mercoledì, Dicembre 11

Congo: fermate l’olocausto Nande Prima la ‘pulizia etnica’ economica dell’intera regione del Nord Kivu, da decenni controllata dai Nande, poi la politica di sterminio attuata dietro il fantasma degli oramai inesistenti miliziani delle Forze Democratiche Alleate (ADF). Kabila vuole sterminare questo popolo

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In Congo il Governo  ha rinviato a data da destinarsi la pubblicazione dei risultati del voto del 30 dicembre, alimentando i sospetti di brogli volti a far vincere il candidato del Presidente uscente Joseph Kabila. In un clima di tensione che potrebbe esplodere da un momento all’altro, si inserisce quello che oramai è definito come l’‘olocausto’ dei Nande.

I Nande sono una popolazione bantu dell’Africa centrale che si sono stabiliti all’est del Congo durante il terzo periodo di grandi migrazioni continentali, 400 anni fa. L’etnia, prima di giungere in Congo, si stabilì in Uganda. A seguito di conflitti inter-etnici per il possesso di terre coltivabili, parte dei Nande preferì migrare in Congo, insediandosi in zone non popolate del Nord Kivu: a Beni, Bunia, Butembo e Lubero. I Nande rimasti in Uganda sono chiamati Konjo, ma gli ugandesi li chiamano Bakongo, in quanto hanno confuso il flusso migratorio, credendo che questa etnia fosse immigrata dal Congo all’Uganda. In un primo tempo i Nande giunti in Congo si stabilirono presso la località Vitungwe, dove stabilirono il Ekikali (il quartiere generale del Re). Successivamente si espansero nei territori di Isale, Malio e Kasonawere, arrivando a occupare i territori di Beni, Bunia e Butembo, quest’ultima città fondata dai Nande, e il territorio di Lubero in generale. Durante l’occupazione belga e l’era coloniale i Nande emigrarono anche a Goma, capoluogo della Provincia del Nord Kivu.

Secondo l’ultimo censimento della popolazione fatto in Congo su basi scientifiche, nel 1984, i Nande rappresentano il 60% della popolazione del Nord Kivu. Percentuale che dimostra come questa etnia bantu si sia nei secoli imposta come etnia dominante nella regione. Il dominio territoriale non è stato ottenuto tramite guerre di conquista, ma tramite la pacifica assimilazione con le etnie autoctone, una politica demografica tribale ben marcata, dove la donna Nande ha il dovere morale di mettere al mondo almeno 3 figli per rafforzare numericamente la tribù, (politica che dura tutt’ora), e tramite un astuto processo di assorbimento delle etnie autoctone tramite, prima, alleanza tattiche, e successivamente, tramite l’incoraggiamento ai matrimoni misti da parte di maschi Nande. I figli frutto dell’unione diventavano automaticamente Nande, mentre alla moglie era lasciata la scelta se diventare Nande o restare fedele alla etnia natale.

I Nande hanno compiuto un incredibile e inedito sforzo culturale e sociale per darsi una identità congolese che compensasse la loro situazione psicologica di apolidi. Infatti, anche nella tradizione orale Nande, non si riesce a risalire al posto di origine dell’etnia prima delle sue migrazioni. Chi sostiene sia il Sud Africa, chi il Centrafrica. La teoria più accreditata fu avanzata dal missionario protestante Lieven Bergmans, nel 1965, e identifica il punto d’origine dei Nande nella zone del Monte Elgon, in Kenya, nel periodo del bronzo. La prima migrazione verso l’Uganda dovrebbe essere avvenuta circa 600 anni fa, quando fu creato il regno di Kitara. La migrazione verso l’est del Congo avvenne 200 anni dopo.

