venerdì, Novembre 15

Congo, al via l’operazione ‘Isolamento e Distruzione’ di Trump Il piano di Mike Pompeo prevede un intervento militare, forse già nelle prime settimane di agosto, contro il Congo attuato da Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda, con appoggio dell’Europa, dell’ONU e degli USA

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Il Presidente americano Donald Trump, durante il meeting della NATO di mercoledi 11 luglio, ha promesso di interrompere il circolo violento dei conflitti nel continente africano. «L’Africa in questo momento ha molti problemi che poche persone comprendono. Il mio obiettivo e’ di utilizzare tutta la forza militare degli Stati Uniti per portare la pace in Africa e nel Mondo» . Nello stesso vertice, Trump ha annunciato la decisione di raddoppiare le spese militari, invitando gli alleati europei a fare lo stesso.

Dietro questa inaspettata promessa al continente africano si nasconde l’Operazione ‘Isolation and Destruction’ (OID) (Isolamento e Distruzione),  rivolta contro il regime del dittatore Jospeh Kabila nella Repubblica Democratica del Congo. Le informazioni al riguardo provengono da ambienti diplomatici africani che richiedono l’anonimato. L’Operazione OID prevede un intervento militare contro il Congo attuato da Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda Il piano prevede l’invasione del Paese dai confini est con Uganda Rwanda, dai confini ovest con il Congo Brazzaville e dal confine sud con l’Angola. Si starebbe cercando anche di convincere il Sudafrica a parteciparvi.

L’ideatore della Operazione OID è il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha elaborato il piano militare in stretta collaborazione con la CIA e il Pentagono. L’obiettivo è quello di porre fine al regime Kabila usando la forza dopo aver constato che gli sforzi diplomatici di questi due ultimi anni per convincere il dittatore a lasciare sono stati vani. Pompeo e Trump non sono paladini della democrazia nè stanno sovvertendo la politica americana in Congo, ideata dai Presidenti George W. Bush, Bill Clinton e Barak Obama, al contrario sono in perfetta continuità.

Le ammistrazioni Clinton e Bush rovesciarono, nel 1996, il dittatore dello Zaire, Mobutu Sese Seko, mandando in campo Angola, Burundi, Rwanda e Uganda per estromettere dalla regione dei Grandi Laghi la Francia e accaparrarsi le risorse naturali del Congo. Anche la seconda Guerra Pan Africana, scoppiata nel 1998, fu appoggiata e finanziata dagli Stati Uniti per il controllo delle risorse naturali dopo che Desire Laurent Kabila (padre dell’attuale dittatore) una volta giunto alla Presidenza non rispettò i patti con Rwanda e Uganda e si allineò a Cuba e Cina. Dinnanzi ad una interminabile guerra durata quattro anni senza vincitori, gli Stati Uniti dovettero scendere a patti con la Francia e l’Unione Europea per accedere alle risorse naturali congolesi tramite Joseph Kabila, implicato nell’assassinio di suo padre, avvenuto nel gennaio del 2001. La lunga dittatura del rais (durante il quale la comunità internazionale ha avvallato due elezioni truffa, quelle del 2006 e del 2011) ha fatto comodo alle multinazionali americane, francesi, belghe, all’Angola, al Rwanda e all’Uganda. Tutti, grazie a Kabila, avevano la possibilita di mettere mano sui minerali congolesi, mentre il popolo moriva di fame.

Le due ribellioni Banryaruanda (minoranza etnica tutsi congolese) di Laurent Nkunda (2009) e del Movimento 23 Marzo (2012) furono fermate dall’Amministrazione Obama, in quanto all’epoca Kabila rappresentava il miglior socio in affari. Con massiccia dose di ipocrisia l’Amministrazione Obama votò la legge contro i minerali di guerra del Congo, il Dodd Franc Act, mai fatta realmente rispettare.

Ora il dittatore congolese è diventato antitetico agli affari americani e francesi, come lo divenne Mobutu alla fine degli anni Novanta, ed ecco spuntare i discorsi in nome della democrazia’, la difesa dei diritti umani e l’obbligo morale dell’Amministrazione Trump di liberare il popolo congolese da una feroce e disumana dittatura.

