lunedì, Settembre 28

Concina: "Adeguare l’Europa a società postindustriale" “Faccio il sindaco per servire in letizia i miei concittadini”

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Toni Concina

La città del Duomo ma anche del celebre pozzo di San Patrizio e del buon vino. Una piccola perla nel Centro Italia, in provincia di Terni. E’ questa Orvieto città ricca di storia a partire dal periodo etrusco. A governarla c’è Antonio detto Toni Concina. Nato a Zara nel 1938 è un esule dalmata, è stato un top manager, grande comunicatore, con prestigiosi incarichi in Finsider, Sip, Telecom. Già Pdl ha guidato una lista civica di centro destra ed ora si prepara alla sfida elettorale di maggio 2014. “Per non tornare indietro”, recita il suo slogan. Lo sostengono varie forze politiche. Tra le altre, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Orvieto libera, la lista civica per Orvieto.   

 

Sindaco Antonio Concina, oggi i sindaci sembrano essere diventati improvvisamente di ‘moda’, è un ruolo che sta assumendo una connotazione particolarmente positiva nell’opinione pubblica nazionale. Nella sua realtà è così? E cosa significa fare il sindaco per lei?

Un sindaco che diventa presidente del Consiglio dei Ministri fa effetto, come l’uomo che morde il cane. Nella mia città non è cambiato niente: per ora nessuno mi propone come presidente del Consiglio dei Ministri… Fare il sindaco rimane, per me, lavorare tanto e servire in letizia i miei concittadini. 

Nei Comuni spesso la battaglia amministrativa vede scendere in campo liste civiche. Quale resta il ruolo dei partiti tradizionali per il governo dei Comuni? E il civismo quali i limiti e quali le potenzialità nell’amministrazione locale?

Purtroppo non sono ancora maturate le condizioni per la piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Nazionale, non locale. Ma la partitocrazia ancora ha le mani lunghe. Il mondo in cui tutte le liste locali saranno civiche sarà un mondo migliore.

Destra, Sinistra. Sono categorie che hanno ancora senso? E quanto senso hanno nell’amministrazione locale?

Hanno senso perché la mente umana è dialettica e la democrazia rispetta la mente umana.

Qual è il suo giudizio sulla trasformazione delle Province e l’istituzione delle città metropolitane?

Spero che siano antesignane di una profonda riforma delle Regioni.

In discussione c’è anche la riforma del titolo V della Costituzione una diversa redistribuzione delle competenze Stato-Regioni. Le chiedo: quale la sua proposta in materia?

La riforma del Titolo V è il rimedio a una grossa scempiaggine costituzionale.

Quali dovrebbe essere dal suo punto di vista il rapporto tra Comuni e Stato centrale?

Leggi chiare sulle funzioni dei Comuni e sui mezzi finanziari per esercitarle.

I Comuni e l’Europa. Questa istituzione, vista da un Sindaco, quale futuro è destinata ad avere e di quali riforme necessita?

L’Europa è in crisi perché è stata trascurata la prospettiva dell’unificazione politica a vantaggio dell’unificazione economica. Inoltre i principi economici applicati sono quelli del capitalismo industriale. Bisogna adeguare i principi economici alla società postindustriale e riprendere il cammino verso l’unificazione politica, altrimenti la crisi incancrenisce.

Quali sono le difficoltà dei Comuni a redigere progetti in grado di attrarre fondi europei sul territorio?

In Europa sono più furbetti di quanto non siamo noi amministratori comunali. Quando programmano sanno già chi deve prendere e chi deve rimanere a bocca asciutta. Ma ormai l’abbiamo capita persino noi e ci serviremo di agenzie bene inserite a Bruxelles e dotate di esperti nella lettura del pensiero!…

Si parlava un tempo di autonomia impositiva dei Comuni. Ma dall’Ici all’Imu o alla Tasi odierna il passaggio non è stato indolore. I Comuni sono oggi costretti a fare cassa vessando i propri cittadini per garantire i servizi essenziali. Perché, a suo avviso, è fallito il federalismo fiscale e cosa propone per una fiscalità più a misura dei Comuni?