L’immigrazione Nande in Congo è contemporanea ad altre cinque migrazioni dei Hunde, Hutu, Nyanga, Havu e Bashi che dai vicini Rwanda, Kenya e Tanzania si stabilirono attorno al Lago Kivu, provincia del Sud Kivu, creando diversi regni. Una successiva ondata migratoria, avvenuta circa 300 anni fa, vide altre etnie provenienti principalmente dall’Uganda e dal Rwanda istallarsi nel Nord Kivu: i Hema, i Hamites Chwezi e l’etnia bantu Bito. Erano etnie minoritarie, con società poco sviluppate, in cerca di terreni arabili. Furono assoggettate dai Nande, che li trasformarono in Bayira, un classe inferiore destinata a procurare mano d’opera ai Nande.

L’identità congolese ha trasformato i Nande in ferventi nazionalisti, rendendo l’etnia fondamentale nel processo di unità del Paese dopo la fine del colonialismo belga. Questo sentimento nazionale Nande è stato il fattore predominante per la mancata balcanizzazione del Congo durante la secondo guerra Pan Africana (1998 – 2004), mandando in fumo i piani imperialisti di Rwanda e Uganda per il controllo dell’est del Congo. Piani che rispondono alla necessità dei due Paesi di accedere alle materie prime per accelerare i rispettivi sviluppi economici, e alla necessità, da parte del Rwanda, di diminuire la pressione demografica interna attraverso migrazioni di hutu e occupazione di terre all’est del Congo.

Una seconda migrazione Nande avviene tra gli anni Cinquanta e Settanta, dovuta non a motivazioni economiche, ma politiche e geo-strategiche. La seconda migrazione Nande parte dal triangolo di Lubero e si espande in tutta l’Africa Orientale: Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda. L’immigrazione è caratterizzata da un piano politico etnico ben preciso. L’immigrante Nande giungeva in terra straniera con il capitale necessario per avviare attività economiche, capitale procurato attraverso la ‘cotisastion des freres’ (colletta tra fratelli) ben strutturata. A ogni Nande benestante veniva richiesto di rendere disponibile il 5% del suo patrimonio finanziario e darlo al fratello migrante sotto forma di prestito.  Il suo consenso avrebbe originato il diritto di partecipare in percentuale ai profitti delle attività economiche avviate dal beneficiario nei Paesi vicini per un periodo di 5 anni alla scadenza dei quali la somma iniziale prestata doveva essere rimborsata in toto.
Alla colletta tra fratelli si affiancava lacotisation solidale’, una colletta solidale richiesta alla popolazione in generale. Ogni Nande era lasciato libero di stabilire il montante da donare al futuro migrante, spesso piccole somme individuali. Questa colletta non originava il diritto di condividere i futuri profitti economici, ma rientrava nel complicato sistema di assistenza e solidarietà sociale dei Nande, retto dal principio che l’intera comunità etnica è responsabile della sorte economica e del benessere di ogni singolo individuo della tribù. Un concetto molto avanzato di protezione sociale che ha permesso di creare una forte identità tribale.

Nonostante l’appoggio dato al Sergente Jospeh Mobutu durante il golpe che destituì il primo Presidente del Congo, Kasavumbu, seguito dall’assassinio politico del Primo Ministro Patrice Lumumba, in stretta collaborazione con il Belgio e gli Stati Uniti, i Nande, dalla fine degli anni Ottanta, diventano un pericolo per il regime di Mobutu, come le etnie Bashi e Banyamulenge nel Sud Kivu -la prima di origine mista bantu – hutu, la seconda appartenente al ceppo Hima della regione, istallatosi in Africa Orientale e Centrale circa 6000 anni fa, e originario dell’Egitto e della zona del Tigrai in Etiopia.

