domenica, Gennaio 19

Congo: Bemba for President, forse; Kabila non più tollerato dalla UA, forse A poche ore dalla scadenza della presentazione delle candidature, la UA avverte Kabila, ma il rais lavora sull’Angola per spaccare il fronte UA; il candidato più quotato, Bemba, cerca di raccogliere il consenso di tutta l’opposizione

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Dopo anni di fruttuosa gestione della colossale fortuna lasciata in eredità dal padre vicino al dittatore Mobutu Sese Sekoquattro anni di guerra civile combattuta in Congo al fianco delle truppe di occupazione ugandesi; due anni come vice Presidente nel Governo di transizione a fine guerra civile; una vittoria elettorale rubata dall’attuale Presidente Joseph Kabila nel 2006, con il beneplacito delle Nazioni Unite e della comunità internazionale; una precipitosa fuga in Belgio per sottrarsi alla morte dopo aver perso la battaglia di Kinshasa, nel gennaio 2007, quando tentò di rivendicare la sua vittoria elettorale con le armi; nove lunghi anni di detenzione senza processo presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia, una condanna per crimini di guerra commessi durante l’avventura militare dei suoi miliziani del MLD (Movimento di Liberazione del Congo) assoldati come mercenari dai francesi per proteggere il Presidente fantoccio Ange-Felix Patasse nella Repubblica Centrafricana; l’assoluzione con formula piena lo scorso giugno durante il processo di secondo grado e un nuovo processo aperto sempre presso la ICC per corruzione di testimoni, Jean-Pierre Bemba, ritornato a Kinshasa, è pronto a sfidare nuovamente il suo nemico giurato, il rais del Congo.

Bemba è arrivato da Bruxelles martedì 31 luglio, salutato dai suoi sostenitori. Non ha perso tempo. Giovedi 2 agosto si è recato presso la sede della CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente), accompagnato da sua moglie, per depositare la sua candidatura alla Presidenziali del 23 dicembre (rinviate a varie riprese dal dicembre 2016). «Posso confermare che ho ricevuto la carta degli elettori ed ho depositato la mia candidatura presso la CENI per accedere al titolo di Presidente della Repubblica Democratica del Congo», ha  affermato Bemba davanti ad una folla oceanica giunta davanti agli edifici della CENI. Una folla ben più numerosa di quella che lo ho accolto al suo arrivo.

Il ritorno di Bemba apre un nuovo scenario nella convulsa politica del Congo. Dopo il fallito tentativo del Presidente Kabila di coinvolgerlo in un Governo di unità nazionale per restare al potere, Bemba è ora il più temibile avversario politico del rais, capace di raccogliere il consenso popolare e aggregare l’opposizione sfilacciata, indebolita da lotte interne per il potere di cui alcuni principali leader sono stati costretti all’esilio. Non è ancora chiaro se attorno Bemba si riunirà il cartello dell’opposizione per presentare un fronte unico o se i vari leaderFelix Tshisekedi, Vital Khamere e Moise Katumbidecideranno di presentare candidatura separate. Se così fosse la vittoria del regime sarebbe ancora più probabile.

La scadenza per depositare le candidature è domani, 8 agosto, e Moise Katumbi, ex governatore del Katanga, ex cittadino italiano e miliardario amico personale di Silvio Berlusconi, non riesce a rientrare nel proprio Paese. In esilio in Europa da oltre due anni, Katumbi ha tentato lo scorso venerdì di oltrepassare la frontiera di Kasumbalesa (confine con la Zambia), dove migliaia di persone si erano trovate per accoglierlo. I soldati congolesi gli hanno impedito di entrare nel Paese natio.
Secondo le autorità di Kinshasa, Moise Katumbi avrebbe perso la nazionalità congolese dieci anni fa, quando acquisì quella italiana senza dichiararlo. La cittadinanza italiana di Katumbi rientra tra i misteri della Repubblica Italiana in Africa. Moise non ha sposato una nostra connazionale e non ha mai risieduto in Italia. Nonostante ciò, per dieci anni è stato nostro concittadino, registrato come residente presso un piccolo comune del Sud che non ha mai visitato. L’Ambasciata d’Italia a Kinshasa non si esprime, nessuna spiegazione su come sia stata possibile questa cittadinanza.
«Il regime mi impedisce di oltrepassare la frontiera. Quale è il mio crimine? Voler depositare la mia candidatura alle elezioni presidenziali. Bloccandomi, il regime blocca milioni di cittadini congolesi dall’esprimere la loro volontà di cambiamento e democrazia. Il regime sta impedendo a milioni di nostri cittadini il diritto di avere delle vere elezioni», denuncia Katumbi ai media regionali. Il Governo di Kinshasa preferisce rimanere in silenzio.

