domenica, Dicembre 15

Congo: cambio alla guida della diocesi di Kinshasa Il vescovo Fridolin Ambongo succederà al cardinale Laurent Monsengwo

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Papa Francesco, giovedì 1 novembre, ha accettato le dimissioni del cardinale Laurent Monsengwo, arcivescovo di Kinshasa. Il Cardinale Pasinya, 79 anni, nominato Arcivescovo di Kisangani nel 1988 e poi Arcivescovo di Kinshasa nel dicembre 2007 da Papa Benedetto XVI che lo aveva creato cardinale di Santa Romana Chiesa nel 2010, ed è stato predicatore degli Esercizi spirituali alla Curia Romana nella Quaresima del 2012. Papa Francesco lo aveva nominato membro del C9, il Consiglio dei Cardinali che aiutano il Pontefice nella riforma della Curia Romana.

L’annuncio è stato dato dal Cardinale Pasinya a Lindonge Centro Pastorale a Kinshasa, in presenza di tutti la curia diocesana e di monsignor Ettore Balestrero, capo missione presso la Nunziatura Apostolica in Congo. Lo stesso giorno, il suo coadiutore, il vescovo Fridolin Ambongo, è stato confermato a capo della diocesi della Repubblica Democratica del Congo. Nato 24 gennaio 1960 a Boto, nella diocesi di Molegbe, a nord della provincia di Nord-Ubangi, francescano, ha 58 anni ed è sacerdote dal 1988. Vescovo dal 2005, ha guidato la diocesi di Bokungu-Ikela, è stato Amministratore Apostolico di Kole e Amministratore Apostolico di Mbandaka-Bikoro, per poi diventarne Arcivescovo nel 2016. Da giugno 2016 è vicepresidente della Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco).

Già da febbraio di quest’anno una nota vaticana aveva chiarito il ruolo del Vescovo Ambongo «Par ses nouvelles fonctions, Mgr Fridolin Ambongo Besungu sera appelé à remplacer le cardinal Laurent Monsengwo», cioè chiamato a sostituire il cardinale Monsengwo, secondo il diritto canonico, quando quest’ultimo darà le dimissioni, fino ad allora i due prelati saranno chiamati a lavorare insieme.

La motivazione della decisione del Papa era probabilmente legata ai fatti delle settimane precedenti. La marcia dei cattolici del 31 dicembre era stata decodificata dagli osservatori locali come una fuga in avanti della Chiesa locale non concordata con il Vaticano, la quale, per altro, aveva ottenuto il risultato opposto, ovvero il rafforzamento di Kabila. Con la protesta nazionale indetta il 31 dicembre 2017la Chiesa Cattolica aveva tentato un pericoloso gioco di forza per imporre un cambiamento di regime, promuovendo un nuovo Governo di ispirazione cristiana. Operazione non riuscita che ha determinato uno scontro diretto tra Kabila e la Santa Sedema che ha anche aperto lo scontro tra la Chiesa locale guidata da Monsengwo da una parte e il Papa e la diplomazia vaticana dall’altra. La fuga in avanti dei vescovi congolesi, molti di essi ostili alla nuova politica di apertura al Rwanda voluta da Papa Francesco, non ha messo la Chiesa Cattolica nella posizione migliore per proporsi come mediatore autorevole, anzi, piuttosto è apparsa leader dell’opposizione. Dietro questa marcia, la cui organizzazione è stata formalmente attribuita al Comitato di Coordinamento dei Laici Cattolici ,il cardinale Laurent Monsengwo Pasinyalo stesso che aveva gestito la Marcia dei Cristiani del 1992 e che dinnanzi alla sconfitta della medesima inaugurò la politica di collaborazione con il dittatore Mobutu Sese Seko che proseguì fino alla sua destituzione, nel maggio del 1997. Da allora è proseguito il rapporto di collaborazionismo e antagonismo tra la Conferenza Episcopale Congolese e il Governo congolese.

Besungu, 59enne, è molto amato tra i cattolici del Paese e, per quanto sia noto per le sue posizioni anti-Kabilala sua nomina era data da molti come non essere del tutto sgradita al Governo. Secondo altri, questa scelta poteva essere un messaggio di fermezza da parte di Papa Francesco al potere congolese. E’ stato tra i protagonisti dell’accordo di San Silvestro, firmato il 31 dicembre 2016 sotto l’egida del Cenco tra il partito presidenziale e i partiti di opposizione e prevedeva elezioni entro il 31 dicembre 2017, alle quali il presidente Joseph Kabila non doveva essere candidato. Per protestare contro la violazione delle disposizioni di questo testo, come si ricordava prima, un gruppo di laici della diocesi di Kinshasa aveva organizzato tre cortei di protesta contro il regime. E questi cortei, uniti all’azione del cardinale Monsengwo sarebbero stati, per diversi esperti, queste marce combinate con la pressione diplomatica esercitata dal Cenco, all’origine della rinuncia al presidente Joseph Kabila per cercare un terzo mandato presidenziale.

