domenica, Giugno 16

Congo, al contrattacco ma stretto morsa di Francia, Rwanda e Angola Con un comunicato stampa del portavoce del Governo Joseph Kabila promette resistenza contro gli ‘imperialisti’ europei e africani, ma il piano Parigi-Kigali-Luanda pare molto preciso

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Dopo aver convocato gli ambasciatori francese, angolano e ruandese per ricevere spiegazioni sulle visite dei loro Capi di Stato a Parigi, il Governo del Congo contrattacca ufficialmente scagliandosi contro le nuove alleanze cercate dal Presidente della Francia Emmanuel Macron, considerate pericolose manovre eversive. Il regime di Joseph Kabila sta rinviando le elezioni dal dicembre 2016. Tutto ruota sulla necessità del rais e del suo entourage politico e militare di mantenere saldo il controllo sul miliardario traffico di diamanti, oro e coltan.

Uscito vittorioso dallo scontro con la Chiesa Cattolica, Kabila aveva stretto un patto di non belligeranza e supporto politico indiretto con le due potenze regionali capaci di rovesciare il regime manus militaris, Ruanda e Uganda. Il rais aveva offerto ai Presidenti Yoweri Museveni e Paul Kagame le ricchezze naturali all’est del Paese in cambio di un appoggio e della promessa di non supportare eventuali ribellioni. L’accordo, durato qualche mese, sta dando segni di cedimento. Il Presidente ruandese  Kagame da un mese ha intensi e frequenti incontri con l’oppositore politico ed ex cittadino italiano Moise Katumbi, costretto all’esilio dal regime e di fatto privato della cittadinanza e, per conseguenza, bloccata la sua candidatura alle Presidenziali. Il Presidente ugandese  Museveni, durante un incontro ufficiale a Juba, in Sud Sudan, aveva attaccato duramente il Presidente Kabila, definendolo una marionetta di potenze straniere e un cancro per la stabilità e lo sviluppo regionale.

I due mastini da guerra, autori di due invasioni del Congo e di due guerriglie nell’Est, sembrano intenzionati a non accontentarsi di patti tra ‘gentiluomini’ che  permettono loro di accedere alle risorse naturali e agli idrocarburi delle provincie orientali del Congo. Sembrano piuttosto intenzionati a favorire un cambiamento di regime in un Paese che di fatto non esiste, essendo stato creato artificialmente dal Belgio durante il periodo coloniale. Il cambiamento di regime, nel ricco ma caotico e debole Paese vicino, sembra passare attraverso la proposta di federalismo e l’oppositore Moise Katumbi.

Il piano sta preoccupando fortemente il regime di Kinshasa, in quanto Kigali e Kampala avrebbero contattato Angola e Congo Brazzaville in cerca di alleati. La visita di Paul Kagame e del Presidente angolano Joao Lourenco a Parigi di fatto vertono su una offensiva diplomatica comune tra Francia, Angola e Rwanda per abbattere il regime congolese. Macron avrebbe chiesto ai due Presidenti africani di fare pressioni sull’Unione Africana affinché venga promosso un cambio di regime nella Repubblica Democratica del Congo. Iniziativa facile da realizzare, visto che Paul Kagame è l’attuale Presidente dell’Unione Africana e l’Angola è uno dei più potenti Stati membri.

Rumors insinuano che l’iniziativa diplomatica nasconda, in realtà, un piano appoggiato da Francia, Unione Europea, Stati Uniti e Gran Bretagna per abbattere militarmente Kabila (qualora non indica elezioni e esca di scena di sua volontà) al fine di bloccare l’espansione russo-cinese nello strategico Paese africano. La ribellione Banyarwanda Movimento 23 Marzo, che tenne sotto scacco Kinshasa tra il 2012 e il 2013, sarebbe pronta ad entrare in azione. A differenza della seconda guerra panafricana (1998 – 2004), l’Angola non interverrebbe in difesa di Kinshasa. Al contrario, potrebbe partecipare attivamente, provocando una ribellione nella confinante provincia del Katanga. In altre parti del Paese, varie milizie, dallo scorso gennaio, avrebbero formato una coalizione anti-Kabila e sarebbero pronte ad intervenire.