I primi segnali della fine della lune di miele tra Kishasa e Washington si sono evidenziati tra il 2016 e il 2017, quando il Presidente Kabila ha varato una nuova legge su minerali e idrocarburi entrando in collisione con le multinazionali americane e successivamente con quelle belghe e francesi.

Il piano di Pompeo contro Kabila è stato elaborato cogliendo al volo l’opportunità offerta dal Presidente francese Emmanuel Macron durante l’incontro con i Presidenti di Rwanda e Angola, Paul Kagame e Joao Laurenco, che ha dato il via ad una inaspettata alleanza contro i regimi di Joseph Kabila in Congo e Pierre Nkurunziza in Burundi. Pompeo avrebbe contattato il Presidente Macron per assicurarsi che la posizione presa dalla Francia non venga ritrattata. Successivamente la Casa Bianca ha attivato un intenso lavoro diplomatico presso l’Unione Europea al fine di creare un fronte interventista contro la Repubblica Democratica del Congo.

Secondo le informazioni ricevute, Pompeo sarebbe riuscito creare un clima favorevole all’ opzione militare all’interno della Unione Europea, che ha affidato il compito di organizzare l’invasione al Belgio. Durante il vertice NATO il Presidente Trump avrebbe ottenuto il consenso dell’organizzazione, che si sarebbe offerta di supportare logisticamente e finanziariamente l’intervento militare nella Repubblica Democratica del Congo.

La scorsa settimana l’Unione Europea ha autorizzato una missione del suo Inviato Speciale Koen Vervaeke e del suo Direttore Generale per l’Africa per incontrare il Presidente Sassou Nguesso a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo (meglio conosciuta come Congo Francese o Congo Brazzaville).  Sempre la scorsa settimana il Ministro degli Affari Stranieri del Congo Brazzaville, Jean-Claude Gakosso, si è recato in Belgio per firmare un memorandum di   consolidamento della cooperazione tra i due Paesi.

Queste visite diplomatiche avevano come obiettivo quello di convincere il Congo Brazzaville a partecipare all’invasione militare del Congo, al fine di creare diversi fronti e realizzare una guerra lampo a cui il regime di Kabila non possa opporre grande resistenza, considerando lo stato in cui versa l’Esercito congolese, la minaccia dei soldati di non combattere per il regime e le rencenti tensioni  tra Kabila e i reparti speciali della Guardia Repubblicana. In Belgio Jean-Pierre Gakosso, con la mediazione di Didier Reynders, dal 2011 Ministro degli Esteri belga, avrebbe siglato un patto di collaborazione militare con Angola, Rwanda e Uganda che è strettamente collegato all’Operazione Isolamento e Distruzione di Pompeo.

 

La Casa Bianca è intervenuta anche nei confronti della missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, che conta nel Paese 19.815 cashi blu. Il Rappresentante Speciale ONU a capo della MONUSCO, l’esperta algerina di diritti umani e amministrazione giudiziaria Leila Zerrougi, ha incontrato a Luanda il Presidente Laurenco per discutere della crisi politica in Congo. Secondo prime informazioni la Zerrougi avrebbe concordato con il Presidente angolano il ruolo dei Caschi Blu all’interno dell’operazione militare. Non si conosce se questo ruolo sia attivo (partecipazione all’azione di forza) o passivo (neutralità nell’eventuale conflitto).  Gli Stati Uniti attualmente hanno in pugno la MONUSCO e attraverso il taglio imposto dalla Casa Bianca di 32 milioni di dollari nel finanziamento della missione di pace, ha di fatto posto i Caschi Blu in Congo in una situazione di fattiva impotenza militare in caso decidessero di opporsi all’invasione.

