amicizia con Silvio Berlusconi. L’avrebbe richiesta per rafforzare i suoi affari a livello internazionale e come garanzia da eventuali minacce provenienti dal regine di Kabila. L’Ambasciata d’Italia a Kinshasa non si è mai espressa su questo strano caso di cittadinanza rilasciata a Moïse Katumbi, nonostante che il segreto era stato rivelato da vari bloggers congolesi fin dal 2013 e che la comunità ebraica sostenga una diversa storia della famiglia sefardita di Katumbi. Difficile capire cosa ha offerto in cambio Katumbi per questo favore. Tutte le indagini su possibili collegamenti tra l’ex governatore del Katanga e l’imprenditoria e il mondo politico italiani sono giunte al momento ad un nulla di fatto. Katumbi rinuncerà alla cittadinanza italiana il 13 gennaio 2017 per poter partecipare alle elezioni presidenziali nel suo Paese d’origine.

Se la cittadinanza italiana ha permesso a Katumbi di fuggire in meno di 24 ore nell’aprile 2016, oggi è la principale fonte dei suoi attuali guai. La Costituzione congolese non prevede la doppia cittadinanza. Qualora un cittadino desiderasse, avendone i requisiti, una cittadinanza straniera deve comunicare la sua volontà alle competenti autorità congolesi e rinunciare alla cittadinanza congolese. Moïse Katumbi non ha mai comunicato di essere cittadino italiano.

Di fatto ha perso la cittadinanza d’origine nel momento in cui ha acquisito quella italiana. Risiedendo in Congo fino al momento della sua fuga, nel 2016, per ben 16 anni Katumbi era giuridicamente in una posizione irregolare di clandestino essendo un cittadino italiano che non ha mai chiesto permesso di soggiorno in Congo. Un clandestino molto particolare visto che dal gennaio 2007 al settembre 2015 ha ricoperto la carica di Governatore nella ricca provincia del Katanga.

Questo clandestino italiano per 8 anni ha gestito tutte le esportazioni di minerali compreso i più importanti giacimenti di rame e cobalto al mondo. Durante il suo governorato ha imposto alle multinazionali operanti nella Provincia di realizzare impianti di lavorazione o di pagare una elevata tassa sulle esportazioni dei minerali grezzi e i settori industria, energia e l’agricoltura si sono molto sviluppati. La Provincia ha raggiunto l’autosufficienza alimentare esportando nella vicina Angola il surplus prodotto grazie ad una moratoria delle tasse per favorire gli agricoltori, a supporti tecnici e a prestiti agevolati per modernizzare le tecniche di coltivazione. Nel settore minerario la produzione di rame (8.000 tonnellate nel 2006) raggiunge il milione di tonnellate nel 2014.

Durante il suo Governatorato la Provincia conosce una rinascita economica senza precedenti e la popolazione si vede aumentare il suo tenore di vita. Katumbi diviene un eroe popolare, il salvatore del Katanga.  Viene varato un ambizioso piano di modernizzazione delle infrastrutture grazie alla ristrutturazione del sistema fiscale per renderlo più severo ed efficace. Nel 2007 la Provincia del Katanga raccoglieva 80 milioni di dollari di tasse. Nel 2014, 3 miliardi di dollari. Grazie ai successi economici ottenuti e alla sua politica populistica, Katumbi assume il ruolo di Padre Padrone che assicura alla popolazione del Katanga prosperità economica e sviluppo sociale in cambio di una totale assenza di dissenso e a nessuna domanda riguardante i suoi affari.

Se Moïse Katumbi, durante il suo mandato di governatore ha fatto prosperare la Provincia del Katanga grazie ad una sapiente amministrazione e lotta alla corruzione, è altrettanto vero che ha utilizzato la sua posizione per fare grossi affari privati, creando una palese situazione di conflitto di interesse. Dopo meno di sei mesi dalla nomina di Governatore, Katumbi mette a segno un importante affare con la compagnia mineraria inglese Nikanor che sigla un accordo commerciale con la Mining Company of Katanga’ (MCK) – compagnia mineraria controllata dalla moglie, Carine Katumbi – per un valore di 30 milioni di dollari per l’estrazione di rame e cobalto.

Utilizza la posizione di Governatore per bloccare i concorrenti. Sempre nel 2008 blocca il contratto tra l’imprenditore belga George Forrest e la compagnia mineraria statale Gecamines per impedire che Forrest possa continuare ad essere un pericoloso avversario economico della MCK e della Nikanor. Non contento elimina Forrest facendo revocare la sua licenza di estrazione nel Katanga.