Per i primi tre secoli i Nande si impongono nell’est del Congo, grazie alle loro abilità di agricoltori e alle tecniche avanzate di coltivazione che triplicavano la produzione agricola. È nell’ultimo secolo che i Nande, pur mantenendo l’agricoltura, si impongono nel settore commerciale arrivando, tra gli anni Novanta e Duemila, a dominare l’intero settore finanziario del Nord e Sud Kivu, dove, per vent’anni, il capoluogo Bukavu è stato teatro di una competizione tra gentiluomini che contrapponeva commercianti Nande e commercianti Bashi. L’agricoltura non viene abbandonata in quanto fonte di capitale. Dal triangolo di Lubero si esporta una quantità enorme di legumi, cipolle, patate, cavolfiori, carote, diversi tipi di frutti, caffè e tè sia nel resto del Paese che in Uganda, Burundi e Rwanda.

I commercianti Nande crearono una confederazione professionale che permise il pieno successo del processo di colonizzazione economica durante la seconda fase migratoria e la creazione di un potente network finanziario e commerciale che dall’Africa si estese agli Emirati Arabi Uniti (Dubai), Belgio, Francia, Germania, Hong Kong, Giappone, Taiwan, Canada e Stati Uniti.  I Nande sono stati anche i primi a iniziare un processo di industrializzazione autoctona del Nord Kivu, distrutta durante le guerre Pan Africane e il successivo periodo di instabilità permanente che dura tutt’ora.

Per rafforzare e proteggere l’impero economico, i Nande attuarono una politica di infiltrazione presso vari settori della vita sociale del Congo: società civile, Ong locali, Chiesa Cattolica e Protestante, insegnamento superiore e universitario, pubblica amministrazione, partiti politici, arrivando a occupare strategiche posizioni di Governo sia sotto il regime di Mobutu, sia sotto il Governo del guerrigliero marxista che negli anni Sessanta combatté Mobutu, assieme al Che Guevara, Désiré Kabila, padre dell’attuale Presidente, assassinato da un complotto regionale e internazionale nel gennaio del 2001. Désiré Kabila divenne debitore dei Nande, in quanto principali finanziatori del movimento guerrigliero AFDL, appoggiato da Angola, Uganda e Rwanda che destituì Mobutu e pose fine allo Zaire.

L’appoggio dato al Signore della Guerra Désiré Kabila dai Nande è la conseguenza di una politica di soffocamento economico e repressione militare attuata dal dittatore Mobutu Sese Seko che individuava le etnie Nande, Banyangole e Bashi all’est del Paese come stranieri da controllare e non come cittadini zairesi a pieno titolo.  La luna di miele con il nuovo regime prosegue dopo la morte del Muzei Kabila. Fin al 2007 i Nande godevano di ottime cariche politiche nazionali e della alleanza con il rais Joseph Kabila, figlio del Muzei. Dal 2001 al 2004 in pieno conflitto, i Nande impedirono la colonizzazione ruandese del Nord Kivu e mitigarono gli effetti dell’occupazione militare ugandese nella provincia.

A causa della loro superiorità finanziaria, commerciale, politica e intellettuale, Jospeh Kabila iniziò a considerare i Nande non come preziosi alleati, ma come un pericolo latente per il regime, assumendo logiche repressive identiche a quelle del dittatore Mobutu. Questo nonostante che i Nande avessero votato in massa Kabila durante le prime elezioni democratiche del 2006. In accordo con il Rwanda, Kabila attua una politica di estromissione dal commercio dei Nande a Goma. Con le buone o con le cattive, i commercianti Nande, che detenevano il commercio a Goma, sono costretti, tra il 2008 e il 2010, a cedere il loro monopolio a commercianti ruandesi che, di fatto, ora controllano la vita economica del capoluogo del Nord Kivu ubicato alla frontiera con il Rwanda.

Questapuliziaeconomica fu permessa dalle autorità centrali di Kinshasa sulla base di un fumoso accordo, mai ufficializzato, tra Kabila, Rwanda e Uganda sul diritto di questi Paesi imperialisti di accedere alle materie prime del Kivu in cambio di una pace fragile e ambigua. Un accordo che non impedì al Rwanda di organizzare una ribellione, nel 2009, capitanata dal Colonello Laurent Nkunda, e nel 2012, una seconda ribellione all’est guidata dal Movimento 23 Marzo – M23, supportato anche dall’Uganda. Le due ribellioni furono utilizzate da Kigali e Kampala per costringere il regime Kabila a rispettare i patti segreti sul traffico di minerali preziosi, facendogli comprendere che, in assenza di un vero Esercito, il Congo è in balia dei capricci di Museveni e Kagame.