Non si può dire che il cosiddetto federalismo fiscale sia fallito per il semplice fatto che non è stato mai attuato. Il sistema tributario italiano è ancora centralistico. È lo Stato che rastrella la gran parte delle entrate tributarie col relativo potere di ridistribuirle. I Comuni hanno bisogno di chiarezza sui redditi e sui patrimoni soggetti al loro prelievo fiscale.

Il Federalismo demaniale sta portando alcuni risultati. Alcuni beni immobili statali oggi inutilizzati stanno per essere trasferiti ai patrimoni dei Comuni che ne hanno fatto richiesta. Cosa accade nel suo Comune?

Niente di interessante a Orvieto sotto quest’aspetto. L’importante comprensorio di Vigna Grande (ex Caserma Piave o Casermone, secondo la vulgata), croce e delizia dei passati e dei futuri amministratori comunali, non proviene dal demanio statale, che lo deteneva solo in uso, ma è di proprietà comunale.

Tra le novità anche le Unione dei Comuni. È favorevole o contrario? E perché?

Favorevole, perché non c’è alternativa ragionevole.

L’Italia si fa sempre più povera, i Sindaci sono in prima linea. Come agire per tamponare i problemi dell’emergenza sociale in atto?

Continuare a fare quello che si sta facendo, con sempre maggiore attenzione al dramma dell’indigenza. Nessuno deve soffrire la fame, il freddo e l’abbandono. Le amministrazioni comunali devono chiamare a raccolta, senza tregua, non solo le proprie forze, ma anche quelle degli enti e delle associazioni  per stroncare un fenomeno scandaloso che avevamo sperato non si dovesse mai ripresentare.

Quale capacità politica e quale forza operativa ha un Comune per intervenire sull’economia del proprio territorio?

Gli strumenti a disposizione del Comune sono la politica urbanistica e la partecipazione alla programmazione degli enti superiori. Ma anche la promozione del territorio per mezzo della collaborazione intercomunale e con le imprese.

Non c’è bilancio comunale che non preveda fondi per la riqualificazione e la messa in sicurezza delle scuole. Cosa è che richiede questo continuo stanziamento di risorse?

Gli edifici scolastici di competenza comunale  costituiscono un patrimonio immobiliare enorme, intensamente utilizzato da migliaia di cittadini. È inevitabile che pongano grandi problemi di funzionamento, di manutenzione e di adeguamento. 

I Comuni sono spesso anche dei centri di cultura, sostengono l’associazionismo locale, organizzano manifestazioni ed eventi. Cosa significa continuare a fare cultura in presenza di continui tagli da parte degli enti sovraordinati? Ma, soprattutto, di cosa avrebbero bisogno i Comuni su queste voci di spesa, Sia in termini economici sia in termini normativi?

La politica culturale è stata la prima ad essere sacrificata dal bilancio di uno Stato in crisi recessiva. Ma è un errore cui va posto rimedio per motivi sia di civiltà che di economia.  I Comuni, in carenza di fondi sovracomunali, si trovano di fronte alla triste necessità di soppesare i bisogni culturali con quelli assistenziali e devono far molto conto sull’apporto privato.

Sindaco, quanti cittadini di origine straniera ci sono nel suo comune? Cosa pensa del dibattito attorno alla questione dello ius soli? E oltre la cittadinanza, quali le politiche funzionali a far sì che i ‘nuovi italiani’ crescano sentendosi effettivamente come nuovi italiani?

Poco più di duemila. La situazione della mia città, nonostante l’alta presenza di residenti stranieri, immigrati per lavoro, non presenta criticità particolari. Il problema dello jus soli non è di competenza dei sindaci. Personalmente ritengo che chi nasce in Italia da genitori che vi risiedono stabilmente, debba godere di tutti i diritti civili, a cominciare dalla cittadinanza. 

L’articolo 32 della Costituzione che garantisce il diritto alla salute ai cittadini in molte realtà territoriali è svilito dalla carenza di servizi. Quale dovrebbe essere secondo lei il modello di sanità da mettere in atto?

Il servizio sanitario nazionale è giustamente un vanto dello Stato italiano. A mio avviso va rivisto il ruolo delle Regioni, che spendono sette decimi dei loro bilanci nella sanità con risultati troppo sperequati tra Centro-Nord e Sud. Per sua fortuna, Orvieto sta nel Centro d’Italia. 

 

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