martedì, Luglio 16

Congo: ecco l’accordo segreto tra Kabila e Tshisekedi Prima parte dell’intervista esclusiva con un politico molto vicino all’ex Presidente Kabila in fuga verso il Kenya. Il dissidente spiega nei dettagli come Kabila e i suoi consiglieri hanno ‘comprato’ e fatto Presidente Félix Tshisekedi. Anche il Vaticano conoscerebbe le trattative nei minimi dettagli

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I risultati provvisori delle elezioni svoltesi in Congo il 30 dicembre 2019 e pubblicati il 10 gennaio dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), inaspettatamente danno come vincitore l’oppositore Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo leader del partito di opposizione Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale – UDPS, e figlio di Etienne Tshisekedi, l’oppositore storico del Paese fin dai tempi dello Zaire del dittatore Mobutu Sese Seko, deceduto nel febbraio 2017.

Félix Tshisekedi, dopo aver rotto il fronte unito creato da Martin Fayulu, Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba, si era presentato candidato insieme a Vital Kamerhe, in qualità di Vice Presidente. La Conferenza Episcopale Nazionale in Congo (CENCO) contesta i risultati provvisori, affermando che si discostano fin troppo dai dati raccolti dagli osservatori elettorali organizzati dalla CENCO, senza, però, fornire i dati in suo possesso.

La popolazione apprende la vittoria dell’opposizione senza l’aspettata gioia. Si intuisce che c’è del marcio sotto. Le strane dichiarazione fatte da Tshisekedi aumentano i sospetti. Dopo aver appreso il risultati provvisori, Tshisekedi dichiara che questa è la verità scaturita dalle urne, spingendosi a ringraziare la CENI per il lavoro svolto nonostante le minacce e le pressioni. Non trascura di rassicurare il dittatore Joseph Kabila, dichiarandolo non un avversario ma un partner nell’alternanza democratica. «Comprendo che per molti di noi è difficile accettarlo, ma dobbiamo rendere omaggio al Presidente Joseph Kabila», ha affermato Tshisekedi durante un meeting improvvisato per celebrare la vittoria, organizzato nella sede del suo partito, a Kinshasa. Immediatamente la maggioranza presidenziale (coalizione al potere controllata da Kabila), si felicita con Tshisekedi, riconoscendolo il quinto Presidente della Repubblica Democratica del Congo.

Questo scambio di cortesie non è stato apprezzato dalla maggioranza della popolazione. Nella capitale ad esultare per la vittoria di Tshisekedi vi sono solo qualche migliaia di militanti di partito. La maggioranza dei Kinois preferisce non partecipare. «Come ha fatto a vincere Tshisekedi quando anche a Kinshasa, suo feudo elettorale, gli elettori hanno votato in massa Martin Fayulu?»  domanda un giornalista congolese di ‘Radio Okapi’.
Nello stesso giorno dell’annuncio dei risultati provvisori solo due Capi di Stato africani si congratulano con Kabila e Tshisekedi: Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica, e Pierre Nkurunziza, presidente illegittimo del Burundi, illegalmente al potere dal luglio 2015.
Martin Fayulu denuncia un golpe elettorale, affermando che farà ricorso alla Corte Costituzionale, e che i dati reali avrebbero a lui assegnato la vittoria con oltre il 61% delle preferenze, mentre Tshisekedi non sarebbe riuscito ad arrivare al 19% dei voti.

«I dati provvisori forniti dalla CENI non rispecchiano la verità delle urne. È un trucco. Martin Fayulu ha vinto queste elezioni, ma è stato privato della vittoria tramite giochi di prestigio»,  dichiara Jean-Pierre Bemba. Identico tono di accusa viene adottato dall’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi.

