sabato, Luglio 20

Congo: alleanza militare con il Rwanda? Tshisekedi incontra il Generale Patrick Nyamvuba. Segnale di rottura a Kabila?

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La notizia, già uscita sui social network, è stata resa ufficiale da Digitalcongo, l’organo ufficiale di informazione del governo di Kinshasa. Il Presidente della Repubblica Fèlix Antoine Tshisekedi Tshilombo venerdì 10 maggio 2019 ha incontrato presso la sede dell’Unione Africana ad Addis Ababa, Etiopia, il Capo dello Stato Maggiore delle forze di difesa del Rwanda, il Generale Patrick Nyamvuba, arrivato ad Addis dopo aver trascorso un soggiorno di lavoro a Kinshasa su invito del suo omologo congolese, il Luogotenente Generale Cèlestin Mbala Musese.

Dopo aver trasmesso i saluti del Presidente Paul Kagame, il Generale Nyamvuba è andato dritto al nocciolo della questione: le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda – FDLR. Il Capo delle forze armate ruandesi ha ricordato al Presidente della Repubblica Tshisekedi che in qualità di Paesi confinanti il Rwanda e la Repubblica Democratica del Congo hanno il dovere di collaborare militarmente al fine di garantire una sicurezza delle rispettive Nazioni e migliorare le relazioni tra Kigali e Kinshasa. L’obiettivo ultimo è quello di assicurare una pace e una sicurezza per permettere lo sviluppo socio economico della regione.

Il Generale Nyamvuba ha tenuto a tranquillizzare la popolazione congolese che il Rwanda ha la sola intenzione della pace e la sicurezza nella regione in modo permanente. L’affermazione rafforza la volontà già chiaramente espressa dai governi congolese e ruandese di dimenticare i conflitti e le divergenze del passato per ricostruire i rapporti di collaborazione su basi totalmente nuove. Kigali vuole farla finita con le FDLR e per questo pretende che le promesse fatte dal Presidente Tshisekedi siano mantenute. Lo scorso marzo il Presidente della Repubblica ha promesso di debellare tutte le forze negative che controllano vasti territori all’est del Congo, in primis le FDLR ruandesi. Per raggiungere l’obiettivo il Presidente Tshisekedi ha chiesto la collaborazione militare alla missione di Pace delle Nazioni Unite, MONUSCO e ai Paesi vicini.

La nuova linea in politica estera rivolta al Rwanda sembra avere come obiettivo la prevenzione di conflitti regionali causati dalla corsa alle risorse naturali e, in secondo luogo, da minacce terroristiche e conflitti etnici. Una politica che sarà duramente criticata dai detrattori che hanno sempre dipinto l’ex Presidente Joseph Kabila Kabange di essere una marionetta di Kigali. Accusa ora rivolta anche al Presidente Tshisekedi. Questa nuova politica si inserisce nella delicata divisione delle risorse naturali. È evidente che i minerali e gli idrocarburi presenti sul territorio congolese devono essere condivisi da potenze vicine quali Angola, Rwanda, Uganda. Per essere precisi non si tratta di stabilire le regole di questa condivisione ma di trasformare l’attuale rapina fatta dalle nazioni vicine in una collaborazione economica alla luce del sole e proficua per tutti i partner.

