giovedì, Aprile 25

Congo: l’ora della verità per Félix Tshisekedi La nomina da parte del regime del Primo Ministro permette a Tshisekedi e Kamerhe di varare il governo della loro legislatura, ma a caro prezzo

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Durante il summit dell’Unione Africana per il passaggio di consegne della Presidenza da Paul Kagame al Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi, il neo eletto Presidente Félix Tshisekedi ha effettuato una serie di incontri bilaterali con vari Capi di Stato africani, con i rappresentanti dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite informandoli che la sua vittoria elettorale non può essere ancora oggetto di contestazione da parte della comunità internazionale. Tra le autorità incontrate da Tshisekedi vi sono il Segretario Generale ONU Antonio Guterres e il Ministro degli Esteri UE Federica Mogherini. I dettagli degli incontri a porte chiuse rimangono al momento sconosciuti. Alcuni media africani ipotizzano che Tshisekedi non si sia sprecato in promesse anche al nemico storico del Congo, il Presidente Kagame, con cui avrebbe parlato dell’annientamento dei terroristi ruandesi, le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), e di accordi sulle risorse naturali tra cui gli immensi giacimenti di gas naturale del Lago Kivu tra Nord e Sud Kivu.  

Questa serie di serrati incontri sono necessari per controbilanciare l’iniziativa diplomatica portata avanti dal vero vincitore delle elezioni del 30 dicembre 2018, Martin Fayulu che, tutt’altro che rassegnato, ha indirizzato una lettera all’Unione Africana offrendo ulteriori prove delle frodi elettorali e dell’accordo tra Félix Tshisekedi e Joseph Kabila, chiedendo di non riconoscere i risultati-truffa e di indire nuove elezioni tra sei mesi, sotto l’attento monitoraggio della UA, ONU e Unione Europea.

È chiaro che entrambi i leader dell’opposizione stanno giocando una guerra diplomatica senza esclusione di colpi. Fayulu può contare su importanti amicizie dei petrolieri americani, velati sostegni di Francia e Belgio, oltre al disagio evidenziato da Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda nell’osservare la continuazione del regime di Kabila attraverso uno stratagemma  che potrebbe creare maggior instabilità regionale e intralciare il lucroso business dei minerali preziosi. I primi due Paesi confinanti sono stati soggetti di una visita di Tshisekedi la scorsa settimana. Mente il Presidente Denis Sassou N’Guesso ha riservato a Tshisekedi una calorosa accoglienza, toni cordiali ma freddi sono stati scelti dal Capo di Stato angolano Joao Lourenço.  Ma la vera partita si giocherà proprio in Congo e ancora una volta il principale attore sarà il popolo, esausto dopo decenni di guerre, dittature cleptomani, terroristi genocidari, pulizie etniche, povertà e degrado morale.

Il Cappello per il Cambiamento (Cach), la coalizione nata tra Vital Kamerhe e Félix Tshisekedi dopo aver tradito gli impegni presi a Bruxelles per supportare il candidato unico Martin Fayulu, ora è chiamata ad eleggere il Primo Ministro con soli 46 parlamentari mentre Kabila. tramite altre frodi elettorali fatte nelle elezioni amministrative che si sono tenute assieme a quelle presidenziali, può contare su 337 seggi sui 500 disponibili presso l’Assemblea Nazionale. La Costituzione prevede che il Presidente possa nominare il Primo Ministro solo se possiede almeno 251 setti al Parlamento. Tshisekedi e Kanerhe di certo non rispondono a questo requisito fondamentale. Un’alleanza con il Fronte Comune per il Congo, la coalizione di partiti che sostiene il Rais e detiene la maggioranza assoluta nell’Assemblea Nazionale sembra inevitabile, chiudendo così il piano del Clan dei Mobutisti di controllare nei minimi dettagli le scelte politiche del neoeletto Capo di Stato, trasformandolo in un patetico burattino in attesa che Kabila possa candidarsi alle elezioni del 2023 e riprendersi la Presidenza.

La nomina del Primo Ministro dettata dal Fronte Comune per il Congo ha già tre candidati: Emmanuel Ramazani Shadary, destinato a diventare il presidente marionetta e poi messo temporaneamente da parte in quanto improponibile la sua vittoria elettorale anche con le frodi, Albert Yuma Mulimbi Presidente dell’Associazione di Imprenditori congolesi, e Mova Sakani, un politico della provincia del Katanga. Tutti i tre candidati sono appetibili per Kabila. Il Rais ha un debito verso Ramazani che è stato scartato a favore di Tshisekedi. La carica di Primo Ministro sarebbe un giusto ricompenso al ‘torto’ subito. Mulimbi potrebbe controbilanciare l’influenza di Fayulu tra gli imprenditori congolesi che sempre più manifestano segnali di insofferenza verso il regime di Kinshasa, mentre Sakani potrebbe tentare di contrastare l’influenza dell’ ex governatore del Katanga Moise Katumbi.

La nomina da parte del regime del Primo Ministro permette a Tshisekedi e Kamerhe di varare il governo della loro legislatura, ma a caro prezzo. Il Rais intende anche nominare i ministri della Difesa, Finanze, Affari Esteri, Industria e Miniere oltre al Governatore della Banca Centrale. A Tshisekedi rimarebbe la facoltà di piazzare i suoi uomini in ministeri minori mentre Kamerhe si dovrebbe accontentare del posto di Capo dello Staff Presidenziale. I due ‘Chiens de Kabila’ (cani di Kabila) come la popolazione li ha nominati dopo il loro tradimento ai principi democratici, hanno solo 30 giorni per nominare il Primo Ministro e il nuovo governo.