Il Ministro agli Esteri francese, Jean-Yves Le-Drian, dichiara dubbi sui dati forniti dalla CEN, mentre il suo omologo belga Didier Reynders usa toni più prudenti, affermando di prendere atto dei risultati ufficiali, rimanendo in attesa degli eventi interni al Congo. Reynders afferma che il Belgio ha vari dubbi sui dati ufficiali che verranno esposti ad una riunione straordinaria sul Congo presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Unione Europea chiede alla CENI di pubblicare i processi verbali di ogni centro di compilazione, come previsto dalla legge elettorale congolese, al fine di confermare la validità dei risultati dichiarati. Unione Africana e Nazioni Unite invitano a verificare questi dati, evitando ogni forma di violenza in questo delicato momento storico per il Congo.

In varie città del Paese si sono immediatamente organizzate delle proteste popolari contro i risultati della CENI, violentemente represse dalle forze dell’ordine. Il bilancio parla di almeno cinque morti e 17 agenti di Polizia rimasti feriti durante gli scontri. Ora tutti ricordano la sibillina frase pronunciata due giorni prima dell’annuncio della CENI dal famoso e accreditato giornalista congolese Baudouin Wetshi Amba, direttore del sito di informazioni ‘Congo Independant’ «Speriamo che i risultati provvisori rispecchino la verità delle urne e non un accordo politico tra Tshisekedi e Ramazani, che permetterebbe a Kabila e ai suoi oligarchi di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra».

Questa frase viene ripresa dai social media e rilanciata da ‘Vaticano News «Secondo una fonte della Chiesa locale che preferisce rimanere anonima, esiste il timore fondato che il governo in carica abbia favorito un accordo tra Tshisekedi e Shadary (Ramazani) per mantenere in qualche modo il potere a scapito di quello che sarebbe il vero vincitore, Fayulu. Una manovra politica che spiegherebbe anche il ritardo con il quale la Commissione si è pronunciata sui risultati elettorali»  Questo è quanto dichiara l’autorevole sito di informazione del Vaticano in un articolo pubblicato lo scorso 11 gennaio dal titolo ‘Vescovi Congo: risultati del voto non veritieri, ma strada verso l’alternanza è giusta’.
La tesi del golpe elettorale è stata ripresa anche da un altro prestigioso organo di stampa del Vaticano, dall’Agenzia ‘Fides. «Dietro la vittoria di Félix Thisekedi, c’è probabilmente una intesa con Joseph Kabila. Non c’è nulla di certo – osservano i religiosi – ma da tempo sospettiamo che Kabila e Tshisekedi si siano accordati. Il fatto che Tshisekedi non abbia accettato come candidato unico Martin Fayulu e abbia riproposto la sua candidatura personale ci ha fatto pensare, anche perché l’operazione è stata condotta insieme a Vital Kamerhe, un politico che ha sempre avuto posizioni altalenanti tra maggioranza e opposizione. Per il futuro potrebbe delinearsi un tandem simile a quello in atto in Russia dove da anni si alternano al potere Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev»,  spiega l’Agenzia in un suo articolo dello scorso 12 gennaio.

Attraverso le nostre fonti in Congo, siamo entrati in contatto con un alta figura politica congolese molto vicina alla Presidenza che ha rilasciato una intervista che confermerebbe il sospetto di un accordo segreto tra il regime e Félix Tshisekedi. L’oppositore sarebbe stato letteralmente comprato dal dittatore Kabila. ‘L’Indro’ è stato contattato da questa ‘talpa’ della Presidenza lo stesso giorno della pubblicazione dei dati provvisori e l’intervista è stata rilasciata in Uganda, dove il politico congolese era in transito con moglie e figli per recarsi in Kenya, avendo scelto l’esilio come misura di sicurezza preventiva. La fonte ha chiesto l’anonimato in quanto teme che il regime possa rifarsi sui suoi parenti e sui parenti della moglie a causa delle rivelazioni da lui fatte.

Come si spiega il sorprendente risultato delle elezioni? Secondo vari risultati parziali non ufficiali, compreso quello della CENCO, Félix Tshisekedi si attestava al secondo posto. Martin Fayulu al primo posto con un netto distacco di punti di percentuale.