 

Il servizi segreti congolesi sarebbero riusciti a intercettare una serie di comunicazioni criptate tra Uganda e Angola sull’imminente invasione, sulla ottenuta alleanza militare con il Congo Brazzaville e sul pieno appoggio di Stati Uniti, Francia, Belgio e Unione Europea. A seguito delle informazioni ricevute, il Presidente Joseph Kabila avrebbe ordinato all’Esercito la massima allerta. Starebbe, inoltre, accelerando accordi militari con mercenari dell’est Europa e si sarebbe rivolto alle cancellerie di Mosca e Pechino per ottenere un loro sostegno politico e militare.

 

Il piano di Mike Pompeo (prima isolare a livello internazionale il regime e successivamente abbatterlo) sembra funzionare anche grazie alle inopportune scelte diplomatiche fatte dal dittatore Kabila. La scorsa settimana il rais ha rifiutato all’ultimo momento di incontrare la delegazione del gabinetto del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che era andata a Kinshasa per discutere sulle elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere il prossimo dicembre. La delegazione delle Nazioni Unite ha dichiarato di essere stata umiliata dalla decisione presa dal Presidente congolese, decisione definita un grave insulto, ed è immediatamente partita verso  Luanda, Angola, per parlare con il Presidente Laurenco.

Il Presidente Congolese ha anche annullato, sempre all’ultimo momento, l’incontro con l’Ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, Nikki Haley. Queste mosse erano state previste sia dal Presidente angolano che dalla CIA, che avrebbero salutato con entusiasmo gli errori politici commessi da Kabila, errori che aumentano il suo isolamento diplomatico a livello internazionale e rendono plausibile e accettabile la decisione dell’intervento militare.

Il prossimo 22 luglio è prevista una missione del Alto Comando Militare della NATO in Angola per discutere le operazioni contro la Repubblica Democratica del Congo e il possibile coinvolgimento della Southern African Development Community (SADAC), di cui l’Angola è  membro. La SADAC è di fatto controllata dal Sudafrica, Stato membro anche dei BRICS. Cruciale sarà la decisione che prenderà il Presidente sudafricano, Cyril Ramahosa. A questo scopo il leader dell’opposizione congolese, Moise Katumbi, lo scorso 06 luglio ha lanciato un appello a Ramaphosa affinché prenda una chiara posizione sulla crisi congolese. «Mi appello al Presidente Cyril Rampahosa e alla intera Comunita SADC affinche ci aiutino nel processo elettorale in Congo e per la pace nel nostro Paese che significa la pace nell’intera regione»,  ha dichiarato Katumbi alla stampa sudafricana.

Nonostante gli interventi angolani e internazionali, il Governo di Pretoria rimane prudente, e non si pronuncia a favore dell’opzione militare. Il Presidente Ramaphosa ha dichiarato a ‘France 24’ di essere ottimista sul rispetto della data delle elezioni presidenziali in Congo. «Durante l’ultimo meeting della SADC il Presidente Kabila ha promesso che le elezioni si terranno il 23 dicembre 2018. Non vedo nessun elemento per porre in dubbio la sua promessa», ha dichiarato Ramaphosa. Dello stesso parere il Capo della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki, evidenziando che il Sudafrica e vari altri Paesi membri della UA non sarebbero a favore del piano Pompeo, nonostante alla presidenza UA vi sia il ruandese Paul Kagame.

 

La battaglia navale avvenuta sul lago Alberto e gli scontri terrestri nel Nord Kivu tra esercito congolese e ugandese, così come gli scontri etnici che coinvolgono l’etnia tutsi congolese Banyamulenge, avvenuti la scorsa settimana nel Sud Kivu, evidenziano come sia in atto una guerra a bassa intensità tra Congo e Uganda che può essere il preludio per lo scoppio della Terza Guerra pan-africana -la prima fu combattuta nel 1996-1997, la seconda nel 1998-2004-, combattuta nel territorio della Repubblica Democratica del Congo. Secondo fonti diplomatiche, si starebbero registrando importanti movimenti di truppe di Uganda, Rwanda e Angola ai confine con il Congo. A Brazzaville la situazione sarebbe ancora calma, anche perchè la conformità delle frontiere permetterebbe all’esercito di Nguesso di lanciare l’invasione all’ultimo momento. Le due capitali, Brazzaville e Kinshasa, sono divise solo dal fiume Congo.

