giovedì, Settembre 19

Congo: Bemba condannato … dalla cellula africana dell’Eliseo La condanna della Corte Penale Internazionale controllata dalla Francia rimette in pista Kabila, contro la volontà di Macron e Trump, e per volere della Françafrique dell’Eliseo

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La Corte Penale Internazionale, lunedì 17 settembre, ha condannato l’ex Vice Presidente e Signore della Guerra del Congo Jean-Pierre Bemba a 12 mesi di reclusione e 300.000 euro di multa per aver corrotto 14 testimoni della difesa durante il processo di primo grado per i crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana nel 2002. Assieme al leader congolese sono stati condannati il suo avvocato Aime Kilolo e il suo assistente legale Jean-Jacques Mangenda per aver contribuito a corrompere i testimoni.  La pubblica accusa aveva richiesto 5 anni di reclusione per il reato commesso. Il giudice, Bertram Schmitt,  ha ritenuto non necessaria la pena massima richiesta dall’accusa.  In effetti la condanna ad un anno di reclusione è stata più che sufficiente per eliminare Bemba dalla gara per la Presidenza.

La sentenza, secondo alcuni osservatori locali, dimostrerebbe come questa istituzione sia influenzabile dalle potenze straniere. Secondo molti giuristi è incomprensibile come si sia condannato Bemba per corruzione di testimoni della difesa e sia stata mantenuta inalterata la sentenza di secondo grado che nel giugno scorso che lo ha assolto dai crimini di guerra commessi in Centrafrica, cancellando la condanna inflitta nel giugno 2016 durante il processo di primo grado.
Stranamente il nuovo processo per corruzione non è stato collegato (come dovrebbe) ai crimini commessi nella Repubblica Centrafricana. Si crea, così, un inspiegabile paradosso giuridico. L’ex Signore della Guerra è stato giudicato estraneo ai crimini di guerra avvenuti nel 2002 nella Repubblica Centrafricana, ma condannato per corruzione di testimoni che hanno confermato la sua estraneità a questi crimini di guerra.  Bemba pagherà solo la salata multa, ma non farà nemmeno un giorno di galera, in quanto la condanna è stata già ampiamente scontata durante la sua reclusione in attesa del processo: otto anni dall’arresto nel 2008 e l’inizio della prima udienza in aula nel 2016.

L’intero iter giuridico presso la CPI sarebbe stato manipolato da Francia e Stati Uniti fin dall’inizio.
Il 24 maggio 2008, il leader della milizia Movimento per la Liberazione del Congo  (MLC) -che aveva assunto un ruolo di primo piano al fianco dell’Uganda durante la seconda guerra pan africana in Congo (1998 – 2004)-, viene arrestato a Bruxelles e deportato all’Aia per essere sottoposto al giudizio della CPI.
Durante il secondo conflitto congolese, Bemba (come le altre parti belligeranti compreso il Presidente Joseph Kabila) si era macchiato di crimini di guerra e violenze contro la popolazione civile. Eppure il processo riguardò presunti crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana quando, nel 2002, Bemba inviò i sui miliziani nel Paese su richiesta dei servizi segreti francesi, che gli offrirono ingenti somme di denaro per mettere a disposizione le sue milizie per difendere il Presidente centrafricano Ange-Félix Patassé  da un tentativo di colpo di Stato, organizzato dal  General Bozizé François.  Assieme ai miliziani del MLC, Parigi assoldò anche dei mercenari libici, pagando profumatamente il Generale Muammar Gheddafi. Nonostante la dura resistenza dei mercenari congolesi e libici, il Generale Bozizé riuscì a vincere la guerra civile. 