Sono state notti insonni tra il 02 e il 08 gennaio. Nessuno dormiva tranquillo. Il potere della famiglia Kabila andava mantenuto a tutti i costi, ma il delfino scelto dal rais era risultato un due di picche. I risultati parziali del 26% dei seggi posseduti dalla CENI il 02 gennaio indicavano già il chiaro trend che favoriva il candidato Martin Fayulu. Ramazani risultava sempre ultimo, incapace di superare la soglia del 20%. Una percentuale troppo bassa per aumentarla a dovere per dargli la maggioranza anche relativa.  Allo spoglio del 38% dei seggi Martin Fayulu si attestava al 44% delle preferenze, Felix Tshisekedi al 24%, e Emannuel Ramazani Shadary il 18%.
I dati in possesso dalla CENI erano identici a quelli raccolti dagli osservatori elettorali della Conferenza Episcopale. A tutti noi era evidente che con tali percentuali era praticamente impossibile far vincere il delfino di Kabila. Un primo tentativo di manipolazione del voto è stato presentato dalla CENI al Presidente Joseph Kabila e ai suoi consiglieri speciali il 4 gennaio. La CENI aveva ritoccato i risultati scaturiti dai processi verbali dando a Ramazani il 36%, Fayulu 32% e Tshisekedi 26% mentre gli altri 4 punti di percentuale venivano distribuiti ai vari candidati minori.  
Nella riunione svoltasi al Palazzo Presidenziale nella sera del 4 gennaio, Kabila e i suoi consiglieri hanno giudicato la manipolazione effettuata dalla CENI non credibile, ordinando al Presidente della CENI, Corneille Nangaa Yobeluo, di formulare una nuova proposta. A questo scopo hanno ordinato a Nangaa di rinviare la pubblicazione dei risultati provvisori, prevista il 6 gennaio. Rinvio effettuato al 15 gennaio e necessario per trovare una soluzione credibile per mantenere intatto il potere e il controllo sul Paese e sulle sue risorse naturali da parte della famiglia Kabila e dei veri Grandi Burattinai del Congo.
I misteriosi consiglieri del rais sono un gruppo di dinosauri della politica congolese che hanno servito il dittatore Mobutu Sese Seko, coinvolti nell’assassinio del Presidente Désiré Kabila e che hanno portato alla guida del Paese un perfetto sconosciuto, figlio illegittimo di Kabila, avuto con moglie ruandese, Joseph Kabila, controllando il suo operato dal gennaio 2001 ad oggi. Il gruppo di consiglieri che agiscono dietro le quinte è noto come il ‘clan dei Mobutisti’ e sono il vero potere in Congo, in quanto le fortune della famiglia Kabila sono dovute unicamente a questa lobby occulta che ha assassinato Dèsiré Kabila quando si è accorta che il marxista che aveva combattuto Mobutu negli anni Sessanta al fianco di Che Guevara aveva serie intenzioni di rendere il Congo un Paese normale e democratico, interrompendo il giro miliardario  proveniente dal traffico di minerali preziosi, già ben strutturato fin dagli ultimi dieci anni della dittatura di Mobutu.
Uno dei più influenti consiglieri del ‘clan dei Mobutisti’, che assume da anni il ruolo di Consigliere Speciale del Presidente Joseph Kabila, durante la riunione ha sollevato il problema dei risultati detenuti dalla CENCO, sottolineando che questi dati rappresentavano un serio pericolo per le manipolazioni del regime, dicendo: “Se la Conferenza Episcopale pubblica i suoi dati saremo in seria difficoltà, in quanto gode a livello internazionale di maggior credibilità rispetto a noi”. Il consigliere ha suggerito a Nangaa di denunciare irreali pressioni e minacce al fine di rafforzare l’apparente ruolo di imparzialità della commissione elettorale. “Vediamo che altri risultati credibili riesce a darci la CENI senza dimenticarci che dobbiamo trovare una soluzione capace di impedire alla CENCO di pubblicare i risultati in suo possesso”, ha concluso il consigliere speciale del Presidente.  