sabato, Maggio 25

Congo, la distruzione dell’esercito repubblicano Nonostante i finanziamenti UE, rimane la più debole forza armata esistente in Africa. E il presidente continua a indebolirla

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President Kabila

Lo scorso settembre il presidente Joseph Kabila aveva solennemente proclamato di accelerare la riforma dell’esercito repubblicano, in atto dal 2005 di cui l’Unione Europea, principale ente finanziatore, ha speso milioni di euro per dotare il Paese africano di un esercito e polizia efficienti e capaci di proteggere i confini e la pace. Milioni di euro scomparsi negli oscuri corridoi del potere tra il palazzo presidenziale e lo Stato Maggiore delle FARDC (Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo) con la complicità tacita del parlamento europeo preoccupato di non far scoprire lo scandalo per timore di una reazione negativa dei propri cittadini attanagliati da crisi economica e disoccupazione endemica.

In nove anni di finanziamenti e sforzi di consiglieri militari inviati da varie nazioni europee tra cui l’Italia, l’esercito congolese rimane la più debole forza armata esistente in Africa. I soldati, comandati da Generali e Colonnelli corrotti, non ricevono la paga da anni, rifacendosi sulla popolazione. Nell’est del Paese la ribellione Banyarwanda Movimento 23 Marzo (aprile 2012 – dicembre 2013) è stata “contenuta” grazie all’impiego di forze mercenarie tra le quali le milizie congolesi Mai Mai e il gruppo terroristico ruandese FLDR. La celebrata vittoria su questo gruppo ribelle è in realtà frutto, non della capacità dell’esercito congolese di difendere il territorio nazionale, ma di pressioni ricevute dagli Stati Uniti che hanno costretto il Rwanda e sopratutto l’Uganda a ritirare l’appoggio al movimento armato.

Attualmente le sue forze, tutte intatte, si trovano protette in territorio ugandese pronte ad essere riattivate. Nel dicembre 2013 il governo di Kinshasa ha subìto un golpe perpetrato dal pastore Paul-Joseph Mukingubila, auto nominatosi Profeta di Dio e Presidente dell’Africa. Le sue milizie avevano attaccato il 30 dicembre 2013 i punti nevralgici del potere nella capitale, Kinshasa e di tre principali città: Lumumbashi, Kolwezi e Kindu. Nel Katanga una milizia indipendentistica con evidenti nessi con il potere locale è attiva con l’obiettivo di rendere la ricca provincia ai confini con l’Angola uno Stato indipendente. Il primo tentativo fu attuato subito dopo l’indipendenza con il diretto supporto dell’esercito belga. Nell’est del Paese 40 milizie diverse imperversano controllando ed amministrando vasti territori ricchi di risorse naturali trucidando e schiavizzando la popolazione.

A distanza di nove anni dall’inizio della riforma dell’esercito repubblicano, la protezione del Congo è affidata ai terroristi ruandesi FDLR, a delle milizie locali definite Mai Mai, ai caschi blu dell’ONU e a precari accordi tra Francia e Stati Uniti tesi a conservare i confini territoriali del Paese e spartirsi le sue risorse naturali. Accordi che ora si stanno precipitosamente disintegrando. L’accelerazione della riforma delle forze di difesa, proclamata dal presidente, ruota sulla creazione di cinque settori di difesa. Il settore ovest (Kinshasa, Bandundu, Bas-Congo e Equatore), il settore nord ovest (Nord Equator), il settore sud-est (Nord Katanga), il settore sud (Nord Kivu, Gran Kivu e Sud Kivu) e il settore nord-est (Ituri e Uele). Il presidente formalizza così la creazione di un esercito privato a protezione della Famiglia Kabila e dei suoi immensi interessi nel traffico illegale di oro e minerali preziosi come il coltan. Un esercito composto dalla Guardia Presidenziale, ultimamente equipaggiata con moderne armi mentre l’esercito versa in uno stato pietoso.

