venerdì, Aprile 19

Congo, in attesa del voto, forse, se non si va al 2020 «Il popolo congolese non tollererà un nuovo rinvio delle elezioni», avvertono la Conferenza episcopale e la Chiesa protestante in una nota congiunta. In forse la legittimità del voto causa la sospensione delle elezioni in città che insieme rappresentano il 3% dell’elettorato

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Ora l’appuntamento per le elezioni presidenziali, parlamentari e provinciali, precedentemente programmate per il 23 dicembre, è fissato per il 30 dicembre 2018 in Congo. E’ il terzo rinvio  dalla fine del secondo e ultimo mandato costituzionale di Joseph Kabila alla fine del 2016 -da dicembre 2016 a dicembre 2017, da dicembre 2017 a dicembre 23. Dicembre 2018, poi dal 23 al 30 dicembre 2018-.e, secondo gli osservatori regionali, potrebbe non essere l’ultimo.

Un rinvio dell’ultimo minuto che potrebbe nascondere la volontà del rais di cancellare le elezioni dopo aver constatato che solo un pugno di fedelissimi voterà per il suo delfino Emmanuel Ramazani Shadary.  
Non è un caso che negli ultimi giorni la sicurezza  sia peggiorata nell’est del Paese, soprattutto nella Provincia del Nord Kivu. Esecuzioni sommarie, torture, stupri, lavoro forzato, pulizia etnica. Questa escalation di violenze potrebbe essere stata creata ad hoc per giustificare un rinvio dell’appuntamento elettorale al 2020.
Un rinvio parziale (fino al marzo 2019) è stato già deciso dalla CENI per le città del Nord di Kivu di Beni, Bunia e Butembo. Il provvedimento ha toccato anche la città di MaiNdombe, provincia di Bandundu. Il rinvio è stato giustificato dalla presenza dell’epidemia di Ebola e dai conflitti etnici a Mai-Ndombe. In realtà, pare che il rinvio delle elezioni nel Nord Kivu rientri nella strategia etnica di violenza e terrore usata dal regime di Kabila contro la popolazione Nande, che 400 anni fa emigrò dall’Uganda divenendo una etnia egemonizzante per il commercio e la politica dell’est del Congo. Il rinvio sarebbe teso ad impedire a 1,2 milioni di elettori (sul totale di 40 milioni) Nande di votare contro il delfino scelto dal rais.

La situazione di sicurezza e l’incertezza sulla reale volontà del rais Kabila di far fare le elezioni hanno costretto la SADC Southern African Development Community (Comunità per lo Sviluppo della Africa del Sud) e la CIRGL Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi a indire mercoledì 26 dicembre un summit straordinario congiunto a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, per discutere della grave crisi della Repubblica Democratica del Congo, e, in seconda battuta, della crisi burundese (essendo le due collegate). Alla riunione è stata assicurata la presenza del Presidente della Repubblica del Congo, Sassou Nguesso, coinvolto da Washington e Parigi nel blocco africano anti-Kabila assieme ad Angola, Rwanda e Uganda. Oltre ad Nguesso erano presenti anche i Capi di Stato dell’Angola, Zambia e Botswana. Rwanda e Uganda erano i grandi assenti . La scusa ufficiale è stata di aver ricevuto l’invito a partecipare in ritardo. SADC e CIRGL hanno dichiarato le loro inquietudini sulla situazione in Congo e Burundi.
Oltre ad esprimere preoccupazione il summit è stato clemente con il regime di Kinshasa. Per esempio non ha sollevato la necessità di tenere le elezioni il 30 dicembre. Ci si è limitati a prendere nota del rinvio elettorale chiedendo al regime di assicurare elezioni pacifiche, libere, democratiche e trasparenti. Oggi 27 dicembre una delegazione mista SADC e CIRGL, composta dai ministri degli esteri di Congo Brazzaville e Angola, si è recata a Kinshasa per incontrare il Presidente Joseph Kabila. A causa del rifiuto del rais la delegazione è stata accolta dal Ministro congolese degli esteri, Leonard She Okitundu.

L’arcivescovo di Kinshasa, Monsignor Fridolin Ambongo, nella sua omelia di Natale ha preso una posizione inequivocabile contro ogni ulteriore rinvio delle elezioni in programma domenica e contro qualsiasi frode. «La vera pace è una pace che richiede che le elezioni si tengano alla data fissata del 30 dicembre 2018», ha detto l’arcivescovo davanti a centinaia di fedeli che lo hanno applaudito nella cattedrale di Notre Dame a Kinshasa. «Non mantenere questa promessa, sarebbe l’annientamento di pace», ha aggiunto il religioso. «La pace, la vera pace che viene da Gesù Cristo, per il nostro Paese oggi è anche che i risultati possano essere pubblicati, possano riflettere veramente la volontà del popolo», ha insistito.

Le elezioni generali il 30 dicembre devono scegliere un successore al Presidente Joseph Kabila, dopo 18 anni al potere. Le elezioni sono già state rinviate per tre volte a partire dalla fine del secondo e ultimo mandato costituzionale Kabila, a dicembre 2016. «Invito tutti e ciascuno di voi al senso di responsabilità e alla non-violenza, in modo che possiamo passare il 30 dicembre in pace e verità», ha detto l’Arcivescovo Ambongo. «Il popolo congolese è in esilio nella propria terra», ha proseguito, denunciando la ‘umiliazioni’ subiti dai suoi fedeli e connazionali.

Marcel Utembi, Arcivescovo di Kisangani e Presidente Cenco, la Conferenza episcopale, si è detto sorpreso dalla decisione del rinvio del voto nelle regioni dei Nande. «Nonostante le situazioni di malattia e insicurezza, le persone vivono in queste province. La gente va al mercato, gli studenti vanno a scuola, i credenti vanno ai loro luoghi di culto … la vita funziona normalmente», mentre, «proprio per le elezioni, ci viene detto, ‘No, il pericolo è troppo importanteal punto di non poter permettere ai cittadini di esercitare il loro dovere civico, di eleggere i loro leader, questo ci sorprende».
Questo rinvio parziale rappresenta un vero pericolo per la validità delle elezioni presidenziali, sottolinea Vatican News’, sistema d’informazione della Santa Sede. In effetti, per le elezioni presidenziali, Tutto il Paese è una circoscrizione unica, sorge quindi una domanda: possiamo tenere le elezioni presidenziali quando il 3% dell’elettorato è tagliato fuori? Si domanda l’organo della Santa Sede. «Il popolo congolese non tollererà un nuovo rinvio delle elezioni», avvertono Cenco e l’ECC, la Chiesa protestante, in una dichiarazione congiunta emessa in seguito all’annuncio del rinvio parziale. La Chiesa mette in guardia contro il clima di tensione nel Paese e invita i leader politici, «in particolare i candidati, il Presidente della Repubblica, a fare appello urgente e pubblico ai loro sostenitori invitandoli alla non violenza». In questo comunicato, la Chiesa chiede anche al Governo di assicurare il normale funzionamento di Internet e SMS per i vari soggetti interessati nel processo elettorale.

Una presa di posizione evidentemente concordata con il Vaticano, il quale era stato protagonista di un importante tentativo di mediazione tra Governo e opposizione poi fatto saltare da Kabila, con il quale la Santa Sede ha una partita aperta.

Da tenere presente che il 30 dicembre coincide con l’anniversario delle azioni violente del Governo proprio contro la protesta dei cattolici contro il rinvio del voto in programma per il dicembre 2017. Non sarà una fine anno serena per il Congo, con o senza le elezioni.

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