sabato, Agosto 8

Congo: criminali strategie di potere

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Kampala – Nel novembre del 2016 sono previste le elezioni nella Repubblica Democratica del Congo. Il Presidente Joseph Kabila si trova, come altri suoi omologhi africani, dinnanzi al dilemma del terzo mandato. Catapultato al potere nel 2001 alla morte del padre Joseph Desire Kabila, ha acceduto democraticamente alla carica di Presidente della Repubblica nel 2006. Il suo mandato è stato rinnovato nel 2011. Se le elezioni del 2006 (le prime libere dall’indipendenza del Paese) sono state considerate dubbie, le seconde sono un vero e proprio scandalo senza precedenti nella storia mondiale, allegramente tollerate dalle potenze occidentali, dal Sud Africa e dalla Cina per poter continuare accedere alla facile rapina a basso costo delle risorse naturali del Paese.

Le elezioni tenutesi nel 2006 furono costellate da forti dubbi di imbrogli elettorali effettuati con la complicità dei osservatori africani ed internazionali. Secondo vari analisti il vero vincitore delle presidenziali fu Jean-Pierre Bemba Gombo, imprenditore congolese e leader del movimento armato Movimento di Liberazione del Congo (MLC) che durante la seconda guerra Pan Africana combattuta dal Congo (1998 – 2004) fu appoggiato dal Governo di Kampala e collaborava con le truppe di occupazione ugandesi presenti al est del Congo. I dati ufficiali del primo turno (30 luglio 2006) assegnarono il 44,81% delle preferenze a Joseph Kabila e il 20,03% a Jean-Pierre Bemba. Non avendo acquisito il 51% dei voti, Kabila fu costretto a sottoporsi a un secondo turno elettorale (il 29 ottobre 2006) nel corso del quale organizzò brogli per assicurarsi la vittoria.
Ufficialmente Kabila ottenne il 58,05% dei voti e Bemba il 41,95%.

Dinnanzi a evidenti frodi elettorali il candidato dell’opposizione presentò ricorso alla Corte Suprema. Un ricorso democratico che non aveva nessuna possibilità di riuscita. Le potenze occidentali e le Nazioni Unite avevano deciso che Kabila dovesse vincere a tutti i costi, in quanto considerato garante dei loro affari. Anche le potenze regionali (Uganda e Rwanda comprese) erano dello stesso avviso. Quindi, le frodi elettorali vennero volutamente ignorate. Come da copione già scritto 27 novembre 2006 la Corte Costituzionale rigetta il ricorso, creando una situazione politica instabile e pericolosa sfociata in scontri armati tra l’Esercito regolare e le milizie MLC di Bemba, avvenuti presso la capitale, Kinshasa. Con l’aiuto dei Caschi Blu ONU e dei consiglieri militari francesi l’Esercito regolare ebbe la meglio sulle milizie MLC, costringendo Bemba a rifugiarsi prima presso l’Ambasciata del Sud Africa e successivamente a fuggire in Portogallo. Rappresentando ancora una seria minaccia alla stabilità del regime Kabila e ai loschi affari delle multinazionali occidentali, la Francia agì per eliminare il pericoloso avversario utilizzando il suo strumento giuridico internazionale contro l’Africa, la Corte Penale Internazionale. Bemba viene arrestato a Bruxelles il 24 maggio 2008 e sottoposto a un processo (mai terminato) dove deve rispondere su presunti crimini di guerra durante la guerra civile in Repubblica Centrafricana.

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