L’8 marzo, in un’intervista con La Croix Africa, il vescovo Ambongo aveva fortemente dimostrato il suo sostegno alle marce organizzate dai laici della sua nuova diocesi, affermando che«L’impegno dei laici per una migliore Congo può solo ricevere la mia benedizione pastorale e il mio sostegno perché ciò che questi laici è coerente con la Costituzione». Commentando la terza marcia cattolica organizzata il 25 febbraio, aveva espresso la sua indignazione: «Sono profondamente scioccato dal fatto che, in un paese di diritto, il partito al governo si autorizzi a organizzare il movimento dei suoi membri per invadere un paese». E aveva anche difeso i preti della sua diocesi denunciando le ripetute minacce: «Sviluppare un clima di psicosi perché le persone esercitano il loro diritto costituzionale di camminare tranquillamente è semplicemente inaccettabile». Parole che rimangono nella stessa posizione del del cardinale Laurent Monsengwo.

La cerimonia canonica del vescovo Fridolin Ambongo si terrà domenica 25 Dicembre alla cattedrale di Notre Dame du Congo a Kinshasa. Due giorni prima, il 23 Dicembre, sarebbero previste le votazioni per la presidenza, il Parlamento e le Amministrazioni locali. E alla sfida logistica si assommano le sfide politichequella dell’opposizione e quella della sicurezza del voto. Mercoledì 19 settembre i funzionari elettorali della Repubblica Democratica del Congo hanno rilasciato, la lista ufficiale dei candidati ammessi alle elezioni presidenziali di dicembre, escludendo formalmente due pesi massimi dell’opposizione: Jean-Pierre Bemba e Moise Katumbi. La Commissione ha invece dato il via libera alle figure dell’opposizione Felix Tshisekedi Vital Kamerhe, così come a Emmanuel Ramazani Shadary, ex Ministro degli Interni dal Presidente Joseph Kabila. L’ufficializzazione dei candidati da parte della Commissione Elettorale (CENI) mette fine a mesi di speculazioni sui piani di Kabila, segnate da proteste che sono state represse con sangue, e al febbrile lavoro di alcune cancellerie occidentali che hanno operato perché Kabila non si ripresentasse candidato e per individuare tra i suoi oppositori un profilo adatto agli interessi occidentali.

Nei giorni precedenti il pronunciamento della CENI, i Vescovi avevano espresso ufficialmente la loro preoccupazione circa lo stato del processo elettorale in un appello inviato al Presidente dello Zambia, Edgard Lungu, nella sua qualità di Presidente della Troika della Southern African Development Community (SADC) sulla Politica, la Sicurezza e la Difesa, preoccupazioni già espresse a fine agosto, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Pur riconoscendo che sono stati fatti passi positivi per la preparazione del voto (lista elettorale verificata; rispetto delle date chiave del calendario elettorale; pubblicazione di elenchi provvisori dei candidati dei deputati locali e nazionali e di quelli presidenziali; nomina del candidato del Fronte comune per il Congo, la piattaforma elettorale del Presidente della Repubblica in carica; finanziamento progressivo del processo elettorale da parte del governo congolese), i Vescovi avevano sottolineato l’esistenza di altre questioni fondamentali da risolvere: tra queste, la situazione di milioni di elettori iscritti nelle liste elettorali senza impronte digitali, la mancanza di consenso sull’uso delle macchine elettorali elettroniche, la mancata liberazione dei prigionieri politici e l’esclusione dal processo elettorale di alcuni candidati come Katumbi, oltre alle gravi condizioni di insicurezza nell’est del Paese.
Per questo, i Vescovi avevano chiesto al Presidente Lungu di cercare di persuadere il Governo di Kinshasa a trovare una soluzione a tali problematiche. Il pericolo è che non si tengano le elezioni il 23 dicembre o che queste siano elezioni di parte. In entrambi i casi, in assenza di elezioni credibili, inclusive e pacifiche, la Repubblica Democratica del Congo rischia di cadere nella violenza.

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