Wikileaks  e vari giornalisti indipendenti hanno riportato vari conflitti di interessi di Moïse Katumbi durante la sua reggenza di Governatore. Dopo l’affare Nikanor, entra in società con l’ex presidente della Zambia, Frederick Chiluba (novembre 1991 – gennaio 2002) legato alla famiglia Katumbi in quanto le rispettive moglie sono sorelle. Moïse Katumbi e suo fratello, Raphael Soriano (alias Katebe Katoto), si sono impossessati di 7 milioni di dollari provenienti dalle casse della Banca Centrale zambiana in cambio di minerali venduti illegalmente al Presidente Chiluba. Lo Zambia ha perso inoltre 20 milioni di dollari nel 2011 a causa di un ingente acquisto di armi siglato con Soriano che non rispettò gli accordi e non consegnò mai le armi alle forze armate zambiane. Queste accuse sono state lanciate dal successore di Chiluba, il Presidente Levy Mwanawasa (gennaio 2002 – settembre 2008) che inserì  Katumbi e Soriano nella lista nera, confiscando le loro proprietà nel Paese ed emettendo un mandato di arresto qualora si ripresentassero nei paraggi per frode a danno dello Stato.

Nel 2008 la ditta di sua moglie, la MCK, acquisisce, tramite l’influenza politica del marito Governatore, tutti i contratti di logistica presso la compagnia statale Gecamines. Quando Katumbi annusa la fine della sua carriera politica come governatore, vende la MCK alla compagnia francese Necontrans assicurando che tutti i contratti con la Gecamines continuino senza possibilità legale di disdirli. La colossale transazione finanziaria avviene due mesi prima della fine del suo mandato di Governatore.

Moïse Katumbi non agiva da solo. Fin dal 2006, un anno prima di divenire Governatore, il potente uomo d’affari aveva stretto una alleanza politica con Joseph Kabila dopo le contestate elezioni dove il Rais aveva letteralmente rubato la vittoria al suo rivale Jean-Pierre Bemba  grazie alla complicità delle Nazioni Unite e delle potenze occidentali e vinto la guerra innescata da Bemba conclusasi con la battaglia di Kinshasa nel gennaio 2007 e la fuga del rivale. L’appoggio politico continua fino al 2011. Moïse Katumbi oltre all’appoggio politico, condivide parte dei suoi loschi affari con la Famiglia Kabila in cambio della immunità. La magistratura congolese tentò più volte di aprire inchieste sui conflitti di interessi di Katumbi durante la sua carica di Governatore ma fu sempre bloccata da una semplice telefonata del Presidente della Repubblica…

La luna di miele Katumbi-Kabila si interrompe quando il dittatore si accorge che il Governatore del Katanga nutre mire presidenziali. I servizi segreti congolesi informano il Rais che Katumbi sta assicurandosi la lealtà dei reparti della FARDC, l’esercito congolese, presenti nel Katanga pagando gli stipendi di propria tasca con l’obiettivo di creare una Guardia Pretoriana con le miglior truppe dell’esercito. Giungono rapporti di acquisto di armi non notificati allo Stato Maggiore della FARDC e destinate alle truppe Katanghesi. I consiglieri presidenziali del Clan dei Mobutisti che hanno il compito sia di consigliare il dittatore sia di controllarlo, visto che sono stati loro a porlo al potere nel gennaio 2001 dopo l’assassinio politico di suo padre, Dèsirè Laurent Kabila, avvertirono che gli immensi profitti ricavati dai conflitti di interesse tollerati da Kabila avevano raggiunto una somma tale da permettere a Katumbi di auto finanziarsi la campagna elettorale nelle presidenziali previste nel 2016.

I successi socioeconomici ottenuti nel Katanga sarebbero stati un ottimo biglietto di visita per raccogliere i consensi dell’elettorato che viveva nella più bieca miseria a causa della rapina delle risorse naturali del Paese attuata dalla Famiglia Kabila. La differenza tra Katumbi e il Rais consiste proprio nella tattica adottata riguardo le risorse naturali. Il primo attuava la rapina preoccupandosi però di assicurare sviluppo economico e benessere sociale. Il secondo dissangua il Paese rispondendo alle proteste popolari con l’ordine di sparare a tiro zero sulla popolazione. Questa sostanziale differenza fu notata dall’Ambasciata Americana a Kinshasa che già nel marzo 2007 individua in Katumbi un ottimo presidente capace di far coesistere gli interessi delle multinazionali straniere con i propri e lo sviluppo del Congo.