La Guardia Presidenziale ha ricevuto il compito di coordinare e monitorare la situazione della sicurezza militare nel paese e le unità dell’esercito repubblicano e della polizia. Il vero obiettivo è quello di sostenere, con l’uso del deterrente della forza, il progetto di Kabila di ricandidarsi alle prossime elezioni del 2015 e di difendere il potere (prevedibilmente ottenuto attraverso l’ennesima ondata di frodi elettorali) da tentativi insurrezionali del popolo e colpi di stato. Il presidente Kabila ha promesso di regolare i principali problemi che affliggono le forze armate e la polizia: corruzione endemica, salari non pagati, violenze e crimini commessi contro la popolazione civile. A distanza di un mese le promesse presidenziali si sono già dimostrate mera propaganda, anzi la situazione sta peggiorando.

L’esercito repubblicano è sotto pesanti attacchi tesi a diminuire maggiormente la sua capacità difensiva – offensiva. Attacchi provenienti sia dal governo di Kinshasa che dai Paesi confinanti: Uganda e Rwanda. Il presidente Kabila è terrorizzato dall’idea che un Generale possa divenire troppo popolare e rovesciare il suo regime. Un atto che sarebbe coerente con la travagliata storia del Paese. Negli anni Sessanta il sergente Joseph Mobutu Sese Seko giunse al potere grazie ad un colpo di stato preceduto dall’eliminazione del Primo Ministro Patrice Lumumba. Negli anni Novanta l’ex ribelle e trafficante d’oro Joseph Dèsirè Kabila (padre dell’attuale presidente) giunse al potere grazie ad una ribellione creata da Uganda e Rwanda. Nel 2001 Joseph Kabila giunse al potere grazie all’assassinio di suo padre in cui forti sono i sospetti che sia direttamente coinvolto.

Dal marzo 2014 il presidente sta allontanando e degradando i migliori Generali sopratutto nell’est del Paese per impedire loro una seria campagna militare contro il gruppo terroristico ruandese FDLR, principale socio in affari della Famiglia Kabila. L’intento di proteggere le FDLR sta creando un pericolosissimo vuoto di comando rendendo completamente incapace l’esercito repubblicano di resistere alla riattivazione della guerriglia del M23 o ad una invasione degli eserciti ugandese e ruandese. La guerra privata contro i migliori generali della FARDC viene combattuta anche a colpi di assassini di stato come quello del Colonello Mamadou Ndala avvenuto il 2 gennaio 2014. Il Colonnello Mamadou, comandante delle Brigata Unità di Reazione Rapida (uno dei rari reparti efficienti e motivati dell’esercito) aveva fermato l’avanzata della ribellione Banyarwanda del M23. Cadde in una imboscata presso il villaggio di Ngadi, tra l’aeroporto regionale di Mavivi e la città di Beni, nel Nord Kivu. Molti soldati della sua scorta furono uccisi e altri feriti gravemente. L’assassinio fu ordinato per stroncare drasticamente la popolarità del Colonnello Mamadou che stava crescendo e iniziava a rappresentare un pericolo mortale per il fragile e corrotto regime della Famiglia Kabila. Fu un ex consigliere militare di Kabila-padre che rivelò l’arcano sul sito di informazione Afric.Com‘. Una denuncia ora confermata senza ombre di dubbio dall’assassinio del Sergente Maggiore Arsène Ndabu Ndongala, autista del Colonnello Mamadou, scampato al massacro e principale testimone nell’inchiesta sulla morte dell’eroe nazionale. Ndongala stava presentando prove inconfutabili che l’imboscata fu organizzata da reparti scelti della Guardia Presidenziale che arrivarono ad operazione compiuta sul luogo del delitto per accertarsi che il Colonnello Mamadou fosse morto.

