domenica, Giugno 7

Congo: coronavirus, linciati turisti ‘bianchi’ considerati untori A Kinshasa, una folla inferocita di centinaia di tentano di linciare i ‘bianchi’ accusati di diffondere il COVID-19 in Congo

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Dopo il fallimento di confinare la capitale, Kinshasa (epicentro dell’epidemia in Congo) la situazione sta per sfuggire dal controllo della autorità congolesi. Stamattina un pullman che trasportava dei cittadini occidentali diretti all’aeroporto internazionale per essere rimpatriati è stato attaccato da una folla inferocita di centinaia di giovani che volevano linciare i «bianchi » accusati di diffondere il Coronavirus in Congo.  Al momento non si conoscono le nazionalità degli occidentali. Le foto e i video raccolti da testimoni oculari e inviate alla redazione descrivono in modo esplicito la situazione.

L’autobus, con a bordo una scorta della polizia, è stato intercettato da una folla inferocita che accusava i «Mundele » (bianchi in Lingala) di aver portato in Congo il COVID-19 e di conseguenza la morte. La folla era principalmente costituita da giovani disoccupati. Nei video i dialoghi (in Lingala) contengono un’alta dose di xenofobia. «Non contenti di sfruttarci ora i bianchi portano la morte con il Coronavirus » ; « Dopo averci portato il virus scappano i vigliacchi ! » ; « I Mundele non ci vogliono a casa loro ma portano il Coronavirus a casa nostra ! ».

Gli agenti di polizia all’interno dell’autobus hanno dato l’ordine al conducente di continuare. A fatica l’autobus è arrivato all’aeroporto internazionale dove la folla inferocita non è potuto entrare. Il comando di polizia, avvisato dell’aggressione, ha deciso di non inviare unità a difendere gli occidentali per non far degenerare la situazione. Alcuni nostre fonti sospettano che la decisione di non intervenire sia stata presa anche sulla base di una condivisione da parte dei poliziotti della rabbia e dei sentimenti xenofobi espressi dalla folla inferocita. Tutti i passeggeri dell’autobus hanno subito un profondo shock emotivo ma sono indenni. Nessuno è stato ferito nonostante il fitto lancio di sassi che ha rotto varie finestre del veicolo.

Questo episodio, estremamente grave, è il primo segnale di una possibile escalation di violenza xenofobe in Africa rivolte contro gli Europei e gli Occidentali in generale. Il COVID19 in tutto il mondo è divenuto un catalizzatore di problematiche preesistenti ma fino ad ora ignorate o sottovalutate che emergono drammaticamente e violentemente. Tra esse il rapporto Africa-Occidente e l’emigrazione. Per mezzo secolo l’Africa, dopo l’indipendenza politica, è stata trattata come se continuasse ad essere una colonia. Depredata delle sue risorse naturali a favore delle economie europee e americana e continuo teatro di guerre civili e dittature spesso indotte dalle strategie geopolitiche occidentali che hanno attraversato sei fasi.

La prima il tentativo di mantenere le colonie (sopratutto quelle francesi). La seconda l’eliminazione fisica di ogni Capo di Stato con idee nazionaliste per porre al potere dittatori compiacenti con le potenze occidentali. La terza rappresentata dalla guerra fredda tra Capitalismo e Comunismo giocata in Africa attraverso spaventose guerre reali come in Angola e Mozambico. La quarta, dopo la caduta del Muro di Berlino, la guerra fredda tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che ha portato al genocidio ruandese del 1994, alle guerre civili in Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Congo Brazzaville e a due guerre pan africane nella Repubblica Democratica del Congo. La quinta la guerra fredda tra Occidente e Cina per il controllo del continente e la sesta il tentativo da parte della Francia di controllare le ex colonie africane destabilizzandole attraverso il finanziamento  occulto di gruppi terroristici islamici, tra essi Boko Haram e Al Qaeda Magreb.