 

Secondo alcune fonti diplomatiche, l’invasione dovrebbe iniziare nelle prime settimane di agosto, con il beneplacito di Stati Uniti, Nazioni Unite e Unione Europea. La MONUSCO dovrebbe adottare la neutralità, mentre la NATO assicurerebbe il coordinamento e il sostegno finanziario all’operazione. I movimenti guerriglieri controllati da Uganda e Rwanda (quello tutsi congolese del M23 e i ribelli burundesi del FOREBU) si starebbero piazzando nel Nord e Sud Kivu, pronti a intervenire. Anche la ribellione burundese Hutu, il Fronte di Liberazione Nazionale (FNL), sarebbe coinvolta.

A difesa di Kabila i terroristi ruandesi delle FDLR, le milizie burundesi Imbonerakure e le milizie genocidarie congolesi Mai Mai. Questi movimenti armati, che hanno in comune la mitologia Hutu Bantu e il desiderio di sterminare tutti i Bahima (i tutsi) della regione, starebbero da una parte preparandosi per sostenere l’Esercito congolese a respingere l’invasione, dall’altra starebbero attuando incursioni terroristiche in territorio ruandese per impedire che l’Esercito di Kigali partecipi all’operazione.

Anche in Burundi le forze fedeli al dittatore Nkurunziza sarebbero state messe in stato di massima allerta. Il regime di Bujumbura è conscio che la caduta di Kabila sarebbe il preludio per la fine del regime razial-nazista.

Secondo vari esperti regionali, gli accordi Washington-Parigi-Kampala-Kigali-Ludanda prevedono anche un intervento militare in Burundi. Considerato questo un obiettivo più facile si sarebbe data la precedenza alla risoluzione della crisi congolese.  A Kampala e Kigali viene segnalato l’arrivo di forze speciali americane (rigorosamente composte da afro-americani) che dovrebbero partecipare attivamente all’invasione, come fecero nelle due precedenti guerre pan-africane combattute in Congo.

 

Il piano di Pompeo prevede una guerra lampo, condotta dagli eserciti di quattro Nazioni africane che stritolerebbero le forze armate congolesi nel giro di poche settimane. L’indecisione del Sudafrica e gli accordi commerciali stipulati in questi giorni tra Congo e Zimbabwe pongono, però, una non indifferente ombra sulla guerra lampo. Questi due Paesi potrebbero non appoggiare i piani americani e inviare truppe in difesa di Kabila.

I media zimbabwuani rivelano che lo scorso 12 luglio varie compagnie minerarie, tra queste Ivanhoe Mines. Zimtrade, Zimbabwe Valves e la Tenke Fungurime, hanno fatto degli importanti accordi con la compagnia mineraria congolese Gecamines, per gestire i più grandi giacimenti di rame e cobalto al mondo presenti in Congo. Il valore di questi accordi ammonta a 3 milioni di dollari. Un motivo più che sufficiente per il Governo di Harare per decidere di intervenire in difesa di Kabila.

Un eventuale intervento del Sudafrica e del Zimbabwe in difesa di Kabila potrebbe creare una pericolosa situazione regionale, allungare il conflitto in Congo, se questo verrà attivato, e creare forti spaccature all’interno della SADC, essendo Angola, Congo, Sudafrica e Zimbabwe Stati membri.

Dinnanzi al fallimento di una guerra lampo, Mosca e Pechino potrebbero entrare nel conflitto supportando politicamente, militarmente e finanziariamente il fronte pan-africano che si potrebbe delineare in difesa di Kabila, trasformando il Congo in una Siria africana.

Già ora si stanno delineando due precisi fronti internazionali sulla crisi del Congo.

Il primo (composto da potenze occidentali, Nazioni Unite, Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda) non ha la minima fiducia sulle elezioni previste nel prossimo dicembre, e sembra che stiano orientandosi verso l’azione militare, ritenuta da alcune fonti, come imminente.

