sabato, Giugno 6

Congo: la Chiesa Cattolica ci riprova e il Governo reagisce Domenica 21 gennaio nuova manifestazione organizzata dalla Chiesa cattolica per chiedere le votazioni e il rispetto degli accordi del dicembre 2016. Kabila pronto a una dura risposta

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La partita con la Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo sembrava chiusa. Gli accordi di San Silvestro, firmati dall’opposizione ma non dal Governo il 31 dicembre 2016, avevano legalizzato la Presidenza a Joseph Kabila, oltre lo scadere del mandato (20 dicembre 2016) in attesa di organizzare, entro il febbraio 2017, le elezioni a cui Kabila non poteva partecipare. Le elezioni non sono mai state organizzate e la loro data (dicembre 2018) ora è soggetta ad ulteriori rinvii. Si parla del 2019. Le scuse sono sempre identiche: problemi nel censimento della popolazione, scarsi fondi per organizzare le elezioni e insicurezza nel Kasai e nelle provincie del est. Scuse irreali. Il Governo non ha mai voluto procedere ad un serio censimento. Le entrate fiscali annue di minerali sarebbero più che sufficienti a finanziare le elezioni, senza contare i classici finanziamenti elargiti dalla Unione Europea. L’insicurezza nel Kasai e nelle province dell’Est è un problema reale, ma originato dallo stesso Governo di Kinshasa.

Quando era ormai chiaro che gli accordi di San Silvestro non sarebbero stati rispettati, la Chiesa Cattolica, rifiutando lo scacco matto inflitto da Kabila, aveva tentato di imporre il loro rispetto invitando i fedeli a ribellarsi e ricevendo come risposta un’ondata di violenze contro le chiese e il clero su tutto il territorio nazionali consumatasi tra il marzo e il luglio 2017. Papa Francesco annullò la prevista visita pastorale in Congo dichiarando cosi’ guerra aperta al Rais di Kinshasa.

Il 31 dicembre 2017 la Chiesa Cattolica aveva tentato una prova di forza, organizzando una manifestazione per la pace e la democrazia duramente repressa nel sangue. Con questa manifestazione nazionale il clero cattolico congolese intendeva prendere la leadership dell’opposizione nel Paese e realizzare il suo antico sogno di mettere al potere un Governo cristiano sotto il suo diretto controllo. Dinanzi alla violenta risposta del Governo, la Chiesa Cattolica si è trovata dinnanzi ad una scelta emblematica: continuare a cavalcare la protesta popolare o assecondare Kabila nella speranza di far scattare dall’interno del Governo un qualche meccanismo di democratizzazione. Speranza nutrita dopo la sconfitta politica subita nel 1992 con la Marcia dei Fedeli che inaugurò un periodo di collaborazione con il regime di Mobutu Sese Seko voluto dal Cardinale Laurent Monsengwo, Arcivescovo di Kinshasa. La stessa figura politica che ora sta guidando la protesta popolare dei cristiani congolesi contro il regime di Kabila.

Lo scorso 10 gennaio, il rappresentante di Papa Francesco, Monsignor Luis Mariano Montemayor – dopo aver preso tempo -, aveva condannato la spropositata reazione del Governo alla marcia pacifica del 31 dicembre organizzata dal Comitato Laico di Coordinazione (CLC), un’organizzazione creata dal nulla dal Cardinale Monsengwo per coprire le dirette responsabilità della Chiesa Cattolica nel tentativo di attuare un cambiamento di regime nel Congo. Il Nunzio Apostolico ha successivamente avallato tutte le iniziative di protesta pacifica che il clero congolese intenda intraprendere, ricucendo così lo strappo creato dal  Cardinale Monsengwo, che aveva organizzato la protesta di fine anno senza un esplicito consenso da parte della Santa Sede.

Martedì 16 gennaio la Chiesa Cattolica ha annunciato una nuova marcia di protesta fissata per domenica 21 gennaio. L’annuncio è stato fatto dai professori Léonie Kandolo e Julien Lukengu, leader del CLC che fungono da ‘prestanome’ alle manovre politiche del Cardinale Monsengwo. Il CLC ha solennemente dichiarato che continuerà ad organizzare proteste nazionali fino a quando l’accordo del 31 dicembre 2016 non sarà rispettato. Una dichiarazione di guerra, visto che il regime di Kinshasa sembra aver già posto la pietra tombale sull’organizzazione delle elezioni e si orienta verso la Presidenza a vita di Joseph Kabila. Kandolo e Lukengu hanno, inoltre, richiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici e il ritorno di tutti i leader dell’opposizione costretti all’esilio.

Contemporaneamente all’annuncio della manifestazione di domenica la  gerarchia ecclesiale congolese ha chiesto ai religiosi e fedeli a far girare sui social media notizie di pura fantapolitica, secondo le quali il Governo starebbe organizzando l’assassinio del Cardinale Monsengwo.  Ipotesi che non è stata presa in seria considerazione dagli esperti regionali, in quanto il regime di Kabila ha fino ad ora dimostrato una grande lucidità nella gestione del potere, e di certo non intende trasformare il Cardinale Monsengwo in un martire della democrazia.

É sufficiente attuare una linea ferma e dura contro la Chiesa Cattolica, attendendo che lo stesso Cardinale Monsengwo proponga compromessi politici e si riallinei al regime come ha, del resto, già fatto nel 1993 con il dittatore Mobutu. Queste irreali notizie ricordano la strategia della Chiesa Cattolica adottata per sostenere il regime di Joseph Kabila durante al Seconda Guerra Pan Africana (1998 – 2004), quando una valanga di false notizie di massacri compiuti da ruandesi e ugandesi furono trasmesse anche da organi di informazione ufficiale, quali l’agenzia stampa cattolica ‘MISNA’ che dal dicembre 2015 ha chiuso le attività.

I quotidiani di Kinshasa, come l’‘Avenir’ e ‘La Prospérité’, prevedono una manifestazione ad alto rischio facendo sottolineare la probabile dura reazione governativa. «Altre lacrime si aggiungeranno a quelle ancora fresche versate il 31 dicembre 2017 durante la repressione della marcia organizzata dal Comitato Laico di Coordinazione». Il Governo ha già provveduto a dichiarare la marcia di pace del prossimo 21 gennaio illegale, aprendo così le porte ad una probabile repressione dei reparti di Polizia ed Esercito.

Non si possono fare previsioni sulla partecipazione popolare alla marcia di domenica. Da una parte vi è la frustrazione popolare per la mancata democrazia e la forzata povertà dettata da marcate ingiustizie sociali. Dall’altra vi è il timore di sacrificare la propria vita per una causa persa. Una significativa percentuale della popolazione sta criticando le azioni politiche della Chiesa Cattolica, che rischiano solo di far perdere altre vite senza scalfire il regime. Non potendo organizzare una rivolta armata (unico mezzo per far sloggiare Kabila dalla poltrona presidenziale) la Chiesa Cattolica prima o poi sarà costretta a gettare la spugna, divenendo più accomodante. Questo il timore espresso da una minoranza riflessiva di congolesi.

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