Il traffico di minerali preziosi è un affare di milioni di euro che ha creato, negli anni, circuiti commerciali traversali, con il risultato che il Rwanda, consapevolmente o meno, è diventato indirettamente un finanziatore del gruppo terroristico FDLR che, nel 1994, ha massacrato 1 milione di persone in Rwanda. I contatti congolesi per il coltan che dispongono gli imprenditori ruandesi si riforniscono dalle attività minerarie illegali effettuate nei territori dei due Kivu controllati dalle FDLR. Nel Sud Kivu è stata costruita una strada segreta, visibile solo su satellitare se si conoscono le esatte coordinate, che porta direttamente in Rwanda, sorvegliata permanentemente dall’Esercito ruandese, presente in territorio congolese dal 2010, per il rapido trasporto del coltan, illegalmente esportato in Rwanda, dove viene riciclato, facendolo passare come coltan estratto da inesistenti miniere in Rwanda, con la complicità della comunità internazionale. Ora a Goma i commercianti e imprenditori Nande sono rari e di autorità importanti è rimasto solo il Governatore del Nord Kivu, Julien Paluku Kahongya, grazie alla sua politica prudente che ha evitato sospetti da parte del rais Kabili, ma molti rancori tra la comunità Nande.

Contemporaneamente alla estromissione economica da Goma, il regime attua una politica di sottosviluppo nei territori Nande, impedendo la realizzazione di strade, aeroporti, infrastrutture scolastiche e sanitarie e l’approvvigionamento regolare di energia elettrica, con il chiaro intento di distruggere la fiorente economia del triangolo di Lubero. Butembo, potente hub economico regionale e capitale del regno Nande, viene soffocata economicamente, mentre Lubero, Beni e Bunia diventano teatro di guerre non convenzionali a bassa intensità, tese alla pulizia etnica dei Nande.
Paradossalmente la fedeltà al nazionalismo congolese dei Nande viene mantenuta durante la ribellione Banyaruranda del Colonnello Laurent Nkunda nel 2009 e di quella del Movimento 23 Marzo – M23 nel 2012. Entrambi i tentativi di liberazione del Congo vengono ostacolati dai Nande, in quanto le ribellioni erano formate per la maggioranza da etnie Hima – tutsi, considerate dai Nande come i loro nemici storici. La divisione etnica prese il sopravento sulla ragione politica.
Questa fedeltà viene ripagata dal regime di Kabila con l’intensificarsi della repressione e una escalation di violenze e pulizie etniche che, dal 2012 ad oggi, ha distrutto il tessuto economico del Nord Kivu, ridotto gli spazi nella pubblica amministrazione e nel Governo, distrutto le vie di comunicazioni terrestre impraticabili per il loro avanzato stato di deterioramento e dalle attività criminali di varie bande armate. Ha, inoltre, distrutto la produzione agricola. Una politica che ha creato circa 14.000 vittime tra i Nande e 800.000 rifugiati.

La responsabilità delle violenze sono sempre state addossate al Forze Democratiche Alleate (ADF), un gruppo islamico ugandese che intendeva instaurare una Repubblica Islamica in Uganda. Le ADF furono sconfitte in Uganda nel 2004, e pressoché annientate in Congo nel 2014. Molti osservatori ed esperti regionali e internazionali affermano che le ADF sono uno specchietto per le allodole per nascondere la politica di olocausto contro i Nande promossa dal regime di Kinshasa, in stretta collaborazione con le milizie genocidarie ruandesi FDLR e gruppi armati congolesi denominati Mai Mai.