Dinnanzi a questo ‘pericolo mortale’ (i dittatori congolesi, da Mobutu Sese Seko  a Kabila ‘padre’ –Laurent-Désiré Kabila, sono sempre caduti a causa di un intervento militare straniero) il Governo di Kinshasa reagisce duramente attraverso un comunicato stampa, diramato lunedì 28 maggio dal Ministro della Comunicazione e dei Media, e portavoce del Governo, Lambert Mende Omalanga.
Il vecchio mastino della politica mobutista, qualche mese fa era stato individuato come il delfino del rais, ricevendo il compito di presentarsi alle Presidenziali previste per il prossimo dicembre e mantenere calda la sedia alla Presidenza per 5 anni, permettendo Kabila di candidarsi legalmente nel 2023. Idea ora abbandonata dallo stesso rais e dal suo entourage, che ora sembrano indirizzati a proporre con la forza la candidatura di Kabila al terzo mandato consecutivo, o a rinviare nuovamente le elezioni, come ha recentemente denunciato la Chiesa Cattolica.
Partendo dalla dichiarazione del Presidente Macron sulle elezioni generali nella Repubblica Democratica del Congo, il Ministro Mende, nel suo comunicato, dice di esprimere la collera di tutto il popolo congolese dinnanzi ad un complotto internazionale contro la democrazia e la sovranità Nazionale. Mende ricorda a Parigi, Kigali e Luanda l’inviolabilità della sovranità degli Stati sancita dalla Carta delle Nazioni Unite come principio intangibile da rispettare al fine di superare le relazioni internazionali dominate dall’imperialismo e  dalla violenza. In base a questo principio nessun Paese si può arrogare il diritto di decidere unilateralmente, e attraverso alleanze occulte, il destino di uno Stato. Accusa diretta a Francia, Angola e Rwanda, Paesi nostalgici dell’ordine coloniale e dell’imperialismo. Paesi affamati di materie prime e accecati dalla presunzione di poterle depredare a loro piacere in tutto il territorio del Congo, secondo Mende.
Ricordando il sacrificio dei martiri della patria e associando il Primo Ministro Patrice Lumumba, assassinato all’indipendenza dai belgi e dalla CIA, al dittatore Mobutu Sese Seko, Mende avverte che il popolo congolese è pronto a difendere l’indipendenza e l’autodeterminazione conquistate. Francia, Angola e Rwanda nutrirebbero mire imperiali e starebbero attuando tentativi di appropriazione delle risorse naturali del popolo congolese a beneficio di gruppi di interesse internazionali e multinazionali straniere. Mende definisce queste tre Nazioni come dei predatori che non sanno dialogare, solo intimidire e minacciare di riprendere la guerra, che da vent’anni è condotta in diverse forme, contro il popolo congolese per nutrire i loro voraci appetiti.  Secondo Mende, Parigi, Kigali e Luanda hanno l’obiettivo di rinviare il Congo nel mondo delle tenebre negando al suo popolo la prosperità e la pace. La Repubblica Democratica del Congo difenderà con i denti la sua sovranità e nessun Stato, gruppi di interessi, multinazionali, in Africa o in Europa, potranno decidere al posto del popolo congolese, promette Mende. Il Congo non accetterà nessuna soluzione straniera proposta a livello diplomatico o con la forza. I Paesi africani che sono disponibili a servire l’imperialismo occidentale incontreranno la resistenza feroce e determinata del popolo congolese. L’Unione Africana non si deve prestare ai giochi e alle mire dei predatori, prosegue Mende, bensì difendere la democrazia e la sovranità degli Stati membri. Chiaro riferimento alla imminente offensiva diplomatica di Angola e Rwanda per far votare una mozione presso la UA contro la dittatura di Joseph Kabila. Il Ministro Mende conclude promettendo una resistenza accanita e senza quartiere contro tutti i nemici interni ed esterni.

Il comunicato, pieno di retorica anti-imperialista e minaccioso nazionalismo, evidenzia le preoccupazione  e la debolezza del regime di Kabila per l’inaspettata alleanza Parigi-Kigali-Luanda che lo  minaccia direttamente. Il regime è conscio dei seri rischi derivanti da una invasione militare o da una coordinazione di movimenti guerriglieri supportati da Angola, Rwanda e Uganda.

