martedì, Febbraio 18

Congo: Kabila e la proposta di legge contro il voto della diaspora Presentata dal deputato Henriì-Thomas Lokondo, se entrasse in vigore 7 milioni di congolesi che vivono all’estero si vedrebbero negati il diritto di voto.

0

Sempre più isolato a livello internazionale, e sotto la minaccia dell’offensiva diplomatica franco-africana che potrebbe tramutarsi in uno scontro militare architettato da Angola, Rwanda e Uganda, il rais sta varando una serie di leggi tese a garantire una vittoria prima delle urne.

L’ultima della serie è stata presentata dal deputato Henriì-Thomas Lokondo, uno dei tanti anonimi lacchè che ruotano attorno all’orbita di Kabila. La proposta di legge è tesa a modificare la legge elettorale del gennaio 2015 che consente ai cittadini congolesi all’estero di votare per le elezioni presidenziali. La legge escludeva, però, il diritto di voto per la diaspora nelle elezioni amministrative e comunali. «La proposta di legge tende a evitare varie problematiche tecniche, finanziarie e amministrative della CENI nell’organizzare i seggi presso le ambasciate congolesi all’estero. Vuole inoltre risolvere il problema legato alla non dichiarata doppia nazionalità di vari congolesi. La Costituzione prevede che la nazionalità sia unica e in caso che un cittadino ne adotti un’altra, la si perde. Visto che molti congolesi non dichiarano la loro nuova nazionalità si rischierebbe migliaia di voti costituzionalmente illegali», spiega Lokondo al mensile ‘Jeune Afrique’.

La proposta di legge avanzata dall’anonimo deputato non è altro che l’esternazione di una decisione prese in segreto lo scorso aprile durante un incontro tra il rais, il Presidente dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento congolese) e il Presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI). La proposta di legge ha tutte le possibilità di essere approvata visto che all’Assemblea Nazionale Kabila detiene la maggioranza assoluta. Se entrasse in vigore 7 milioni di congolesi che vivono all’estero si vedrebbero negati il diritto di voto.

«Non possiamo accettare questa legge, ennesimo trucco del dittatore per creare elezioni artificiali, assicurarsi la vittoria e la continuità del regime che sta rapinando e distruggendo il nostro Paese», dichiara Martin Fayulu, leader del movimento cittadino ‘Dinamica dell’Opposizione’. L’Organizzazione Internazionale della Francofonia (di cui ora la Francia propone la presidenza al Ruanda) ha immediatamente reagito dichiarando questa proposta di legge inaccettabile e invitando il governo di Kinshasa ad attuare in tempi brevi una radicale riforma della legge elettorale, eliminando tutti gli ostacoli che non permettono allo stato attuale elezioni libere e trasparenti. OIF invita inoltre il governo a eliminare tutti gli articoli di legge che escludono al diritto di voto quasi 12 milioni di cittadini: 7 milioni all’estero e 5 milioni in Patria. La proposta di legge di Lokondo è rivolta contro l’opposizione. Secondo recenti sondaggi informali la maggioranza della diaspora congolese voterebbe per i partiti di opposizione.

L’ex cittadino italiano Moise Katumbi, in esilio in Sud Africa, ha dichiarato la sua intenzione a presentare ufficialmente la sua candidatura alla Presidenziali nonostante che il governo abbia dichiarato che la rifiuterà a causa della sua cittadinanza italiana non dichiarata e all’accusa di star organizzando un complotto eversivo con il Ruanda e l’Uganda.  L’ex governatore della ricca provincia del Katanga e potente imprenditore amico anche di Silvio Berlusconi, è riuscito a creare un fronte unico dell’opposizione con Felix Tshisekedi, il Movimento per la Liberazione del Congo di Jean Pierre Bemba, (attualmente sotto processo presso la CPI per presunti crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana) e Vital Kemerhe, leader del partito Unione  Nazionale Congolese. L’opposizione è riunita sotto la piattaforma politica “Ensemble” – Insieme.

In una intervista rilasciata alla famosa giornalista belga Colette Braeckman esperta della Regione dei Grandi Laghi, Katumbi dichiara che Kabila sta andando incontro una guerra civile non certo desiderata dalla popolazione. Afferma di essere sostenuto da vari Paesi della regione ed europei e si dichiara pronto al cambiamento democratico e pacifico per porsi alla guida del Paese e ricostruirlo. Si nutre il sospetto che Katumbi stia complottando contro Kinshasa accettando lo stesso ruolo che il padre del Rais, Joseph Désiré Kabila assunse nel 1996 quando fu posto a capo di una guerriglia congolese artificiale manovrata da Angola, Burundi, Uganda e Ruanda per abbattere il dittatore Mobutu Sese Seko. Gli incontri  di Katumbi sempre più assidui con i presidenti angolano, ruandese e ugandese, le visite segrete a Parigi e Bruxelles sembrano confermare questi sospetti.

Oltre alla minaccia rappresentata dall’inaspettato triunvirato Francia – Angola – Ruanda, il regime di Kinshasa sospetta anche dell’Uganda. Il Ministro congolese degli Esteri She Okitundu, dopo aver convocato gli ambasciatori francese, angolano e ruandese per chiedere spiegazioni sulle mosse anti Kabila adottate a Parigi la scorsa settimana, ha convocato l’ambasciatore ugandese. Secondo il regime di Kinshasa vi sarebbe in atto un complotto orchestrato da Parigi, Kigali e Luanda che coinvolgerebbe anche l’Uganda e il Congo Brazzaville.

Un complotto che al momento è portato avanti sul piano diplomatico con la richiesta di rispettare gli accordi di San Silvestro stipulati nel dicembre 2016 con la Chiesa Cattolica ma, in realtà, nasconderebbe piani militari contro il Congo. Questi piani sarebbero secondo le fonti diplomatiche congolesi già ad uno stato molto avanzato, ponendo la “democrazia” del Congo sotto la minaccia di potenze straniere africane ed europee. Il governo di Kampala ha accettato che il suo ambasciatore in Congo si rechi all’appuntamento ma evita ogni commento sull’argomento. Fonti locali affermano che il movimento guerrigliero M23, di fatto sotto il comando del Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, stia concentrando ingenti forze ai confini con il Congo e nei territori congolesi al nord ovest militarmente occupati dall’esercito ugandese dal dicembre 2017.

La proposta di legge che priva del diritto del voto 7 milioni di cittadini della diaspora, se sarà approvata, sarà un altro segnale della intransigenza del Rais di mantenere il potere a tutti i costi e contro la volontà popolare, nonostante il parere negativo della Unione Africana e dell’Occidente. Questa determinazione sta costringendo le potenze regionali e occidentali ad arrendersi alla triste realtà che il cambiamento democratico in Congo possa essere ottenuto solo tramite una soluzione militare come fu nel caso del dittatore Mobutu. La soluzione militare potrebbe essere incoraggiata e anche finanziata dalla multinazionali minerarie occidentali, angolane e sudafricane operanti in Congo che hanno recentemente aperto un forte contenzioso contro il governo di Kinshasa a causa della nuova legge sui minerali che prevede forti aumenti delle tasse, andando ad intaccare i profitti miliardari di queste multinazionali. Una manovra certamente necessaria per aumentare le entrare fiscali nel Paese ma politicamente sbagliata in quanto, storicamente, le multinazionali operanti nel Congo non hanno mai esitato a provocare guerre nel caso i loro interessi venissero minacciati.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore