lunedì, Aprile 6

Congo: Felix Tshisekedi smantella il regime di Kabila L’offensiva politica a tutto campo di Tshisekedi per diminuire il potere, l’influenza nazionale e gli interessi economici di Kabila e del Clan dei Mobutisti

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Felix Tshisekedi era stato individuato dal Rais, Joseph Kabila, come l’escamotage resosi obbligatorio per mantenere il potere, calmando le acque a livello regionale e internazionale. Costretto ad indire le elezioni nel dicembre 2018 (rinviate dal 2016) sotto minaccia di un intervento militare di Angola, Rwanda e Ugandaideato dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo e appoggiato dal Presidente francese Emmanuel Macron, Kabila aveva designato come delfino il Ministro degli Interni Emmanuel Ramazani Shadary. La percentuale di voti raccolti da Ramazani durante le Presidenziali del dicembre 2018 fu talmente bassa da vanificare ogni tentativo di frode elettorale. Il principale rivale dell’opposizione, Martin Fayulu, aveva riportato una schiacciante vittoria.

Per difendere gli interessi di Famiglia e del Clan dei Mobutisti (una lobby di potere formata da ex quadri del regime del dittatore Mobutu Sese Seko che aveva assassinato il padre, Laurent Desire Kabila nel gennaio 2001 e messo alla Presidenza Joseph appena trentenne) il Rais aveva stretto all’ultimo momento un accordo con Felix Tshisekedi, erede dell’opposizione storica rappresentata da suo padre, Ethienne Tshisekedi detto ‘la Sfinge’ deceduto a Bruxelles nel febbraio del 2017. L’accordo tra gentiluomini era semplice. La CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) avrebbe modellato artificialmente i risultati degli scrutini offrendo la vittoria a Felix. Egli dovevascaldare la poltronapresidenziale fino al 2023 quando Joseph Kabila avrebbe avuto la possibilità di ricandidarsi legalmente. Il mandato di Felix doveva essere un periodo di stand-by e di tutela degli interessi (criminali) della Famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti.

Come nel caso dell’Angola, anche in Congo la ‘marionetta’ si è ribellata al burattinaio. Nei primi mesi del suo mandato Tshisekedi ha cercato (e ottenuto) il supporto delle potenze occidentali, riallacciando i rapporti con Angola e Rwanda, paesi con cui ha stretto una alleanza politica, economica e militare. Inaugurando un nuovo corso di politica estera incentrato sulla integrazione etnica ed economica regionale, Felix Tshisekedi ha sottoposto domanda di ammissione alla East African Community (Unione Economica dell’Africa Orientale) e rafforzato gli scambi commerciali con Angola e Rwanda. In questa nuova politica estera si inserisce la mediazione di Tshisekedi (assieme al Presidente angolano Joao Lourençio) per risolvere la guerra fredda tra Uganda e Rwanda che rappresenta un serio rischio per la stabilità e la pace della Regione dei Grandi Laghi. Ha inoltre interrotto l’alleanza politica creata dal suo precedessore con il regime razial nazionalista del Burundi, lavorando attivamente per creare le condizioni diplomatiche e militari per destituire il dittatore Pierre Nkurunziza e il partito al potere CNDD-FDD.

All’est del Congo, Tshisekedi nel marzo 2019 ha lanciato una offensiva militare su larga scala contro i 140 gruppi ribelli che infestano le province del Nord Kivu, Sud Kivu, Maniema e Ituri, concentrando gli sforzi bellici contro il gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR (responsabili del genocidio ruandese del 1994, soci in affari sul traffico illegale di minerali con la Famiglia Kabila e alleati politici del regime burundese di Nkurunziza). Un’offensiva denominata Operazione Corridioio Est in cui si vede la partecipazione attiva di unità speciali dell’esercito ruandese che sta infliggendo pesanti perdite alle FDLR che per 20 anni hanno controllato una zona vasta come la Francia ricca di minerali preziosi.

