sabato, Dicembre 7

Congo: Ebola, fanatismo religioso e guerra tra case farmaceutiche Il dilagare del fanatismo religioso, che ha assunto dimensioni tali da costituire un contro-potere, ostacola il lavoro dei sanitari; non bastasse ora ONG e OMS hanno scatenato la guerra tra vaccini, Johnson & Johnson contro Merk

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Nel capoluogo della provincia del Nord Kivu, Goma, emergono nuovi casi di ebola, dopo il primo registrato due settimane fa. L’epidemia dura da un anno e fino ad un mese fa era confinata nelle zone di Butembo, Lubero e nell’Ituri.
Secondo i dati forniti dal Ministero della Sanità, i decessi accertati fino ad ora sono 1.803. Il contagio giunto ora a Goma rischia di creare una crisi sanitaria regionale.
Il capoluogo del Nord Kivu, frontaliero al Rwanda, conta 2 milioni di abitanti. Centro economico dell’est del Congo, Goma è una città a rischio di estinzione essendo vicina al vulcano Nyragongo che nel 2000 ha colpito la città distruggendo vaste aree abitate. I confini con il Rwanda sono molto porosi e le popolazioni frontaliere hanno l’abitudine di attraversarli quotidianamente per esercitare piccoli commerci. Il controllo dei flussi migratori temporanei è estremamente difficile, in quanto non necessariamente avvengono attraversando i posti di frontiera tra Goma e la città ruandese di Giseni. 

La mobilità della popolazione è una delle cause della diffusione territoriale dell’epidemia. I nuovi casi registrati a Goma riguardano persone infette provenienti da Butembo e dall’Ituri. Ma altre e ben più gravi cause si aggiungono al nomadismo della provincia, impedendo di istituire efficaci cordoni sanitari, unica salvaguardia per impedire la diffusione del contagio, come ha dimostrato l’Uganda. 
Nel vicino Paese africano periodicamente scoppiano focolai di ebola, l’ultimo registrato tre anni fa. Un efficace e strutturato sistema sanitario nazionale, una popolazione disciplinata e il ferreo controllo dei cordoni sanitari delle zone contaminate garantito dall’Esercito ugandese, hanno sempre impedito che ebola si espandesse nel Paese. L’organizzazione sanitaria efficace, il rispetto da parte della popolazione delle direttive sanitarie e il rigore garantito dalle forze armate nell’impedire che persone contaminate evadano dai cordoni sanitari hanno per il momento risparmiato in Uganda l’estendersi del contagio dal Congo, nonostante i flussi migratori temporanei dettati dalle attività commerciali tra i due Paesi continuino. 

Il Congo, devastato da due guerre pan africane, da un ventennio di potere dittatoriale e cleptomane della famiglia Kabila, che ha reso l’amministrazione, il sistema sanitario e le forze armate apparati corrotti ed inefficaci, non possiede la necessaria capacità organizzativa dell’Uganda, rendendo così difficile controllare il diffondersi dell’epidemia. Inoltre, l’est del Paese è infestato da oltre 140 gruppi armati congolesi e stranieri implicati nello sfruttamento illegale dei minerali preziosi e causa di innumerevoli conflitti a bassa intensità che impediscono un adeguato sviluppo socio-economico e la presenza reale dello Stato. 

Il Ministero della Sanità dipende dagli aiuti internazionali, nonostante gli immensi profitti mensili generati dallo sfruttamento delle risorse naturali che negli ultimi vent’anni sono stati monopolio della famiglia Kabila, incurante della drammatica situazione della popolazione.
A queste debolezze strutturali si aggiunge un altro terrificante fattore: il fanatismo religioso. Negli ultimi dieci anni, l’est del Congo ha visto un proliferarsi di decine di sette cristiane, per la maggior parte orientate a speculare sull’ignoranza e la disperazione della popolazione. Varie chiese locali o straniere si sono installate nelle province del Kivu (nord e sud), trasformando il credo religioso in un colossale business. Dietro la promessa di miracoli e attuando astute tattiche di condizionamento mentale, i pastori si arricchiscono alle spalle della popolazione, ridotta alla fame, ed esercitano su di essa un controllo e una forma di autorità che ha superato quella dell’amministrazione pubblica o delle chiese ufficiali cattoliche e protestanti. 

