giovedì, Novembre 14

Congo: FDLR e colonizzazione Hutu nel Nord Kivu

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Nell’est del Congo, provincia del Nord Kivu, la società civile denuncia un terribile e sistematico progetto di colonizzazione hutu nelle zone del Ituri, Masisi, Rutshuru, Beni, Bunia, Butembo e Lubero. Decine di migliaia di hutu ruandesi stanno immigrando nelle fertili terre congolesi prendendo il posto delle popolazioni autoctone. A sostenere questa colonizzazione sono i terroristi FDLR, milizia creata nel 2000 dalla Francia raggruppando le forze genocidarie che compirono l’olocausto del 1994 in Rwanda. Con la complicità del Governo di Kinshasa e dei caschi blu ONU, le FDLR, dal 2015, attaccano i villaggi congolesi della provincia seminando morte e distruzione.
Le popolazioni locali sono costrette a fuggire per salvarsi la vita. Le case e i campi abbandonati diventano di proprietà dei nuovi coloni hutu che, inspiegabilmente, possiedono carte di identità congolesi rilasciate illegalmente da Kinshasa.

La prima fase della colonizzazione è avvenuta nel Ituri, Masisi e Rutshuru dopo la sconfitta, nel 2013, del movimento guerrigliero tutsi congolese M23 appoggiato da Uganda e Rwanda. La seconda fase è in atto dal 2016 sui territori di Bunia, Beni, Butembo e Lubero. Circa 34.000 hutu si sono installati nelle zone del Ituri, Masisi e Rutshuru, mentre altri 28.000 dovrebbero prendere il posto della popolazione di etnia Nande rubando le terre ancestrali. Le agenzie ONU asseriscono che quasi 1 milione di congolesi sono state costretti a fuggire dalle violenze diventando dei IDPs (Internal Deplaced Peoples) termine tecnico per indicare gli sfollati.

L’’orda barbarica’ hutu, appoggiata dai terroristi FDLR, non proviene dal Rwanda. Trattasi dei profughi hutu del post olocausto. Nel luglio 1994 le frontiere di Bukavu (Sud Kivu) e Goma (Nord Kivu) furono invase da 2,8 milioni di ruandesi. Si trattò della peggiore delle invasioni. 2,6 milioni di persone furono costrette sotto minaccia armata a divenire profughi nel vicino Zaire, attuale Repubblica Democratica del Congo. Gli autori di questo esodo forzato furono l’Esercito del regime HutuPower di Juvenal Habyrimana e le milizie Interahamwe, autrici del genocidio di 1 milione di persone. I profughi hutu servivano da scusa per mettere in salvo oltre frontiera le forze genocidarie sconfitte dalla ribellione tutsi venuta dall’Uganda: il Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame, attuale presidente del Rwanda.

Il piano fu concepito a Parigi, che inviò un contingente militare (Operazione Turquoise) con il compito di salvare i responsabili dell’olocausto. Duecento mila soldati e miliziani entrarono armati nello Zaire, mentre le truppe francesi tentavano di rallentare l’offensiva del FPR che incalzava le forze genocidarie per annientarle. Una inchiesta condotta dal Governo ruandese nel novembre 2016 presentò prove inconfutabili su 22 alti ufficiali francesi che parteciparono attivamente nella fase finale del genocidio, durante il quale circa 320.000 tutsi furono uccisi in tre settimane nei territori ancora controllati dalle forze genocidarie al nord ovest del Rwanda, al confine con lo Zaire, prima di mettersi in salvo oltre frontiera.

Il dittatore zairese Mobutu Sese Seko aveva accettato la proposta di Parigi di ospitare le forze genocidarie. Gli strateghi della Cellula Africana del Eliseo avevano assicurato il dittatore che la permanenza di profughi e milizie sarebbe stata temporanea. Il piano era di riorganizzare l’esercito genocidario e riconquistare il Rwanda. Il Fronte Patriottico Ruandese (i Kmer Neri, come li chiamavano i francesi) non avrebbe resistito 6 mesi, secondo le previsioni. Il Rwanda post-olocausto era un Paese distrutto, con l’economia collassata. Su sei milioni di persone 1 era stato trucidato e 4 costretti a diventare profughi nello Zaire e Tanzania. Le forze genocidarie, riorganizzate dagli esperti militari francesi e riarmate da Parigi avrebbero oltrepassato le frontiere zairese e tanzaniana distruggendo il nuovo Governo FPR e terminando l’olocausto. Il Rwanda doveva diventare un Paese etnicamente puro di solo hutu.

Niente andò come previsto dagli strateghi di Parigi. Le forze democratiche di liberazione non caddero sotto il peso militare delle forze hutu. Tre tentativi di invasione dallo Zaire furono fermati tra il 1994 e il 1995. Un anno dopo il nuovo Governo ruandese invase lo Zaire assieme alle forze burundesi, ugandesi e una ribellione congolese di facciata capeggiata da un ex guerrigliero marxista divenuto trafficante di oro, Joseph Desirè Kabila. Anche il dittatore Mobutu, famoso per la sua capacità di rimanere al potere per 30 anni, dimostrò poca lungimiranza.

L’appoggio alle forze armate hutu doveva impedire che un Governo democratico si strutturasse alla frontiera, divenendo diretta minaccia per il regime di Mobutu. Il dittatore aveva accettato la proposta francese per riallacciare l’alleanza con Parigi, compromessa a partire dal 1991. In cambio la Francia aveva promesso di interrompere il sostegno al processo democratico in corso nello Zaire, salvaguardando la feroce e disumana dittatura di Mobutu. Il ‘Dinosauro’ cadde nel 1997, incalzato dagli eserciti della coalizione regionale tutsi. Dopo 30 anni di gloria e potere morì, dimenticato da tutti in esilio in Marocco.

L’arrivo dei profughi e delle milizie hutu compromise il tessuto sociale, politico ed economico dello Zaire, già reso precario da 30 anni di dittatura disumana. Intere foreste sparirono. Gli alberi venivano tagliati dai profughi per ricavare carbone per la cucina. La presenza delle forze genocidarie ruandesi e i loro continui tentativi di invasione del Rwanda (l’ultimo avvenuto nel 2014) regalarono allo Zaire – Congo due guerre Pan Africane, due ribellioni tutsi congolesi all’est e un periodo di guerra a bassa intensità nel Sud e nel Nord Kivu durato dal 1998 ai giorni nostri. Una guerra voluta da Kinshasa per coprire il miliardario traffico illegale di oro e coltan attuato dalla Famiglia Kabila, in collaborazione con i terroristi ruandesi FDLR.

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