All’interno di questo conflitto nelle province est per riprendere il controllo governativo di vasti territori stracolmi di oro, coltan e petrolio Tshisekedi ha combattuto una guerra non dichiarata contro il regime burundese conclusasi in febbraio con la sconfitta delle forze lealiste al regime e delle milizie genocidarie Imbonerakure. Sconfitta che ora apre le porte alla guerra di liberazione del Burundi dell’opposizione armata burundese, composta da RED Tabara e FOREBU presenti nell’est del Congo. In queste ultime settimane Tshisekedi sta tollerando una vasta operazione di reclutamento degli ex guerriglieri del Movimento 23 Marzo – M23 attuata dall’opposizione armata burundese come preludio all’offensiva finale di cui tempistiche e modalità vengono tenute segrete.

Felix Tshisekedi è consapevole che la sua politica di riforme e stabilizzazione del Congo è limitata e contrastata dalla alleanza politica che è stato costretto a stringere con Joseph Kabila per accedere alla Presidenza. Il Rais controlla la maggioranza dell’Assemblea Nazionale (il Parlamento congolese) e dei Governatori delle varie province. Kabila controlla anche una gran parte dei Generali dell’esercito FARDC. Tshisekedi, intenzionato a comprimere il potere di Kabila, non rispettando i patti fatti privilegiando la democrazia e l’interesse generale della popolazione, ha attuato una serie di mutazioni dei Generali che comandavano le divisioni FARDC all’est del Congo che risultavano collusi con il gruppo terroristico ruandese FDLR e altre bande armate. Dopo il fallito attentato (ottobre 2019) Felix ha sostituito la maggior parte della Guardia Presidenziale con unità a lui fedeli e provenienti dalla sua etnia, i Baluba.  

Il 2020 è stati inaugurato da Tshisekedi con un’offensiva politica a tutto campo per diminuire il potere e l’influenza nazionale di Kabila e del Clan dei Mobutisti. Decine di personaggi chiave politici e militari del regime Kabila sono vittime di una incredibile quanto spietata serie di arresti che non hanno risparmiato l’ex Ministro degli Interni e delfino del Rais, Emmanuel Ramazani Shadary, divenuto nel 2019 capo del partito di Kabila, il PPRD  (Partito del Popolo per la Ricostruzione e la Democrazia). Ramazani non è stato ancora arrestato ma è sorvegliato a vista dagli agenti della Direzione Generale della Migrazione che gli hanno impedito di recarsi in Burundi lo scorso gennaio. Secondo i servizi segreti congolesi Ramazani era stato incaricato da Kabila di contattare il regime HutuPower di Gitega per finalizzare un sostegno finanziario e forse in armi che doveva rafforzare l’alleanza politica tra Kabila e Nkurunziza. Identica sorte è toccata a Marcellin Cishambo, ex governatore e consigliere politico di Kabila coinvolto in riciclaggio di denaro, probabilmente per conto della Famiglia Kabila. Entrambi i fedelissimi del Rais possedevano illegalmente dei passaporti diplomatici autentici.

Il 12 febbraio l’ex capo dei servizi segreti, Kalev Mutondo, è stato arrestato all’aeroporto internazionale di Kinshasa di ritorno da un viaggio a Kampala, in Uganda. Anch’esso munito di un passaporto diplomatico fornito da Kabila, è sospettato di aver tentato di convincere il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni di mantenere il supporto politico e militare ai terroristi ruandesi delle FDLR in cambio di grosse quantità di oro reciclato presso la raffineria ad Entebbe proprio quando il presidente Tshisekedi e il suo omologo angolano Lourençio stavano intensificando gli sforzi diplomatici per convincere Museveni a fare la pace con il Presidente ruandese Paul Kagame e ad interrompere ogni forma di supporto al gruppo terroristico FDLR.  

Felix Tshisekedi ha iniziato ad intaccare gli interessi economici della Famiglia Kabila e del Clan dei Mobutisti che doveva salvaguardare secondo gli accordi fatti nel dicembre 2019 che gli permise di accedere alla Presidenza, riuscendo ad arrivare ai massimi vertici dello Stato realizzando in versione postuma il sogno del padre (Ethienne) che aveva inutilmente tentato di diventare Presidente del Congo per quasi vent’anni.  Albert Yuma, potente uomo d’affari e padrone della più importante miniera statale: la Gegamines è stato revocato dalle sue funzioni di direttore e posto agli arresti domiciliari. Deve rispondere di corruzione e malversazione di denaro pubblico presso la Corte di Cassazione di Kinshasa.