È proprio questo controllo sulla psiche della popolazione, esercitata da truffatori che astutamente giocano il ruolo di messia e salvatori, a rendere difficile in controllo dell’epidemia.
Le varie sette cristiane da un anno stanno diffondendo fake news sull’epidemia che vengono prese in seria considerazione dalla popolazione. Varie teorie del complotto, totalmente infondate, sono state propagate da questi pastori e divenute verità assolute per le centinaia di migliaia dei loro seguaci. Ebola sarebbe un virus creato in laboratori americani e diffuso in Congo per uccidere la popolazione a favore di un espansionismo territoriale del vicino Rwanda. I centri sanitari allestiti dalle autorità non avrebbero il compito di contenere l’epidemia e di curare le persone infette. Questi centri diffonderebbero ebola, seguendo precisi ordini provenienti da Washington, con la complicità diretta del Governo congolese.
I pastori invitano la popolazione a non recarsi nei centri sanitari appositamente allestiti per controllare e combattere l’epidemia. Invitano a rifiutare i vaccini, in quanto sarebbero proprio essi a trasmettere ebola. Propongono, in alternativa delle cure mediche, preghiere, facendo credere ai loro seguaci che il virus colpisce solo i peccatori.
Questi deliri sono diffusi durante le sessioni di preghiere per rafforzare l’autorità e gli introiti finanziari dei pastori. Tutti rivendicano di essere messia inviati da Dio per salvare il Congo. 

Questa opera nefasta ha indotto gran parte della popolazione a non prestare ascolto alla sensibilizzazione del Ministero della Sanità tesa ad adottare misure preventive. Molti non vogliono essere vaccinati. I centri di trattamento di Ebola sono visti come emanazione di satana. Sotto le tute di protezione del personale sanitario si nasconderebbero mostri satanici che non vogliono rivelare la loro identità demoniaca. Quando una persona viene colpita da ebola si rivolge ai pastori che, tramite le preghiere e la fede, salverà la vittima.
Questa delirante propaganda frutto di un voluto e calcolato fanatismo religioso ha portato a vari fenomeni di violenza inaudita. Molti centri sanitari nella zona di Butembo, Lubero e nell’Ituri sono stati attaccati dalla popolazione e rasi al suolo. 

Dinnanzi alla nefasta opera di questi ‘messia’, l’amministrazione pubblica e le autorità sanitarie sono impotenti e soggette alla diffidenza popolare, che li identifica come nemici che seguono piani diabolici di sterminio a favore degli Stati Uniti e del Rwanda.

Il dilagare del fanatismo religioso, che ha assunto dimensioni tali da costituire un contro-potere, è il diretto frutto dell’assenza dello Stato voluta dal dittatore Joseph Kabila per mantenere il suo controllo sul Paese e la rapina delle risorse naturali.
La popolazione dell’est del Congo vive in condizioni disumane di povertà estrema, è diventata mano d’opera forzata delle varie bande armate per estrarre i minerali. Educazione e sanità sono pressoché inesistenti così come le possibilità di impiego. Per uscire dall’incubo imposto cinicamente da un Governo lontano migliaia di km la popolazione si rifugia nella religione, nel misticismo. Abili impostori dotati di primordiale carisma ne hanno approfittato, creando sette religiose che assicurano a loro inauditi profitti, plagiando le menti di persone disperate e allo sbando. 

La debolezza del Governo viene dimostrata anche dall’assenza di misure repressive contro queste sette ,  nonostante le azioni di plagio e truffa siano più che evidenti. Il mancato intervento delle autorità e forze dell’ordine, la costante povertà e totale assenza di futuro, ha rafforzato il potere di questi ‘messia’. Un potere così radicato tra la popolazione da costituire ora una minaccia sanitaria regionale in quanto ostacola in modo virulento il trattamento della malattia, le campagne di vaccinazione e le azioni di contenimento del contagio. 

Questo fanatismo religioso si associa ad una grave crisi umanitaria creata dalle strategie di destabilizzazione dell’ex Presidente Kabila, tra le quali il piano di sterminio dell’etnia Nande nel Nord Kivu attuato dal gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR) per costringere la popolazione a rifugiarsi in Uganda, instaurando una HutuLand nelle zone di Beni, Bunia, Butembo e Lubero.
Questo piano, caratterizzato da massacri di civili e da una palese complicità delle forze armate congolesi, è stato ora fermato dal nuovo Presidente della Repubblica, Felix Tshisekedi, che sta prendendo le distanze dal gruppo terroristico ruandese per rafforzare l’integrazione regionale con i nemici storici: Rwanda e Uganda.
La nuova politica di Tshisekedi ha costretto gran parte dei miliziani delle FDLR a rifugiarsi nel vicino Burundi, Paese governato dal sanguinario dittatore Pierre Nkurunziza, dove le FDLR hanno, da tempo oramai, progressivamente preso il controllo delle forze armate influenzando la politica interna. 