Il 7 gennaio la CENI ha presentato altri risultati creati a tavolino,  dove Ramazani otteneva il 34,80% dei voti, Fayulu il 29,30% e Tshisekedi il 24,86%. È stata aumentata anche la percentuale dei voti attribuita agli altri candidati minori dal 4% al 11,4%. A questi dati il Presidente della CENI ha aggiunto anche una spiegazione per renderli più plausibili. Ramazani avrebbe perso a Kinshasa e nei principali centri urbani, ma avrebbe fatto il pieno di voti nelle zone rurali dove abita il 80% della popolazione. In un primo momento Kabila e i suoi consiglieri hanno approvato questa seconda proposta e già gli organi di stampa del regime promuovevano la vittoria di Ramazani grazie ai voti rurali. Il Consigliere Speciale, sia durante la riunione che in colloqui privati con il Presidente, ha fatto notare che occorreva pensare ad un’altra strategia, abbandonando Ramazani. “Il plebiscito ottenuto da Martin Fayulu è tale che impedisce ogni vittoria artificiale di Ramazani. Occorre trovare un’altra testa di legno facile da controllare”. Il Consigliere Speciale aveva tutte le ragioni. Il gruppo ristretto della Presidenza a cui ho partecipato ha consultato i veri risultati che parallelamente la CENI ci presentava per un confronto. Al 7 gennaio la CENI aveva ricevuto i processi verbali dal 54% dei seggi sparsi sul territorio nazionale. Con orrore abbiano constatato che Martin Fayulu dal 44% era salito al 46,5%. Era chiaro che aveva vinto Fayulu. La sua percentuale di vittoria poteva facilmente attestarsi tra il 51 e il 54% a compimento di tutti gli spogli elettorali.  Fayulu rappresenta la classe imprenditoriale congolese stufa del regime, Moise Katumbi, Jean-Pierre Bemba. Ha conoscenze in Occidente e Asia. Si sa muovere. Se fosse diventato Presidente sarebbe stata la fine dell’Impero Kabila e dei burattinai. La coalizione Lamuka ha nel suo programma politico una radicale revisione del codice minerario per renderlo trasparente, e una guerra senza quartiere contro le milizie hutu ruandesi FDLR e i vari gruppi armati congolesi Mai Mai che all’est controllano i territori dove ci sono le miniere illegali di coltan, oro, diamanti e sono soci d’affari della famiglia Kabila. Un programma teso a distruggere l’impero Kabila e quello del ‘clan dei Mobutisti’, affiancato alla promessa di aprire inchieste sui crimini economici e contro l’umanità commessi dal regime. La tardiva dichiarazione di Fayulu di amnistia per Kabila non ha certo convinto nessuno.
Dopo la riunione del 7 gennaio si è deciso di trovare una soluzione alternativa rispetto al delfino Ramazani, comprendendo che era già una carta bruciata. Spuntarono i nomi  di Félix Tshisekedi e Vital Kamerhe. La proposta ha suscitato varie perplessità, ma il nocciolo duro del ‘clan dei Mobutisti’, formato da esperti politici ultra settantenni, ci ha convinto esponendo le sue ragioni. “La famiglia Tshisekedi è sempre e solo stata interessata al potere e ai soldi fin dai tempi del padre Etienne, lo sapete bene. Ve lo abbiamo già dimostrato quando Tshisekedi e Vital Kamerhe hanno accettato la nostra richiesta di rompere il fronte unito dell’opposizione creato a Bruxelles da Fayulu, Katumbi e Bemba. Vedrete che accetterà con entusiasmo di fare il nostro burattino”.  
Félix Tshisekedi e Vital Kamehere sono stati contattati da una delegazione del ‘clan dei Mobutisti’ a partire dal 8 gennaio. Ci sono volute tre riunioni, l’ultima terminata alle ore 1 della mattina del 10 gennaio, due ore prima che la CENI pubblicasse i risultati provvisori alterati a favore di Tshisekedi. Non ero presente alle riunioni ma conosco i dettagli. Kabila ha offerto a Tshisekedi la Presidenza e a Khamere la Vice Presidenza, a condizioni che si impegnassero a garantire gli interessi della famiglia e del clan.