L’avvocato del Sergente Maggiore misteriosamente deceduto Augustin Tshsambu ha richiesto alla Corte Suprema di effettuare un’autopsia per comprendere le reali cause del decesso. Richiesta rifiutata per diretto ordine del presidente. I colleghi militari di Ndongala a Beni hanno pubblicamente esteriorizzato la loro rabbia accusando il governo di Kinshasa di aver assassinato l’unico testimone capace di rivelare i nomi degli assassini del Colonnello Mamadou. Il 31 agosto scorso il Generale Lucien Bahuma Ambamba è deceduto in Sud Africa dopo un attacco cardiovascolare avvenuto durante un meeting ufficiale con alti Generali dello Stato Maggiore ugandese a Kasese (Uganda) per coordinare l’offensiva militare contro il gruppo islamico ugandese ADF (Alleanza delle Forze Democratiche) che opera nelle zone di Lubero-Butembo, Beni e Bunia, Nord Kivu.

Il Generale Bahuma era al commando dell’Ottava regione militare di Goma che ora, avendo perso il suo condottiero, è completamente allo sbando. La crisi cardiovascolare sarebbe stata provocata da un veleno somministratogli da dei suoi subalterni facenti parte della delegazione congolese in Uganda. Accusa lanciata dai servizi segreti ugandesi e da alcuni Colonnelli congolesi. Il governo sudafricano è stato ben attento a non divulgare i risultati dell’autopsia effettuata sul cadavere del Generale Bahuma. L’eliminazione o l’allontanamento dei generali più capaci è parallela alla promozioni di altri generali, noti criminali di guerra e totalmente incompetenti come il Generale Maggiore Gabriel Amisi  destituito “provvisoriamente” nel 2013 a seguito di una inchiesta ONU che lo accusava di essere il principale organizzatore delle consegne d’armi, munizioni e divise dell’esercito regolare ai terroristi ruandesi FLDR durante la guerra contro la ribellione M23.

Ora al Generale Amisi, ex guerrigliero della RDC-Goma (una milizia filo ruandese che occupava il Sud Kivu durante la Seconda Guerra Pan Africana 1998 – 2004) è stato affidato il compito di difendere la prima zona di difesa, quella di Kinshasa, in stretta collaborazione con la Guardia Presidenziale. Il Generale Amisi avrebbe preteso ed ottenuto la ricollocazione di suoi amici ed ex compagni di ribellione ad alti comandi presso la zona di difesa del Sud Kivu, secondo accuse provenienti da fonti interne dell’esercito repubblicano. Accuse che sembrano convalidate dall’improvvisa ed inspiegabile nomina di diversi alti ufficiali del ex movimento guerrigliero RDC-Goma presso la Undicesima Brigata che difende i territori di Walungu e Kamanyola e presso la Tredicesima Brigata che difende Bukavu, il capoluogo della provincia del Sud Kivu.

Questi ex guerriglieri hanno immediatamente dimostrato la mancanza di volontà di difendere la popolazione in occasione del massacro di 30 civili avvenuto la scorsa settimana a Walungu, dove c’è l’aeroporto della provincia e una base dei caschi blu della MONUSCO. Attacco rivendicato dai terroristi ruandesi FDLR. “Tutti noi sappiamo che le FDLR stanno tentando di attaccare il Rwanda o dal Congo o dal Burundi. Se avverrà l’invasione vi sono alte probabilità che l’esercito ruandese sia in grado di respingerla ed invadere a sua volta il Congo assieme all’Uganda. Come possiamo affidare la difesa delle principali  e strategiche frontiere del Sud Kivu a degli elementi che per anni hanno attivamente collaborato con i regimi di Kigali e Kampala?” si interroga un sergente FARDC di stanza a Goma, protetto dall’anonimato. Una preoccupazione condivisa anche dal Vescovo di Bukavu Francois-Xavier Maroy.

