martedì, Febbraio 19

Congo: il passato che pesa sul presente Dall’omicidio di Patrice Lumumba ad oggi il Congo nelle mani di dittatori predatori delle immense ricchezze del Paese

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30 giugno 1960 il Congo belga (Congo belge) diventa indipendente. Il potere è condiviso tra Joseph Kasa-Vubu, il Presidente, e il suo Primo Ministro, Patrice Lumumba
A causa dell’intensa rivalità tra i due, il Paese entra rapidamente nel caos. Il 5 luglio, c’è un ammutinamento all’interno dell’Esercito congolese. 
Nel 1961, Lumumba, popolare leader dell’indipendenza, viene assassinato. Il colonnello Joseph Desiderio Mobutu gioca un ruolo chiave nel suo omicidio, in cui sono implicate anche alcune potenze straniere. Un omicidio politico voluto da Stati Uniti, Francia e Belgio, per impedire che la ricca nazione del Congo prendesse una piega nazionalista e riuscisse a creare uno stato veramente indipendente, capace di gestire le immense ricchezze naturali detenute. Ricchezze che per quasi cent’anni sono state sfruttate dal Belgio, che secondo alcuni osservatori, deve il suo sviluppo alle risorse naturali prelevate al Congo e costate dieci milioni di morti (il primo genocidio avvenuto in Africa). Ricchezze che continuano essere al centro del dramma dei congolesi.

La secessione di diverse province, in particolare il Katanga, ricco di minerali nel sud-est, scatena un’ondata di violenza che nel 1965 ha ucciso almeno 500.000 persone
Il 24 novembre 1965, Mobutu mette in scena un colpo di Stato e impone il dominio dittatoriale. L’omicidio  di Lumumba ha aperto l’era della dittatura di Mobutu, durata 32 anni (dal 1965 al 1997). Una tra le più feroci e cleptomani dittature mai conosciute in Africa. Nel 1971 il dittatore rinomina il Paese Repubblica dello Zaire e cambia il proprio nome in Mobutu Sese Seko
Due anni dopo, fonda l’ideologia nazionalista denominata ‘Zairianizzazione’ che implica l’espulsione dei poteri economici stranieri e la loro sostituzione con quelli nazionali. 
Nel 1976, il primo focolaio del virus Ebola, altamente infettivo ed estremamente letale si trova nella Repubblica Democratica del Congo . Da allora, il Paese è stato colpito da molte altre epidemie, l’ultima epidemia è stata dichiarata il 1 ° agosto scorso. 

Nel 1977-1978, Mobutu gestisce, con l’aiuto internazionale, i tentativi di secessione della provincia del Katanga, ribattezzandolo Shaba. Soldati francesi e belgi paracadutarono in Kolwezi per salvare centinaia di europei detenuti dai ribelli Katangan. 
La dittatura di Mobutu, che dura più di tre decenni, tiene unito il Paese, ma soffoca ogni opposizione e rovina l’economia. 
Il 17 maggio 1997, Mobutu viene rovesciato dal ribelle Laurent Desire Kabila, con l’appoggio di Uganda e RwandaRinomina il Paese, chiamandolo Repubblica Democratica del Congo (RDC). 
Nell’agosto 1998, una nuova ribellione nel Kivu orientale si trasforma in un conflitto regionale che coinvolge forze governative sostenute da Angola, Namibia e Zimbabwe e ribelli sostenuti dal Rwanda e dall’Uganda. I combattimenti durano fino al 2003.
Il 16 gennaio 2001, Kabila viene assassinato e 10 giorni dopo, suo figlio Joseph, ventinovenne, prende il sopravvento, assume la guida di questo vasto Paese dell’Africa centrale. Diventa presidente mentre il Paese è distrutto da una guerra che imperversa dall’agosto del 1998, mettendo in conflitto le forze governative -sostenute da Angola, Ciad, Namibia e Zimbabwe- contro i gruppi ribelli sostenuti da Burundi, Rwanda e Uganda.