Nonostante la diminuita pressione esercitata dai terroristi ruandesi, gli altri 139 gruppi armati continuano la loro opera di destabilizzazione tesa al controllo delle risorse naturali. È stata stimata la necessità di una azione militare congiunta di eserciti regionali e dei caschi blu per ripulire l’est del Paese. Opera che necessita di un considerevole sforzo finanziario e di difficile attuazione a causa delle conformità del territorio, pieno di foreste e altopiani. Anche se questa task force regionale si concretizzasse, ci vorrebbero circa due anni di intense attività militari per debellare la maggioranza dei gruppi armati attualmente presenti.  La situazione di insicurezza ha provocato una tragedia umanitaria senza paragoni. Si calcola che circa 2 milioni di persone siano state costrette a divenire dei rifugiati interni. I campi allestiti per accoglierli possono facilmente diventare focolai di malattie tra cui Ebola

Vari esperti sanitari congolesi individuano nell’opera delle sette cristiane il principale ostacolo per una efficace azione sanitaria contro ebola. Alcuni, però, sottolineano anche altri fattori come la mancata volontà del Governo di stanziare i fondi necessari per controllare l’epidemia e un modesto impegno della comunità internazionale.
Il Presidente Tshisekedi sta tentando di rafforzare l’impegno del Governo, mettendo a disposizione i mezzi finanziari necessari, anche se tardivamente, e chiedendo agli organismi internazionali, quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una collaborazione attiva per impedire il dilagarsi del contagio che ora minaccia i vicini Paesi: Burundi, Rwanda e Uganda.  

Aruna Abedi, membro del Coordinamento contro Ebola nel Nord Kivu, afferma che la situazione attuale sta diventando disperata. I vari fattori religiosi, culturali, economici, militari presenti nell’est del Congo costituiscono una diretta minaccia regionale e impediscono un efficace opera di contenimento del contagio. 

In questo desolante scenario si è innescata la guerra tra due multinazionali farmaceutiche che tentano di imporre i rispettivi vaccini: Johnson & JohnsonMerck. Forti pressioni vengono esercitate sul Ministero della Sanità perché approvi il vaccino della Johnson & Johnson, a scapito di quello della Merk.
Queste pressioni provengono da varie Ong internazionali e dall’OMS.
Olly Ilunga, Ministro della Sanità, la scorsa settimana ha presentato le dimissioni per protesta contro queste pressioni.
Il vaccino proposto da Johnson & Johnson prevede due dosi da iniettare a distanza di qualche mese. Il Ministro dimissionario Ilunga ha esposto alle ONG e all’OMS le ragioni del suo rifiuto nell’adottare questo vaccino. La modalità terapeutica di due dosi crea inimmaginabili problemi logistici, che potrebbero compromettere l’efficacia della copertura del vaccino. «Come è possibile iniettare le due dosi del vaccino a distanza di due o tre mesi in un ambiente caratterizzato da una continua mobilità e nomadismo della popolazione spesso priva di documenti di identità? Non vi è alcuna certezza che dopo la prima dose ricevuta la persona ritorni a distanza di mesi per ricevere la seconda dose. La modalità delle due dosi rischia, per fattori esterni, di creare resistenza virale, in quanto è praticamente impossibile completare il ciclo della cura. Al contrario il vaccino della Merk prevede una unica dose, quindi nel contesto dell’est del Congo, rende realizzabile la campagna di vaccinazione», ha sottolineato il Ministro, prima delle sue dimissioni. 

Il Presidente della Repubblica ha ora nominato Jean-Jacques Muyembe-Tamfum, responsabile del contenimento di ebola in Congo, incaricandolo di un difficile mandato. Muyembe deve scontrarsi contro la lobby delle Ong internazionali e del OMS che si ostinano a difendere il vaccino della Johnson & Johnson nonostante le palesi difficoltà logistiche per assicurare il compimento della campagna di vaccinazione.
I pastori continuano a diffondere il fanatismo religioso ostacolando l’azione del Ministero della Sanità. La popolazione continua a spostarsi da una parte all’altra del Nord Kivu, anche quando è infettata e i sintomi della malattia evidenti. I centri sanitari continuano a essere bersagli del furore popolare mentre l’esercito è riluttante a difenderli per paura del contagio. 

Nonostante queste difficoltà, Muyembe è determinato a vincere la lotta contro l’epidemia. «È stato creato un team anti-ebola che dovrebbe ricevere i fondi necessari per operare. Sono iniziate le decontaminazioni delle case dei pazienti colpiti dall’ebola. Si sta rafforzando l’identificazione dei contagiati. Occorre però un forte cooperazione tra gli operatori sanitari, le forze armate, la popolazione, le Ong internazionali e l’OMS per riuscire a vincere questa terribile guerra», ha dichiarato Muyembe.
Al momento la determinazione del nuovo coordinatore sanitario si scontra con la diffidenza della popolazione, il fanatismo religioso e con l’universo umanitario che continua a difendere il vaccino della Johnson & Johnson per ragioni ormai incomprensibili. 

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