sabato, Agosto 8

Congo Kinshasa: TELEMA! La rivolta del popolo field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Giovedì 26 maggio la Repubblica Democratica del Congo è stata sconvolta da una serie di manifestazioni nelle principali città contro il piano del Presidente Joseph Kabila di rinviare le elezioni e ‘rendere eterno’ il suo mandato presidenziale. Le manifestazioni sono state indette da una coalizione dell’opposizione composta dal Movimento di Liberazione del Congo  (MLC), l’Unione per la Nazione Congolese (UNC) e il miliardario ex governatore del Katanga Moise Katumbi.

Le manifestazioni si sono tenute presso la capitale Kinshasa, Lumumbashi (Katanga), Bukavu (Sud Kivu), Goma e Beni (Nord Kivu). La parola d’ordine era: TELEMA! rivolta in lingala. La strategia dell’opposizione è quella di imporre il rispetto del calendario elettorale di novembre, al quale Joseph Kabila non può partecipare in quanto la Costituzione prevede due soli mandati per il Capo di Stato. Kabila accederebbe al terzo mandato, in realtà il quarto mandato contando il periodo che fu illegalmente eletto a Presidente dopo la morte di suo padre Laurent Desire’ Kabila (2001 – 2005). I leader della opposizione sono chiari nel preannunciare che ogni tentativo di rimanere al potere non sarà tollerato, presagendo tra le righe di essere pronti ad una guerra civile.

Il mandato presidenziale di Joseph Kabila termina il 19 dicembre 2016. Dopo questa data l’opposizione non riconoscerà alcuna autorità a Kabila che dovrebbe diventare un privato cittadino. «Siamo scesi nelle piazze per reclamare il rispetto del calendario elettorale. Nessuna istituzione o leader politico ha ricevuto il mandato popolare di riscrivere la Costituzione o di modificarla in parte» , afferma Vital Kamerhe leader del MLC durante una conferenza stampa tenutasi a Kinshasa.

L’attuale clima sociale in Congo fa sorgere preoccupazioni internazionali. Molti temono che imbocchi la via del Burundi, entrando in una guerra civile non dichiarata che paralizzi la Nazione e gli immensi interessi sullo sfruttamento dei minerali e idrocarburi. Rwanda e Uganda osservano preoccupati la situazione e ufficiosamente fanno osservare che l’attuale caos politico e sociale del gigante malato è dovuto al blocco occidentale del progetto di balcanizzazione del Congo che corrisponde alla Seconda Guerra Pan Africana (1998 – 2004). Un progetto nato dalla constatazione che l’attuale dimensione del Paese (leggermente superiore a quella della Europa Occidentale) non permette una normale amministrazione e la creazione di vari Stati garantirebbe pace e stabilità regionale. L’idea della balcanizzazione è ufficiosamente sostenuta anche da Angola, Stati Uniti e Gran Bretagna. Le potenze africane e occidentali coinvolte vedono nella balcanizzazione una opportunità di creare protettorati per il controllo assoluto delle risorse naturali congolesi.

L’esito delle manifestazioni dimostra un fallimento dell’iniziativa dell’opposizione. Nella capitale, Kinshasa, su dieci milioni di abitanti solo 5.000 hanno partecipato alla manifestazione. A Goma, 3.000 persone. A Bukavu 2.500 persone. A Beni 2.000 persone.  A Lumumbashi la manifestazione sembra non essersi svolta causa presidio della Polizia.
La scarsa partecipazione è dovuta dalla paura nutrita dalla popolazione di una orribile repressione da parte delle forze dell’ordine. A Kinshasa circolava la voce che la Polizia avesse ricevuto l’ordine di tirare con pallottole vere a tiro zero sui manifestanti. I disordini più gravi si sono verificati all’est del Paese Goma, Bukavu e Beni. Nella capitale del Nord Kivu, Goma, i giovani manifestanti hanno eretto barricate e bruciato copertoni confrontandosi con la Polizia. Il Governatore del Nord Kivu Julien Kahongya Paluku ha tentato di impedire che la Polizia sparasse a tiro zero sui manifestanti ordinando di limitarsi ad un largo uso di lacrimogeni.

L’intervento del Governatore Paluku (appartenente ad una delle principali etnie della regione, i Banande) non è riuscito ad evitare la tragedia a Goma. Elementi della Polizia hanno ignorato l’ordine ricevuto  da Paluku sparando sulla folla. Secondo la missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, un manifestante sarebbe stato ucciso con una colpo alla testa. Non ci sono dati sui feriti. Le autorità congolesi negano l’eccidio. In compenso l’azione del Governatore Paluku è riuscita ad evitare la tragedia a Beni, dove i manifestanti sono stati dispersi con i lacrimogeni e qualche militante dei partiti di opposizione arrestato.

La prova di forza indetta dalla opposizione sembra fallita causa il piano ben strutturato del Presidente Kabila per mantenere il potere in eterno. I milioni di dollari a disposizione per comprare l’opposizione sembrano in parte già spesi. Durante la TELEMA nazionale si è notata la mancata partecipazione del partito storico d’opposizione: Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale UDPS guidato dalla ‘Sfinge’ Etienne Tshisekedi. Secondo informazioni pervenute Tshisekedi, in convalescenza a Bruxelles, avrebbe ordinato al suo partito di andare cauto sulle manifestazioni, invitando tra le righe, gli iscritti e simpatizzanti a non parteciparvi. Solo la Lega dei Giovani UDPS ha parzialmente partecipato alle dimostrazioni. Il mancato supporto del UDPS ha decretato il fallimento della manifestazione popolare a Kinshasa.

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