martedì, Marzo 31

Congo, ecco il vero obiettivo dell’Esercito ugandese nel Nord Kivu Ancora i minerali insanguinati al centro dell’ennesima cronaca militare congolese. Sfilare il business ai terroristi del FDLR e istituzionalizzarlo in capo a Kinshasa, Kampala e Kigali

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Abbattere i terroristi ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), che dal 2015 occupano la zona di Eringeti, area strategica per la presenza di minerali preziosi e per il controllo dei traffici illeciti tra Uganda e Congo, e rafforzare la collaborazione economica tacita instauratasi tra Kinshasa, Kampala e Kigali nel lucroso affare dei così detti minerali insanguinati. Questo l’obiettivo dell’ingresso dell’Esercito ugandese nel Nord Kivu, in Congo. Questo quanto le nostre fonti locali ci hanno trasmesso.

Andiamo per ordine e partiamo con il ricostruire la vicenda. Il 22 dicembre 2017 la Seconda Divisione di Fanteria del UPDF (l’Esercito ugandese) passa il confine con la Repubblica Democratica del Congo assieme ad una divisione di carri armati, dopo che l’artiglieria (composta da cannoni israeliani a lunga gittata ATMOS 2000 e Soltam M-71) ha scatenato l’inferno su postazioni nemiche nella zona di Eringeti. Per la prima volta l’Esercito ugandese ha utilizzato i caccia russi di ultima generazione (Mig-29M e Su-30MK2) impegnandoli in ripetuti raid aerei in territorio congolese. L’invasione delle truppe terrestri avverrà in due ondate successive. La prima, il 22 dicembre, la seconda il giorno successivo. L’incarico delle operazione militari è stato affidato a due esperti Generali. Muhanga Kayanja, al comando della Seconda Divisione di Fanteria, e il Generale Leopold Kyanda, promosso Capo delle forze terrestri UPDF due giorni prima dell’invasione.

Governo e Stato Maggiore ugandesi hanno ripetutamente smentito che vi siano truppe di terra in territorio congolese. La versione ufficiale fornita spiega che il UPDF si è limitato a fornire un supporto arereo e una copertura di artiglieria pesante all’Esercito regolare congolese (FARDC) in una operazione congiunta contro il gruppo islamico ugandese Alleanza delle Forze Democratiche (ADF). Operazione congiunta tra i due Stati Maggiori per prevenire una invasione delle ADF dell’Uganda che non prevede l’utilizzo di truppe ugandesi in Congo. Il compito di attaccare i ribelli islamici sarebbe stato affidato all’Esercito congolese.
Le ADF sarebbero state quasi annientate. I soldati regolari congolesi starebbero intercettando i sopravvissuti alla carneficina che hanno tentato di fuggire in diverse zone della provincia del Nord Kivu.
Le autorità di Kinshasa (sotto pressione a causa la dura repressione della marcia di protesta indetta dalla Chiesa Cattolica il 31 dicembre scorso) non rilasciano alcun commento su queste operazioni congiunte contro le ADF come se questa guerra non esistesse. Le uniche notizie sull’andamento della campagna militare provengono dal Governo ugandese, acriticamente riportate dalle agenzie stampa internazionali e dalla Missione di Pace ONU in Congo, MONUSCO.

La versione ufficiale ugandese e l’incomprensibile silenzio di Kinshasa vengono contraddette da testimonianze oculari, sia ugandesi che congolesi. Al confine con il Congo la popolazione ugandese afferma che i soldati del UPDF hanno oltrepassato in forze il confine. La Società civile del Nord Kivu è ferma nel denunciare una massiccia presenza di truppe ugandesi nella provincia congolese. Varie testimonianze raccolte nel Nord Kivu smentiscono movimenti di truppe congolesi nelle zone interessate agli scontri. Al loro posto vi sarebbero i soldati ugandesi.

Con il proseguirsi delle azioni militari, lo Stato Maggiore del UPDF ha progressivamente modificato la versione dei fatti. L’imminente invasione dell’Uganda da parte delle ADF viene trasformata in ‘attacchi terroristici’ che stavano per essere compiuti in territorio ugandese. I rari bollettini militari sostengo che l’operazione ‘congiunta’ avrebbe quasi annientato le ADF uccidendo otre 100 miliziani.

Forti i dubbi che le ADF sarebbero un gruppo armato in grado di lanciare offensive militari in Uganda e distruggere la base militare ONU a Semuliky, attaccata il 7 dicembre 2017 da commandos altamente addestrati e ben armati. Le ADF, gruppo ribelle che si contrappose al Governo ugandese alla fine degli Anni Novanta con l’obiettivo di instaurare una Repubblica Islamica, furono sconfitte nel 2000. Ritiratesi nel vicino Congo, furono attaccate dall’Esercito congolese con supporto militare ugandese nel 2014, riducendole a un pugno di uomini privi di legami con i network terroristici internazionali quali Al Qaeda e DAESH, che non considerano le ADF come un valido alleato.

Vari esperti congolesi e internazionali affermano che le ADF sono solo un nome preso in prestito per coprire operazioni militari ordinate dal Presidente Joseph Kabila contro i Caschi Blu delle Nazioni Unite. Il massacro dei soldati tanzaniani a Semuliky sarebbe un duro avvertimento diretto contro gli Stati Uniti che dal 2017 spingono per un cambiamento di regime in Congo. I servizi segreti congolesi avrebbero scoperto azioni segrete del Pentagono e della MONUSCO tese a destabilizzare il Paese e destituire il Presidente Kabila. La risposta a questa minaccia sarebbe stata identica a quella riservata alla Chiesa Cattolica: l’uso indiscriminato e preventivo della forza militare.

Questa strategia sarebbe portata avanti da truppe d’élite dell’Esercito congolese in stretta collaborazione che i terroristi ruandesi FDLR. Entrambi sarebbero gli autori del massacro di Semuliky, secondo fughe di notizie che ci sono giunte dall’interno della FARDC, l’Esercito congolese, e da altre fonti autorevoli a Goma, il capoluogo della provincia del Nord Kivu. Queste ‘soffiate’ sono confermate dal lavoro di un ricercatore americano, esperto della regione, Jason Stearns, che, abbandonando la pista delle ADF (definite un gruppo fantasma) concentra le indagini sul Governo congolese e su ben più importanti gruppi armati attivi nell’est del Paese, tra i quali le FDLR. Secondo Stearns, vi sarebbe una vera e propria strategia ideata da Kabila per mantenere il potere tramite il caos militare nell’est del Paese, contro la popolazione in generale e nello specifico contro due distinti gruppi etnici: i Nande (etnia bantu congo-ugandese) e i Banyamulenge (etnia tutsi congolese dell’altopiano di Mulenge, Sud Kivu). Queste due etnie sono ritenute pericolose per la stabilità del regime di Kabila.

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