Yuma è anche accusato di aver favorito accordi opachi tra la Gegamines e l’imprenditore israeliano Dan Gertler su sanzioni americane dal 2017. Gertler dal 2010 al 2017 fu un importante socio d’affari della Famiglia Kabila e un dei principali attori stranieri del network Mafioso creato da Kabila per appropriarsi delle immense ricchezze naturali del Congo a scapito della popolazione e dello sviluppo del Paese. L’amicizia con l’ex Presidente Kabila, Gertler ha accumulato una fortuna in opachi contratti minerari e petroliferi. Tra esso lo sfruttamento di due giacimenti di petrolio ubicato nel Lago Alberto. Nel gennaio 2020 Tshisekedi ha fatto invalidare gli accordi con il miliardario israeliano, offrendo lo sfruttamento di questi giacimenti alla multinazionale inglese Tullow Oil, Total e al colosso petrolifero italiano ENI.

Questi attacchi sono considerati da Kabila non solo delle inaudite provocazioni ma un vero e proprio tradimento da parte di Tshisekedi. Secondo i servizi segreti congolesi e ruandesi l’ex Presidente starebbe complottando per assassinare Felix o attuare un colpo di Stato per fermare il processo di pacificazione delle province est e la lotta alla corruzione. Politiche che mettono in serio pericolo l’impero economico famigliare e quello dei Mobutisti. Purtroppo per il Rais la Comunità Internazionale che lo ha sostenuto per 18 anni sembra avergli voltato le spalle, preferendo all’economia criminale e al caos perenne, la pace e il piano di ricostruzione morale ed economica di Tshisekedi. In meno di due settimane Unione Africana, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno inviato in Congo degli emissari per avvertire Kabila delle dure conseguenze e ripercussioni sulla sua persona qualora Tshisekedi fosse assassinato o venisse tentato un colpo di Stato.

Il colpo più duro subito da Joseph Kabila è stato l’assassinio del Generale Delphin Kahimbi, capo dei servizi segreti militari avvenuto lo scorso venerdì dopo che era stato sospeso dalle sue funzioni. Sanzionato dall’Unione Europea, il generale Kahimbi era accusato di aver messo sotto sorveglianza le comunicazioni del Presidente Tshisekedi e dei suoi collaboratori più prossimi. Ricade su di lui anche il sospetto di preparativi per un colpo di Stato contro l’attuale governo. Ufficialmente Kahimbi è morto per una crisi cardiaca. In realtà è stato assassinato per ordine di Tshisekedi con la più grande soddisfazione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.   

Il Presidente Donald Trump ha recentemente chiesto al Capo di Stato congolese di accelerare la lotta contro la corruzione e l’eliminazione dei gruppi armati all’est del paese. Trump avrebbe dato il suo sostegno politico per una imminente ondata di arresti contro politici e Generali vicini a Kabila per smantellare il network economico mafioso del Rais e dei Motusti. L’obiettivo di Trump è quello di riattivare le esportazioni (tramite commerci legali) di coltan favorendo le multinazionali americane che da dieci anni subiscono il divieto di fare direttamente degli affari in Congo a causa della legge Dodd Frank contro i minerali ‘insanguinati’ voluta dall’amministrazione Obama.  

Durante la visita ufficiale a Kinshasa (avvenuta due settimane fa) l’Inviato Speciale degli Stati Uniti presso la Regione dei Grandi Laghi, Peter Pham ha inviato tutti i politici e generali inseriti nelle sanzioni ad personam americane ed europee a dimettersi. Washington si sta anche interessando ad un network criminale recentemente formatosi nel vicino Burundi che vede imprenditori europei associati al regime di Gitega definito dal Presidente Trump una vera e propria minaccia per la pace mondiale.

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