«Il popolo Nande è minacciato di estinzione. Vi è una precisa politica di sterminio per farci allontanare dall’est del Congo. Occorre fare pressione presso l’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Unione Africana, le Nazioni Unite, la Corte Penale Internazionale, Russia e Cina, per porre fine a queste pulizie etniche genocidarie e fermare i veri responsabili di questo olocausto dimenticato dalla comunità internazionale», ci dice,  Boniface Musavuli, noto commerciante e intellettuale di Butembo. «La salvezza del popolo Nande sta nel resuscitare le nostre vittime, a dare loro un volto a livello internazionale e una giustizia. Dobbiamo assumere la mentalità ebraica. Dalla Shoah nessun ebreo prende alla leggera l’assassinio di un altro ebreo. I nomi dei martiri ebraici durante l’Olocausto nazista sono presenti in vari monumenti e libri storici e scolastici. Israele nel dopo guerra creò un network internazionale per individuare e punire i criminali nazisti della soluzione finale. Noi Nande dobbiamo iniziare a ragionare come gli ebrei. L’assassinio di un Nande o di un altro congolese è un affare che riguarda i 70 milioni di abitanti del Congo», conclude Musavuli.

Dal 2014 i territori di Beni e Lubero hanno subito attacchi di una crudeltà mostruosa da parte delle fantomatiche ADF. I miliziani hanno sgozzato i pazienti negli ospedali, decapitato i genitori davanti ai loro figli, stuprato vecchie e bambine facendole poi a pezzi, aperto il ventre delle donne incinta estraendo e pestando i feti. Scaraventato contro il muro i neonati. È una politica di sterminio attuata nel più assoluto silenzio dei media internazionali.  I responsabili della Chiesa Cattolica e Protestante, assieme alla società civile del Nord Kivu, hanno lanciato un grido d’allarme rivolto alla comunità internazionale per fermare questo Olocausto.

«Le ADF sono un comodo fantasma utilizzato dal regime di Kinshasa. Le conosciamo bene fin dal momento che si rifugiarono da queste parti nel 2004 dopo essere state sconfitte da Museveni. Attraverso le operazioni militari congiunte Congo-Uganda (operazione Sekula) le ADF sono state annientate nel 2014, riducendosi ad una banda di banditi. Le ADF si sono dedicate allo sfruttamento di alcune miniere illegali di oro e coltan, alle ruberie e ai rapimenti per ottenere riscatti ma non hanno mai attuato massacri tra la popolazione civile.  I nostri aggressori che la MONUSCO e Kinshasa si ostinano a definirli ADF parlano tutti il Kenyaruanda, la lingua del Rwanda. L’esercito non interviene nei migliori dei casi e spesso è al fianco di questi genocidari negli attacchi ai Nande. Raramente i sospettati di queste violenze vengono arrestati. Vi è una chiara politica di protezione dei responsabili di questo massacro da parte del Governo e una intenzione di nascondere all’opinione pubblica nazionale e internazionale l’Olocausto Nande», spiega ancora Musavuli.

Per nascondere il piano genocidario, il Governo di Kinshasa, oltre ad addossare la colpa ad un gruppo armato fantasma (le ADF), ha promosso la teoria di un conflitto etnico tra Nande e Hutu per le terre coltivabili. «È una menzogna promossa per distogliere l’attenzione dai veri responsabili. I Nande non hanno mai avuto problemi nelle migrazioni hutu dal Rwanda in quanto la terra abbonda per tutti» Dichiara Musavuli.