Il Presidente della Repubblica sta lavorando anche per migliorare i rapporti con le potenze occidentali compromessi durante la crisi politica creata da Joseph Kabila (2015 – 2018), iniziando con l’ex potenza coloniale: il Belgio. Le relazioni tra Kinshasa e Bruxelles si sono progressivamente deteriorate fino ad arrivare nel 2018 alla sospensione della cooperazione militare Congo-belga, alla chiusura della Maison Shengen, (il servizio di VISA per i Paesi dell’Unione Europea offerto dall’Ambasciata belga a Kinshasa) e il divieto alla compagnia aerea nazionale belga di atterrare nei aeroporti congolesi. Lo scorso febbraio il Presidente Tshisekedi ha fatto riaprire la Maison Shengen e ripristinato i voli della Brussels Airlines. Atti necessari per giungere all’incontro con il Ministro belga della Difesa Didier Reynders, l’Ambasciatore belga a Kinshasa Renier Nijskens che si sta svolgendo a Kinshasa (dal 12 al 15 maggio) con l’obiettivo di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Sempre sulla politica estera il Presidente Fèlix Tshisekedi è intento a promuovere una campagna internazionale tesa a sottolineare la sua volontà di superare il sistema dittatoriale messo in atto da Kabila per rendere la Repubblica Democratica del Congo un Paese democratico e garante della stabilità (e interessi) regionale. Il contratto di consulenza con la CFR tende a concentrare gli sforzi del Capo di Stato congolese verso gli Stati Uniti che nel luglio 2018 aveva ideato un piano di invasione militare assieme ad Angola, Repubblica del Congo, Rwanda e Uganda nel caso le elezioni venissero nuovamente rinviate o che Kabila si presentasse come candidato alla Presidenza.

Anche se oscurato dalla drammatica situazione all’est del Congo dettata dall’epidemia di Ebola che ha già fatto 1000 morti causa l’incapacità del Ministero della Sanità di contenerla per mancanza di mezzi logistici e finanziari, il disgelo con il Rwanda rappresenta un master piece del Presidente Tshisekedi.

Sul fronte interno il Presidente della Repubblica ha ordinato la fine dei procedimenti giudiziari e l’annullamento delle condanne inflitte al leader dell’opposizione, l’ex Governatore del Katanga Moise Katumbi. Sulla sua testa pendeva una condanna a tre anni di prigione per frode immobiliare. Condanna inflitta dal precedente Presidente Kabila per impedire a Katumbi di partecipare alle elezioni presidenziali tenutesi nel dicembre 2018.

Il Presidente della Repubblica ha inoltre promesso la piena mobilitazione del governo e delle forze armate per fermare le pulizie etniche attuate contro l’etnia Nande nel Nord Kivu e più precisamente nella zona di Beni, Bunia, Butembo e Lubero. Azioni che devono diventare operative al più presto per evitare che la carneficina continui. Notizie non confermate riportano un esodo di 60.000 Nande dal Congo all’Uganda avvenuto nelle ultime due settimane. Anche la liberazione dei prigionieri politici e il desiderio di voler combattere seriamente la corruzione nel governo, esercito, polizia e amministrazione pubblica sono altri segnali incoraggianti.

Rimane sempre il problema di Martin Fayulu, il vero vincitore delle elezioni presidenziali del 2018. Fayulu ha dimostrato di essere un politico onesto e coerente. Ha rifiutato le proposte offerte da Kabila dopo le elezioni: denaro e posto di Senatore in cambio del suo silenzio, preferendo portare avanti la sua campagna internazionale di denuncia delle frodi elettorali e dell’accordo segreto tra Kabila e Tshisekedi. Il governo di Kinshasa è riuscito a isolare Fayulu. I suoi stessi compagni di lotta lo hanno abbandonato. Moise Katumbi in cambio del perdono giudiziario. Jean-Pierre Bemba dopo i risultati elettorali ha preferito il silenzio, concentrando le sue energie nella richiesta di risarcimento inoltrata alla Corte Penale Internazionale di 68 milioni di euro per aver speso 15 anni in prigione per poi venir assolto dalla stessa CPI. Bemba richiede anche che gli vengano restituiti tutti i beni immobili e finanziari confiscati sotto ordine del Tribunale dell’Aia in Portogallo e in Belgio. È opinione diffusa che l’arresto e il processo di Bemba fu orchestrato dalla Francia con il beneplacito degli Stati Uniti quando erano alleati del governo Kabila per mettere fuori gioco un pericoloso rivale politico che aveva vinto di fatto le elezioni del 2006.