Il motivo dell’arresto attuato a Bruxelles sarebbe semplice da intuire. Dopo essersi confrontati in Congo con proxy wars (guerre su procura) dal 1996 al 2004, Stati Uniti e Francia trovano un accordo per spartirsi le ricchezze naturali del Congo individuando come loro uomo di fiducia Joseph Kabila, un giovane trentenne succeduto alla morte del padre (Laurent Dèsirè Kabila) nel gennaio 2001. Nel 2004 viene firmata una pace in quanto ci si accorge che le parti belligeranti, rispettivamente supportate da Francia e Stati Uniti, sono entrate dal secondo anno del conflitto in una situazione di stallo che non vede vincitori. Il Paese è diviso in due.
Nella parte occidentale regna Kabila, supportato dalle truppe dello Zimbabwe e Angola. Nella parte orientale due gruppi ribelli: il MLC di Bemba supportato, dall’Uganda e il Rassemblement Congolais pour la Democratie (RCD), supportato dal Rwanda. Gli eserciti di occupazione ugandese e ruandese (alleati degli Stati Uniti) si scontrano a Kisangani per il controllo di oro e diamanti della regione. La proxy war diventa un costo elevato per Parigi e Washington e l’esportazione dei minerali preziosi sempre più difficile e incerta. In attesa di libere elezioni, viene creato un gGoverno di transizione retto da Joseph Kabila e quattro Vice Presidenti tra cui Jean Pierre Bemba.
Nel 2006 si svolgono le elezioni presidenziali, le prime dopo la trentennale dittatura di Mobutu Sese Seke. La popolazione vota per Bemba, che stravince. La Francia interviene a livello diplomatico chiedendo, con trattative segrete, agli Stati Uniti di impedire l’ascesa al potere di Bemba, troppo spostato verso l’asse anglofono. Bemba come Presidente potrebbe escludere la Francia nella contesa mineraria in Congo. La Casa Bianca accetta la richiesta dell’Eliseo e offre supporto a Joseph Kabila. Grazie a clamorosi brogli elettorali, tollerati anche da Nazioni Unite e Unione Africana, Kabila ribalta i risultati elettorali accedendo alla Presidenza.

A Kinshasa, nel gennaio 2007le milizie di Bemba tentano di prendere il potere con le armi ingaggiando una feroce battaglia. Kabila fu salvato grazie all’intervento di mercenari sudafricani. Gli scontri tra Kabila e Bemba continuano fino al marzo 2007. Il leader del MLC decide di fuggire in Europa per riorganizzare la ribellione e trovare alleati stranieri.  
È qui che scatta la decisione di Washington e Parigi di mettere definitivamente fuori gioco Bemba per permettere a Kabila di regnare e tutelare la rapina delle risorse naturali all’est del Congo, necessarie per le industrie americana e francese.
La scelta di portarlo davanti alla CPI per i crimini di guerra commessi in Repubblica Centroafricana è stata decisa a tavolino, per evitare che gli Stati Uniti venissero coinvolti qualora il Signore della Guerra fosse stato giudicato per i crimini commessi nel suo Paese. Il Pentagono, durante la seconda guerra pan-africana aveva supportato attivamente le milizie capeggiate da Bemba, per questo la Casa Bianca non voleva essere coinvolta in un processo presso la CPI.
Dal momento del suo arresto alla prima udienza presso la CPI passano 8 anni, tempo necessario per i giudici di un tribunale che riceve il 60% dei finanziamenti dalla Francia di trovare il modo che il suo benefattore non fosse coinvolto. Era stata la Francia ad assoldare le milizie di Bemba in  República Centroafricana.

A partire dal 2014 il regime di Kabila diventa antitetico agli interessi americani e progressivamente a quelli francesi. Troppa ingerenza delle multinazionali cinesi, l’ingombrante presenza dei terroristi ruandesi FDLR, responsabili del genocidio in Rwanda del 1994 nel colossale traffico di minerali, l’aumento vertiginoso della corruzione che alza i costi della rapina sostenuti dalle multinazionali occidentali. Prendendo la scusa delle mancate elezioni presidenziali del dicembre 2016, Washington prima e successivamente Parigi si accorgono improvvisamente che il loro uomo è uno squallido dittatore che non esita a massacrare la sua popolazione pur di restare al potere. Dal 2017 iniziano le manovre per rovesciare il regime di Kabila che culmineranno nella richiesta di aiuto fatta dal Presidente francese Emmanuel Macron a Rwanda e Angola e nel piano di invasione militare ‘Isolamento e distruzione’ ideato dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo su ordine del Presidente Donald Trump.