«Moïse Katumbi è una nuova figura politica molto ambiziosa che ha a cuore il rilancio economico del Katanga. Le sue priorità includono il rafforzamento delle entrare fiscali e lo sviluppo sociale anche se occorre notare che le sue tattiche politiche non sono necessariamente ortodosse» cita un messaggio in codice inviato dall’Ambasciata Americana alla Casa Bianca lunedì 19 marzo 2007  alle ore 15:25 (messaggio n. 07KINSHASA330_a), pubblicato successivamente da Wikileaks.

Secondo informazioni provenienti da fonti protette all’interno dei servizi segreti congolesi gli Ambasciatori americani a Kinshasa Roger A. Meece (agosto 2004 – agosto 2007) e William J. Garvelink (novembre 2007 – novembre 2010) avevano indicato alla Casa Bianca che Moïse Katumbi poteva essere un ottimo sostituto di Kabila nell’ottica della difesa degli interessi economici americani in Congo, strettamente legati alle risorse naturali. Avrebbero inoltre chiesto alle autorità italiane di tenere segreta la nazionalità acquisita dal Governatore del Katanga per evitare la revoca dell’incarico che per Costituzione non può essere retto da un cittadino non congolese e per lo più con statuto giuridico di immigrato clandestino.

Queste informazioni non sono verificabili e quindi vanno prese con ‘le molle’ considerando che in questo momento i servizi segreti congolesi hanno tutto l’interesse di screditare il rivale di Kabila. È doveroso anche sottolineare che tra il Congo e l’Italia vi sono rapporti molto tesi dal 2013 a causa della adozione di bambini congolesi da parte di famiglie italiane e per altre non chiare problematiche politiche che hanno portato in breve tempo alla sostituzione di due nostri Ambasciatori a Kinshasa. Attualmente l’ ambasciata italiana non ha un Ambasciatore e viene retta da Emanuele Farruggia con il titolo di Consigliere di Ambasciata, nomina ricevuta il 16 settembre 2016.

Il Presidente Joseph Kabila ha sempre rifiutato di accreditare Farruggia come Ambasciatore creando una situazione assai anomala e un forte imbarazzo dell’Italia e la comunità diplomatica internazionale presente in Congo. Eppure esiste un indizio che sembra rafforzare le informazioni ricevute. Nel messaggio in codice dell’Ambasciata Americana del 19 marzo 2007 vi è una frase totalmente scollegata dal contesto generale: «Katumbi ha affermato che suo padre era un Ebreo Italiano e sua madre una Congolese. Ha però informato di aver rinunciato al diritto di cittadinanza italiana».

Non si comprende il motivo che ha spinto l’Ambasciatore Meece a sottolineare questo dettaglio inserendolo in un contesto di analisi politica ed economica su Katumbi che non necessitava di questa precisazione per altro non veritiera. Considerando che la Casa Bianca stava individuando Moïse Katumbi come il miglior sostituto del dittatore Kabila e le multinazionali americane stavano iniziando a fare ottimi affari in Katanga, può essere credibile che il governo americano non abbia ritenuto importante informarsi presso le autorità italiane sulla nazionalità di Katumbi pur comprendendo che questo dettaglio poteva compromettere a livello legale la sua carica di Governatore e la sua futura candidatura alle Presidenziali in Congo?

Quando il Rais comprende la pericolosità del Governatore lo destituisce e inizia a perseguitarlo a livello giudiziario. Nel settembre 2015 Katumbi viene costretto a dare le dimissioni dal posto di Governatore e dal partito di governo di cui ricopriva cariche di leadership. Nel giugno 2016 viene condannato in contumacia a 3 anni  di carcere e una multa di 1 milione di dollari  a causa di una appropriazione indebita di un terreno e immobili attuata da un cittadino greco, Alexandros Stoupis che, secondo le autorità giudiziarie congolesi agiva come prestanome di Katumbi.  Il Presidente del Tribunale che condannò Katumbi, Chantal Ramazani,  dopo la sua fuga dal Paese nel 2017 dichiarò ai media africani di avere subito forti pressioni da Kabila per condannare l’ex governatore del Katanga.