Nonostante che la piattaforma politica di Fayulu: Lumuka si sia sfaldata, l’oppositore continua a rimanere un ostacolo e persiste nel richiedere elezioni anticipate.  Ha ancora un discreto supporto tra la popolazione e credibilità internazionale sopratutto tra i magnati americani del petrolio. Il Presidente della Repubblica ha adottato verso il suo rivale una linea che rifiuta ogni azione repressiva e apre al dialogo e alla collaborazione. Mukenge Totoro, presidente della piattaforma delle forze politiche, sociali e movimenti di cittadini Implication de Tous è stato incaricato di organizzare un incontro tra il Capo di Stato Fèlix Tshisekedi e Martin Fayulu.

Per rendere possibile tale incontro Totoro ha chiesto la mediazione della Chiesa Cattolica che ha sempre contestato i risultati elettorali chiarendo che Fayulu era il vero vincitore delle presidenziali 2018. Tramite Totoro il Presidente della Repubblica non solo vuole creare le basi per una cooperazione politica costruttiva con il suo rivale ma intende coinvolgere la Conférence Épiscopale Nationale du Congo, CENCO nel monitoraggio del suo governo con il chiaro intento di superare il clima di diffidenza che regna tra la Chiesa Cattolica e il governo. La piattaforma Implication de Tous la prossima settimana lancerà una campagna di sensibilizzazione popolare in tutti i quartieri della capitale per domandare alla popolazione di coinvolgersi attivamente nella gestione degli affari della Repubblica.

Fèlix Tshisekedi è consapevole di essere arrivato alla Presidenza grazie ad un’ astuzia di Kabila. Gli accordi presi sotto banco sono ormai noti a tutta la popolazione. Solo la mancanza di una opposizione unita e organizzata ha evitato che il Congo entrasse in una crisi politica simile a quelle d’Algeria e Sudan. Visto che gli accordi prevedono che Tshisekedi fosse un Presidente di facciata al guinziaglio di Kabila con il compito di permettere a Rais di controllare il Paese dietro le quinte per poi riaccendere alla Presidenza nel 2023, Fèlix manca di autorità e supporto popolare.

Per questo motivo il Presidente della Repubblica sta promuovendo tutte queste riforme in politica estera ed interna. Vuole conquistare legittimità che gli manca ed essere visto dal popolo congolese come un democratico e riformista con grande autonomia decisionale. Il Presidente Tshisekedi vuole creare durante il suo mandato le basi per un Repubblica Democratica del Congo stabile e con un minimo di democrazia. Elementi chiavi per normalizzare il Paese con vaste risorse minerarie e di idrocarburi che possono diventare la fortuna della popolazione congolese oltre a quella dei Paesi vicini e delle multinazionali straniere.

«Dei segni di rottura. Dei passi nella buona direzione. Dei gesti positivi. Questo è il linguaggio diplomatico adottato dal Presidente Fèlix Tshisekedi fin dai primi giorni del suo mandato presidenziale. Il nuovo corso tentato da Tshisekedi rappresenta senza dubbi una novità dopo 18 anni di difficile regno di Joseph Kabila, il suo predecessore. Quasi due decenni caratterizzati da guerre, gravi violazioni dei diritti umani, corruzione, appropriazione indebita di fondi pubblici, insicurezza e traffici illegali di minerali all’est del Congo. Il nuovo Presidente congolese si è assegnato un compito non facile: mantenere le promesse fatte ai Congolesi creando una rottura con Joseph Kabila, il suo partner politico riformando tutte le istituzioni del Paese e stravolgendo le scelte di politica interna ed estera. Il buon esito della sua politica dipenderà dai rapporti di forza all’interno del Paese» Fanno notare gli esperti di Congo Research Group, una associazione di monitoraggio politico sulla Repubblica Democratica del Congo con sede a Washington D.C.

Se il Presidente Tshisekedi riuscirà a compiere le necessarie riforme istituzionali e a mettere nelle tasche dei cittadini un pò di denaro onesto, i rapporti di forza con Kabila potrebbero cambiare. Se continuerà la politica riformista di Tshisekedi e se sarà vista dalla popolazione come genuina, alle elezioni presidenziali del 2023 non è detto che Fèlix rispetti gli accordi e si faccia da parte. Si attende ora la reazione di Joseph Kabila e della sua ristretta cerchia di consiglieri tutti provenienti dal passato regime di Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Za Banga detto il Re dello Zaire.

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