mercoledì, Luglio 24

Congo, la Chiesa Cattolica avverte il regime: conosciamo il vincitore delle Presidenziali! Secondo i risultati preliminari diffusi da CENCO il vincitore sarebbe Martin Fayuly. Kabila intanto avrebbe passato i poteri in segreto al suo delfino Ramazani, mentre la Commissione elettorale ha rimandato all’annuncio dei risultati ufficiali

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Fin dall’inizio della crisi politica in Congo (2016), la Chiesa Cattolica ha giocato un ruolo fondamentale nella leadership delle proteste popolari e nelconvincereJoseph Kabila a indire le elezioni, continuamente rinviate. La guida della protesta popolare si è intensificata dopo il mancato rispetto degli accordi di San Silvestro del 31 dicembre 2016, che concedevano il diritto a Kabila di rimanere alla Presidenza oltre la scadenza del suo mandato con la promessa di indire le elezioni nel febbraio 2017.  Promessa non mantenuta. Il regime per stroncare la protesta popolare guidata dalla Chiesa Cattolica e capeggiata dal Vaticano non ha usato mezzi termini. Pallottole vere sui manifestanti, omicidi di civili all’uscita della messa domenicale, chiese incendiate, preti uccisi.

La dura repressione ha costretto la Chiesa Cattolica a sospendere, verso settembre 2018, le proteste, concentrandosi sulla preparazione del monitoraggio del voto.  Contando sulla sua capillare presenza sul territorio e sui vari attivisti della società civile ad essa collegata, la Chiesa Cattolica è riuscita a formare 60.000 osservatori nazionali per le elezioni di fine dicembre 2018, non sufficienti per i 80.000 seggi, ma sufficienti per poter monitorare il 75% degli scrutini di voto. Senza questi osservatori organizzati dalla Chiesa Cattolica il popolo congolese sarebbe stato in balia delle verità di Stato sugli esiti del voto.

Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), padre Donatien Nshole, ieri ha informato l’opinione pubblica nazionale e la comunità internazionale che la CENCO possiede i risultati del voto tramite i processi verbali effettuati presso il 75% dei seggi. «Conosciamo chi ha riportato la vittoria alle elezioni presidenziali. Ci appelliamo alla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente a rispettare il verdetto elettorale in nome della verità e della giustizia. La CENI, in quanto istituzione d’appoggio alla democrazia, è chiamata a pubblicare risultati elettorali veritieri. Mi appello al popolo congolese affinché rimanga vigile sul processo elettorale», queste le dure e inequivocabili parole di Padre Nshole.

Secondo gli osservatori elettorali della CENCO, le irregolarità e le frodi rivelate durante il voto non sono in grado di influenzare il risultato delle elezioni a loro noto. La Conferenza Episcopale è conscia che la manipolazione dei risultati elettorali avverrà durante la raccolta centralizzata dei dati presso la sede della CENI, a Kinshasa. Dopo aver speso oltre 14 milioni di euro nelle macchine di voto elettronico (utilizzate solo nel 32% dei seggi), ora la CENI sta procedendo alla conta manuale delle schede elettorali e all’analisi dei processi verbali di ogni singolo seggio. È proprio in questa fase di conteggio manuale, che si sta svolgendo all’interno della sede a Kinshasa, che le schede possono essere sostituite o perse al  fine di favorire il candidato del regime, Emmanuel Shadary Ramazani.

Pur non volendo rivelare il vincitore delle Presidenziali, la CENCO fa chiara allusione ai primi risultati non ufficiali che ha diffuso due giorni dopo le elezioni, risultati che dimostrano che il delfino, destinato a garantire gli interessi della Famiglia Kabila fino al 2023, quando il rais si ripresenterà come candidato alla Presidenza, ha raccolto solo il 18% di voti. Felix Tshisekedi il 24%, mentre Martin Fayuly, candidato della piattaforma politica Lamuka Lamuka (Svegliati in Lingala), si sarebbe aggiudicato il 44% dei voti.
Questi risultati parziali sono stati elaborati sulla base del 42% degli spogli elettorali. Indiscrezioni dall’interno della CENCO affermano che la percentuale è aumentata durante la conta dei voti negli altri seggi, dove erano presenti gli osservatori cattolici.  Se questi risultati fossero confermati, la popolazione congolese avrebbe penalizzato Tshisekedi per aver rotto il fronte unico dell’opposizione creato a Bruxelles (forse sotto ricompensa monetaria di Kabila). Votando per Fayuly, i congolesi hanno votato per l’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi, e dal ex Vice Presidente Jean-Pierre Bemba, entrambi esclusi dalle elezioni, che hanno creato e sostenuto la coalizione Lamuka.

Ora si spiega la decisione del regime di bloccare internet, SMS e oscurare radio locali e addirittura ‘Radio France International’. Misura considerata necessaria per impedire che la Chiesa Cattolica potesse progressivamente annunciare gli esisti del voto, che chiaramente sono in contraddizione con quelli ‘artificiali’ della CENI. I risultati della CENCO sono considerati pù’ credibili rispetto a quelli governativi grazie al meticoloso e imparziale monitoraggio dei seggi attuato dagli osservatori cattolici.

Il regime si trova ora in una situazione estremamente delicata. La CENI deve inventarsi dei risultati per dare la vittoria a Ramazani, ma la Chiesa Cattolica ha l’autorità morale e le prove dei processi verbali che possono dimostrare il contrario. Nella necessità di prendere tempo per trovare la percentuale giusta di vittoria per Ramazani, la CENI ha rinviato al 15 gennaio la pubblicazione dei risultati parziali, inizialmente prevista per il 6 gennaio. Il Presidente della CENI, Corneille Nangaa ha denunciato fantomatiche intimidazioni provenienti da attori nazionali e internazionali. «Dovete smettere di intimidire la CENI al fine di influenzare la sua decisione sulle elezioni. I risultati elettorali saranno annunciati secondo la legge in vigore e non secondo i desideri di alcune persone», ha dichiarato Nangaa.

Con sempre più insistenza corrono voci che ieri sera presso il Palazzo Presidenziale a Kinshasa, il dittatore Joseph Kabila abbia effettuato un passaggio di poteri segreto al ex ministro degli interni Emmanuel Shadary Ramazani, dando disposizioni ad Esercito, Polizia e guardia presidenziale di riconoscere il delfino come attuale Presidente della Repubblica Democratica del Congo. Sarebbero, inoltre, state date disposizione alle Forze Armate di massima allerta militare al fine di impedire sommosse popolari, tentativi di insurrezione armata o eventuali invasioni di Paesi ostili.

Dioncounda Traoré, ex Presidente maliano e Capo della Missione d’Osservazione Elettorale della Unione Africana in Congo, ha richiesto al Governo di Kinshasa di pubblicare risultati elettorali conformi alla realtà e alla volontà del popolo congolese. Sembra che la  CENCO abbia inviato le prove dei risultati alla Unione Africana, Nazioni Unite e Unione Europea. Diventa sempre più difficile per il regime far passare la vittoria di Ramazani evitando una crisi politica che sta portando inevitabilmente alla guerra civile.

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