Il rais è stato disposto a far entrare Tshisekedi e Kamerhe nell’affare dei minerali concedendo loro piccole ma significative quote del bottino annuale, a condizione che i futuri leader del Congo applichino alla lettera gli indirizzi politici dettati dal ‘clan dei Mobutisti’, non intraprendano alcuna inchiesta su crimini economici e contro l’umanità, non intacchino il patrimonio illegalmente ottenuto dalla famiglia Kabila, permettano a Kabila di rimanere sulla scena politica nominandolo Senatore a vita. L’ultima condizione è quella di non presentarsi alle elezioni del 2023, per far posto al ritorno del rais alla Presidenza.  
Tshisekedi e Kamerhe hanno tentato di negoziare a loro favore l’accordo alzando la posta in gioco. Dinnanzi a questo tentativo il ‘clan dei Mobutisti’ hanno parlato chiaro, avvertendo i due leader dell’opposizione che una loro mancata collaborazione avrebbe creato gravi conseguenze non solo per il Paese, ma anche per loro e le loro famiglie. “Quando il leone è affamato diventa aggressivo e pazzo e si dimentica di lasciare qualcosa da mangiucchiare alle sue amiche iene che potrebbero rischiare di morire di fame”, ha sentenziato uno dei ‘Grandi Vecchi’ durante la seconda riunione tenutasi con Tshisekedi e Khamere.  
Ad accordo concluso si è data via libera alla CENI di pubblicare i risultati provvisori. Questa volta non sono stati frutto di manipolazioni interne alla commissione elettorale, ma direttamente dettati dal ‘clan dei Mobutisti’. Tshisekedi 38,57%, Fayulu 34,83%, Ramazani 23,84%. L’accordo con Tshisekedi e Kahmere rappresenta il capolavoro storico del ‘clan dei Mobutisti’. Ricordiamoci che questa lobby segreta composta da ultra settantenni è riuscita a sbarazzarsi di un Presidente idealista che voleva fare gli interessi del popolo, Désiré Kabila, ad uscire indenni dalla seconda guerra pan africana combattuta contro Uganda, Burundi e Ruanda. A far vincere a Kabila due elezioni tramite frodi inaudite nel 2006 e nel 2011, ad ottenere l’appoggio europeo e americano per almeno 14 anni. A scongiurare due rivolte armate, quella di Nkunda nel 2009 e quella del M23 nel 2012 che potevano porre fine al regime di Kabila senza grosse difficoltà ma fermate a livello regionale e internazionale. A creare un network mafioso e criminale che va oltre i confini congolesi coinvolgendo vari Paesi africani, occidentali e asiatici per meglio gestire il traffico illegale dei minerali preziosi.
Questi ultrasettantenni hanno gestito alla perfezione la crisi politica nata dal rinvio delle elezioni del dicembre 2016, riuscendo a prendersi gioco del Vaticano, Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite, evitando una invasione militare organizzata da Washington e Parigi e pilotando le elezioni. La proclamazione della vittoria di Tshisekedi è il loro capolavoro finale. Il sanguinario e cleptomane regime di Kabila è riuscito a mantenere intatto il controllo del Paese e delle sue immense risorse naturali, creando una finta alternanza politica e dando l’impressione che in Congo sia avvenuto per la prima volta un pacifico e democratico passaggio di potere.
L’esclusione degli elettori Nande di Bunia, Beni, Butembo e Lubero ha favorito i dati provvisori virtuali. Sono stati esclusi 1,2 milioni di elettori che avrebbero votato per Fayulu al 100%. Questa decisione di escluderli è stata presa per favorire Ramazani ma è tornata utile quando si è deciso di puntare su Tshisekedi.