I servizi segreti ugandesi e ruandesi sembrano particolarmente attivi in questi ultimi mesi. Secondo notizie non confermate ufficialmente ma provenienti da fonti credibili, dalla metà di agosto si registrano infiltrazioni di guerriglieri M23 nelle zone del Nord Kivu confinati con l’Uganda e nelle località di Nyengezi, Kasa-Roho e Cahi Bukavu nel Sud Kivu, confinanti con il Rwanda. Notizie certe dimostrano che vari agenti congolesi dei servizi segreti  e della DGM (Direzione Generale della Migrazione) sono passati dalla parte del Rwanda e risiedono nelle città di Gisenyi e Ruhengeri e a Kisoro in Uganda. Starebbero fornendo agli eserciti ugandese e ruandese preziose informazioni sulla composizione e il dislocamento delle forze di difesa congolesi e sui piani di invasione delle FDLR. Il secondo compito di questi “disertori” sarebbe quello di creare un ambiente favorevole affinché vari reparti dell’esercito repubblicano stanziati all’est del paese passino dalla parte della ribellione o che, perlomeno, non oppongano resistenza in caso di riattivazione del progetto del M23 di conquista dell’est del paese supportate da truppe inviate da Kampala e Kigali.

Incredibilmente questi ex agenti non sono stati dichiarati traditori o disertori dal governo congolese ma solo sospesi dal servizio. Sono inoltre liberi di entrare nel Nord Kivu e Sud Kivu, probabilmente per compiere le missioni a loro affidate. Questo sembra essere l’evidenza del caos in cui versa l’apparato politico e militare del Congo che da una parte aiuta le FDLR a sferrare l’attacco mortale al Rwanda e dall’altra facilita indirettamente il governo di Kigali nell’opera di contenimento del pericolo di genocidio uccidendo i Comandanti più capaci e disintegrando l’esercito che dovrebbe proteggere il Paese dai nemici esterni ed interni.

L’indizio più allarmante proviene dalla etnia congolese tutsi Banyamulenge che durante le prime due guerre panafricane (1996 e 1998) formò il nocciolo duro delle truppe d’élite prima della guerriglia di Kabila padre che spodestò il regime di Mobutu e successivamente della guerriglia RDC-Goma alleata alle truppe di occupazione ruandesi gestendo di fatto gran parte dell’est del Congo per sei anni. I Banyamulenge nel 2012 si astennero ad offrire supporto attivo alla ribellione M23. Si registrano massicci spostamenti di civili Banyamulenge verso il Rwanda. Trattasi di donne e bambini. Gli uomini si stanno concentrando sull’altopiano di Mulenge ai confini tra Congo e Rwanda ricevendo forti quantitativi di armi e munizioni. Il Dottor Nigobert Runyambo, residente negli Stati Uniti, ha inziato, assieme ad altri potenti esponenti della diaspora Banyamulenge in America, un lavoro di lobby presso vari membri del Congresso al fine di ottenere un appoggio del Presidente Barak Obama in caso di una ribellione all’est del Congo. Appoggio che potrebbe essere garantito se il governo di Kinshasa e i caschi blu dell’ONU continuassero a dimostrarsi riluttanti a distruggere il movimento terroristico FDLR.

Il Dr. Runyambo è una delle più alte figure della sua etnia. Assicurò l’appoggio dei Banyamulenge alla ribellione di Kabila padre nel 1996 e assunse immensi poteri sul Sud Kivu durante la seconda guerra pan africana anche se ufficialmente ricopriva il ruolo di Medico Ispettore Provinciale a Bukavu. Era il diretto collegamento tra il Rwanda e le rappresentanze diplomatiche di Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia, che all’epoca assecondava il piano americano di balcanizzazione del Congo. Il raggruppamento e la riorganizzazione delle milizie Banyamulenge sono la diretta conseguenza dei tentativi di pulizie etniche attuati durante questi ultimi mesi dalle FDLR con la complicità dell’esercito congolese e dei caschi blu della MONUSCO. Tentativi sorretti da una sottile quanto criminale propaganda di odio etnico rivolta contro le popolazioni congolesi di origine tutsi attuata dal clero cattolico e dalla società civile del Sud Kivu di cui il vescovo Maroy e il missionario italiano Franco Bordignon sarebbero perfettamente a conoscenza ed eviterebbero di ostacolare.