In segno di solidarietà politica, Jean-Pierre Bemba si è rivolto alle autorità congolesi per risolvere il caso di Katumbi. «Moise Katumbi è un attore politico importante nel nostro Paese. Penso che non si positivo volerlo escludere dalla competizione elettorale, sopratutto quando il suo partito lo ha proclamato candidato alla Presidenza. Lancio un appello alle autorità della Repubblica Democratica del Congo affinché si trovi una soluzione che permetta a Katumbi di depositare la sua candidatura presso la CENI e di partecipare alle elezioni come candidato alla Presidenza. Questo sarebbe un segnale di libere elezioni, che si devono svolgere nella trasparenza, nell’inclusività e sopratutto nella calma», ha dichiarato Bemba durante una conferenza stampa improvvisata.
Il tentativo di mediazione di Bemba non è certo disinteressato. Secondo fonti in loco, l’ex Signore della Guerra, ha proposto a Katumbi come moneta di scambio di riconoscerlo come candidato unico del fronte dell’opposizione. Secondo Bemba un fronte unico è l’unica speranza per il popolo congolese di cacciare il rais pacificamente. Ovviamente, se messo a leader di questo fronte, l’opposizione potrà vincere grazie alla popolarità che gode nel Paese, afferma spavaldo e orgoglioso il leader dei terribili e sanguinari del MLC, che hanno devastato il Nord Kivu per 4 anni durante la seconda guerra pan-africana. Dal 2004 il MLC è diventato un partito politico, nonostante che la struttura militare sia stata illegalmente mantenuta con il suo potenziale bellico ancora attivo ai giorni nostri.

Mentre l’opposizione si sta organizzando e la scadenza per le candidatura è solo questione di pochi giorni, il rais e il suo partito al potere non hanno ancora dichiarato chi sarà il candidato del regime alla Presidenza. Entro domani si svelerà. Il silenzio sembra essere l’unica arma al momento giocata dal grande burattinaio congolese e dall’irriducibile clan dei Mobutisti, che lo pose al potere nel gennaio 2001, dopo aver assassinato suo padre, Dèsirè Laurent Kabila.

Il rais non è ansioso di dichiarare se si candiderà alle presidenziali, contro la Costituzione, o se nominerà un delfino -ovviamente totalmente da lui controllato. Si preoccupa, piuttosto, di aprire il dialogo con le potenze africane che hanno minacciato l’invasione militare del Paese qualora presentasse la sua candidatura o rinviasse nuovamente le elezioni. Una minaccia scaturita dall’incontro dei presidenti ruandese e angolano con il loro collega francese Emmanuel Macron e sostenuta dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo con l’operazione ‘Isolation and Destroy’.

Giovedi scorso Joseph Kabila si è recato a sorpresa in Angola per una visita ufficiale di due giorni. Il rais ha incontrato il Presidente João Lourenço a porte chiuse. L’Angola è una delle potenze militari regionali che hanno minacciato di invadere il Congo  -le altre sono Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda. Secondo fughe di notizie, il rais avrebbe chiesto la Lourenço la neutralità dell’Angola in cambio di importanti concessioni petrolifere e minerarie. Non si conosce la risposta del Presidente angolano. «L’incontro con il Presidente João Lourenço è stato soddisfacente. Si è parlato di cooperazione economica bilaterale. Il Presidente Joseph Kabila ha assicurato che il processo elettorale si svolgerà nella normalità e ha sottolineato che non tollererà alcuna pressione esterna», recita un comunicato della Presidenza congolese.
La mossa del rais in Angola è espressione dell’astuzia del dittatore congolese. È evidente il tentativo di spaccare il fronte militare delle potenze regionali. Se Angola e Congo Brazzaville non dovessero partecipare all’avventura militare dinnanzi all’intenzione di Kabila di mantenere il potere, una invasione di Rwanda e Uganda da sole si trasformerebbe in una lunga guerra che permetterebbe al rais di rimanere alla guida del Paese.
Le autorità angolane si limitano ad affermare di aver chiesto il rispetto della Costituzione (quindi la non candidatura di Kabila) e annunciano un meeting con i leader della regione previsto a metà agosto. Annuncio contraddittorio, visto che il meeting della Comunità Economica dell’Africa del Sud (SADC) è previsto in Sudafrica il 17 e 18 agosto prossimi. Quello annunciato dalle autorità angolana è un mini summit -unico tema in agenda sono le elezioni in Congo- previsto per il 14 agosto, presieduto dal Presidente ruandese, Paul Kagame, e dal Presidente del Gabon, Ali Bongo Ondimba, al quale parteciperanno i vertici dell’Unione Africana.  «»  
Unione Africana che ieri -a due giorni dalla scadenza della presentazione delle candidature- ha definitocruciale’ «il rispetto scrupoloso dei diritti e delle libertà di tutti i congolesi»,  per un «voto veramente inclusivo».
«In questa fase decisiva del processo elettorale, il Presidente della Commissione ribadisce la necessità per tutti gli attori interessati», «di compiere ogni sforzo per garantire elezioni pacifiche, trasparenti e veramente inclusive», si legge in un comunicato del Presidente della Commissione dell’Unione africana, Shadian Moussa Faki Mahamat. Presidente che, prosegue la nota ufficiale UA, ha preso atto «con soddisfazione della riaffermazione da parte del Presidente Kabila, nel suo messaggio alla nazione del 19 luglio 2018, dello svolgimento delle elezioni alla data prevista e del suo impegno a rispettare la Costituzione», e secondo la Costituzione Kabila non può ricandidarsi. Una nota che suona come un preventivo avviso: la UA non accetterà una eventuale ricandidatura di Kabila. Forse, perché il fronte dei nemici del rais si potrebbe spaccare.

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