Il secondo (che vede schierati parte degli Stati membri dell’Unione Africana, Sudafrica, Zimbabwe, Russia e Cina) nutrono, invece, una buona fiducia sul mantenimento del calendario elettorale, essendo loro funzionale il regime di Kabila, e potrebbero ostacolare qualsiasi prova di forza da loro ritenuta prematura, o partecipare a un eventuale conflitto in difesa del rais.

La terza guerra pan-africana in Congo non sembra una certezza, nonostante gli sforzi di Pompeo. Troppi elementi esterni potrebbero rinviare l’Operazione Isolation and Detruction. Certo i giochi geo-strategici internazionali attorno alle ricchezze del Congo e l’inaudita sofferenza del popolo congolese già drammatica potrebbe diventare un vero e proprio inferno se l’invasione programmata si dovesse trasformare in una guerra pan-africana di lunga durata.

Le recenti tensioni economiche tra Stati Uniti e Unione Europea potrebbero incrinare la coesione delle potenze occidentali sul piano di Mike Pompeo volto a destituire con la forza  Kabila. Durante il suo viaggio europeo, Trump ha attaccato duramente la UE, il che non è certo un buon segnale per la tenuta dell’accordo occidentale sull’Africa in questa operazione, per quanto  gli interessi economici americani e francesi sembrino convergenti al momento su questo pezzo di continente.

Il Presidente Macron si è rivolto a  Kagame e Laurenco più per necessità che per convinzione. Nelle scorse settimane Parigi ha dato segnali di ripensamento sulla soluzione militare contro il regime di Kabila, creando una situazione conflittuale con il Belgio. Bruxelles, fomentato da Washington, spinge per una soluzione militare, mentre Parigi spera ancora di convincere pacificamente il dittatore Kabila a ritirarsi dalla scena politica del Paese.

Nonostante tutte le incertezze presenti, il fronte interventista guidato da Trump starebbe comunque accelerando i preparativi, facendo intendere che solo la capitolazione del dittatore Kabila potrebbe fermare l’invasione militare. Il Segretario Generale ONU, Antonio Guterres, giovedi 12 luglio ha informato i media internazionali di un imminente annuncio di Kabila riguardo decisioni importanti sulle elezioni, sul futuro del Congo e della regione. «Speriamo che il Presidente Joseph Kabila possa prendere delle ottime decisioni in merito al fine di risolvere la crisi politica in atto»,  ha dichiarato Guterres. Secondo alcune fonti congolesi, Kabila potrebbe a giorni annunciare la decisione di non partecipare alle elezioni del prossimo dicembre. Possiamo crederci dopo quasi due anni di strategie per mantenre il potere e alla recente campagna per la sua candidatura?

Lo scorso venerdì, l’ex Vice Presidente e ‘Signore della Guerra’ Jean-Pierre Bemba, è stato scelto dal suo partito -il Movimento per la Liberazione del Congo- candidato alle elezioni presidenziali. Qualche giorno prima il Governo di Kinshasa ha tentato di calmare le tensioni con l’opposizione affermando che è disposto a concedere a Bemba un passaporto diplomatico per ritornare nel Paese. Alcune fonti sostengono che vi siano in atto manovre di Kabila per creare una alleanza con Bemba e promuoverlo a futuro Presidente a condizione che Bemba tuteli gli interessi della famiglia Kabila e del clan dei Mobutisti, a cui lo stesso Bemba appartiene politicamente. Indipendentemente dai rumors e dalle dichiarazioni di candidature, il ‘Signore della Guerra’ congolese è ancora bloccato dalla Magistratura presso la Corte Penale Internazionale, dopo l’assoluzione piena in secondo grado dalle accuse di crimini di guerra perpetuati nella Repubblica Centrafricana, Bemba è stato sottoposto ad un nuovo processo con l’accusa di aver corrotto testimoni della difesa durante quello riguardante i fatti in Repubblica Centrafricana. Potrebbe essere condannato a 5 anni di reclusione, venendo così escluso dalle elezioni.

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