È proprio quando Katumbi entra in disgrazia ed è costretto alla fuga che gli Stati Uniti aumentano il loro appoggio politico. La Casa Bianca lo vuole Presidente in Congo. Il lavoro di lobby a favore di Katumbi fatto da Meece e Garvelink, probabilmente incoraggiati dalle multinazionali americane associate al Governatore in Katanga, hanno dato i propri frutti. Nel 2016 inizia una guerra di lobby tra Kabila e Katumbi combattuta all’interno della Casa Bianca.

Il regime dittatoriale di Kabila ha speso 9 milioni di dollari per promuovere la sua immagine negli Stati Uniti e assicurarsi il consenso della Casa Bianca secondo quanto riportato dalle indagini compiute dalla FARA (Foreign Agents Registration Act). Questa colossale cifra è finita nelle tasche dei Senatori Bob Dole,  Bob Livingston, di James Woolsey, moglie del ex Direttore della CIA e consigliere del Presidente Donald Trump e di Adnan Jalil ex staff di Trump durante la campagna elettorale. Ma la maggioranza dei compensi (5,57 milioni di dollari) viene acquisita dalla Mer Secuirty and Communication Systems (conosciuta con l’abbreviazione MER Group) una ditta israeliana specializzata in pubbliche relazioni internazionali per lavori di lobby politica tesi a migliorare le relazioni tra Kabila e l’Amministrazione Trump.

Katumbi spende 1,8 milioni di dollari per contrastare la lobby ideata dal suo rivale, affidando il compito alla ditta Akin Gump Strauss Hauer & Feld che ha ottimi agganci al Dipartimento di Stato e alle Nazioni Unite e al Senatore Marco Rubbio, membro del Comitato del Senato per le Relazioni Estere. Pur spendendo meno del Rais, l’ex governatore del Katanga riesce a convincere il Presidente Donald Trump di essere l’uomo giusto. Lo scorso aprile il Segretario di Stato Rex Tillerson (convinto da Marco Rubbio) supporta ufficialmente Moïse Katumbi mentre la Akin Gump convince definitivamente il Presidente Trump sulla scelta di Katumbi.

Gli argomenti presentati da Rubbio e dalla Akin Gump sono convincenti. Le risorse naturali rappresentano il 80% degli investimenti americani in Congo con un volume d’affari tra il 2005 e il 2010 attorno ai 7 miliardi di dollari secondo i dati forniti dalla ditta di consulenza internazionale Oxford Policy Management. Il regime di Kabila sta diventando antitetico agli interessi americani e vi è il serio rischio che la concorrenza cinese prenda il sopravento favorita dal regime dittatoriale di Kinshasa.

Rubbio e Akin Gump ricevono il supporto decisivo della Camera di Commercio degli Stati Uniti e della Associazione Nazionale degli Imprenditori Manifatturieri che rappresenta gli interessi della Dell, IMB e Verizon. Entrambi questi potenti enti riconfermano quanto chiarito fin dal 2014: il Presidente Joseph Kabila rappresenta un pericolo per gli interessi nazionali degli Stati Uniti e individuano in Katumbi un ottimo candidato alla Presidenza. La Akim Gump è la ditta che ha convinto il Presidente Donald Trump a riformare la legge firmata dal predecessore Barak Obama sul divieto di importare i minerali insanguinati del Congo, la Dood Frank Act 2010.

Dalla vittoria ottenuta dei lobbisti di Katumbi si scatena una serie incessante di avvenimenti. Nell’aprile 2016 è molto probabile che la Casa Bianca abbia appoggiato o incoraggiato il reclutamento di mercenari americani per abbattere il regime di Kinshasa. Fallito il piano gli Stati Uniti si accordano con il contingente militare ONU in Congo, MONUSCO, per iniziare atti di destabilizzazione del regime. Il 7 dicembre Kabila ordina ai reparti speciali della Guardia Repubblicana affiancata dai terroristi ruandesi FDLR di attaccare la base MONUSCO a Semuliki come avvertimento contro le Nazioni Unite e Donald Trump. Lo scontro sarà violentissimo. Gli assalitori infliggeranno una pesante sconfitta militare ai caschi blu: 15 morti, 53 feriti e la distruzione totale della base militare.