«Dopo elezioni che non hanno avuto il minimo standard per essere definite credibili, il Presidente Félix Tshisekedi è costretto a tentare di formare un consenso nazionale prima di accettare il Primo Ministro imposto da Kabila. L’ideale sarebbe creare una formazione di governo a quella dell’attuale regime ma i numeri presso l’Assemblea Nazionale non permettono questa scelta. Tshisekedi sarà costretto a offrire su un piatto d’argento la Presidenza di Facto a Kabila che governerà il Paese dietro le quinte», afferma Harold Acemah ex diplomatico ugandese esperto del Congo.

Se il Rwanda al momento si fa prudente dopo il fallimento dell’offensiva diplomatica  dell’Unione Africana che inizialmente aveva contestato i risultati forniti dalla CENI per poi fare dietro front, l’Uganda non sembra particolarmente entusiasta di Tshisekedi, un Presidente debole e politicamente incapace che potrebbe peggiorare la situazione nel suo Paese e la stabilità regionale. Il Presidente Yoweri Kaguta Museveni conosce bene l’indole di Félix, amante delle belle donne, dolce vita e soldi, ritenendole giustamente qualità non appropriate per un Capo di Stato. Nonostante le considerazione personali, Museveni ha contattato Tshisekedi nel tentativo di risolvere la insicurezza che prevale all’est del Congo e creare rapporti commerciali. Come il Rwanda, anche l’Uganda è interessata a mantenere il controllo delle risorse naturali del Nord e Sud Kivu, fonte del miracolo economico dei due Paesi Hima.

La coalizione di governo che si profila all’orizzonte tra Kabila e Tshisekedi a tutto vantaggio del primo, potrebbe far scatenare la rabbia popolare a favore di Martin Fayulu e i suoi padrini, Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba.  Il neopresidente sta chiedendo alla popolazione di dargli del tempo, di essere pazienti e di permettergli di lavorare per attuare le necessarie riforme capaci di far uscire il Paese dal ciclo di violenze, corruzione, instabilità e povertà che dura da decenni.

Il giornalista Mayoyo Bitumba Tipo-Tipo mette in guardia la Nazione. Secondo la sua analisi, il governo di Thisekedi imposto da Kabila replicherà le logiche tribali indebolendo maggiormente il sentimento di unità nazionale: «Le probabilità sono alte visto che Félix Tshisekedi e Vital Kamerhe soffrono del complesso Bantu e tenteranno di governare sulla base dell’identità etnica a scapito di quella nazionale, cercando di instaurare un predominio bantu a scapito di altre etnie come i Nande o i Banyamulenge nel Kivu. Da Mobutu in poi questa politica etnica ha portato solo lutti, guerre e povertà. La logica tribale è confacente a Kabila e ai suoi astuti consiglieri mobutisti in quanto la sovrapposizione dell’appartenenza tribale a quella nazionale implica clientelismi e saccheggio delle ricchezze nazionali da distribuire all’interno del proprio gruppo tribale».

Tongele N. Tongele professore universitario negli Stati Uniti, esorta la popolazione alla resistenza: «Dopo queste elezioni nulla cambierà se non fate pressioni sui nuovi dirigenti. Il Paese è allo sfascio. Le infrastrutture inesistenti, l’economia compromessa dalle rapine dei governanti, la popolazione alla fame, educazione e sanità decenti un lontano ricordo, la corruzione domina su tutti gli aspetti delle nostre vite anche quelli più banali e quotidiani. Non fatevi ingannare da questi politici che vi chiedono di pazientare, di dargli del tempo. È ora che dobbiamo agire esigendo una radicale riforma delle forze armate, per ridare dignità ai nostri soldati e poliziotti permettendogli di difendere il Paese e annientare la miriade di gruppi armati che terrorizzano la popolazione. Società civile, opposizione, giovani, studenti, la chiesa e i cittadini in generale non devono attendere, farsi ingannare da false promesse o farsi comprare. Se lo faranno la situazione peggiorerà fino al punto  che non rimarrà altra scelta che abbandonare l’amato Congo per poter sopravvivere».

Le prospettive per la Repubblica Democratica del Congo non sono rosee. «Mentre la situazione rimane relativamente calma i risultati delle elezioni possono fare aumentare la tensione nella provincia di Kwilu, roccaforte di Fayulu, Kisangani, Lumumbashi, Mbandaka, Goma e presso la capitale Kinshasa. Gli scontri etnici continuano tra Banunu e Batende nella provinciad del Mai-Ndombe. Nel Sud Kivu l’esercito burundese appoggiato dalle Impbonerakure e da milziani congolesi Mai Mai stanno combattendo una guerra aperta nel territorio di Uvira contro i gruppi ribelli burundesi RED Tabara e FNL appoggiati da altri gruppi congolesi Mai Mai. La situazione di sicurezza sta peggiorando a Beni, Butembo, Bunia mentre nel territorio del Masisi si registrano dal 21 gennaio scorso scontri tra l’esercito congolese e i ribelli hutu delle FDLR. Nel Ituri gli assassinii del leader e di sei membri del gruppo armato Simba hanno scatenato una Guerra etnica dei Lendu contro le forze armate regolari», riporta Crisis Group. Félix Tshisekedi è seduto su una polveriera e il suo mandato presidenziale potrebbe non avere la durata prevista in quanto ostaggio di un regime odiato dalla popolazione e sempre più antitetico alla pace regionale e agli interessi economici internazionali.

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