Il conflitto termina dopo la firma di un accordo di condivisione del potere nel dicembre 2002
Nel 2006, Kabila vince le prime elezioni presidenziali formalmente libere, sconfiggendo l’ex signore della guerra Jean-Pierre Bemba in una tornata elettorale particolarmente violenta. 
Un cambiamento costituzionale nello stesso anno limita il Presidente a due mandati di cinque anni. 
Nel marzo 2007, a Kinshasa scoppiarono forti scontri tra truppe dell’esercito e soldati fedeli a Bemba, lasciando 300 morti. Con i suoi uomini, Bemba, sconfitto, lascia il Paese e verrà arrestato vicino a Bruxelles un anno dopo con l’accusa di crimini di guerra. 
In un rapporto che esamina i due anni trascorsi dall’elezione di Kabila, Human Rights Watch accusa Kinshasa di aver ucciso circa 500 sostenitori dell’opposizione e di aver arrestato altri 1.000, denunciando il regime per la sua ‘brutale repressione’.
Nel novembre 2011, Kabila viene rieletto in una votazione segnata da organizzazione caotica, violenze e presunte irregolarità. L’opposizione non accetta l’esito elettorale

Nel 2012, scoppiano gli scontri tra soldati e ribelli nella regione orientale del Kivu, ricca di minerali, scontri che a fase alterne si svilupperanno fino a questi giorni. Sullo sfondo, in un panorama dove non sono chiari i ruoli e i fatti spesso non sono quelli raccontati dalle cronache ufficiali, sempre le immense ricchezze del Paese, e il clan Kabila che di fatto controlla il business dei minerali insanguinati, con alleati che cambiano nel corso degli anni.
Nel dicembre 2014, Kabila nomina un Governo che include diversi membri dell’opposizione, e promette di nominare un gabinetto di unità nazionale. Un mese dopo, a Kinshasa, scoppiano manifestazioni contro la legge che consente a Kabila di rimanere in carica oltre la fine del suo secondo mandato. Circa 50 persone vengono uccise. 
Altre manifestazioni seguiranno nei mesi a venire, mentre nelle regioni ricche di diamanti gli scontri per il controllo lasceranno sul terreno oltre 3.000 morti in otto mesi, secondo un rapporto della Chiesa cattolica.
Il 20 dicembre 2016 è destinato essere l’ultimo giorno di Kabila, ma senza una data fissata per il voto e nessun segno di dimissioni, i manifestanti scendono in strada provocando un giro di vite che lascia dietro almeno 40 morti, secondo l’Onu. 
Alla vigilia di Capodanno, i partiti di opposizione e il Governo, con la mediazione della Chiesa cattolica, raggiungono un accordo sul fatto che le elezioni in ritardo si terranno alla fine del 2017 e che Kabila rimarrà al potere fino a quel momento

L’accordo non viene rispettato da Kabila, il voto è nuovamente rinviato, con la scusa di problemi organizzativi. La Chiesa cattolica è in prima linea a combattere questa decisione, con i vertici vaticani infuriati contro il dittatore. Nel novembre 2017 la Commissione elettorale annuncia una nuova data:  23 dicembre 2018
Nel giugno 2018, la Corte penale internazionale assolve Bemba di crimini di guerra e torna in patria annunciando che correrà per la presidenza. Kabila, nell’estate, nomina l’ex Ministro degli Interni Emmanuel Ramazani Shadary come suo successore, dunque candidato alla Presidenza per il partito di Governo. 
Quando a settembre la Commissione elettorale pubblica il suo elenco di 21 candidati approvati, esclude Bemba ed esilia il leader regionale Moise Katumbi, entrambi due pesi massimi dell’opposizione, la quale resta priva di veri leader in grado di vincere contro il partito di Kabila
Il 23 dicembre il Congo andrà al voto -forse, perché fino all’ultimo giorno rimane il rischio di un nuovo rinvio-, l’uomo di Kabila, vincerà, e  Joseph Kabila continuerà a controllare il Paese attraverso il prestanome Ramazani, ma soprattutto la famiglia Kabila continuerà a controllare il mercato dei minerali preziosi, che saranno sempre più insanguinati.

 

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