Franco Bordignon fu soggetto nel 2007 di una inchiesta ONU che lo accusava di sottrarre fondi dagli aiuti umanitari europei per finanziare le FDLR. Inchiesta insabbiata dal Vaticano. Bordignon e il Vescovo Maroy sono inoltre amici intimi di Padre Rigobert Milani un prete estremista hutu ruandese naturalizzato congolese dopo il genocidio del 1994 e fondatore del famigerato Gruppo Jeremie, un’associazione laica del mondo cattolico del Sud Kivu che nel 1994 fu coinvolto attivamente nella fuga dei criminali genocidari per sottrarli dalla giustizia internazionale e nella fase di reclutamento dei rifugiati ruandesi nei campi profughi di Bukavu e Goma tra il 1994 e il 1996. Questi rifugiati venivano reclutati dal ex esercito genocidario e dalle milizie Interwahme nel tentativo di riconquistare il Rwanda appena uscito dall’Olocausto Africano. L’ex esercito e milizie ruandesi hanno successivamente dato origine alle FDLR. Bordignon, Milani e Moroy dal 2000 al 2004 attirarono svariati milioni di euro provenienti da Ong europee ponendosi come garanti degli aiuti umanitari nel Sud Kivu. Vi è il sospetto che la maggior parte di questi fondi fu dirottata verso il finanziamento delle milizie genocidarie e in conti privati. Una delle vittime fu l’Amministrazione Leoluca Orlando di Palermo che nel 2000 attivò anche un gemellaggio con la città di Bukavu non riconosciuto dalle autorità italiane.

«I nostri villaggi e le nostre città sono in preda alla psicosi della guerra. Tutti gli elementi sembrano essere riuniti per una nuova guerra nel Sud Kivu. Si sta riproducendo lo stesso schema che fece scattare l’invasione ruandese nel 1998», ha affermato il Vescovo Moroy durante la recente visita dell’Ambasciatore francese nel Sud Kivu. Moroy, di origine Bashi (l’etnia bantu predominante nel Sud Kivu imparentata con gli hutu ruandesi) si sta nettamente posizionando contro il presidente Kabila accusandolo di preparare il terreno ai nemici giurati, Uganda e Rwanda. Sta inoltre adoperandosi per ostacolare fermamente ogni tentativo di riconciliazione e di dialogo inter etnico all’est del Congo. Nella confusa e pericolosissima situazione del Paese, Moroy sembra trovare una forte opposizione all’interno della sua etnia di origine. Un nutrito gruppo di importanti commercianti Bashi di Bukavu starebbero progettando di non appoggiare la politica del Vescovo timorosi che il suo vero obiettivo sia quello di imporre un dominio religioso sulla regione sostituendosi al governo di Kinshasa, un vecchio sogno di varie alte figure della Chiesa Cattolica qui, nei Grandi Laghi.

La disintegrazione dell’esercito attuata dal presidente Kabila per mantenersi al potere priva di fatto il Congo della necessaria difesa nel momento più critico della sua storia associato ai preparativi di genocidio nel vicino Burundi. Queste manovre di preparazione al conflitto creano già centinaia di vittime tra la popolazione. Due giorni fa mi è pervenuta la foto autentica di un cadavere di un bambino congolese di sette anni a cui è stata semi staccata la testa. L’orrendo crimine è stato compiuto dalle milizie islamiche ugandesi ADF durante il loro recente attacco ai villaggi adiacenti alla città di Beni, Nord Kivu. La foto non viene pubblicata in quanto contrari a spettacolarizzare la morte di esseri umani. 

 

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