martedì, Luglio 16

Congo: il Vaticano non demorde sulle elezioni

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Il Presidente Joseph Kabila pensava di aver chiuso definitivamente il contenzioso politico con  la Chiesa Cattolica sulle elezioni chiarendo le sue intenzioni in una intervista rilasciata lo scorso 3 giugno al quotidiano tedesco Der Spiegel. La posizione di Kabila è semplice: trovare continue scuse e creare una situazione politica interna caotica per non rispettare gli accordi di transizione proposti dalla Santa Chiesa il 31 dicembre 2016. Accordi mai firmati dal Presidente.

Il messaggio rivolto al Vaticano e contenuto all’interno dell’intervista era semplice quanto brutale: smettere di interferire nella politica interna del Congo, accettare la situazione attuale e ritornare ad occuparsi delle normali attività ecclesiastiche al fine di evitare spiacevoli conseguenze. Una chiara minaccia affiancata ad una escalation di violenze contro chiese, conventi, istituti scolastici cattolici che dal maggio scorso avevano assunto proporzioni ancora più preoccupanti: minacce e violenze direttamente rivolte al clero cattolica congolese.

Nonostante queste minacce i Vescovi congolesi, con il beneplacito del Vaticano, hanno scelto di non ritornare ad occuparsi delle normali questioni ecclesiastiche, continuando a proporre e a difendere ad oltranza gli accordi di San Silvestro, considerati dalla maggioranza degli esperti politici regionali come l’unica sensata soluzione alla crisi socio politica nazionale che sta già sconfinando in derive genocidarie tramite pulizie etniche rivolte contro le tribù Nande, Banyamulenge all’est e contro i Luba nel Kasai. A queste pulizie etniche si aggiunge una guerra invisibile ma feroce al est del Paese che vede coinvolti anche Burundi e Rwanda con seri rischi di guerra regionale e genocidi.

Contro ogni aspettativa, nutrita dal potere della Famiglia Kabila, i Vescovi cattolici venerdì 23 giugno hanno lanciato un appello nazionale a tutti i fedeli e i cittadini congolesi di mobilitarsi in difesa degli accordi di San Silvestro che prevedono elezioni presidenziali entro quest’anno, il divieto per Kabila di presentarsi come candidato e un pacifico quanto democratico passaggio di potere dopo una dittatura durata 16 anni e costellata da guerre regionali, locali, sterminio di intere popolazioni e innumerevoli crimini economici ed ambientali. I Vescovi hanno chiaramente lanciato il messaggio alla popolazione che ribellarsi ad una sanguinaria dittatura è un dovere cristiano. Un messaggio diffuso durante le omelie nelle chiese cattoliche a livello nazionale e accompagnato dalla campagna nazionale “Le Pays va tres mal. Debout Congolais!” (Il Paese va male. Primavera Congolese”.

La determinazione dimostrata dai Vescovi cattolici ha costretto la Presidenza ad assumere atteggiamenti più prudenti. A partire dalla prima settimana di luglio le violenze contro la Chiesa Cattolica sono cessate, chiara dimostrazione che fin dal inizio queste violenze erano incoraggiate e pilotate dal regime Kabila. Alla fine delle violenze si sono associati timidi tentativi di dialogo attuati dal governo. Mercoledì 5 luglio il Presidente Kabila si è incontrato con il Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), Monsignor Marcel Utembi che è anche l’arcivescovo della strategica città di Kisangani. L’incontro è avvenuto nella provincia di Tshopo e il principale argomento verteva sulle elezioni che la CENCO chiede siano fatte entro la fine di quest’anno.

Pur non conoscendo i dettagli del incontro tra il Presidente Kabila e il Monsignor Utembi, le dichiarazioni alla stampa nazionale fatte dalla CENCO lasciano intravvedere uno spiraglio di distensione e una base di possibili accordi. «Abbiamo parlato delle elezioni che si terranno finalmente. Questo non deve essere tenuto segreto, in quanto tutto il mondo le esige. Credo che il Presidente della Repubblica, stia dimostrando di essere d’accordo», ha dichiarato Monsignor Utembi. «L’incontro avvenuto ha trattato di questioni delicate che non possono essere rivelate al momento in quanto inserite al interno dei rapporti tra il Presidente della Repubblica e la CENCO. Tutti sanno che la CENCO sta conducendo da mesi la mediazione e negoziazioni dirette, quindi è normale che continui il suo monitoraggio sul rispetto delle parti degli accordi presi il 31 dicembre 2016» conferma un comunicato ufficiale della CENCO.

Seppur evidenti sono i segnali di una parziale apertura della Presidenza alla Chiesa Cattolica, il governo controllato dal partito di Kabila, Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Democratie – PPRD, continua a tramare nell’ombra con l’obiettivo di evitare a tutti i costi le elezioni e trasformare l’attuale mandato di Kabila in una Presidenza a Vita senza necessità di consenso elettorale. Il Vice Segretario Generale del PPRD ha rilanciato la proposta fatta a Lumumbashi lo scorso 29 giugno di un referendum sulle elezioni con il chiaro obiettivo di ottenere una vittoria “artificiale” che permetta l’attuazione del piano di Kabila tramite esiti referendari, pilotati a suo favore.

L’opposizione, sempre più debole e divisa, propone un governo di transizione della durata di 18 mesi diretto da una personalità della opposizione in grado di preparare le elezioni e mettere fine alla pericolosa crisi politica congolese. La proposta è stata avanzata a Kinshasa (la capitale) lo scorso 14 luglio da Germain Kambinga, leader di una piccola formazione politica di opposizione: il Partito della Libertà. Kambinga ha precedentemente ricoperto il ruolo di Ministro dell’Industria. Nell’avanzare la proposta Kambinga ha richiesto la ripresa delle negoziazioni politiche sotto la mediazione dei Vescovi cattolici per rendere effettivi gli accordi di San Silvestro. La proposta dell’ex Ministro dell’Industria ha raccolto un prudente silenzio da parte della CENCO e un evidente scetticismo da parte dell’opinione pubblica.

La popolazione sospetta che si tratti di un ennesimo trucco ideato dalla compagine governativa per spostare ulteriormente la data delle elezioni. Se dovesse essere accettata da governo e opposizione questa proposta rinvierebbe le elezioni minimo fino al gennaio 2019. Tempo più che sufficiente per Kabila e il suo clan di interessi mafiosi per escogitare altre strategie per assicurarsi la Presidenza a Vita. A confermare questi sospetti arriva la dichiarazione di Corneille Nangaa, presidente della Comissione Elettorale CENI rilasciata ai media internazionali in occasione di un meeting organizzato dalla Organizzazione Internazionale della Francofonia. «L’organizzazione delle elezioni per la data fissata dagli accordi di San Silvestre è praticamente impossibile», dichiara Madame Nangaa, lamentandosi di ritardi tecnici sulla registrazione dei votanti, l’assenza di una chiara legislazione elettorale, di finanziamenti e facendo notare che mancano le elementari condizioni di sicurezza nel Kasai e nelle provincie est del Congo. Le dichiarazioni della CENI dimostrano che il Presidente Kabila e la compagine governativa non hanno alcuna intenzione di rispettare gli accordi promossi dal Vaticano nonostante le rassicuranti (ma forse ingannevoli) promesse fatte a Monsignor Marcel Utembi e alla CENCO.

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