sabato, Dicembre 14

Congo: ‘Kabila il nostro candidato’ La propaganda a favore del terzo terzo mandato (anti costituzionale) per il dittatore

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Nel febbraio 2018 il regime di Kinshasa aveva ideato la seconda fase del piano per consolidare la Presidenza a vita del dittatore Joseph Kabila. La prima fase, iniziata nel novembre 2015 prevedeva il rinvio ad perpetum delle elezioni presidenziali previste nel dicembre 2016 e una ben orchestrata strategia della tensione all’est del Paese e nella Provincia del Kasai che fino ad ora ha causato migliaia di morti e oltre 2 milioni di profughi interni. Il Rais si era giocato Papa Francesco fingendo di accettare gli accordi di San Silvestro del 2016 e reprimendo nel sangue le proteste organizzate dalla Chiesa Cattolica quando si accorse di essere stata ingannata.

La seconda fase del piano consisteva in una ridefinizione della gestione del colossale traffico di risorse naturali, eliminando i partner storici (le milizie Mai Mai e i terroristi ruandesi (FDLR) e istituzionalizzando il saccheggio del Congo tramite accordi segreti con Uganda e Rwanda che si basavano su un primordiale ma assai efficace accordo: minerali e petrolio in cambio della neutralità militare e supporto politico. Contemporaneamente il Rais aveva annunciato la decisione di non presentarsi alle elezioni presidenziali, ora previste il prossimo dicembre. Si sarebbe trovato un delfino che avrebbe avuto il compito di scaldare la poltrona presidenziale per 5 anni, curando gli interessi della Famiglia Kabila e permettere al Rais di presentarsi alla Presidenza nel pieno rispetto  della Costituzione.

Se la prima fase del piano è riuscita al 100%, la seconda ha trovato varie difficoltà e non ha sorretto alla prova storica. Uganda e Rwanda si sono interrogati sull’utilità di un accordo mineralipace con un regime instabile preferendo optare per la sua caduta. Una iniziativa concepita dalla brillante mente del presidente ruandese Paul Kagame con la complicità di Angola e Francia, quest’ultimo inaspettato alleato dopo decenni di guerra fredda Parigi – Kigali. Anche il delfino non è stato individuato e il Rais teme di subire le sorti del ex presidente angolano Dos Santos.

Minacciando la guerra totale contro Rwanda, Uganda, Angola e Francia in caso di invasione, introducendo il voto elettronico truffa e negando del diritto di voto a 7 milioni di congolesi della diaspora il Rais sta tentando di arginare l’insuccesso della seconda fase del suo piano per restare alla Presidenza. Da un mese presso la capitale e le principali città del Paese, sono comparsi manifesti di propaganda che inneggiano al terzo mandato (anti costituzionale) per Joseph Kabila. Il Vaticano e il clero cattolico congolese, sempre vigile e ostinato nella sua crociata contro il regime dispotico di Kinshasa ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme, denunciando attraverso l’abate Donatien Nshole il trucco di Kabila riguardante il terzo mandato presidenziale. Per gusto di sfregio politico i manifesti inneggianti a Kabila “For President” sono stati affissi anche sui muri delle principali chiese cattoliche del Paese. Un chiaro segno di sfida in quanto gli accordi politici di San Silvestro.

 Accettando la guerra di propaganda, il Centro interdiocesano di Kinshasa lunedì scorso aveva issato un immenso cartellone ricordando la popolazione che il Presidente Kabila non può accedere ad un terzo mandato conseguivo, proibito dalla Costituzione. Lo striscione è durato 24 ore prima che le Guardie Repubblicane obbligassero il clero a toglierlo. Il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), l’abate Donatien Nshole ha preso l’occasione per rilasciate una lunga intervista ai media francesi.

«Il terzo mandato di Kabila è ora un rischio reale» – spiega l’abate Nshole – «per questo il Consiglio dell’apostolato dei Laici Cattolici ha deciso di riavviare la campagna per il sostegno degli accordi di San Silvestro. La Chiesa Cattolica non crede che Kabila possa facilmente accedere al terzo mandato presentandosi come candidato alle elezioni del prossimo dicembre. Sostenere il terzo mandato di Kabila è una azione politica senza senso. Le argomentazioni proposte alla popolazione sono insensate in quanto la Costituzione è chiara sul limite dei mandati presidenziali. Ammettiamo che gli accordi di San Silvestro hanno subito una grave battuta d’arresto ma i loro principi sono ancora validi. Non permetteremo la revisione della Costituzione durante il periodo pre-elettorale». 

L’abate Nshole nega che vi siano in atto dei contatti tra la Chiesa Cattolica, il Vaticano e l’ex cittadino italiano Moise Katumbi, già al centro di forti sospetti di una congiura militare orchestrata da Angola, Ruanda e Francia contro il regime di Kinshasa. Una negazione dovuta e scontata a livello diplomatico ma che potrebbe nascondere una evidente realtà. Come hanno fatto i Capi di Stato africani e francese anche il Vaticano potrebbe essere giunto alla conclusione che nel devastato scenario politico congolese, la sola figura credibile dell’opposizione è proprio l’uomo d’affari ed ex Governatore del Katanga: Moise Katumbi. Fedele alla sua tattica, al momento vincente, Kabila sta preparando un disegno di legge per rendere legare il terzo mandato alla Presidenza.

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