Interpellato sull’argomento, l’opinionista congolese Jean Claude Katende ha definito il comunicato pubblico del Ministro Mende ‘delirante e ridicolo’, sottolineando che il discorso evidenzia una paura mal celata di affrontare un conflitto militare, che il Congo, nonostante tutte le sue ricchezze, non è preparato e difficilmente potrebbe uscirne vincitore. «Il discorso del Ministro Lambert Mende dimostra una memoria molto corta. Non sono stati proprio questi Paesi predatori: Angola e Ruanda a destituire il dittatore Mobutu e a portare al potere il padre del rais Joseph Désiré Kabila? Non è stata la Francia a supportare per oltre un decennio il regime di Kabila figlio?  Il Ministro Mende sembra incapace di comprendere come mai tre Nazioni così diverse tra loro hanno ora deciso di unirsi per risolvere la crisi congolese. La risposta è semplice. Joseph Kabila ha usurpato il potere e violato la Costituzione. Rappresenta un pericolo regionale e per il suo popolo. Mende lancia  minacce di resistenza e guerra totale, ma chi conosce la realtà del nostro Paese sa che sono farneticazioni senza senso. Pensate voi che i congolesi accetteranno di combattere per proteggere un regime illegittimo che li ha ridotti alla povertà assoluta e disumana? Pensate che la maggioranza del nostro Esercito sia intenzionata a combattere per proteggere Kabila quando, da vent’anni, i nostri soldati e poliziotti sono ridotti a soffrire la fame? Quale profitto ha goduto il popolo congolese dal regime di Kabila? Il Dittatore si illude di poter ingannare in eterno l’Unione Africana e  la comunità internazionale con continui rinvii delle elezioni per mantenersi al potere. Rinvii dettati dalla consapevolezza che nessuno lo voterebbe e i consueti imbrogli questa volta provocherebbero una sollevazione popolare. Che il mondo sappia che noi congolesi, di qualunque etnia, credo politico o religioso, siamo stanchi del tiranno. Siamo stanchi dei discorsi deliranti dei nostri governanti e della loro perpetua rapina delle ricchezze nazionali. Siamo stanchi della disgustosa violazione della Costituzione, delle leggi della Repubblica, di nostri diritti civili, dei nostri diritti umani. Noi non difenderemo Kabila e i suoi complici. Noi volgiamo adesso la transizione democratica senza Kabila per riorganizzare il Congo, ricostruirlo, assaporare lo sviluppo ed essere in pace con i nostri vicini».

Nel frattempo che in Congo il regime reagisce rabbiosamente e l’intellighenzia sogna l’avvento dei liberatori, chiunque essi siano, Paul Kagame  e Joao Lourenco hanno accelerato i loro incontri con i partner europei.
Dopo la visita a Parigi, il Presidente angolano si recherà tra il 3 e il 5 giugno in Belgio per incontrare il re Filippo, il Primo Ministro Charles Miche e il Vice Primo Ministro e Incaricato degli Affari Esteri Didier Reynders. Ne approfitterà per visitare Anversa, e incontrare importanti investitori del settore diamantifero.
Paul Kagame sarà in Belgio dal 4 al 6 giugno, dove parteciperà alla Giornata Europea dello Sviluppo. Per l’occasione incontrerà il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Trusk, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e re Filippo.
Le visite dei due Capi di Stato africani in Belgio -anche in questo caso come in Francia in date concomitanti- saranno concentrate sulla crisi politica congolese. Kagame e Lourenco trovano a Bruxelles terreno fertile essendo il Belgio ai ferri corti con il regime di Kabila. I presidenti chiederanno il rispetto degli accordi di San Silvestro promossi nel dicembre 2016 dalla Chiesa Cattolica, il rispetto del calendario elettorale del 23 dicembre 2018, e che Joseph Kabila abbandoni il potere. Le richieste sono sostenute senza riserve dalla Francia e dal Belgio. Qualora Kabila volesse rimanere al potere si analizzeranno altre opzioni, anche quelle più ‘forti’.

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