Il 22 dicembre 2017 l’Uganda invade il Congo con il pretesto di combattere un gruppo fantasma, le ADF, guerriglia mussulmana ugandese definitivamente sconfitta nel 2014 (a cui è stata anche addossata la responsabilità del massacro della base ONU a Semuliki) occupando vaste aree di territorio congolese nel Nord Kivu ai confini con l’Uganda ricche di minerali e petrolio. Nel gennaio 2018 Kabila tenta di comprare gli alleati americani nella regione, Uganda e Ruanda, promettendo loro minerali e petrolio in cambio di appoggio politico e non intervento militare ordinando un drastico cambiamento nella gestione illegale dei minerali congolesi. L’accordo fallisce a causa della incapacità militare congolese di eliminare gli ex soci in affari: i terroristi ruandesi delle FDLR.

Nel gennaio 2018 la Casa Bianca decide di applicare nuove sanzioni contro alte figure del regime e dell’esercito congolese come ulteriore forma di pressione contro Kabila. Nel marzo la Casa Bianca chiede al Rais di ritirarsi dalla scena politica nazionale rinunciando al terzo mandato presidenziale. Nell’aprile la Casa Bianca, supportata dal governo della Corea del Sud denuncia il rischio di frodi nel voto elettronico voluto dal regime di Kinshasa.

A luglio il Segretario di Stato Americano Mike Pompeo, sotto ordine di Donald Trump, promuove l’Operazione Isolamento e Distruzione che prevede un attacco militare del Congo da parte dell’Angola, Congo Brazzaville, Ruanda e Uganda in caso che Kabila si presentasse alle elezioni o le annullasse, trovando pieno appoggio di Belgio, Unione Europea e NATO mentre la Francia dopo l’incontro a Parigi coi presidenti di Angola e Ruanda dello scorso maggio, attua un atteggiamento ambiguo.  Nello stesso mese si registrano in Ruanda una serie di tentativi di invasione perpetuati dai terroristi ruandesi FDLR e dalle milizie razziali burundesi Imbonerakure. Gli attacchi partono dal Congo e dal Burundi e sono stati considerati da molti osservatori regionali come una tattica per impegnare l’esercito ruandese nella difesa del proprio territorio e impedire i piani di invasione del Congo ideati dagli Stati Uniti.

Mercoledì 8 dicembre, dopo un infruttuoso viaggio in Angola, effettuato il 02 agosto nel tentativo di spezzare la coalizione militare africana supportata da Unione Europea e Stati Uniti, Kabila cede e nomina come candidato del regime alle presidenziali del 23 dicembre l’ex Ministro degli Interni Emmanuel Ramazani Shadary detto “Coup sur Coup”. Il Rais abdica per evitare una guerra che sa di perdere ma la nomina di Ramazani è un astuto atto di Kabila per poter controllare dietro le quinte la Presidenza e il miliardario traffico di minerali per presentarsi alle Presidenziali del 2023.

Per assicurare la vittoria di Ramazani, il Rais ha di fatto impedito a Moïse Katumbi di candidarsi alle elezioni. Il 31 luglio le autorità congolesi rifiutano a Katumbi di atterrare all’aeroporto di Lubumbashi. Il 3 agosto gli impediscono di entrare in Congo dalla frontiera con la Zambia. Kabila rifiuta ogni richiesta sottoposta dai sostenitori di Katumbi, dai leader d’opposizione, Casa Bianca, Unione Europea e Chiesa Cattolica di permettere la candidatura del rivale. Per stroncare ogni possibilità viene emesso il mandato di arresto internazionale.

«Per la giustizia congolese il Signor Moïse Katumbi è un fuggitivo e deve essere arrestato. Per questo motivo la magistratura congolese ha spiccato un mandato di arresto internazionale chiedendo a vari Paesi africani ed europei di eseguirlo qualora Moïse Katumbi entrasse nei loro territori» ha dichiarato il 16 agosto Alexis Thambwe Mwamba, il Ministro congolese della Giustizia e Guardia Sigilli. Ora l’ex Governatore del Katanga deve in fretta fuggire dallo Zambia. Secondo indiscrezioni ricevute, il Presidente Edgard Lungu (in carica dal gennaio 2015), informato che Katumbi è presente nel suo Paese, potrebbe ordinare il suo arresto e consegnarlo alle autorità congolesi. Moïse Katumbi è diventato veramente un fuggitivo e l’astuto Kabila sta lanciando l’ennesimo messaggio di sfida al Presidente Donald Trump: “lascia perdere Katumbi e accetta Ramazani, che ti piaccia o no”. Quali altri colpi di scena succederanno in Congo prima del 23 dicembre 2018?

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