Lei possiede prove di quanto afferma?

Mi permetta di sorridere. Voi credete che questo golpe elettorale sia stato registrato in processi verbali e accordi scritti tra Kabila e Tshisekedi? Se pensate questo, allora state pensando che i due leader politici siano degli stupidi. Al i consiglieri del ‘clan dei Mobutisti’ sono astuti strateghi, mentre Tshisekedi un semplice opportunista politico. Gli incontri sono stati organizzati in una villa privata nel quartiere residenziale di Gombe, a Kinshasa, e vi hanno partecipato un numero molto ristretto di persone. Anche il Vaticano è al corrente di questi incontri nei minimi dettagli, pur non avendo partecipato, ovviamente. Quello che vi ho rivelato è ben noto anche alla Santa Sede.

Quindi un patto tra gentiluomini. Chi garantisce che Tshisekedi, una volta giunto alla Presidenza, non segua le orme del Presidente angolano João Manuel Gonçalves Lourenço, che ha immediatamente attaccato la famiglia Dos Santos per staccarsi dal loro controllo e rafforzare il suo potere?

Mi dispiace ma non si può fare un paragone tra Félix Tshisekedi e Joao Lourenco. Il Presidente angolano è riuscito a colpire duramente gli interessi illegali della Famiglia Dos Santos in quanto ha ampi appoggi all’interno del partito al potere, polizia, servizi segreti ed esercito. Era necessario distruggere l’impero Dos Santos per riavviare l’economia soffocata dalla famiglia presidenziale e dalla corruzione. Era inoltre necessario per evitare una rivolta popolare che facilmente si sarebbe trasformata in rivoluzione. Dinnanzi a questi rischi il partito rivoluzionario che ha sconfitto il colonialismo portoghese e vinto la lunga guerra civile contro i fascisti della UNITA, ha dato pieno appoggio a Lourenco, scegliendo la sopravvivenza del partito rispetto a quella della Famiglia Dos Santos.
In Congo abbiamo la situazione opposta. Il regime è compatto in difesa di Kabila in quanto difendendo il dittatore difende i propri interessi. Sapete quanto si ricava dal traffico illecito dei minerali nel nostro Paese? Circa 4,5 milioni di dollari al mese, tutto in nero. Sono coinvolte molte potenze regionali, tra le quali Angola, Rwanda e Uganda, come anche potenze occidentali e asiatiche. È vero che Angola, Rwanda, Uganda, Stati Uniti, Francia e Belgio sono stufi del regime di Kabila, in quanto la corruzione è arrivata a livelli talmente incontrollabili che i profitti illegalmente acquisiti da questi partner stranieri stanno diminuendo a favore dei profitti incassati dal regime, ma il ‘clan dei Mobutisti’ è talmente abile da essere riuscito a porre questi partner sotto scacco matto. Se vogliono continuare a rubare le risorse naturali congolesi devono accettare Tshisekedi, cioè la continuazione del regime di Kabila con una marionetta come Capo di Stato.
Felix Tshisekedi è un opportunista politico come lo è sempre stato suo padre, Etienne Tshisekedi. Nel settembre 1996 il regime di Mobutu Sese Seko era collassato. Il dittatore era all’estero nel vano tentativo di fermare il cancro alla prostata che lo portò alla tomba. Il Primo Ministro Kengo Wa Dongo era fuggito all’estero. Etienne Tshisekedi all’epoca aveva il supporto della maggioranza della popolazione e l’esercito gli aveva chiesto di appoggiare un colpo di Stato che sarebbe stato indolore e di facile riuscita. Al contrario Tshisekedi padre il 10 settembre 1996 decise di attendere il ritorno del dittatore Mobutu  per continuare la farsa della Conferenza Nazionale per il passaggio democratico del potere, promossa dalla Chiesa Cattolica ma immediatamente controllata