Alla sesta fase si affianca la problematica dei flussi migratori. Dopo aver reso praticamente impossibile per gli africani immigrare in Europa legalmente, si sono creati i presupposti per l’immigrazione illegale controllata da gruppi terroristici, governi corrotti e mafie europee. La moderna tratta degli schiavi ha causato una emergenza tra il 2014 e il 2016  e la collegata soluzione europea di accordarsi con Paesi canaglia come Libia e Sudan per creare dei campi di contenimento immigrati dove si sono consumati orribili violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità.

La pandemia da COVID19 ha fatto esplodere tutte queste contraddizioni esasperando la frattura tra il continente africano e l’Occidente proprio quando si parla di «villaggio globale». Una frattura resa ancora più evidente dal soft power e dalla cooperazione terzomondista proposta e attuata dalla Cina. La maggioranza dei primi casi di contagio Coronavirus in Africa sono stati dovuti da occidentali che sono giunti per turismo o per lavoro. Alcuni di essi erano addirittura consapevoli di essere contagiati ma, presentando solo sintomi lievi, hanno preferito venire in Africa per non sottostare alla quarantena in Europa.

Ovunque la pandemia terrorizza le persone in quanto è strettamente collegata con la morte e l’inconscia paura dell’estinzione della razza umana. In Africa questo virus è stato di fatto portato dagli occidentali che spesso, non si sono curati di sottoporsi a quarantene volontarie come hanno fatto i cinesi. Per esempio in Niger un cooperante europeo infettato ha contagiato un numero impressionante di persone prima che le autorità di Niamey potessero intervenire.  Di fronte a questo pericolo « importato » gli africani rischiano di non ragionare ma di reagire. E’ quello che hanno fatto le centinaia di giovani a Kinshasa che hanno attaccato il pullman che trasportava gli occidentali verso l’aeroporto.

Ad aggravare l’odio razziale è il comportamento della maggioranza delle Ong occidentali. Visto che non c’è disponibilità di accedere a fondi per il contenimento della pandemia (fondi destinati ai governi e non alle ONG), queste ultime hanno un’unica preoccupazione : sospendere i progetti umanitari in corso ed rimpatriare il proprio personale internazionale. L’esatto contrario della Cina che, senza utilizzare le ONG, sta inviando migliaia di medici e attrezzature in Africa per fermare la pandemia.

La rabbia e l’odio razziali scoppiati a Kinshasa sono sentimenti deplorevoli ma prevedibili visto che grazie ad alcuni sconsiderati occidentali il virus sta diffondendo in Congo mietendo vittime tra le fasce più povere della popolazione. Ad oggi nel paese si registrano 134 casi accertati con 13 decessi ma i dati reali potrebbero essere cento volte superiori.  L’epicentro dell’epidemia è nel quartiere di Gombe, cuore amministrativo e commerciale della capitale Kinshasa frequentato dai bianchi. Anche in altre capitali africane i quartieri più colpiti sono quelli a maggior tasso di presenza di occidentali, come si registra a Dakar, Senegal.

Nel disperato tentativo di contenere il contagio le autorità congolesi hanno deciso il confinamento totale per una settimana del quartiere Gombe, dopo aver fallito di imporlo su tutta la metropoli di oltre 13 milioni di abitanti. Come è successo nel nord Italia, molte persone cercano di fuggire da Kinshasa per evitare il confinamento, contribuendo così alla diffusione del virus. Decine di abitanti della capitale si nascondono sugli aerei cargo che trasportano merci in varie zone del paese, incuranti del loro stato di salute. Questa pratica è divenuta corrente come denuncia la società civile della villa di Bandundu (provincia del Kwilu). «La gente terrorizzata dal virus sta fuggendo da Kinshasa utilizzando gli aerei cargo come mezzi di trasporto. Una volta giunti a destinazione scappano verso le foreste per evitare i controlli della autorità sanitarie. Oltre agli aerei vengono utilizzati anche camion che trasportano la merce. E’ ovvio che questi fuggitivi godono del passaggio pagando i piloti e gli autisti » denuncia un membro della società civile della città di Bandundu.

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