In un primo momento l’uomo giusto per l’Occidente è l’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi, messo fuori gioco legalmente a causa della sua cittadinanza italiana mai dichiarata alle autorità congolesi. Il Governo di Kinshasa impedisce a Moise di entrare dall’esilio in Europa per depositare la sua candidatura alle elezioni. Il 20 agosto scorso la magistratura congolese spicca un mandato di arresto internazionale contro Katumbi, mettendolo definitivamente fuori gioco.  Bruciata la carta di Katumbi, Stati Uniti e Francia si rivolgono a Jean Pierre Bemba, in quanto gli altri oppositori politici congolesi  sono giudicati troppo deboli per contrastare Kabila. Ma Bemba all’epoca era in prigione per la condanna inflittagli dalla Corte Penale Internazionale, CPI, per i crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana nel 2002. Occorre trovare una soluzione.
Lo scorso aprile, Herman Cohen inizia forti pressioni sulla CPI affinché riveda la condanna di primo grado inflitta al leader congolese. Assoluzione che viene accordata tre mesi dopo il complotto americano ideato da Cohen, con la complicità del Governo di Macron, come detto primo finanziatore della CPI. Bemba viene scarcerato, libero di ritornare in Congo per contrastare il candidato scelto da Kabila. La nomina del delfino è un astuto stratagemma politico ideato dal rais per evitare l’invasione militare della forza africana sostenuta da Stati Uniti, NATO, Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda e controllare il Paese e le risorse naturali dietro le quinte.  

Jean Pierre Bemba ritorna trionfatore in Congo e si registra come candidato alle elezioni, sicuro di poter strappare la vittoria al delfino scelto da Kabila. I piani di Trump e Macron vengono messi sotto scacco dalla Cellula Africana del Eliseo che, contrariamente ai desideri dei due Capi di Stato, non reputa opportuno effettuare un cambiamento di regime in Congo e agisce autonomamente, convincendo la CPI a indire un nuovo processo per corruzione di testimoni. Venerdì 24 agosto la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente prende la palla al balzo ed esclude Bemba dalla candidatura alla presidenza proprio in virtù del processo aperto presso la CPI.  
La prova lampante della congiura giuridica abilmente orchestrata dalla Cellula Africana dell’Eliseo è la decisione, presa il 03 settembre, dalla Corte Costituzionale di confermare l’esclusione di Jean Pierre Bemba dalla gara elettorale in quanto colpevole di aver corrotto testimoni chiave della difesa nel processo di primo grado presso la CPI. Una dichiarazione assai sospetta, in quanto precede di ben 15 giorni la condanna inflitta al Tribunale dell’Aia. Una condanna mite, ma più che sufficiente per sbarazzarsi del pericoloso candidato e assicurare la vittoria al pupazzo di Kabila, l’ex Ministro degli Interni Raymond Ramazani Baya  .

Ancora una volta, con l’aiuto della potente Cellula Africana dell’Eliseo, che da sempre agisce in modo autonomo, in quanto il suo compito è quello di assicurare alla Francia il dominio delle risorse naturali e finanziarie dei Paesi africani francofoni, il Presidente Joseph Kabila riesce a prendersi gioco di Trump e Macron. Nulla da meravigliarsi, Macron è contrastato in Francia non solo dalla popolazione, anche dai poteri forti. Per la Cellula Africana il Rwanda non può essere un alleato regionale, piuttosto un Paese da riconquistare per istallare nuovamente il dominio HutuPower.
Il secondo fattore è la politica adottata dal Presidente Donald Trump verso l’Africa. Una politica piena di lacune e sbagliata secondo molti osservatori politici americani. L’unico obiettivo sembra quello di contenere l’espansione della Cina nel continente, senza però riuscire a offrire una valida alternativa.  La politica adottata dall’Amministrazione Trump sembra essere carente in fatto di conoscenza delle dinamiche africane, ciò porta a creare inutili contrasti anche con gli alleati strategici, come il contenzioso sull’importazione di abiti usati americani in Rwanda, un affare di milioni di dollari. Come per gli accordi commerciali europei anche quelli tra Stati Uniti e Africa (AGOA) non vengono rinnovati. La politica di protezionismo varata da Trump non facilita lo sblocco degli accordi. La debolezza americana nello scontro con Russia e Cina si riflette in Africa. La Casa Bianca non è più in grado di dettare legge e cambiare governi non graditi nel continente. I casi Congo e Burundi sono la prova più evidente dell’attuale debolezza dell’Amministrazione Trump.

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