dai Mobutisti a loro favore. Quattro giorni dopo le truppe ruandesi entravano in Uvira, Sud Kivu mentre gli eserciti ugandese e angolano si apprestavano a varcare la frontiera iniziando la liberazione del Paese. Félix Tshisekedi è un personaggio che ha sempre e solo mirato di accedere alla poltrona presidenziale. Non ha alcuna visione politica. È attirato dalla bella vita, soldi e donne, quindi facilmente corruttibile, in quanto, come si dice in Uganda, ‘for sweet live it’s need big money’ (per una dolce vita necessitano molti soldi). Non gode nemmeno dell’appoggio totale del suo partito dopo la vergognosa battaglia interna per riportare la salma di suo padre in patria, essendo morto in Belgio e per accedere al posto di Presidente del partito reso vacante.  
Il ‘clan dei Mobutisti’ gli ha offerto la possibilità di realizzare il suo sogno presidenziale e di accedere ad una quota dei 4,5 milioni mensili del traffico internazionale dei minerali. Tshisekedi non ha alcuna possibilità di emulare il Presidente angolano Joao Lourenco, anche se volesse. I reparti speciali dell’esercito e della polizia e i servizi segreti sono leali a Kabila e al Mobutisti in quanto coinvolti nel traffico di minerali, rendendo impossibile il rischio di supporto al nuovo Presidente qualora volesse liquidare l’attuale regime.  
Il ‘Clan dei Mobutisti’ ha inoltre manipolato i risultati delle elezioni amministrative tenutesi in contemporanea a quelle presidenziali. È stato un gioco da ragazzi, in quanto la popolazione e la comunità internazionale erano concentrate sugli esiti delle presidenziali. Affiancare le amministrative alle presidenziali, fissando la data delle elezioni a fine dicembre è sempre stata una tattica del Clan dei Mobutisti fin dalle elezioni del 2011. Una tattica estremamente efficace e sicura. Mentre tutti sono concentrati sulle presidenziali e sono inebriati dalle festività natalizie, il regime manipola facilmente i risultati delle amministrative per assicurarsi una maggioranza al Parlamento. Rimane poi solo di concentrarsi per trovare una percentuale credibile per imporre il Presidente ideale per la continuazione del potere da parte del ‘clan dei Mobutisti’. Per 17 anni è stato Joseph Kabila ora Félix Tshisekedi. Guarda caso anche in queste elezioni il partito di Joseph Kabila ha ottenuto una maggioranza bulgara presso l’Assemblea Nazionale, assicurandosi la possibilità di porre un contro potere al Presidente fantoccio qualora non rispetti gli accordi. Vi preannuncio che tra qualche mese l’Assemblea Nazionale proporrà un emendamento alla Costituzione per diminuire i poteri presidenziali per aumentarli all’Assemblea Nazionale, prendendo il pretesto di rafforzare la democrazia del Paese, passando da un regime presidenziale ad un regime semi-presidenziale. Emendamento che verrà abrogato dopo il 2023, quando si prevede che Joseph Kabila ritorni ad occupare la poltrona presidenziale.
Per essere ancora più sicuri i Mobutisti hanno imposto a Tshisekedi la nomina del Primo Ministro che dovrà essere scelto tra i fedeli di Kabila. Tshisekedi ha accettato la condizione di essere controllato da Kabila, sia attraverso l’Assemblea Nazionale, che all’interno del suo Governo attraverso gli uomini di fiducia imposti. Una scelta obbligata, in quanto Tshisekedi non ha ottenuto la Presidenza grazie al supporto popolare, ma l’ha ricevuta da Kabila, in cambio di totale fedeltà e sudditanza.

 

[Domani 15 gennaio 2019 sarà pubblicata la seconda parte di questa lunga intervista]

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