Nel novembre  2018 sono state riportate dichiarazioni del Presidente Kabila espresse a deputati e parlamentari Nande e durante riunioni governative a porte chiuse, che rivelano il piano genocidario del regime di Kinshasa. Secondo testimonianze di deputati e parlamentari Nande, Kabila, il 14 novembre scorso, in una discussione parlamentare sulle violenze etniche nel Nord Kivu, avrebbe minacciato direttamente i Nande che continuano ad accusare il Governo di queste violenze. «In Senegal c’è un conflitto nella Casamance che dura da decenni. Se la vostra arroganza e le vostre false accuse non cessano immediatamente vi ricordo che ho il potere di trasformare il Nord Kivu in una Casamance congolese», avrebbe affermato il rais, in uno scatto d’ira durante la riunione parlamentare.
Durante una riunione del partito al potere con lo Stato Maggiore dell’Esercito della FARDC, avvenuta il 24 novembre, a Kingakati, il Presidente Kabila avrebbe affermato di detestare i Nande, giurando di ridurli alla povertà e costringerli a fuggire dal Congo. «Queste non sono minacce, ma imprudenti esternazioni di un piano teso a soffocare a livello economico i Nande, per farli emigrare dal Congo, minacciandoli di sterminio. Beni, Bunia, Butembo e Lubero sono nella insicurezza permanente. Nelle adiacenti campagne non è possibile coltivare. I principali assi stradali, vitali per il commercio regionale, sono stati resi insicuri dalle bande armate alleate a Kinshasa. L’economia sta collassando e le vittime tra i civili stanno aumentando», denuncia il prete cattolico Vincent Machozi.

I Nande sarebbero entrati in conflitto con la famiglia Kabila anche sul commercio dell’oro. Il fratello del Presidente, Zoe Kabila, noto criminale psicopatico e trafficante d’oro congolese a Dubai, ha affermato la sua volontà di estromettere i Nande dal commercio legale dell’oro. Come primo atto il Governo ha lanciato nel Ituri e nel Nord Kivu una campagna xenofoba contro i Nande, e si sono intensificate le pulizie etniche attorno alla regione mineraria di Mongbwalu, colpendo tutti i ricercatori d’oro Nande. Gli attacchi contro la città di Bunia sono tesi a cancellare il centro d’acquisto regionale dell’oro gestito da commercianti Nande.

Il 26 dicembre la CENI ha deciso di rinviare al marzo 2019 le elezioni previste per il 30 dicembre nelle città di Beni, Bunia, Butembo e nel distretto di Lubero, motivando situazioni di insicurezza e pericolo di contagio di Ebola. Decisione in netto contrasto con le dichiarazioni fatte dalla stessa CENI il 04 dicembre, secondo le quali nel Nord Kivu esistevano le condizioni minime di sicurezza per il regolare svolgimento delle elezioni. Nello stesso giorno il Ministero della Sanità dichiarò che l’epidemia del virus Ebola non costituiva un ostacolo per l’organizzazione delle elezioni nel distretto di Lubero.
Alla notizia del rinvio del voto, la popolazione è scesa in piazza per esprimere la sua rabbia. La Polizia ha represso le manifestazioni sparando sulla folla. Il Governo ha deciso di inviare reparti dell’Esercito per controllare l’asse Beni Butembo. La situazione è esplosiva.  «Il Governo ha una precisa strategia contro il popolo Nande. Dopo averlo isolato economicamente, ora lo vuole isolare politicamente, impedendogli di partecipare alla vita politica nazionale attraverso il voto. Questo è teso ad aumentare il traumatismo del popolo Nande, vittima da anni di violenze inaudite. Parliamoci chiaro. Kabila ci vuole annientare per donare le nostre terre agli hutu ruandesi affiliati alle FDLR», afferma Padre Machozi. Secondo alcune fonti di ‘benilubero’, sito di informazione Nande, le truppe inviate dal Governo sarebbero gli stessi reparti sospettati di aver partecipato, assieme alle FDLR, al massacro di civili Nande a Beni e Butembo nel 2014. Una parte dei Nande inizia a comprendere gli errori di non aver supportato le ribellioni Hima di Nkunda e del M23 e pensa tardivamente a una ribellione armata dal destino incerto.

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